.
Annunci online

  LiberaliPerIsraele “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”
 
Diario
 








  







Liberali per Israele 






     
  A Shuny 
                     

    
  




 Contatori visite gratuiti


21 luglio 2013

Islam, bambole troppo sensuali vanno vietate: eccitano gli uomini

 Certe bambole sono troppo sexy e perciò devono essere messe al bando. L'ultima crociata contro le bambole del tipo Barbie, dalle gambe lunghe e i capelli al vento, arriva da Ahmet Unlu, influente leader musulmano di Istanbul (Turchia), che ne teme l'effetto conturbante per gli uomini. "Sono molto realistiche e in più sono seminude", scrive sul suo sito internet che, come racconta il quotidiano Hurriyet, viene visitato ogni giorno da migliaia di fedeli in cerca di risposte su come conciliare religione e vita quotidiana.

Altre regole da seguire - Unlu, che fa parte della sezione Ismailaga dell'ordine islamico Naksibendi, dispensa consigli su tanti argomenti, dalla fotografia alla ginecologia. Secondo lui, le immagini sono ammesse purché non vengano appese al muro e non si preghi davanti a loro. "Ad essere vietate sono le statue - spiega Unlu -. In altre parole, le immagini antropomorfe sono bandite". I ginecologi, invece, dovrebbero essere di norma solo donne. Secondo l'imam, infatti, solo in caso di pericolo di vita un medico dovrebbe essere autorizzato a "vedere le parti intime di una donna, accompagnata da un'altra persona".

Per Unlu dovrebbe esser vietato mettere il richiamo alla preghiera dei muezzin come suoneria - Ahmet Unlu, 44 anni, meglio noto come Ahmet Hodja, è tra le figure più popolari all'interno del suo ordine: i video dei suoi sermoni trasmessi su You Tube vengono guardati da migliaia di persone nonostante il sito in Turchia sia stato da tempo oscurato. Tra i suoi suggerimenti più diffusi, c'è quello che invita a non usare come suoneria del cellulare il richiamo alla preghiera dei muezzin.

Redazione


11 aprile 2013

Ma cosa vogliono questi ebrei?

 Abbiamo ricordato Il piccolo Stefano Tache', ucciso da un commando  palestinese il 9 ottobre del 1982 mentre usciva  dal Tempio Maggiore di Roma. Insieme a lui altre 50 persone rimasero ferite, alcune gravemente.

