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29 luglio 2009

Hamas continua l’indottrinamento all’odio dei propri figli: adesso il gioco è “rapisci l’israeliano

Gaza, 28 Luglio 2009 - Armi giocattolo, cartoni animati e videogiochi che inneggiano alla jihad e al martirio non bastavano. Per «educare» i palestinesi fin da piccoli alla guerra e all’odio verso i «nemici di Dio», Hamas ora si serve anche di simulazioni di gruppo in cui i bambini mettono in scena il sequestro di un militare israeliano. E neppure uno a caso, ma quello del soldato dell’Idf Gilad Shalit, episodio che nel 2006 scatenò la guerra a Gaza e in Libano. Succede tutto nei campi estivi organizzati dal movimento integralista che controlla la Striscia.

A rivelarlo ieri è stato il quotidiano Jerusalem Post, entrato in possesso di alcune immagini che ritraggono la particolare esercitazione inscenata nella cerimonia conclusiva di uno dei campi: alcuni bambini indossano una divisa con la bandiera israeliana (nella foto piccola), altri indumenti con i simboli palestinesi; maneggiano armi giocattolo, con cui simulano scontri e rievocano il rapimento di Shalit come una vittoria di Hamas. Tutto sotto gli occhi attenti di Osama Mazini, dirigente della formazione islamica, negoziatore con lo Stato ebraico proprio sulla vicenda del giovane soldato.

Secondo i funzionari della Difesa israeliana, sono circa 120mila i bambini che frequentano i campi scuola di Hamas, dove seguono lezioni di religione, ma anche una formazione militare di base. In un’altra foto, Mazini è ritratto al fianco di Ahmad Bahar, speaker del Consiglio legislativo palestinese, che distribuisce copie del Corano ai partecipanti. «Questo è un messaggio - ha commentato una fonte militare israeliana -. Prova che Hamas insegna ai bambini che rapire nostri soldati è giusto».

Parallelamente ai campi estivi di Hamas, ce ne sono alcuni organizzati dalle Nazioni Unite in circa 150 località della Striscia di Gaza, e a cui partecipano 240mila bambini tra i sei e i 15 anni; vi si svolgono gare sportive e attività artistiche e culturali. La scorsa settimana Hamas, per voce del suo dirigente Younes al-Istal, ha definito questi campi Onu come un piano per corrompere i giovani e prepararli alla normalizzazione dei rapporti con Israele.

Hamas non è nuova all’indottrinamento dei bambini attraverso i mezzi più disparati. Nel 2007 la morte da «martire» del «Topolino» islamico Farfur, mandata in onda dalla tv Al-Aqsa, sollevò dure critiche internazionali. L’anno scorso al suo posto è subentrata Nahul, l’«Ape Maia» jihadista, che si è detta pronta a «continuare sulla strada del martirio, dei guerrieri della jihad».

Il Giornale.it

emanuel baroz


9 luglio 2009

Shalit, prigioniero di Hamas e dell'indifferenza del mondo

di Magdi Cristiano Allam*

È ora di dire basta all'atteggiamento vergognoso dell'Italia, dell'Europa, degli Stati Uniti, della Croce Rossa e delle Nazioni Unite sul caso di Gilad Shalit, il soldato israeliano, che è anche cittadino francese, rapito tre anni fa in territorio israeliano dai terroristi di Hamas quando non aveva ancora vent'anni. A fronte di un gesto efferato ispirato dalla negazione del diritto alla vita del popolo ebraico, assistiamo proprio in queste ore allo svolgimento dei Giochi del Mediterraneo a Pescara con la partecipazione di tutti i paesi arabi ed islamici che predicano l'annientamento di Israele e che pertanto non vogliono averci nulla a che fare. E noi italiani, europei e occidentali, noi patria dei diritti fondamentali dell'uomo che ci facciamo in quattro per accogliere e difendere tutte le vittime vere o presunte delle dittature, delle guerre e della disperazione, che facciamo? Ci prostriamo agli ordini dei terroristi e dei tiranni islamici escludendo la presenza di Israele. Abbiamo confermato per l'ennesima volta questa sudditanza ideologica con la dichiarazione del vertice dei ministri degli Esteri del G8 conclusosi a Trieste il 26 giugno in cui, da un lato, non si è condannato il regime nazi-islamico iraniano per la sanguinosa repressione della rivolta popolare esplosa all'indomani delle elezioni presidenziali e, dall'altro, si è sostenuto la volontà di continuare a dialogare con Ahmadinejad, come se non sapessimo che da anni il nuovo Hitler viola sfacciatamente le risoluzioni dell'Aiea, l'Agenzia Internazione per l'Energia Atomica, mirando alla costruzione della bomba nucleare ed affermando pubblicamente l'intenzione di eliminare Israele dalla carta geografica. Eppure noi più di altri, noi che abbiamo sì partorito la democrazia ma anche prodotto l'Olocausto, dovremmo sapere che a furia di dialogare con chi disconosce i valori non negoziabili che sostanziano l'essenza della nostra umanità e della nostra civiltà, finiamo inesorabilmente per soccombere di fronte all'arbitrio di chi ha una concezione formalistica e strumentale del dialogo e della convivenza, perseguendo l'obiettivo di imporre la propria visione ideologica del mondo e della vita costi quel che costi.

    Gaza evacuata
    
È importante ricordare che quando nel 2006 fu rapito Gilad, Gaza era già stata totalmente evacuata sia dall'esercito israeliano sia dai coloni ebraici. Era quindi un territorio palestinese libero, sottomesso per libera scelta dei palestinesi alla dittatura dei terroristi di Hamas che, se avessero avuto veramente a cuore le sorti del proprio popolo, avrebbero potuto e dovuto utilizzare i generosi aiuti internazionali, tra cui primeggiano quelli dell'Unione Europea, per emanciparlo dalla miseria favorendo la costituzione di un sistema economico produttivo che valorizzi la piccola e media impresa e diffonda l'occupazione. Invece i terroristi di Hamas, accecati dall'odio ideologico nei confronti di Israele e degli ebrei, che trae ispirazione dal Corano e dalla lettura distorta della storia recente, si sono preoccupati essenzialmente di dotarsi di migliaia di razzi Kassam con cui hanno bombardato le città israeliane e di costruire dei tunnel sotterranei lungo la frontiera con l'Egitto per contrabbandare le armi e gli esplosivi.

    L'operazione
    
Fu così che il 25 giugno 2006 Gilad, che compirà 23 anni il prossimo 28 agosto, venne rapito a Kerem Shalom, in territorio israeliano, da terroristi di Hamas che partendo da Gaza, fecero irruzione sbucando da un tunnel sotterraneo, uccidendo due soldati israeliani e ferendone altri quattro. Diciasette giorni dopo dal Libano meridionale, anche in questo caso territorio libero e sovrano interamente evacuato dall'esercito israeliano, un commando di terroristi libanesi sciiti dell'Hezbollah si spinsero in territorio israeliano e rapirono i soldati Eldad Reghev e Ehud Goldwasser. I loro corpi sono stati restituiti il 16 luglio 2008 in cambio di terroristi detenuti nelle carceri israeliane.
Nelle tanto deprecate carceri israeliane la Croce Rossa internazionale accede regolarmente e stila dei rapporti infuocati che hanno convinto l'Unione Europea che Israele sarebbe lo Stato che più di altri al mondo violerebbe i diritti fondamentali dell'uomo, affiancato - guarda caso - dallo Stato del Vaticano! Eppure l'Unione Europea tace sul fatto che da tre anni i terroristi di Hamas non abbiano consentito alla Croce Rossa internazionale di visitare Gilad. E tace anche la Croce Rossa assumendo un comportamento quantomeno sbilanciato, in cui ciò che si richiede e si ottiene da Israele non vale per i suoi nemici. Una disparità di trattamento che accredita il presupposto che da una nazione civile si può pretendere tutto e si può al tempo stesso denunciarla anche se infondatamente dei peggiori crimini contro l'umanità, mentre da gente incivile che disconosce aprioristicamente la sacralità della vita, la dignità della persona e la libertà di scelta, ci si deve limitare ad assecondarla. Siamo arrivati al punto in cui collochiamo Israele sul banco degli imputati accusandolo delle peggiori nefandezze mentre siamo dialoganti e disponibili con i terroristi e i tiranni islamici.
Osserviamo con disincanto il fatto che Israele accetta e favorisce lo scambio dei corpi senza vita dei propri connazionali assassinati dai terroristi, pur di garantire loro una degna sepoltura e consentire ai propri cari di ricongiungersi seppur in un abbraccio spirituale, con la scarcerazione di migliaia terroristi che hanno le mani sporche del sangue di innocenti. È accaduto ripetutamente in passato e sembra che anche per il rilascio di Gilad si stia trattando in questa direzione con la mediazione dell'Egitto. Mi domando come facciamo noi, che coltiviamo il valore dell'inalienabilità del bene della vita come il pilastro della nostra umanità e della nostra civiltà, a non identificarci totalmente nella posizione di Israele e a schierarci dalla parte di chi oltraggia la sacralità della vita? Che orrore leggere ieri sulle pagine di Libero che nei siti dei terroristi islamici si è legittimato il cannibalismo se si tratta di mangiare la carne dei soldati americani catturati, a condizione che prima vengano sgozzati e dissanguati come si fa con l'animale da macello, ispirandosi a quanto disse il condottiero islamico Khalid bin Al Walid durante la battaglia di Yarmuk: «Siamo un popolo che beve sangue e sappiamo che non c'è sangue più prezioso di quello bizantino».

