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Israele e dintorni per i nostri media

Nella magra rassegna di oggi  si segnalano solo un paio di articoli rilevanti. Il Messaggero sostiene, in una notizia non firmata, che il ministro della difesa Israeliano Barak sarebbe oggetto di feroci polemiche per voler rimuovere una ventina di avamposti non autorizzati nel West Bank; L'Unità, in un'altra notizia senza firma, sostiene che il premier Netanyahu vorrebbe "ampliare le colonie esistenti". In realtà la politica israeliana è una ed è quella che seguivano anche gli ultimi governi: non permettere la fondazione di nuovi insediamenti, ma consentire la "crescita naturale" di quelli che ci sono, vale a dire l'edificazione di nuove case o il completamento di quelle che ci sono per venire incontro ai bisogni delle nuove coppie, della crescita dei figli ecc., cercare di eliminare gli insediamenti illegali senza provocare un altro focolaio di violenza.
Vale la pena invece di leggere e con molta attenzione l'editoriale dello Herald Tribune, anche perché di solito esso rispecchia l'opinione del "New York Times" e dell'intelligentia liberal e spesso ebraica dell'East Coast. Esso infatti assume esemplarmente una teoria "pedagogico-autoritaria" dei rapporti fra Usa e Israele, che era stata formulata (al solito) da alcuni giornalisti di "Haartetz": Obama deve andare avanti con durezza nella sua linea, "per il bene di entrambi gli stati" e quindi anche per il bene di Israele, contro l'opinione di Israele. Non deve farsi fermare dalle resistenze di Netanyahu ma costringere Israele a "abbracciare la soluzione dei due stati, sola base razionale per la pace", cioè a continuare esattamente la politica fallimentare degli ultimi dieci anni dopo il fallimento delle trattative fra Barak e Arafat, che ha portato all'insediamento di Hezbullah in Libano, di Hamas a Gaza, alla sanguinosa ondata degli attentatori suicidi e a due guerre. Che Arafat dieci anni fa e di nuovo Abbas l'anno scorso abbiano rifiutato tutte le proposte di pace israeliane che non fossero un puro e semplice suicidio (incluso il 96% dei territori, con scambi per il resto, perfino Gerusalemme Est ecc.), non conta. E così che i partiti palestinesi (non il governo ma tutti i movimenti, incluso Al Fatah) continuino a dichiarare di volere "liberare" "tutta la Palestina", che ogni ritiro da territori occupati li abbia trasformati non in luoghi fiorenti per la legittima crescita del livello di vita dei palestinesi, ma in luoghi di guerra e di aggressione, che oggi non ci sia un governo palestinese unico capace di prendere impegni, che insomma la sperimentazione dei due stati sia stato un insuccesso totale – tutto ciò non importa nulla allo sguardo dominato dall'ideologia di "Haaretz" e del "New York Times". Bisogna fare i due stati come vogliono i palestinesi, a costo di distruggere Israele, perché questa è "the only rational basis for a peace deal". "Rational" per chi? Sulla base di quali prove empiriche?
Lo stesso discorso vale per l'Iran e il suo armamento atomico. Qui il mantra è "negoziare, negoziare senza limiti" e gli israeliani sono cattivi e devono essere puniti, beninteso "per il loro bene", perché chiedono che la trattativa non possa andare avanti all'infinito. Anche in questo caso, l'esperienza degli ultimi sei o sette anni mostra un'alternarsi di trattative solo verbali, promesse di cambiamenti negoziali da parte iraniana, poi smentite dai fatti, sanzioni inefficienti, realizzazioni militari iraniane in termini di missili, accumulo di materiale fissile ecc. Le trattative lunghissime e inconcludenti, ci sono già state. Condurle ancora, e condurle senza limite significa semplicemente accettare l'armamento atomico iraniano. E' questo che il "New York Times" vuole che Obama voglia? Ma davvero credono al loro whishful thinking? Sorridere all'Iran e proseguire negoziati da una parte e dall'altra produrrà il miracolo che non si è realizzato negli ultimi trent'anni, da Oslo in poi? E questo risolverà i problemi in Iraq, Afganistan e Pakistan e tutti vivremo felici e contenti, grazie alla buona volontà di Obama?

Ugo Volli ucei

Pubblicato il 25/5/2009 alle 23.48 nella rubrica Diario.

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