Il commando  di assassini non fu mai catturato pero' uno di essi, tale Abdel al Zomar, fu condannato all'ergastolo... peccato che la condanna arrivo' dopo che l'uomo fu aiutato a fuggire verso Atene, dove,  come era successo in Italia, nessuno si sogno' di arrestarlo e riparti' indisturbato verso Tripoli per ricevere l'abbraccio di Arafat.
L'assassinio di Stefano Tache' fu uno dei tanti delitti commessi dai palestinesi in Italia nonostante il Lodo Moro di molti anni prima che sanciva che Arafat e la sua cricca di assassini non dovevano essere disturbati dalla polizia italiana.
Questo accordo prevedeva che l'Italia non sarebbe stata colpita dal terrorismo...l'Italia...no....gli ebrei italiani, si.
Ricordo l'angoscia, ricordo il volantino dei giovani ebrei che portava una sola parola rivolta evidentemente a chi sgovernava l'Italia, una sola parola, l'unica che poteva essere scritta perche' si vergognassero: "Grazie".
Chissa' se i governanti dell'epoca si vergognarono, se provarono rimorso per aver, come dice Cossiga, venduto gli ebrei italiani al vero boss dell'Italia di quegli anni :Arafat.
Nooo, nel modo piu' assoluto, non si vergognarono, non provarono rimorsi e la dimostrazione la diede  apertamente e con una ferocia inaspettata il Presidente Pertini che nel suo discorso dell'ultimo dell'anno, col piccolo Stefano al cimitero,  ci lascio' letteralmente senza fiato esclamando "ma cosa vogliono questi ebrei?"
Ricordo che ero seduta nel salotto di amici, a Bolzano,  a quella frase ci guardammo allibiti, volevamo aver capito male e io sentii un sudore freddo e un senso di nausea alla bocca dello stomaco.
Era dunque  quella l'Italia!
L'Italia che da piu' di 10 anni era diventata la succursale del terrorismo palestinese, l'Italia che odiava Israele  come aveva odiato gli ebrei che aveva consegnato ai tedeschi, l'Italia cattocomunista antisemita come lo era stata l'Italia fascista, l'Italia che  20 anni dopo queste tragedie avrebbe applaudito cortei di  kamikaze mentre l'amato Arafat colpiva Israele con altre tragedie facendo esplodere autobus, bar, caffe', teatri nelle citta' israeliane.
Era l'Italia della vergogna.
Cossiga nell'intervista rilasciata recentemente al giornale israeliano Yediot Haharonot, parla di come furono venduti gli ebrei italiani ad Arafat perche' il terrorista non colpisse L'Italia e le sue Istituzioni. Niente di quello che oggi racconta il Presidente e' una novita', sono tutte cose che si sapevano esattamente mentre accadevano.
Tutti sapevano che Arafat era il padrone, che entrava in RAI armato e quando voleva, che l'asservimento al raiss assassino era totale.
Sapevamo che era stato nascosto nel Gabinetto di Cossiga quando lo cercava l'Interpol, sapevamo che tutti i palestinesi furono fatti scappare dopo ogni delitto, da Craxi e Andreotti.
Sapevamo tutto mentre vedevamo con orrore, Occhetto e Lama portare un assassino in trionfo ad Assisi dove veniva ricevuto con amore dai frati della Basilica.
Abbiamo assistito  quasi increduli alla rivolta dei pacifisti a Sigonella dove, insieme ai carabinieri spediti da Craxi, erano corsi ad aspettare gli americani che volevano capire perche' il governo italiano aveva fatto fuggire Abu Abbas , l'assassino del povero Leo Klinghofer e dirottatore dell'Achille Lauro.
Era la prima volta che vedevamo sventolare l'emblema del razzismo e dell'odio, la bandiera  della pace.
L'italia paracula e i suoi pacifisti, con Bettino in prima fila, contro l'America e Israele mentre i loro amici palestinesi ammazzavano ebrei americani e italiani a piacere.
Quando  tutto questo accadeva i governanti di Israele erano ospiti non graditi in Italia.
Mentre il Papa abbracciava Arafat, che era entrato armato persino  nella Santa Sede, il Vaticano ancora non riconosceva Israele come Nazione e tra i due paesi non esistevano relazioni diplomatiche fino al 1993, 55 anni dopo la dichiarazione di Indipendenza di Israele.
Un'altra grande, immensa vergogna.
Italia e mondo cattolico uniti nell'odio contro Israele  e guidati dal grande odio di tutto il mondo comunista.
No, nessuna delle dichiarazioni di Cossiga e' una sorpresa, la vera sorpresa e' che non ci siano state reazioni di sorta e che nessun giornale italiano abbia ripreso l'intervista chiedendo un'inchiesta. Esattamente come per Bologna, strage non fascista come sta scritto sulla targa , ma quasi sicuramente palestinese.
Un'inchiesta seria sugli anni bui del terrorismo arabo e' doverosa.
La faranno? No mai!
A proposito di targhe alla memoria, ne esiste una a Fiumicino dove i palestinesi commisero un'altra strage?
Qualcuno ha scritto sul bronzo o sul marmo " Qui avvenne una delle tante stragi palestinesi..."  
No? Ne ero sicura.
La conclusione dunque e' che non verra' mai fuori niente di ufficiale contro i crimini commessi da Arafat in Italia.
La realta' e' che il "Grazie" sarcastico  e disperato dei giovani ebrei contro i governanti italiani e' sempre valido, che quel "Cosa vogliono questi ebrei" quasi gridato dal Presidente con la Pipa all'Italia intera, mentre Stefanino Tache' era ancora caldo, era il pensiero di tanti altri italiani, gli stessi che avevano accompagnato, urlando "morte agli ebrei", l'altra Pipa famosa, Luciano Lama, mentre veniva gettata una bara nera davanti alla lapide  della sinagoga che riportava i nomi delle vittime delle Fosse Ardeatine.
Gli stessi italiani che durante i cortei della famosa Pantera passavano davanti al Tempio Maggiore in Trastevere urlando , a pugno chiuso e braccio teso, "Ebrei ai forni".
Gli stessi italiani che nel 2000 hanno applaudito il corteo di kamikaze che sfilava per le vie di Roma  per sostenere Arafat che stava distruggendo Israele. 
 