    Mostri disumani
    
Basta! Diciamo basta alla connivenza con questi mostri di disumanità! Affranchiamoci dalla schiavitù ideologica che ci ha fin qui portato a consegnarci in pasto alla ferocia di persone trasformate in robot della morte. Plaudo all'iniziativa del sindaco di Roma Gianni Alemanno che mercoledì prossimo in Campidoglio conferirà la cittadinanza onoraria a Gilad, sostenendo «Roma ha un cittadino in più, un cittadino prigioniero». Gilad è un cittadino prigioniero di tutte le nostre città, la sua causa ci appartiene profondamente. Lancio un appello al Parlamento Europeo affinché consideri Gilad, che ha il passaporto francese, cittadino onorario dell'Europa, affinché adotti la sua causa come emblema del diritto inalienabile alla vita e alla libertà. Salviamo il soldato Gilad per salvare noi stessi dal baratro del nichilismo in cui siamo sprofondati, facciamo dell'impegno a salvare la vita a Gilad l'occasione per recuperare il valore della sacralità della vita, salvando la nostra umanità e la nostra civiltà.

* Deputato Udc al Parlamento Europeo

(Libero-news


28 giugno 2009

Shalit, prigioniero di Hamas e dell’indifferenza del mondo

 

 

Alziamo la voce

È ora di dire basta all’atteggiamento vergognoso dell’Italia,dell’Europa, degli Stati Uniti, della Croce Rossa e delle Nazioni Unite sul caso di Gilad Shalit, il soldato israeliano, che è anche cittadino francese, rapito tre anni fa in territorio israeliano dai terroristi di Hamas quando non aveva ancora vent’anni. A fronte di un gesto efferato ispirato dalla negazione del diritto alla vita del popolo ebraico, assistiamo proprio in queste ore allo svolgimento dei Giochi del Mediterraneo a Pescara con la partecipazione di tutti i paesi arabi ed islamici che predicano l’annientamento di Israele e che pertanto non vogliono averci nulla a che fare. E noi italiani, europei e occidentali, noi patria dei diritti fondamentali dell’uomo che ci facciamo in quattro per accogliere e difendere tutte le vittime vere o presunte delle dittature, delle guerre e della disperazione, che facciamo? Ci prostriamo agli ordini dei terroristi e dei tiranni islamici escludendo la presenza di Israele. Abbiamo confermato per l’ennesima volta questa sudditanza ideologica con la dichiarazione del vertice dei ministri degli Esteri del G8 conclusosi a Trieste il 26 giugno in cui, da un lato, non si è condannato il regime nazi-islamico iraniano per la sanguinosa repressione della rivolta popolare esplosa all’indomani delle elezioni presidenziali e, dall’altro, si è sostenuto la volontà di continuare a dialogare con Ahmadinejad, come se non sapessimo che da anni il nuovo Hitler viola sfacciatamente le risoluzioni dell’Aiea, l’Agenzia Internazione per l’Energia Atomica, mirando alla costruzione della bomba nucleare ed affermando pubblicamente l’intenzione di eliminare Israele dalla carta geografica. Eppure noi più di altri, noi che abbiamo sì partorito la democrazia ma anche prodotto l’Olocausto, dovremmo sapere che a furia di dialogare con chi disconosce i valori non negoziabili che sostanziano l’essenza della nostra umanità e della nostra civiltà, finiamo inesorabilmente per soccombere di fronte all’arbitrio di chi ha una concezione formalistica e strumentale del dialogo e della convivenza, perseguendo l’obiettivo di imporre la propria visione ideologica del mondo e della vita costi quel che costi.

Gaza evacuata

È importante ricordare che quando nel 2006 fu rapito Gilad, Gaza era già stata totalmente evacuata sia dall’esercito israeliano sia dai coloni ebraici. Era quindi un territorio palestinese libero, sottomesso per libera scelta dei palestinesi alla dittatura dei terroristi di Hamas che, se avessero avuto veramente a cuore le sorti del proprio popolo, avrebbero potuto e dovuto utilizzare i generosi aiuti internazionali, tra cui primeggiano quelli dell’Unione Europea, per emanciparlo dalla miseria favorendo la costituzione di un sistema economico produttivo che valorizzi la piccola e media impresa e diffonda l’occupazione. Invece i terroristi di Hamas, accecati dall’odio ideologico nei confronti di Israele e degli ebrei, che trae ispirazione dal Corano e dalla lettura distorta della storia recente, si sono preoccupati essenzialmente di dotarsi di migliaia di razzi Kassam con cui hanno bombardato le città israeliane e di costruire dei tunnel sotterranei lungo la frontiera con l’Egitto per contrabbandare le armi e gli esplosivi.

L’operazione

Fu così che il 25 giugno 2006 Gilad, che compirà 23 anni il prossimo 28 agosto, venne rapito a Kerem Shalom, in territorio israeliano, da terroristi di Hamas che partendo da Gaza, fecero irruzione sbucando da un tunnel sotterraneo, uccidendo due soldati israeliani e ferendone altri quattro. Diciasette giorni dopo dal Libano meridionale, anche in questo caso territorio libero e sovrano interamente evacuato dall’esercito israeliano, un commando di terroristi libanesi sciiti dell’Hezbollah si spinsero in territorio israeliano e rapirono i soldati Eldad Reghev e Ehud Goldwasser. I loro corpi sono stati restituiti il 16 luglio 2008 in cambio di terroristi detenuti nelle carceri israeliane.

Nelle tanto deprecate carceri israeliane la Croce Rossa internazionale accede regolarmente e stila dei rapporti infuocati che hanno convinto l’Unione Europea che Israele sarebbe lo Stato che più di altri al mondo violerebbe i diritti fondamentali dell’uomo, affiancato - guarda caso - dallo Stato del Vaticano! Eppure l’Unione Europea tace sul fatto che da tre anni i terroristi di Hamas non abbiano consentito alla Croce Rossa internazionale di visitare Gilad. E tace anche la Croce Rossa assumendo un comportamento quantomeno sbilanciato, in cui ciò che si richiede e si ottiene da Israele non vale per i suoi nemici. Una disparità di trattamento che accredita il presupposto che da una nazione civile si può pretendere tutto e si può al tempo stesso denunciarla anche se infondatamente dei peggiori crimini contro l’umanità, mentre da gente incivile che disconosce aprioristicamente la sacralità della vita, la dignità della persona e la libertà di scelta, ci si deve limitare ad assecondarla. Siamo arrivati al punto in cui collochiamo Israele sul banco degli imputati accusandolo delle peggiori nefandezze mentre siamo dialoganti e disponibili con i terroristi e i tiranni islamici.

Osserviamo con disincanto il fatto che Israele accetta e favorisce lo scambio dei corpi senza vita dei propri connazionali assassinati dai terroristi, pur di garantire loro una degna sepoltura e consentire ai propri cari di ricongiungersi seppur in un abbraccio spirituale, con la scarcerazione di migliaia terroristi che hanno le mani sporche del sangue di innocenti. È accaduto ripetutamente in passato e sembra che anche per il rilascio di Gilad si stia trattando in questa direzione con la mediazione dell’Egitto. Mi domando come facciamo noi, che coltiviamo il valore dell’inalienabilità del bene della vita come il pilastro della nostra umanità e della nostra civiltà, a non identificarci totalmente nella posizione di Israele e a schierarci dalla parte di chi oltraggia la sacralità della vita? Che orrore leggere ieri sulle pagine di Libero che nei siti dei terroristi islamici si è legittimato il cannibalismo se si tratta di mangiare la carne dei soldati americani catturati, a condizione che prima vengano sgozzati e dissanguati come si fa con l’animale da macello, ispirandosi a quanto disse il condottiero islamico Khalid bin Al Walid durante la battaglia di Yarmuk: «Siamo un popolo che beve sangue e sappiamo che non c’è sangue più prezioso di quello bizantino».

Mostri disumani

Basta! Diciamo basta alla connivenza con questi mostri di disumanità! Affranchiamoci dalla schiavitù ideologica che ci ha fin qui portato a consegnarci in pasto alla ferocia di persone trasformate in robot della morte. Plaudo all’iniziativa del sindaco di Roma Gianni Alemanno che mercoledì prossimo in Campidoglio conferirà la cittadinanza onoraria a Gilad, sostenendo «Roma ha un cittadino in più, un cittadino prigioniero». Gilad è un cittadino prigioniero di tutte le nostre città, la sua causa ci appartiene profondamente. Lancio un appello al Parlamento Europeo affinché consideri Gilad, che ha il passaporto francese, cittadino onorario dell’Europa, affinché adotti la sua causa come emblema del diritto inalienabile alla vita e alla libertà. Salviamo il soldato Gilad per salvare noi stessi dal baratro del nichilismo in cui siamo sprofondati, facciamo dell’impegno a salvare la vita a Gilad l’occasione per recuperare il valore della sacralità della vita, salvando la nostra umanità e la nostra civiltà.

Magdi Allam

*Deputato Udc al Parlamento Europeo


19 aprile 2009

Quello che i nostri media non dicono...

bambini ebrei da proteggereNella guerra israelo-palestinese succede anche che venga decretata la condanna a morte di bambini. Un leader di Hamas avverte che gli islamisti potrebbero uccidere bambini ebrei in qualsiasi parte del mondo quale vendetta per il recente attacco di Israele nella striscia di Gaza.

"Loro hanno legittimato la morte dei loro bambini con l'uccisione dei bambini della Palestina" afferma Mahmoud Zahar in un messaggio televisivo registrato in una località segreta, "Hanno legittimato l'uccisione della loro gente uccidendo la nostra gente".



M.O.: PALESTINESE ARMATO ENTRA IN INSEDIAMENTO EBRAICO, UCCISO

Tel Aviv, 17 apr. - (Adnkronos/Dpa) - Un palestinese armato di un coltello
si e' introdotto questa mattina all'interno di un insediamento ebraico nella
parte meridionale della Cisgiordania ed e' stato ucciso a colpi di arma da
fuoco da un colono israeliano. A darne notizia e' stato l'esercito
israeliano: stando a quanto riferito da una portavoce a Tel Aviv il
palestinese era entrato nell'insediamento di Beit Hagai, a sud di Hebron,
per sferrare un attacco. Il colono che gli ha sparato era rimasto
leggermente ferito dal coltello. Militari e polizia stanno perlustrando la
zona per assicurarsi che l'uomo fosse solo e che non avesse esplosivi. 