Deborah  Fait
 
 


8 ottobre 2012

Battuta molto vera :-)

 

2 amici in florida stanno chiaccherando uno dice al altro ,

Cosa farai stasera ?

Risposta

Niente di particolare me ne staro in casa di fronte alla TV a vedere
gli spot per Obama .

----------------------------------------------------------

Vi garantisco che c'e molto di vero , qui dalla mattina alla sera se sei
in macchina in ufficio o a casa, radio e TV non fanno altro che mandare
in onda spot per votare Obama alle elezioni.

Dove avra preso tutti sti soldi ?

Obama e il candidato presidente che ha piu raccolto e piu speso soldi
in pubblicita di tutta la storia americana, e di gran lunga.

Alon




23 agosto 2012

Alcune curiosita' sull'Islam, Vademecum sulla seconda religione in Italia

 

Il valore della donna
«Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione (nushûzahunna), lasciatele sole nei loro letti, battetele (wa-dribûhunna). Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande». Parola del Corano. Sura 4 (cioè capitolo) delle Donne, versetto 34. "E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano." (Sura 24:31).  Le vostre spose per voi sono come un campo . Venite pure al vostro campo come volete….” (Sura 2:223)... 

Le donne sono considerate inferiori, anche nel matrimonio e devono sottostare al principio della qiwamah, cioè della custodia, nel senso di “controllo totale da parte di un guardiano”, che è il marito. La qiwamah, tuttora in uso, ha quattro scopi: protezione, sorveglianza, custodia e mantenimento.

Sei precetti per la moglie. La legge della Qiwamah
1) La moglie non può ricevere estranei, uomini, regali, senza il permesso del marito, né può disporre o prestare le proprietà di lui senza il suo permesso. Non esiste quindi la comunione dei beni.
2) Il marito ha il diritto di limitare i movimenti della moglie e di impedirle di lasciare la casa. Questo diritto prevale anche sul diritto dei parenti di lei di farle visita o di essere visitati da lei. E’ raccomandato al marito di non abusare di questo suo diritto.
3) La moglie non ha il diritto di contestare il marito e questi può punirla per la sua disobbedienza.
4) La moglie non può contestare il diritto del marito al concubinato, ma può chiedergli il khul (il divorzio).
5) Col matrimonio la moglie accetta implicitamente queste regole della qiwamah. Nonostante ciò la sposa può stipulare delle clausole che le garantiscono il diritto di divorziare, o di rimanere unita a lui solo se è l’unica moglie.
6) La moglie deve sottostare al diritto del marito di rivendicare in ogni caso una paternità.

Nella legge Islamica, secondo la Shi'ah fiqh (etica Islamica), vi sono due tipi di matrimonio: uno permanente, detto da'im, ed uno temporaneo, detto munqati, perfettamente legale sin dai tempi del califfo 'Umar ibn al-Khattab. (Cf. Mutahhari, “The Rights of Women in Islam”, Tehran, WOFIS, 1981).  La differenza principale tra i due matrimoni consiste nella definizione dei doveri, molto chiara solo in quello permanente.

La maggioranza dei dannati all'inferno sono donne 
Muhammad (Maometto) disse: "Mi è stato mostrato il fuoco dell’Inferno e che la maggioranza dei suoi abitanti sono donne”. Le donne preoccupate per questo hadith (detto del Profeta) possono consultare (in arabo):

SaHeeH Bukhari: 29, 304, 1052. 1462. 3241. 5197, 5198, 6449, 6546 (numerazione FatH Al-Bari)
SaHeeH Muslim: 80. 885, 907, 2737, 2738 (numerazione Abd Al-BaQ)
Sunan Al-Tarmithi: 635, 2602. 2603, 2613 (numerazione AHmad Shakir)
Sunan Al-Nasa'i: 1493, 1575 (numerazione Abi Ghuda)
Sunan Ibn Majah: 4003 (numerazione Abd Al-BaQi)
Musnad AHmad: 2087, 2706, 3364, 3376, 3559, 4009, 4027, 4111. 4140. 5321. 6574, 7891. 8645, 14386, 27562. 27567, 19336, 19351. 19415, 19425, 19480. 19484, 20743, 21729, 26508 (numerazione IHya' Al-Turath)
Muwata' Malik: 445 (numerazione Muqata' Malik)
Sunan Al-Darimi: 1007 (numerazione Alami e Zarmali)

Purtroppo non ci sono speranze: la parola aktar in arabo vuol dire grande differenza numerica o di dimensione… Questo detto del Profeta si riferisce proprio alla “stragrande maggioranza” delle dannate. Usama conferma:

Il Profeta disse: “Stavo alla porta del Paradiso e vidi che la maggioranza delle persone che vi entravano erano i poveri, mentre i ricchi si fermavano all’ingresso (per rendere conto) Ma i dannati furono portati al Fuoco. Poi fui all’ingresso dell’Inferno e vidi che la maggioranza (Aammah) di coloro che vi entravano erano donne”.

SaHeeH Bukhari: 5196, 6547 (numerazione FatH Al-Bari)
SaHeeH Muslim: 2736 (numerazione Abd Al-BaQi)
Musnad AHmad: 21275, 21318 (numerazione IHya' Al-Turath)

Quindi, ricapitolando: gli uomini saranno allietati in paradiso dalle fanciulle “dai grandi occhi neri” che il Corano chiama huri: “… I timorati di Dio staranno in luogo sicuro fra giardini e fontane… e daremo loro in ispose fanciulle dai grandi occhi neri” (Corano 44,51-54) ma, secondo Maometto, quasi tutte le donne saranno all’inferno… Quasi. Perché l’Islam riconosce anche alcune donne sante, prime fra tutte, la Madre del Profeta Gesù, e l’egiziana Sitta Nansa. 

In compenso le belle donne che sono rimaste illibate (ammesso che esistano veramente) possono sperare di diventare delle Urì (dall'arabo al-hur - dagli occhi neri), le fanciulle che allietano glio uonimi nel paradiso islamico. Com'è noto, secondo la religione islamica ogni caduto della Jihad ha diritto a un harem ultraterreno di ben settantadue leggiadre vergini, oltre ad una comoda sistemazione ultraterrena in un giardino verdeggiante, rigato da limpidi ruscelli.

I peli pubici e le unghie vanno rimossi ogni quaranta giorni
Una volta un uomo andò dal profeta (Muhammad) e gli disse: “Non ho possibilità economica di sposarmi, quindi devo lamentarmi del mio celibato.” Il Profeta lo consigliò di controllare il suo desiderio sessuale dicendogli: “Lasciati crescere i peli del tuo corpo e digiuna spesso” (Wasa'il, vol. 14, p. 178).
 
Il Profeta si riferiva ai peli pubici. La loro rimozione è obbligatoria nell’Islam, ma questo aumenta il desiderio sessuale. La shari’ah islamica raccomanda questa pratica per gli uomini ogni quaranta giorni, per le donne ogni venti. L’Imam ‘Ali afferma: “Ogni volta che i peli di una persona aumentano, il suo desiderio sessuale diminuisce.” (Wasa'il, vol. 14, p. 178).
 
Pare che gli islamici non abbiano bisogno di afrodisiaci, essendo certi che esista un rapporto tra la pressione dei peli pubici e la circolazione sanguigna nelle zone interessate. Basta tagliarli per aumentare il desiderio sessuale. Alcuni affermano che queste sono biddah cioè innovazioni dell’Islam.

Altre raccomandazioni sui peli sono le seguenti, secondo la sunnah (tradizione) e il Corano. Gli hadith della sunnah, qui riportati, si riferiscono a quelli della tradizione di Bukhari. 

Non rimuovere i capelli grigi. Allah sconterà un peccato per ognuno di essi. Niente trecce 
Tagliare baffi e unghie, peli, ogni quaranta giorni. Le donne non devono sollevare i capelli (chignon) in pubblico. Fuori di casa i capelli di una donna vanno coperti da un hijab (foulard).  Durante la preghiera, un uomo deve avere i capelli (lunghi) legati con un nodo. Pettinare i capelli partendo da destra. Distruggere i capelli e le unghie tagliate, raccogliendole e seppellendole. Non è un peccato non farlo, ma è preferibile. Una donna non deve portare acconciature maschili. 
Non imitare le acconciature di ebrei e cristiani.