 M.O./ Gerusalemme, auto contro agenti israeliani, due feriti
di Apcom
Ad un posto di blocco tra Gerusalemme e CIsgiordania
Gerusalemme, 18 apr. (Apcom) - Due poliziotti israeliani sono rimasti feriti
stamattina, quando un palestinese li ha investiti con la sua auto a un posto
di blocco di Hizme, tra la zona nord di Gerusalemme e la Cisgiordania. "Due
poliziotti sono stati feriti, uno in modo lieve ad una gamba, l'altro più
gravemente alla testa, quando un palestinese li ha deliberatamente urtati
con il suo veicolo", ha spiegato un portavoce della polizia. (con fonte afp


18 febbraio 2009

Israele e dintorni per i nostri media

 

Il difficile rapporto Chiesa-Ebrei continua a stimolare la riflessione e la discussione sui giornali. Oggi, su La Stampa, troviamo l’analisi positiva di Arrigo Levi. Riconciliazione è la parola chiave del suo commento. Dalla sua lettura dell’incontro tra Benedetto XVI e i rappresentanti dell’ebraismo americano emerge il superamento di tutti i problemi: la correzione di un “passo falso” (cioè la ferma condanna della Shoah dopo la discutibile riabilitazione del lefebvriano negazionista Williamson) può essere “particolarmente illuminante”. E così la prossima visita del pontefice in Israele confermerà che ormai ogni malinteso è stato superato, che Ratzinger è autentico erede della linea di apertura e di dialogo del Concilio Vaticano II già seguita da Giovanni Paolo II. Ma con tutta la stima possibile per il grande giornalista e l’acuto osservatore, con tutta la condivisione umana verso l’intellettuale ebreo personalmente coinvolto – come tutti noi ebrei – dalla gravità dell’attuale frattura, siamo proprio convinti che tutte le incomprensioni e le differenze di atteggiamento siano davvero risolte? I dubbi e le perplessità restano. Intanto, i vescovi riabilitati che continuano a sostenere – anche al di là dalle posizioni negazioniste di alcuni – la chiusura e l’ostilità teologica verso l’ebraismo sono di fatto tornati regolarmente nel seno della Chiesa. Intanto, la ripristinata preghiera “pro Judeis” del Venerdì santo continua ad auspicare la conversione degli ebrei, anche se lo fa sul piano escatologico della volontà divina e non su quello del conversionismo militante: un terreno di comodo compromesso, che però elude il coraggio necessario a portarsi sulla strada di un autentico incontro tra “diversi” destinati a rimanere tali.
Ma bisogna rassegnarsi alla posizione invariabilmente dominante della Chiesa, soprattutto in Italia. Ci induce a questa riflessione anche l’articolo di fondo dell’
Avvenire, dedicato da Carlo Cardia al venticinquesimo anniversario dell’attuale Concordato, siglato proprio il 18 febbraio 1984. Certo, l’autore ha ragione quando ricorda l’importanza di un accordo che pone al centro il diritto e la promozione dell’uomo cercando di sfuggire alla logica del privilegio; quando sottolinea l’incontro, nei suoi articoli, della Costituzione Italiana e dei valori del Concilio Vaticano II; quando rivendica a questo testo guida una qualche primogenitura nella strategia delle Intese, che già permeava la nostra Carta e che dopo pochi anni si è effettivamente avviata (Tavola Valdese, UCEI). Eppure è la logica concordataria in sé (a cui il documento dell’epoca craxiana non può evidentemente sfuggire) a confermare il “carattere particolare” (cioè, di fatto, privilegiato) del legame tra Stato italiano e  Chiesa cattolica e quindi, paradossalmente, a contraddire il pluralismo religioso promosso invece dalla logica  Intese. Una logica apparentemente analoga; in realtà diversa, perché non basata su accordi “preferenziali” con una parte più forte.
Sul ruolo dello Stato, della Chiesa, delle minoranze religiose si sofferma anche una rapida intervista dell’
Unità alla Moderatrice della Tavola Valdese Maria Bonafede. L’occasione è un altro anniversario, quello delle Regie Patenti che il 17 febbraio 1848 concessero – auspice Carlo Alberto quindici giorni prima dello Statuto – la parità di diritti ai valdesi dello Stato sabaudo, atto a cui seguì, dopo pochi mesi, l’emancipazione degli ebrei. La pastora pone significativamente l’accento sulla deprecabile interruzione del processo delle Intese (diverse le confessioni religiose ancora prive di questo fondamentale accordo) in una società sempre più multiculturale e multireligiosa, sul rischio sempre più tangibile che la laicità corre di fronte all’esclusivismo della Chiesa (vicenda Eluana docet), ma anche sul pericolo di considerare la vita una questione puramente biologica e non anche biografica.

Altra importante pagina sui giornali di stamattina è, come sempre, quella mediorientale. Innanzitutto la notizia del giorno. Sarebbe in corso da anni e avrebbe già fatto vittime importanti un’operazione del Mossad volta a eliminare i cervelli della corsa iraniana all’atomica e a impedire i rifornimenti al progetto di arricchimento dell’uranio. Ce ne parlano, con toni da spy-story, Umberto De Giovannangeli su
l’Unità, Alberto Stabile su Repubblica, Gian Micalessin sul Giornale, tutti sulla base delle notizie riportate dal Daily Telegraph.
Sul fronte della politica, Peres inizia oggi i colloqui che porteranno all’assegnazione dell’incarico per la formazione del nuovo governo israeliano. Interessante, in proposito, l’anonima analisi del
Foglio, che prende in esame le varie combinazioni possibili, tutte in realtà problematiche. L’ago della bilancia appare Lieberman, che non vuole essere sommerso da un accordo con Netanyahu ma che pone anche seri problemi di identità e di alleanze a Tzipi Livni (con Israel Beitenu dentro il governo, Avodà e Meretz ne resterebbero fuori). L’unica soluzione appare, forse allo stesso Presidente, un governo di unità nazionale coi tre partiti oggi prevalenti (Kadima, Likud, Israel Beitenu) e con l’eventuale appoggio dei laburisti. Una soluzione possibile per imboccare in modo unitario e forte la strada della trattativa coi palestinesi. Ma sarebbe davvero un esecutivo più forte? O sarebbe semplicemente una coalizione sulla carta, bloccata in realtà dai veti reciproci?
Intanto Hamas e Fatah tornano a parlarsi. Lo faranno nei prossimi giorni al Cairo, in vista di una riunificazione, di un governo comune, del controllo condiviso di Gaza e soprattutto – auspicabilmente – di una ripresa delle trattative con Israele. Trattative che sarebbero tanto più autentiche perché condotte da un partner palestinese riunificato e dunque credibile. Ce ne riferisce Francesco Battistini sul
Corriere della sera. Ma, anche qui, possono essere davvero incontri credibili, questi tra due fazioni palestinesi ancora acerrime nemiche? E, soprattutto, Hamas può essere partner credibile per chicchessia? E potrà mai esserlo in vista di accordi con il nemico sionista? Coltivare un sommo scetticismo appare la via obbligata.
Tanto più quando l’atteggiamento prevalente praticato nei confronti di Fatah continua a essere quello della violenza. Sul
Foglio Carlo Panella, giustamente indignato, denuncia il silenzio con cui i mass media hanno accolto le rivelazioni di Amnesty International sulle violenze perpetrate dagli uomini di Hamas ai danni dei “fratelli” legati ad Abu Mazen: atti feroci che sono stati compiuti prima, durante e anche dopo la guerra di Gaza, cioè ancora adesso. Ci sono evidentemente le violenze da dilatare, quelle israeliane, anche se magari sono favorite dal contesto stesso del conflitto. E poi ci sono le violenze da tacitare, quelle di Hamas, anche se sono deliberatamente e crudelmente portate contro connazionali imprigionati o malati.
Ma di che stupirsi? E’ lo stesso clima fanatico, autoesaltatorio e autoassolutorio che verosimilmente infiammerà il cosiddetto “Durban II”, lo pseudo-vertice sugli pseudo-diritti umani che sarà inscenato tra qualche mese a Ginevra dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Se ne sono appropriati, proprio come a Durban, alcuni Stati arabi e africani di orientamento islamico-fondamentalista, e fatalmente la messinscena ripeterà l’orrendo teatrino che nel 2001 precedette di qualche giorno l’Undici Settembre: antisionismo viscerale che si dichiara apertamente antisemitismo, esaltando Hitler e condannando gli ebrei e Israele in quanto tali. Tra racconto di ieri e anticipazione di domani, ce ne parla sul
Foglio Giulio Meotti, preoccupato dalla prevista adesione degli USA di Obama. A suo tempo Bush e Colin Powell non avevano voluto la partecipazione americana. Ora Hillary Clinton in versione Segretario di Stato ha detto sì. Come potranno gli States rinnovati di Barack tirarsi fuori dalla bagarre razzista dei sedicenti “antirazzisti”? Ameno che, tutto è possibile, il nuovo corso americano non consista nell’aderire per denunciare con più forza dall’interno e spubblicare una volta per tutte queste pericolose pagliacciate internazionali.
                                         
                                                                                           
                                                                                                                                          
david sorani ucei


 


30 gennaio 2009

Davos

 

Ieri sera ho assistito su un canale americano al convegno di davos ,
ovviamente si sono soffermati sul discorso tra l'altro veramente
bello di Shimon Peres che ha spiegato perfettamente le ragioni di
Israele e il comportamento del esercito di Israele a Gaza .