Sgozzare gli animali per renderli puri
La Dhabh è la macellazione degli animali, secondo la legge islamica. Dev’essere compiuta da persone degne, anche non musulmane, purché taglino la gola all’animale facendolo morire dissanguato. In questo modo l’animale non è più impuro (nagis). Ciò che è impuro comprende i cani, i maiali, gli escrementi, le bevande inebrianti, il sangue e appunto gli animali non macellati ritualmente dalla dhabh. Per i musulmani sciiti (Iran, Iraq e Pakistan) sono impuri anche i kafirun, i non musulmani. Occorre sempre purificarsi prima della preghiera, se si è entrati in contatto con queste cose.

Il credente nell'Islam può mangiare carne solo di animali uccisi secondo le regole della tadhkiya, la quale prescrive che l'animale deve essere sgozzato quando è ancora vivo ed il sangue coli completamente dal suo corpo. Nutrirsi di sangue è considerato un peccato mortale, inoltre il macellaio deve appartenere ad una delle tre religioni monoteiste, deve essere cioè Musulmano, o Ebreo o Cristiano.

Gli animali la cui carne è vietata sono: il maiale, considerato impuro, le bestie feroci, i rapaci, i cani, gli asini domestici, i muli, i rettili, il topo, la rana, la formica, ed i pesci senza squame. Si possono invece mangiare le carni della lucertola, della iena, della volpe, dello struzzo, del cavallo, dei pesci con squame, delle cavallette. L'alcol è strettamente proibito. Durante il mese sacro del digiuno del Ramadan, il pasto principale è quello delle quattro del mattino.

Settanta draghi per i miscredenti defunti
Secondo un hadith (detto del Profeta) “Nel sepolcro un kafir (miscredente) è in balia di settanta draghi, ed essi lo mordono e lo tormentano finché l’Ora viene. Se uno di tali draghi alitasse sulla Terra, essa non produrrebbe più alcuna vegetazione”. (al-Tirmidi, Gami, Qiyama 126)

Le cose che rendono invalido il digiuno del mese di Ramadan
Le seguenti cose rendono invalido il digiuno (muftir) del mese sacro di Ramadan:
Non essendoci un’autorità unica di insegnamento morale e dogmatico, alcune scuole di pensiero possono differire. 

Mangiare e bere (shurb) dall’alba al tramonto 
Rapporti sessuali 
Masturbazione (istimna) 
Vomito (solo se riempie la bocca) 
Doping (assumere vitamine) 
Inalare polvere o fumo 
Immergere la testa nell’acqua

Tashmeet. La benedizione per lo starnuto
Secondo l’hadith di Abu Hurayrah il Profeta [Maometto] disse: “Allah gradisce l’atto di starnutire e non gradisce lo sbadigliare, quidi se qualcuno di voi starnutisce e loda Allah dicendo “al-hamdu Lillaah”, è un dovere per ogni musulmano che lo sente dire:”Yarhamuk Allah” (“possa Allah aver misericordia di te”). Lo sbadigliare viene invece da Satana (Shaytaan), così se qualcuno di voi sente il bisogno di sbadigliare, deve sopprimerlo come meglio può, perché quando chiunque di voi sbadiglia, Satana ride di lui”. (Al Bukhaari 10/505)

Lo starnutire dà alla persona il sollievo di rilasciare i vapori che erano intrappolati nella sua testa, che se fossero rimasti là avrebbero causato dolore e malattia. Per questa ragione, l’Islam chiede di lodare Allah per questa benedizione e per il fatto che il corpo è ancora sano dopo questa scossa. Lo starnutire e il benedire Allah, il pregare per chi starnutisce, dà fastidio a Satana. La preghiera per chi starnutisce si chiama tashmeet. L’Imam Ibn Hubayrah sostiene che lo starnutire non è segno di malattia, ma di salute, a meno che non sia accompagnato da catarro.

Cf. Al-Aadaab al-Shara’iyyah di Ibn Muflih, 2/334, Zaad al-Ma’aad di Ibn al-Qayyim, 2/438, Ghadhaa’ al-Albaab di al-Safaareeni, 1/441 e Saheeh al-Bukhaari

I topi sono fuwaysiqah (strumenti di Satana)
Tempi duri per topi e ratti nei paesi islamici. Vengono considerati strumenti di Satana. Fuwaysiqah è ciò che provoca il male fasaqa. Insieme con altri quattro animali, corvi, aquile, scorpioni e cani folli, i topi e i ratti possono essere uccisi in ogni momento senza pietà. I fa’rah (topi) sono colpevoli di aver danneggiato la casa del Profeta [Maometto] e sono un mezzo di diffusione di malattie e corruzione dei cibi.

Un hadith (detto del Profeta) narra di come un topo trascinò lo stoppino della lampada di fronte al Messaggero di Allah [Maometto], sul tappeto sul quale egli sedeva, provocando un buco della dimensione di un dinaro. Egli disse: “Quando vi coricate, spegnete le vostre lampade, perché Shaytaan [Satana] dirà a creature come queste di fare qualcosa di simile per bruciarvi”. (Abu Dawood 5427).

Talab alsahada. Il martire che uccide
E’ una delle massime aspirazioni per ogni uomo musulmano. Non solo fondamentalista. Si chiama talab alsahada, l’aspirazione a diventare un sahada (un martire). E questo, a differenza del martirio cristiano (che significa perdere la propria vita a causa della fedeltà a Cristo), vuol dire quasi sempre far morire anche altre persone in nome dell’Islam. Il conflitto israelo-palestinese ne ha conosciuti molti negli ultimi anni. Campi specializzati addestrano giovani celibi, pronti a morire in mezzo ai discendenti di Davide, imbottiti di esplosivo, per la causa dell’Islam. Un martire è già puro. Morendo per l’Islam uccidendo altre persone, ha il Paradiso garantito. E non un Paradiso qualsiasi. Uno molto sensuale: “Invece i timorati di Dio staranno in luogo sicuro – fra giardini e fontane – rivestiti di seta e di broccato, faccia a faccia. Così sarà. E daremo loro in ispose fanciulle dai grandi occhi neri, - e là chiederanno ogni sorta di frutti e ne godranno sicuri”. (Sura del fumo “ad-Dukhan” XLIV,51-54)
 
Il seguente passo del Corano si presta facilmente al fanatismo dei gruppi terroristici islamici, come pretesto per la piccola jihad, la guerra santa contro i kafirun, gli infedeli: “Combattete coloro che non credono in Dio e nel Giorno Estremo, e che non ritengono illecito quel che Dio e il Suo Messaggero [Maometto] hanno dichiarato illecito, e coloro, fra quelli cui fu data la Scrittura, che non s’attengono alla Religione della Verità. Combatteteli finché non paghino il tributo uno per uno, umiliati.” (Sura della Coversione “at-Taubah” IX, 29).
 
In arabo suona così: “QAATILO 'ALLADHENA LAA YU'MINON BI- 'ALLAAH WA- LAA BI- AL- YAWM AL- 'AAKHIR WA- LAA YUH.ARRIMON MAA H.ARRAMA 'ALLAAH WA- RASOL -HU WA- LAA YADENON DEN AL- H.AQQ MIN 'ALLADHENA 'OTO AL- KITAAB H.ATTAA YUcT.O AL- JIZYAH cAN YAD WA- HUM S.AAGHIRON”.

Il fondamentalismo non legge questo passo nella chiave spirituale della grande jihad, la lotta personale non violenta contro una certa tendenza antireligiosa del mondo, in attesa di un giudizio finale. Il fatto è che un’interpretazione coranica è perfettamente valida sia in chiave moderata, sia in chiave fondamentalista, a seconda che a leggerla sia un imam moderato o uno fondamentalista. (L’imam è l’uomo che guida la preghiera comunitaria in una moschea, che nell’Islam non è mai solo un semplice luogo di culto, ma anche di aggregazione sociale e di organizzazione politica. In essa, ad esempio vengono decise le fatwa, le sentenze della legge islamica). Non esiste una visione unitaria per tutto l’Islam. L’integralismo non bada alla legge islamica (shari’a) che vieta di uccidere donne, bambini e altri musulmani, coinvolti invece in diversi attentati terroristici. L’importante è colpire obiettivi simbolici di un mondo non basato sulla stessa shari’a, un mondo cioè ritenuto satanico. Elemento, questo, tipico di ogni fondamentalismo. La mania di purezza contro un mondo corrotto. Il considerarsi i veri credenti anche all’interno della propria tradizione religiosa (islamica, cristiana, ebraica, ecc.).
 