Come molti sanno alla fine del incontro il primo ministro turco
Erdogan , ha preteso di prendere la parola e in Turco ha accusato
Israele di uccidere deliberatamente i bambini palestinesi .

la cosa gia sa di ridicolo detta da un primo ministro di un paese
della NATO se poi ci aggiungiamo i problemi interni dela Turchia con
Kurdi e Armeni allora Erdogan doveva solo stare zitto , poi giusto
per capire che faccia di bronzo a Erdogan , io aggiungo che ha fatto
la sua scenata ad uso e consumo del pubblico arabo , visto che
continua tranquillamente a fare affari con Israele non ultimi
l'acquisto di decione di aerei senza pilota ( droni ) prodotti dal
aviazione Israeliana .

Pietosa la scena finale dove Erdogan si alza e se ne va via senza
salutare ne Peres ne Bak Ki Moon Segretario generale del Onu , mentre
stringe calorosamente la mano ad Amir Mussa , segretario della lega
araba e ministro degli esteri egiziano, lo stesso Mussa a fine
conferenza si alza e se ne va via di fretta e furia per non dovere
stringere la mano a Peres , che e rimasto tranquillamente a
chiaccherare con gli intervistatori e con Bar Ki Moon .

E questi 2 sarebbero in rapporti di pace e buone relazioni con
Israele , figurarsi gli altri.

Alon


15 dicembre 2008

Pillole amare di Israele

 

Nel XXI anniversario di Hamas, i palestinesi a Gaza deridono la figura di Gilad Shalit, da 2 anni e 1/2 ostaggio nelle mani dei terroristi



Mi colpisce di orrore la notizia che a Gaza, nelle celebrazioni dei 21 anni di Hamas, sia stato messo in scena uno spettacolo con un attore che impersonava Gilad Shalit inginocchiato che chiedeva pietà, e con un altro attore che impersonava il padre di Shalit in preda all'ansia. E mi domando perché questa finzione mi sembri più orrenda di tanti episodi reali. E mi sembra, sentendo queste notizie, che non ci potrà mai essere un ponte che giunge a superare il baratro di questo odio.
Anna Foa


6 settembre 2008

FRANCIA DA' A DAMASCO LETTERA PER MILITARE ISRAELIANO RAPITO



(AGI) - Durante la sua visita ufficiale a Damasco, giunta al secondo giorno, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha consegnato al pari grado siriano Bashar al-Assad una lettera per Gilad Shalit, il giovane caporale israeliano da due anni nelle mani dei miliziani palestinesi di Hamas, il gruppo radicale appoggiato dalla Siria.

La missiva e' stata scritta dal padre del sottufficiale, Noam, e sarebbe la prima a raggiungere l'ostaggio dal giugno 2006. Shalit, che ha doppia cittadinanza israeliana e francese, fu rapito da guerriglieri di Hamas a ridosso del confine con la Striscia di Gaza, ma sul territorio dello Stato ebraico. Il gesto di Sarkozy, che per il semestre in corso esercita anche la Presidenza di turno dell'Unione Europea, e' stato riferito in via riservata da fonti del suo seguito. "Il presidente Assad e' ben lieto di dare una mano, ma non vuole essere considerato un intermediario ufficiale, designato e riconosciuto in questa vicenda", ha spiegato un altro anonimo funzionario governativo francese. "Gli e' stata data la lettera, e lui la trasmettera' all'emiro del Qatar, il quale a sua volta la fara' pervenire a Khaled Meshaal". Si tratta del supremo leader politico di Hamas, che da molti anni vive in esilio proprio a Damasco.


1 settembre 2008

I barcaioli, Gilad Shalit e le papere zoppe

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Gilad Shalit
Gli israeliani sono un popolo forte, coraggioso, che sa combattere, che cammina a testa alta, che è anche capace di ridere di se stesso e delle proprie disgrazie. Al momento in Israele c'è ben poco da ridere perché  se un popolo forte viene guidato da un governo di "papere zoppe" come le definisce il giornalista Aaron Klein, allora la gente si destabilizza e si sente insicura, molto insicura perché non può lottare contro un governo che non esiste se non aspettando e rispettando i tempi della democrazia che sono sempre lunghi e malinconici. Nel frattempo, mentre noi rispettiamo i tempi della democrazia, le papere zoppe ma molto pericolose perché la stupidità in politica è sempre dannosa, possono regalare il Golan ai siriani, tutta la Giudea e Samaria ai palestinesi, dividere Gerusalemme come insiste il loro capo assoluto, Condoliza Rice, ridurre Israele a ritirarsi entro le linee di demarcazione del 1948 .
Possono anche liberare altre centinaia di assassini e svuotare le prigioni così avremo tanti terroristi in più pronti ad ammazzare gli israeliani. Hanno rilasciato un mostro vivente come Samir Kuntar e altri 200 terroristi per avere in cambio due cadaveri, cosa saranno pronti a dare per liberare Gilad? Hanno appena mandato a casa 198 terroristi e adesso si parla già di altri 500 perché ai palestinesi non basta mai, con loro non si può trattare, non sono umani, sono semplicemente dei barbari cui si deve obbedire se non si hanno le palle per reagire.
Le papere zoppe stanno obbedendo alla grande, aiutate in questo dal Segretario di Stato uscente, Condie-bull. I nostri soldati rischiano la vita per catturare gli assassini palestinesi per poi rendersi conto amaramente che un manipolo di paperelle azzoppate che sgovernano Israele, sputano senza ritegno sulla loro vita e su quella di tutti gli israeliani, aprendo le prigioni e mettendo i terroristi sugli autobus per rimandarli a casa.
Non mi sono mai sentita così immoralmente presa in giro e posso immaginare cosa provino i parenti delle vittime del terrorismo palestinese sapendo che gli assassini dei loro congiunti se la ridono preparando altri attentati che colpiranno altri israeliani. Perché liberano centinaia di terroristi? Quale è il motivo di tanta stupida generosità?
Per fare un gesto, si giustificano tanti gesti, innumerevoli gesti di buona volontà  e per rafforzare Abu Mazen, dicono. Bene. Evviva i gesti di buona volontà di Israele ma.... gli altri? I palestinesi? Niente? Mai niente? Loro non devono fare nessun gesto oltre a quello di tirare bombe? Israele rafforza Abu Mazen e lui, l'organizzatore della strage di Monaco, lui che ha cantato una lode d'amore pochi giorni fa al mostro Kuntar, che cosa fa invece di portare avanti questo infelice tentativo di pace israeliano e arrivare ad un accordo concreto, invece di chiedere, pretendere, recriminare sempre?
Lui, l'Abu Mazen, uno che odia Israele con ogni cellula del suo corpo, invece di ringraziare e dire "Bene, grazie, adesso lavoriamo insieme", fa le sue sparate palestinesi "Tutti i profughi devono entrare in Israele" e ancora "La nostra lotta continuerà fino a quando l'ultimo prigioniero palestinese sarà liberato".
Eccolo qua, è così che l'avvoltoio ringrazia le papere e se le mangia in un boccone. Il governo, parola grossa ma per il momento è tutto quello che abbiamo, Olmert-Livni-Rice (Barak non lo conto nemmeno), sta portando Israele verso il baratro più di tutte le guerre, che vincevamo, più di tutto il terrorismo, che abbiamo fermato colla barriera salvavita. Stanno portando Israele verso la depressione totale, peggio, verso l'indifferenza per la propria sorte, verso la rassegnazione di essere il popolo odiato di sempre destinato da sempre a pagare il prezzo altissimo della propria esistenza scomparendo senza dare troppo fastidio.
Stanno portando Israele a sentirsi un paese in guerra che non sa più fare la guerra, un paese in pericolo che non sa più difendersi se non con il politically correct di chi lo sgoverna rendendolo ridicolo fino al  punto da rassegnarsi a dare ai palestinesi tutto quello che vogliono finché con un ultimo calcio, e senza tanta fatica,  questi ultimi ci getteranno in mare.
Mare, sì, mare. Sono arrivate le barchette piene di eroi spacifisti e le hanno fatte passare per non dargli pubblicità. Okkei, fin qua poteva sembrare un' idea furba. Solo che le barchette piene di eroi spacifisti dopo aver rivolto a Israele, in compagnia di Hannayiè, il medio alzato, sono ripartite portandosi dietro 7 palestinesi e lasciando a Gaza alcuni dei loro, i più esaltati e più fanatici odiatori di ebrei, che vogliono condividere le disgrazie dei palestinesi, cioè  avere bei vestiti eleganti comprati coi soldi USA/UE, cellulari  di ultima generazione su cui scaricare alcuni video di sberleffi a Gilad Shalit. Non umani che amano i loro simili non umani.  
Gli verrà la cagarella per la sporcizia ma condividere la diarrea col popolo più violento e mantenuto del mondo è certamente un'emozione che non dimenticheranno mai. Le barche , dunque, sono arrivate e sono anche ripartite senza il minimo disturbo da parte del paese che lor spacifisti diffamano e noi ci siamo beccati in silenzio i loro medi alzati senza neanche tentare di fargli fare una figura barbina chiedendo loro , visto che si autodefiniscono pacifisti, di esserlo per tutti e non a senso unico, di perorare con hamas la liberazione di Gilad Shalit o , almeno, che il nostro povero ragazzo possa essere visitato, dopo TRE ANNI di prigionia, dalla Croce Rossa Internazionale.
Giovedi era il compleanno di Gilad, il terzo in segregazione, ha compiuto 22 anni. Tre anni rinchiuso chissà dove. Aveva 19 anni, perdio! aveva diciannove anni! Giovedì gli eroi delle barche erano ancora a Gaza... se avessero avuto un briciolo di umanità avrebbero potuto cogliere l'occasione per chiedere notizie di un ragazzo, un essere umano, prigioniero senza altra colpa  che quella di essere israeliano perché, come soldato, il piccolo Shalit non ha avuto nemmeno il tempo di sparare un colpo contro il nemico.
Era di guardia, lo hanno preso dopo aver ucciso il suo compagno, e da quel momento solo due lettere e tanto strazio per lui, per i genitori, per Israele che spera non si ripeta la tragedia di Ron Arad. Jeff halper, uno degli spacifisti, ha detto cinicamente: "nessuno ci ha chiesto di parlare di Shalit".
Lui, un ebreo, lui un israeliano ha detto queste parole e io in quel momento , lo avessi avuto davanti, lo avrei menato perché un falso ideale di pace non può portare un essere umano a mettersi contro il proprio popolo per aiutare il nemico e  diventare una bestia feroce desiderosa di vedere scomparire un'intera nazione. Solo un mostro può farlo e questi eroi sono dei veri e propri mostri.
Il governo di Israele avrebbe potuto facilmente provocarli, restituire pan per focaccia,   invitandoli ad essere veramente portatori di pace sollecitando il rilascio di Gilad Shalit. A tale richiesta, questi eroi non avrebbero potuto reagire se non rifiutando o fingendo di non sentire, facendo così  una figura indecente di fronte al mondo intero che avrebbe capito che la parola PACE non fa parte del loro vocabolario.
Le sole parole che questi mostri conoscono sono: "odiamo Israele, odiamo gli ebrei, viva il terrorismo arabo". Israele poteva facilmente smascherarli, invece abbiamo perso la milionesima occasione di fare hasbarà, cioè l'hanno persa le papere zoppe perché noi poveri disgraziati di volontari  scribacchini continuiamo  instancabili anche se nessuno ci ascolta e quando ci ascoltano o ci leggono, le anime belle spacifiste ci querelano.
Aspettiamo con pazienza  che Olmert vada a casa, speriamo in un leader con le palle, che ridia a Israele la sua gloria. Nell'attesa io farei alcune domandine a chi legge e a me stessa:
Perché chi odia gli ebrei e Israele  ma adora arabi e palestinesi e il loro terrorismo viene considerato uomo di pace mentre chi ama ebrei e Israele pur senza odiare i  palestinesi dai quali vuole solo difendersi  viene considerato uno sporco sionista e un nemico della pace ? Perché???
Perché chi vuole la fine di Israele, come gli eroi delle barche e tanti altri, viene onorato e rispettato mentre chi vuole che Israele viva riceve soltanto offese, calunnie e disprezzo? Perché???? Quale immoralità di pensiero fa si che accada tutto questo?
Perché in Italia si è alzato un muro di proteste di fronte alle dichiarazioni di Cossiga sui movimenti del terrorismo palestinese e sugli accordi tra Moro e Arafat e tutte le organizzazioni terroristiche? Perché??? Nessuno vuole credere a Cossiga, lo definiscono pazzo megalomane, nessuno accetta che gli orrori fatti dai palestinesi in tutto il mondo, Italia compresa, vengano messi in piazza dopo che per anni  l'obbligo del silenzio e della difesa ad oltranza  aveva vinto sulla giustizia, sul rispetto, sulla verità.
Se Cossiga avesse rivelato che furono gli israeliani a provocare la strage di Bologna, whooooooooo,  i media e l'opinione pubblica non avrebbero avuto freni e l'odio sarebbe esploso in tutta la penisola, nessuno avrebbe avuto dubbi. Invece il Presidente ha accusato "i suoi amici della resistenza palestinese" e allora lo si zittisce facendolo passare per matto anche se, caro Cossiga, parlare di "resistenza palestinese" significa non aver capito niente. I palestinesi non resistevano a niente ma miravano e mirano alla eliminazione per distruzione violenta di Israele. Che cavolo di resistenza sarebbe?
Domande senza risposta. Il mito palestinese resiste, la propaganda di mezzo secolo continua a dare i suoi frutti, i barbari sono guardati con tenerezza e comprensione, le vittime israeliane sono odiate. I discendenti di Goebbels fanno sempre bene il loro lavoro. Una futura Shoà potrà essere effettuata facilmente tra gli evviva di chi ci odia e l'indifferenza degli altri, esattamente come la prima.
L'unica speranza in questo momento è che le papere zoppe vadano a riscaldare la poltrona di casa e che Israele risorga per salvare dal disastro un popolo coraggioso che deve e vuole  ritrovare il proprio orgoglio.
Purtroppo attualmente il mondo intero è affetto da lassismo, dalla voglia di non far niente se non soldi, dal desiderio di una vita facile e sempre più comoda ma Israele non può cadere in questa trappola perché è circondata da sanguinari avvoltoi pronti a stringere i loro artigli alla gola di  un paese debole che fa qua qua qua. Israele non può. Israele deve tornare il paese di Ben Gurion e Begin e camminare a testa alta tra le nazioni del mondo.
Ci hanno odiati per la nostra forza? Si, ma ci odiano anche per la nostra debolezza, ci odiano comunque, ci odieranno sempre e allora tanto vale dargli tanto ma tanto filo da torcere e la prossima volta le barchette piene di eroi sbavanti odio devono essere rimandate a Cipro anche a cannonate.
Gilad deve essere liberato senza svuotare le prigioni di terroristi assassini. Dove è l'Israele di Entebbe? Dove è? Forza, siamo ancora quelli, mandiamo a casa le papere, gli avvocatucoli abituati ai trucchetti dei tribunali, mandiamoli a casa e cerchiamo un vero leader, degno di questo paese... sperando che esista!