Ai sahada viene garantita una beatitudine eterna che viene invece negata dalla morale di altre Religioni (Mormoni, Ortodossi, Cattolici, ecc.) per peccati molto meno gravi dell’omicidio.
Il martire dev’essere sepolto non lavato, con gli stessi vestiti che indossava al momento del supremo sacrificio. Nella tomba un sahada sarà dispensato dall’interrogatorio che i due angeli Munkar e Nakir riservano a tutti i defunti. E’ ovvio che col suo gesto abbia già scelto di servire Allah. Non bisogna piangere al loro funerale (né per altri comuni defunti) perché questo disturba la loro anima. Vanno quindi seppelliti in fretta. Sino al giorno del Giudizio (yawm al-Din) l’anima può prendere la forma di uccello e stare appesa ad un albero in cielo oppure prendere un corpo per ricevere il suo destino provvisorio. Il sacrificio personale per motivi religiosi è sempre stata una forza dirompente, nel bene e nel male e la storia dovrà sempre tenerne conto.
L’11 settembre 2001 diciannove terroristi addestratisi nelle basi di Al-Qaeda (“La Base”) sostenuti dal regime integralista talebano afghano e finanziati dal miliardario saudita Osama bin Laden, compirono il più grave atto terroristico della storia moderna contro la civiltà occidentale, con quattro attentati simultanei e suicidi negli USA, distruggendo le torri gemelle del World Trade Center a New York e parte del Pentagono a Washington, uccidendo nel solo crollo delle torri gemelle, 2801 persone (di cui solo 1092 furono identificate), sconvolgendo l’intero Occidente con gravi ripercussioni sulla sicurezza e l’economia mondiale.

Giorgio Nadali


5 luglio 2012

Mota Gur (Mordechai Gur)

 



E' da poco passato il 13 anniversario della morte di Mordechai Gur ,
meglio conosciuto come Mota Gur , nato il 6 maggio 1930 e deceduto il
13 luglio 1995 .

Mota Gur nasce a Gerusalemme citta che e stata anche protagonista del
momento culmine , della sua grande carriera militare nel IDF ( Israel
defence forces )

Da giovanissimo Mota Gur si arruola nel'hagana l'esercito ombra del
futuro stato di Israele , e nel 1948 ha un ruolo attivo nella guerra
di indipendenza di Israele .

Gur faceva parte dei paracadutisti Israeliani , le truppe di Elite
quelli che indossano il berretto rosso, nel 1950 era gia comandante
di un battaglione che rispondeva direttamente agli ordini di Ariel
Sharon, fu anche ferito durante un operazione di antiterrorismo a
Khan Yunis e ricevette una medaglia al onore dall'allora capo di
stato maggiore Moshe Dayan .

Per migliorare ulteriormente le sue attitudini al comando e il sapere
militare Gur frequento nel 1957 la prestigiosa scuola militare di
Parigi.

Al suo ritorno fu nominato comandante della brigata Golani ( il
meglio del meglio del esercito Israeliano ) insegno ai suoi soldati
il valore morale e lo spirito di corpo, e anche l'onore di indossare
la divisa del esercito Israeliano, valori che ancora oggi vengono
tramandati .

Dopo questo incarico che termino nel 1963 Gur divenne il reponsabile
della scuola per i futuri comandanti del IDF .

Nel 1966 Gur fu messo al comando della 55 Brigata dei paracadutisti
della riserva del esercito Israeliano.