Deborah Fait


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30 agosto 2008

Hamas alza il prezzo per il rilascio di Shalit

  

Israele ha annunciato di voler "aumentare il numero dei detenuti palestinesi da liberare" nell’ambito delle trattative per il rilascio del soldato israeliano sequestrato nella Striscia di Gaza due anni fa, Gilad Shalit.

Fonti israeliane hanno informato che ieri il premier Ehud Olmert e i ministri degli Esteri, Tzipi Livni, e della Difesa, Ehud Barak, hanno deciso di semplificare le condizioni per liberare i detenuti palestinesi, anche quelli "con le mani sporche di sangue", nella speranza di riavviare le trattative con il movimento di Hamas attraverso la mediazione egiziana.

Il ministro Barak ha effettuato una visita in Egitto, durante la quale ha incontrato il presidente egiziano Hosni Mubarak e il capo dell’intelligence, Omar Sulaiman. Nell'incontro hanno discusso della liberazione di Shalit. In tale contesto è stata presa la decisione di agevolare le condizioni del rilascio dei prigionieri palestinesi.

La radio israeliana ha riferito che la commissione ministeriale, guidata dal vice-premier israeliano Haim Ramon, si riunirà domenica prossima per discutere le misure per liberare altri detenuti.

La radio ha anche riferito che il governo israeliano aveva accettato la scarcerazione di 80 detenuti su 450 - quelli di cui Hamas chiede la liberazione in cambio di Shalit. E ha confermato che la commissione ministeriale tenterà di modificare le procedure e aumentare il numero dei prigioneri da liberare.

Gilad Shalit è stato sequestrato due anni fa, il 25 giugno del 2006, dalle brigate militari di Hamas e di altre fazioni. L'obiettivo era di "scambiare il prigioniero" con 1000 detenuti palestinesi (di cui 450 con alte condanne) rinchiusi nelle carceri israeliane.

Infopal


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permalink | inviato da Hurricane_53 il 30/8/2008 alle 14:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 luglio 2008

Colpo di gong

 

Oggi si è conclusa la seconda Guerra del Libano.

Oggi è incominciato un altro giro di ruota in questa maledetta parte del mondo.

Stasera guardando il notiziario alla tv ho visto la dignità dei famigliari di Eldad e Ehud, l'ipocrisia di Olmert e Barak, la paura negli occhi di Nasrallah durante la sua brevissima apparizione in carne ed ossa in pubblico, l'aria stranita dei prigionieri libanesi davanti al pubblico di bestie esultante, la vigliaccheria dipinta sulla faccia di Siniora,

la viscidità dei presentatori di certe tv straniere.

Questo round si è concluso.

In Israele nel notiziario serale in tv, accanto al presentatore c'è sempre un perito in materia di arabi che spiega azioni, comportamenti, decisioni dei movimenti terroristici islamici. Stasera ha commentato e spiegato i fatti del giorno, ha spiegato che probabilmente adesso Hizboullah vorrà vendicare la morte di Mughniyeh ed ha raccontato che Nasrallah, non solo continua a nascondersi nel bunker perché ha paura che un elicottero israeliano lo raggiunga con un missile se esce allo scoperto, ma addirittura "sente" rumore di aerei, teme quei rumori. Il presentatore ha chiesto a bassa voce "Ma il bunker è vicino all'aereoporto?"

Domani devo andare a Kiryat Shmone, invece di viaggiare sulla strada normale che costeggia la frontiera, passerò per la strada interna molto più sicura.

Domani è un altro giorno.

Buona notte.


16 luglio 2008

il Libano sarà in festa

 
Assassino terrorista



Il presidente Suleiman e il primo ministro Seniora riceveranno con
tutti gli onori e festeggieranno Samir Kuntar che è stato per quasi
30
anni in prigione in Israele per avere assassinato un poliziotto, poco
dopo un altro Israeliano e per avere fracassato la testa della figlia
di 4 anni di quest'ultimo sulle rocce della spiaggia di naharya.

Domani il Libano sara in festa perche questo animale torna a casa sua.

Credo e spero ancora che sia solo una festa di facciata e che molti
dei
libanesi che domani canteranno e balleranno , e anche il presidente e
il primo ministro quando saranno rientrati nelle loro case davanti
agli
specchi potranno solo constatare quanto siano miserabili e barbari
questi festeggiamenti.

Israele come sempre in silenzio ricevera i suoi 2 soldati da 2 anni
prigionieri di hezzbollah molto probabilmente morti, i preparativi
per
i funerali sono gia pronti .

Ti si spezza il cuore e ti scoppia il cervello a pensare se questo
sia
giusto , se Israele ha veramente fatto tutto il possibile per avere
anche notizie su Ron Arad , o per cercare di evitare di liberare un
macellaio come Kuntar .

Io sto con Israele , non perche sono Israeliano , ma perche i miei
valori da Israeliano sono differenti da quelli dei nostri nemici.
Dovevamo riportare quei 2 ragazzi a casa vivi o morti, bisognava dare
una fine al calvario delle loro famiglie , bisognava farlo .

Mentre in libano si ballerà e canterà per il ritorno di animale a
casa
sua, in Israele molto probabilmente si celebreranno i funerali di
altri
2 soldati di Israele, in un certo senso la cosa mi solleva un'po ,
noi
siamo diversi da loro , e questa ne è la prova.

Un ultimo augurio, c'è un altro animale che è forse l'animale piu
simile
ad Adolf Hitler, che io abbia mai visto.

E Hassan Nassrallah capo di hezzbollah uno che gode e si masturba ad
ogni Ebreo morto , uccidere Ebrei o farli soffrire lo manda in
estasi,
il copione è gia scritto  lui parlerà di una vittoria che non
c'è mai stata ed esalterà un eroe come Kuntar , che non è un eroe ed è
solamente un animale come Nassrallah.

Spero proprio che presto faccia la fine di quelli che lo hanno
preceduto, ma che prima di andare dalle 72 vergini abbia solo pochi
secondi per vedere che il missile che lo stà raggiungendo è stato
lanciato da un aereo con la stella di davide .

Domani sarò ancora piu fiero di essere israeliano .

Alon


2 luglio 2008

Oggi in Israele

 

02/07/2008 "Mi rendo conto che non possiamo pretendere una tregua totale in così poco tempo: occorre essere pazienti. Ma questa pazienza non deve essere percepita dai nostri nemici come un segno di debolezza. E se Hamas viola il tregua, sapremo come reagire e non esiteremo a usare la forza". Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Ehud Olmert durante la una visita martedì nel Negev occidentale.

02/07/2008 Riprende mercoledì il transito delle merci tra Israele e striscia di Gaza attraverso i terminali di Sufa, Nahal Oz e Karni, brevemente sospeso dopo i lanci di Qassam palestinesi di lunedì.

02/07/2008 Secondo France 24, il mandato del presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), che dovrebbe scadere alla fine di gennaio 2009, sarebbe stato prolungato di un anno ad opera di un comitato straordinario di giudici. La decisione sarebbe stata presa per lasciare più tempo a Fatah per trovare un candidato alla successione.

02/07/2008 Grecia: nel corso della riunione dell'Internazionale Socialista martedì ad Atene, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha stretto la mano al presidente iracheno, Jalal Talabani. È la prima volta che rappresentanti ufficiali dei due paesi si incontrano in pubblico. A margine della conferenza, Barak ha incontrato anche il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen).

02/07/2008 Secondo il settimanale egiziano Al Ahram el-Arabi, Hamas avrebbe trasmesso agli egiziani un video e una lettera dell'ostaggio Gilad Shalit per provare che è in vita. In Israele, fino a martedì sera non se ne sapeva ancora nulla.

02/07/2008 Iran: il direttore di un importante giornale riformatore è stato arrestato dopo aver pubblicato un articolo contro il presidente Mahmoud Ahmadinejad. È accusato "di diffusione di menzogne e insulti verso il presidente".

02/07/2008 Più di 25.000 donazioni di sangue raccolte in tutto Israele, martedì, nel quadro di una campagna lanciata dall'organizzazione "Ezer Mitsion" per creare una banca dati di possibili donatori di midollo osseo. La campagna è stata lanciata all'insegna della ricerca di un donatore per Talia Borochov, bambina di 10 anni colpita da leucemia.

02/07/2008 Nessun commento martedì sera dal governo israeliano sulla terza serie di colloqui indiretti a Istanbul fra gli emissari israeliani Yoram Turbovitch e Shalom Tordjman e rappresentanti siriani, sotto mediazione turca.

02/07/2008 Il governo israeliano ha deciso di finanziare campi estivi per i bambini di Sderot e delle altre località vicine alla striscia di Gaza. Il progetto costerà quasi 5 milioni di shekel.

02/07/2008 Il ministro delle finanze israeliano, Roni Bar, parlando del Negev occidentale ha dichiarato che il governo "intende investire più denaro nel sud del paese, per sviluppare progetti e finanziare le infrastrutture della regione".

02/07/2008 Iran: Akbar Velayati, consigliere della guida suprema ayatollah Ali Khamenei, ha messo in guardia il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, suggerendogli maggiore "prudenza e moderazione" nelle sue dichiarazioni. "I suoi discorsi particolarmente provocatori - ha detto - nuocciono all'Iran e alle relazioni che la repubblica islamica intrattiene con l'occidente".

02/07/2008 Israele smentisce che il giornalista di Gaza Mohammed Omer sia stato maltrattato. Di ritorno della Gran Bretagna dove ha ricevuto un premio, Omer aveva affermato la settimana scorsa di essere stato trattenuto, aggredito e insultato al valico di Allenby, fra Giordania e Cisgiordania. Le Forze di Difesa israeliane sostengono d'aver fatto solo controlli di sicurezza accurati poiché si sospettava che fosse entrato in contatto con "elementi nemici".

02/07/2008 Arrestato martedì a Tulkarem Mouassam al-Iraki, terrorista della Jihad Islamica implicato nella fabbricazione di ordigni esplosivi e nella preparazione di attentati. Nessuno scontro a fuoco giacché l'uomo non ha opposto resistenza.

02/07/2008 Mohamed Dahlan è tuttora "persona non grata" nella striscia di Gaza: lui e i suoi uomini non vi possono entrare. Benché Hamas abbia deciso di riaprire le porte "a tutti i palestinesi senza distinzioni" tuttavia, secondo il giornale Al Quds al-Arabi, "non perdona i responsabili delle sommosse, della scissione e della guerra" che hanno preceduto il suo golpe nella regione.

02/07/2008 Il vice-ministro della difesa Matan Vilnai è convinto che "l'accordo con Hamas regge" nonostante i lanci di Qassam di lunedì sera. Vilnai ritiene che la tregua segni un'apertura verso la liberazione di Gilad Shalit.

02/07/2008 Un funzionario del Pentagono ha dichiarato alla ABC che Israele "con forte probabilità" attaccherà l'atomica iraniana prima della fine del 2008. Martedì il portavoce del dipartimento di stato Usa Tom Casey ha smentito e criticato come del tutto infondata l'anonima insinuazione.

02/07/2008 Entrata in vigore martedì in Israele la riforma del mercato elettrico. Gli israeliani, se lo desiderano, possono produrre elettricità e venderla. L'Autorità pubblica incaricata dell'energia elettrica è disposta a pagare 2 shekel ogni kilowatt prodotto da energia solare. Il ministero delle infrastrutture conta così su una produzione supplementare di 50 megawatt all'anno e sull'estensione delle energie pulite.

02/07/2008 Secondo il giornale libanese Al Akhbar, il rapporto del Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moonm escluderebbe che Hezbollah abbia ripristinato il proprio arsenale di prima del 2006 a sud del fiume Litani. Secondo fonti interne alle Nazioni Unite, tutti sanno che è vero il contrario ma l'Onu non lo può dire per non ammettere il fallimento della risoluzione 1701 e non compromettere gli equilibri interni libanesi. Un'altra fonte diplomatica delle Nazioni Unite ritiene che Hezbollah si sia specializzato nel nascondere le sue attività all'Unifil, la forza Onu schierata nel sud del paese.

02/07/2008 Gerusalemme ha avvertito Hamas per mezzo dell'Egitto che i soldati delle sue Forze di Difesa procederanno d'ora in poi a tiri d'avvertimento verso chiunque si avvicini troppo alla frontiera con Israele. Il governo israeliano intende impedire alle fazioni terroristiche di costruire fortificazioni a ridosso della barriera di sicurezza o di piazzarvi mine e altri ordigni alla maniera di Hezbollah.

02/07/2008 Le conclusioni dell'indagine di polizia confermano che la morte di una guardia della polizia frontiera sulla pista dell'aeroporto, in occasione della partenza del presidente francese Nicolas Sarkozy, è stata un suicidio.


30 giugno 2008

Pillole di Israele

 

30/06/2008 Siria: un tribunale ha condannato a sei mesi di carcere duro un attivista dei diritti umani per aver criticato il regime siriano in un articolo.

30/06/2008 Nell'entourage del primo ministro israeliano si ritiene che il processo di scambio di prigionieri tra Israele e Hezbollah prenderà da 10 a 15 giorni. Il mediatore tedesco deve innanzitutto ricevere da Hezbollah un rapporto su Ron Arad. Quindi avverrà lo scambio. La terza tappa, che prevede la scarcerazione di detenuti palestinesi, sarà realizzata successivamente.

30/06/2008 "Se fossi stato convinto che il rifiuto di scarcerare Samir Kuntar potresse spingere Hezbollah a darci informazioni concrete su Ron Arad, non avrei mai consigliato di accettare questo accordo". Lo ha dichiarato domenica il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane Gaby Ashkenazy. Hezbollah non ha mai mantenuto l'impegno che aveva preso in uno scambio precedente di fornire informazioni concrete sulla sorte dell'aviatore israeliano caduto in mani terroriste nel 1986.

30/06/2008 "Tutti sanno ora che Israele capisce soltanto il linguaggio della forza". Lo ha dichiarato domenica un funzionario dell'Autorità Palestinese, in relazione alla decisione di Gerusalemme di approvare l'accordo di scambio con Hezbollah.

30/06/2008 Hamas ha arrestato nella notte tra sabato a domenica a Rafah Mohamed Abu Iramena (Abu Kussai), un terrorista delle Brigate Al-Aqsa (Fatah) sospettato d'essere responsabile di recenti lanci di missili Qassam dalla striscia di Gaza su Israele.

30/06/2008 Hezbollah celebra la decisione di Gerusalemme di accettare lo scambio e prepara grandiosi festeggiamenti per l'imminente "liberazione" del pluri-assassino e infanticida Samir Kuntar. "E' la prova che la parola della nostra lotta armata è la più affidabile, la più forte e quella suprema" ha dichiarato il capo del consiglio esecutivo di Hezbollah Hashem Safieddine.

30/06/2008 Il ministro delle finanze Roni Bar, il ministro della giustizia Daniel Friedman e il ministro dell'edilizia popolare Ze'ev Boim sono i tre ministri che si sono opposti all'accordo con Hezbollah per la restituzione dei due soldati rapiti Ehud Goldwasser ed Eldad Regev. L'accordo prevede la restituzione da parte di Hezbollah dei due soldati in ostaggio, molto probabilmente morti, di decine di resti di soldati israeliani uccisi durante la seconda guerra in Libano e di un rapporto dettagliato sulla scomparsa dell'aviatore Ron Arad. In cambio, Israele libererà detenuti libanesi, il terrorista Samir Kuntar e restituirà i resti di terroristi Hezbollah.

30/06/2008 Il governo israeliano ha approvato domenica pomeriggio l'accordo con Hezbollah per la restituzione di Ehud Golwasser ed Eldad Regev. Ventidue ministri hanno votato a favore, 3 ministri contro.

30/06/2008 Il ministro della sicurezza interna Avi Dichter si è pronunciato a favore dello scambio di prigionieri con Hezbollah sostenendo che il terrorista detenuto Samir Kuntar non può più servire per avere informazioni su Ron Arad.

30/06/2008 I capi del Mossad e dei servizi di sicurezza interna si sono detti contrari allo scambio di prigionieri con Hezbollah. In occasione del Consiglio dei Ministri, Meir Dagan e Yuval Diskin hanno affermato che tale patteggiamento incoraggerebbe ulteriori sequestri di ostaggi.

30/06/2008 "Abbiamo il diritto e il dovere di esitare (a proposito dello scambio di prigionieri con Hezbollah) poiché ciò influirà sulla nostra vita nei prossimi anni". Lo ha detto il primo ministro israeliano Ehud Olmert domenica all'apertura del Consiglio dei Ministri.

30/06/2008 Aperto domenica il valico di Sufa tra Israele e striscia di Gaza al transito di merci e prodotti alimentari, come da accordo di tregua, nonostante molte granate di mortaio palestinesi siano state lanciate la notte precedente dalla striscia di Gaza contro il sud di Israele.

29/06/2008 Israele e Italia hanno firmato un accordo "cieli aperti" per la liberalizzazione del traffico aereo tra i due paesi. In base all'accordo, una compagnia regolare supplementare, oltre a El Al e Alitalia, entrerà in concorrenza sulle tratte Milano-Tel Aviv e Roma-Tel Aviv.


30 giugno 2008

Pillole di Israele

 



 

 

30/06/2008 Siria: un tribunale ha condannato a sei mesi di carcere duro un attivista dei diritti umani per aver criticato il regime siriano in un articolo.

30/06/2008 Nell'entourage del primo ministro israeliano si ritiene che il processo di scambio di prigionieri tra Israele e Hezbollah prenderà da 10 a 15 giorni. Il mediatore tedesco deve innanzitutto ricevere da Hezbollah un rapporto su Ron Arad. Quindi avverrà lo scambio. La terza tappa, che prevede la scarcerazione di detenuti palestinesi, sarà realizzata successivamente.

30/06/2008 "Se fossi stato convinto che il rifiuto di scarcerare Samir Kuntar potresse spingere Hezbollah a darci informazioni concrete su Ron Arad, non avrei mai consigliato di accettare questo accordo". Lo ha dichiarato domenica il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane Gaby Ashkenazy. Hezbollah non ha mai mantenuto l'impegno che aveva preso in uno scambio precedente di fornire informazioni concrete sulla sorte dell'aviatore israeliano caduto in mani terroriste nel 1986.

30/06/2008 "Tutti sanno ora che Israele capisce soltanto il linguaggio della forza". Lo ha dichiarato domenica un funzionario dell'Autorità Palestinese, in relazione alla decisione di Gerusalemme di approvare l'accordo di scambio con Hezbollah.

30/06/2008 Hamas ha arrestato nella notte tra sabato a domenica a Rafah Mohamed Abu Iramena (Abu Kussai), un terrorista delle Brigate Al-Aqsa (Fatah) sospettato d'essere responsabile di recenti lanci di missili Qassam dalla striscia di Gaza su Israele.

30/06/2008 Hezbollah celebra la decisione di Gerusalemme di accettare lo scambio e prepara grandiosi festeggiamenti per l'imminente "liberazione" del pluri-assassino e infanticida Samir Kuntar. "E' la prova che la parola della nostra lotta armata è la più affidabile, la più forte e quella suprema" ha dichiarato il capo del consiglio esecutivo di Hezbollah Hashem Safieddine.

30/06/2008 Il ministro delle finanze Roni Bar, il ministro della giustizia Daniel Friedman e il ministro dell'edilizia popolare Ze'ev Boim sono i tre ministri che si sono opposti all'accordo con Hezbollah per la restituzione dei due soldati rapiti Ehud Goldwasser ed Eldad Regev. L'accordo prevede la restituzione da parte di Hezbollah dei due soldati in ostaggio, molto probabilmente morti, di decine di resti di soldati israeliani uccisi durante la seconda guerra in Libano e di un rapporto dettagliato sulla scomparsa dell'aviatore Ron Arad. In cambio, Israele libererà detenuti libanesi, il terrorista Samir Kuntar e restituirà i resti di terroristi Hezbollah.

30/06/2008 Il governo israeliano ha approvato domenica pomeriggio l'accordo con Hezbollah per la restituzione di Ehud Golwasser ed Eldad Regev. Ventidue ministri hanno votato a favore, 3 ministri contro.

30/06/2008 Il ministro della sicurezza interna Avi Dichter si è pronunciato a favore dello scambio di prigionieri con Hezbollah sostenendo che il terrorista detenuto Samir Kuntar non può più servire per avere informazioni su Ron Arad.

30/06/2008 I capi del Mossad e dei servizi di sicurezza interna si sono detti contrari allo scambio di prigionieri con Hezbollah. In occasione del Consiglio dei Ministri, Meir Dagan e Yuval Diskin hanno affermato che tale patteggiamento incoraggerebbe ulteriori sequestri di ostaggi.

30/06/2008 "Abbiamo il diritto e il dovere di esitare (a proposito dello scambio di prigionieri con Hezbollah) poiché ciò influirà sulla nostra vita nei prossimi anni". Lo ha detto il primo ministro israeliano Ehud Olmert domenica all'apertura del Consiglio dei Ministri.

30/06/2008 Aperto domenica il valico di Sufa tra Israele e striscia di Gaza al transito di merci e prodotti alimentari, come da accordo di tregua, nonostante molte granate di mortaio palestinesi siano state lanciate la notte precedente dalla striscia di Gaza contro il sud di Israele.

29/06/2008 Israele e Italia hanno firmato un accordo "cieli aperti" per la liberalizzazione del traffico aereo tra i due paesi. In base all'accordo, una compagnia regolare supplementare, oltre a El Al e Alitalia, entrerà in concorrenza sulle tratte Milano-Tel Aviv e Roma-Tel Aviv.


4 febbraio 2008

M.O.; HAMAS HA CONSEGNATO LETTERA DI SHALIT A ISRAELE

  

Il movimento radicale palestinese Hamas avrebbe consegnato a Israele una lettera scritta di proprio pugno da Gilad Shalit, il sottufficiale dell'esercito dello Stato ebraico tenuto in ostaggio dai miliziani palestinesi. Secondo alcune fonti citate dal quotidiano Haaretz, Israele avrebbe ricevuto la lettera il mese scorso. Altre fonti, invece, hanno spiegato che Hamas avrebbe consegnato a Israele un messaggio di Shalit di tipo diverso.

Le autorità israeliane, secondo quanto si legge, avrebbero già verificato l'autenticità della lettera, che sarebbe stata girata alla famiglia di Shalit. Fonti coinvolte nei negoziati per il rilascio degli ostaggi, hanno riferito che la consegna della lettera alla famiglia rappresenta una chiara testimonianza dell'urgenza per Israele di giungere a una conclusione positiva della trattativa.

Il primo ministro israeliano, Ehud Olmert, da parte sua ha confermato ieri di essere "determinato" a concludere un accordo per il rilascio di Shalit, ma ha precisato di "non volere cedere a qualsiasi prezzo richiesto da Hamas".


20 gennaio 2008

Shalit, mediazione all’italiana

 Il giornale Al Hayat: centinaia di terroristi in libertà, in cambio di uno dei tre ostaggi israeliani

 



Buone notizie per il caporale israeliano Gilad Shalit rapito in Israele ai confini con Gaza il 17 giugno del 2006: la mediazione “all’italiana” di Massimo D’Alema potrebbe finalmente portarlo fuori dalla segrete di Gaza. Meno buone le notizie per i cittadini dello Stato ebraico: la mediazione del ministro “equivicino” potrebbe tradursi nella liberazione di qualcosa come mille terroristi di Hamas e Fatah tra cui il noto Marwan Barghouti. Di questa vicenda ne parla con dovizia di particolari oggi il giornale egiziano ’al-Hayat’. Il piano prevede la liberazione di mille prigionieri palestinesi, tra cui il leader di al-Fatah, Marwan Barghouti, e di alcuni capi di Hamas. Durante la trattative però le autorità israeliane si sarebbero, bontà loro, rifiutate di rilasciare uno dei più importanti dirigenti delle milizie di Hamas, Yahya al-Sanwar. Per giungere alla conclusione dell’accordo si attende la visita che nei prossimi giorni compirà al Cairo il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Mashaal. Cioè il capo dell’ala dura rifugiato in Siria che avrebbe in pratica dettato siffatte condizioni.

La fonte di “al Hayat” spiega inoltre che “lo stesso Barghouti avrebbe partecipato dal carcere alle trattative, ferme da diversi mesi e di recente riprese grazie al ruolo fondamentale giocato dall’Italia, per via dei suoi buoni rapporti sia con Israele che con Hamas, costruiti da quando è andato al governo l’attuale premier Romano Prodi”. Ecco i tre stadi del piano italiano: nella prima fase dello scambio dovrebbero essere liberati 350 detenuti palestinesi, tra cui donne e bambini, in cambio della consegna di Shalit all’Egitto; la seconda fase prevede la liberazione di altri 100 detenuti palestinesi, in buona parte capi di Hamas e di altre fazioni palestinesi, tra questi ci sarebbero anche esponenti che Israele definisce “con le mani sporche di sangue ebreo”, e tutto ciò dovrebbe coincidere con il trasferimento di Shalit in Israele; infine la terza e ultima fase dovrebbe vedere la liberazione di un altro gruppo di prigionieri palestinesi, in coincidenza con il ritorno di Shalit alla sua famiglia. Il giornale egiziano “al Hayat” dice pure, però, che la recente escalation di omicidi mirati da parte di Israele, in risposta al giornaliero bombardamento del confine con razzi provenienti da Gaza, rischia di fare saltare tutto. Resta da porsi quindi la classica domanda: un simile male verrebbe per nuocere?

di Dimitri Buffa
L'Opinione


13 gennaio 2008

M.O./ CAPORALE RAPITO SHALIT SCRISSE PARABOLA SU "AMICI-NEMICI"

 

Noam Shalit, the father of Cpl. Gilad Shalit, who was captured in June by Palestinian militants. “I’m doing all I can for Gilad,” Mr. Shalit said.



Racconto ritrovato da maestra e pubblicato in libro per bambini

 Anni prima di diventare un caporale e di essere rapito dai militanti palestinesi, l'11enne Gilad Schalit scrisse una semplice parabola sul come cavarsela con i nemici. Il soldato israeliano Schalit, che oggi ha 21 anni, è stato rapito a giugno 2006 dai militanti di Hamas nella Striscia di Gaza durante un raid israeliano al confine.

Due suoi commilitoni sono rimasti uccisi nell'attacco. Le trattative segrete per uno scambio di prigioneri sono bloccate da tempo e lui rimane prigionero a Gaza.

La storia del piccolo Shalit si intitola: "Quanto lo squalo e il pesce si incontrarono per la prima volta". E' stata pubblicata in un libro per bambini: 64 pagine, illustrate da 29 artisti israeliani. Il progetto è inoltre in mostra alla galleria di Nahariya, la città del Mediterraneo, nel nord di Israele, dove Schalit è nato.

La storia, scritta da Schalit nel 1997, racconta di uno squalo che sta per mangiare un pesciolino. Ma i due iniziano a giocare a nascondino e poi diventano amici. La mamma-squalo è però contraria a questa amicizia: "Il pesce è un animale che mangiamo. Non giocare con lui", gli dice. "Lo squalo è l'animale che ha divorato tuo padre e tuo fratello, non giocare con lui", gli dice la mamma-pesce. Dopo essersi evitati per un anno, i due si reincontrano. Lo squalo: "Sei un nemico, ma possiamo fare la pace?". Il pesce si dice d'accordo e i due annunciano la rinata amicizia alle madri. "Da quel giorno - scriveva Schalit - lo squalo e il pesce hanno vissuto in pace".

A trovare la storia è stata un'insegnante del soldato rapito, mentre faceva le pulizia di primavera l'anno scorso e l'ha fatta avere alla famiglia. "E' il messaggio di un bambino di 11 anni che crede che anche i nemici alla fine possono vivere insieme", ha commentato il padre Noam Schalit. "Un racconto - ha aggiunto - oggi molto attuale".


3 dicembre 2007

M.O., Israele rilascia i detenuti palestinesi, ma i suoi rapiti torneranno mai a casa?


Nella foto (Infophoto) alcuni militanti palestinesi

Gli israeliani avrebbero aperto il fuoco contro terroristi che si avvicinavano al confine per sparare colpi di mortaio verso Israele. Secondo Hamas, nel secondo scontro, i tre sono stati uccisi dopo aver fatto esplodere una mina che ha colpito le forze israeliane. 
 

Per tutta ricompensa  Israele ha iniziato oggi il promesso rilascio di 429 detenuti palestinesi. Un primo gruppo di 150 prigionieri ha lasciato il carcere di Ketziot nel deserto meridionale del Negev, per salire a bordo di un autobus diretto ad un posto di blocco alle porte di Ramallah, in Cisgiordania. Nelle prossime ore, ha spiegato un portavoce dei servizi carcerari, seguiranno le altre liberazioni.

Un gesto importante che era stato annunciato martedì scorso alla vigilia della conferenza di pace di Annapolis e che dimostra un'apertura nei cofronti del presidente dell'Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas. I detenuti rilasciati infatti - 408 torneranno in Cisgiordania e 21 a Gaza - sono, per la maggior parte, esponenti di Fatah, il partito di Abbas.

I gesti però si fanno solo sempre dalla parte di Israele e i lanci di qassam sono il ringraziamento.

- Video (in inglese): Attacchi di razzi Qassam su Sderot

 

- Attacco di razzi Qassam su Sderot - fotografie


Non dimentichiamo

I tre soldati ancora in mano ai loro terroristi. Goldwasser e Regev rapiti in Libano, Shalit a Gaza.


24 novembre 2007

La faida a Gaza

 

 L’atrocità degli eventi di lunedì a Gaza sta in queste ore materializzando la trappola di ferro e fuoco in cui Hamas si è andata chiudendo da quando ha preso il potere. Un disastro non solo per se stessa, ma per tutti quanti i suoi amici più stretti: certo né Ahmadinejad, presidente iraniano, finanziatore e sostenitore ideologico di Hamas, né Nasrallah, capo degli intimi amici d’arme, gli hezbollah, né Bashar Assad che ospita a Damasco Khaled Mashal, sono in queste ore molto contenti.
Ieri, proseguendo nella linea della repressione degli uomini di Fatah, Hamas ha fatto 400 prigionieri; Gaza ha seppellito fra scontri, e ancora spari, i sette trucidati in piazza dagli uomini di Hamas con le armi alzo zero, fra cui un diciannovenne. Gli ospedali sono zeppi di feriti, una novantina, per il fuoco di Hamas, e i suoi uomini seguitano a spazzare Gaza città e i campi profughi, mitica base dei guerriglieri di Allah e della patria palestinese, ora invece vittime della guerra civile. Le scuole sono chiuse e così la maggior parte dei negozi. Mahmoud Dahlan ha ripreso le vesti del capo di Fatah che aveva deposto nella sconfitta di giugno, ha annunciato nuove grandi adunate e ha sfoderato toni che in genere si usavano solo per gli israeliani: «La nostra marcia accorcerà la sofferenza del popolo palestinese e la vita di questo movimento sanguinario (Hamas)... lasceremo alle nostre spalle questo periodo di oscurità verso un futuro più promettente». Insomma: la guerra sarà dura, e ora abbiamo la consapevolezza che possiamo vincerla sul terreno perché abbiamo messo in piazza più di 200mila persone. Persino la Jihad islamica ha condannato Hamas per la sua violenza: «È un tabù sparare all’impazzata su una dimostrazione popolare».
Come lo scorpione che affoga con la sua vittima proprio per la difficoltà di tradire la sua natura selvaggia, Hamas è caduto nel baratro della sua stessa idolatria per la violenza. Al contrario di quello che molti politici e commentatori italiani avevano pronosticato, il movimento integralista islamico sunnita, isolato dall’opinione pubblica mondiale, ha perso popolarità e consistenza. L’istituto di ricerca palestinese “Jerusalem Media and Communication Center” ha rivelato che il supporto per Fatah è cresciuto dal 30,6% al 40% in Cisgiordania e Gaza, mentre il sostegno per Hamas è declinato dal 29,7% al 19,7. L’indagine rivela anche che il primo ministro di Hamas, Ismail Haniyeh, è secondo a Abu Mazen nella scala della popolarità. Haniyeh per altro ultimamente è stato di fatto privato del suo potere dall’ex ministro degli Esteri Mahmud Al Zahar e dal capo dell’ala militare Ahmed al Ja’abari, un duro in competizione anche con Khaled Mashal.
Di fatto, Hamas da tempo soffre di una frattura interna alimentata anche dagli Stati islamici circostanti: mentre l’ala dura è alleata di ferro dell’Iran e degli hezbollah ovvero, con una torsione ideologica e religiosa, sta con il movimento sciita, la parte di Haniyeh sembra sensibile al richiamo della culla sunnita, alla cui testa da sempre siede l’Arabia Saudita. I sauditi sono oltraggiati dalla perdita di Hamas, e spingono per riportare a casa il fratello perduto sponsorizzando una riconciliazione con Fatah. Da tempo ci provano, ma la mossa sì è già mostrata disastrosamente inefficace, dato che di fatto l’inflessibilità di Hamas ha trascinato semmai Fatah in alleanze che davano spazio all’ideologia islamista, come accadde al vertice di Riad, quando si formò il governo di coalizione poi naufragato nel sangue.
Adesso lo scontro armato di lunedì, che gli uomini di Hamas hanno messo in scena contro una piazza che brandiva le immagini sacralizzate del ritratto di Arafat, ha fornito l’immagine di un Hamas che spara alla stessa icona della palestinità impersonificata. Si è scavata una nuova trincea fra le due parti, e, lo si è visto, Fatah è ancora capace di flettere i muscoli a Gaza. La risposta isterica di Hamas è il segno delle difficoltà del movimento incongruo e feroce a Gaza.

Da Il Giornale

Per fortuna non tutti sono così. Succede anche, infatti, che ci siano degli
arabi israeliani che manifestano per la liberazione dei soldati rapiti



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