Dopo la guerra dei sei giorni fu nominato Brigadiere generale e fu
messo al comando della striscia di gaza , nel 1969 fu alzato ad
maggiore generale e fu messo al comando del confine nord di Israele
dal quale i palestinesi iniziavano ad infiltrarsi per fare attentati
teroristici in Israele, Gur organizzo i controattacchi israeliani che
avevano come obbiettivo pricipale la Siria che appoggiava e aiutava
le infiltrazioni dei Palestinesi, conquisto le fattorie di Sheba
ancora oggi in mano Israeliana , e organizzo in maniera efficace
l'esercito e le postazioni al nord per prevenire i tentativi del OLP
di entrare in territorio Israeliano .

Nel 1972 fu traferito a Washington come Attache militare presso
l'ambasciata Israeliana in USA.

Dopo la guerra del Kippur e le dimissioni di David Elazar come capo
di Stato Maggiore , fu richiamato in Israele e raggiunse il momento
piu alto della sua carriera come Capo di Stato Maggiore del IDF ,
durante questo incarico Mota Gur riposiziono l'esercito Israeliano
nel posto che gli compete , cioe ai massimi livelli mondiali per
coraggio , intraprendenza e amore della vita .

Mota Gur fu il principale ideatore ed artefice del operazione di
salvataggio dei passeggeri del air france ostaggi ad Entebbe in
Uganda .

Il primo ministro Rabin lo premeva per avere un operazione militare
quasi impossibile, Peres ministro della difesa ma non molto familiare
con le cose militari , voleva fortemente un operazione per salvare
gli ostaggi , ma tutti aspettavano che il capo di stato maggiore la
organizzasse , Mota in silenzio come era nel suo stile na parlo ai
suoi piu fidati collaboratori da Dan Shomron a Yoni Nethanyahu
insieme studiarono ed organizzarono il piano, poi lo presentarono a
Peres che immediatamente lo presento a Rabin e al governo Israeliano.

Il resto e ormai leggenda, un operazione quasi impossibile, volare
con 200 dei migliori soldati di Israele a 4000 km da dal proprio
paese in mezzo al Africa , fatta ed portata a termine per salvare 103
Ebrei solo per il fatto che erano Ebrei.




Ma anche se il successo del operazione di Entebbe ebbe un successo
incredibile , e diede ad Israele la primissima posizione al mondo
come paese che lotta contro il terrorismo , Mota Gur passera alla
storia di Israele per un altro fatto.

Il 7 giugno 1967 , Mota Gur guida i suoi paracadutisti nella citta
vecchia di Gerusalemme , la Legione Araba di Re Hussein si sta
dissolvendo e gli Israeliani avanzano veloci solo qualche cecchino
cerca di fermarne l'avanzata.

Mota Gur via radio annuncia al governo e ai soldati " siamo molto
vicini riesco a vedere la Citta vecchia, stiamo per entrare , saremo
i primi ad entrare nella parte vecchia della citta , quello che per
generazioni il popolo Ebraico ha sognato sta per avvenire " .

Per 2000 anni gli Ebrei erano stati lontani da Gerusalemme, per causa
della diaspora , e quando la parte vecchia della citta era sotto
controllo arabo, agli Ebrei era semplicemente negato anche il solo
avvicinarsi al muro del pianto , e alla citta vechia di Gerusalemme .

Passano pochissimi minuti e Mota Gur annuncia ancora via radio la
notizia che tutti gli Ebrei aspettavano da 2000 anni, Mota passera
alla storia di Israele per avere detto " har abait be iadenu , ani
choser ar abait be iadenu " ( il monte del tempio e in mano nostra ,
ripeto, il monte del tempio e in mano nostra )

La notizia rimbalza immediatamente da Gerusalemme in tutto il mondo,
dagli Stati Uniti al Europa fino in Australia tutte le comunita
Ebraiche si riuniscono in preghiera , quello che per 2000 anni e
stato un semplice augurio o forse ancora di piu un sogno, e diventato
realta, per 20 secoli dopo essere stati cacciati dalla loro terra
dalle legioni di Roma gli Ebrei si salutavano dicendo " le shana abaa
be Yerushalaim " ( l'anno prossimo a Gerusalemme )

Il 7 giugno 1967 grazie a Mota Gur e ai suoi meravigliosi soldati, un
semplice augurio e diventato realta, poco dopo il capo rabbino del
esercito Israeliano Rav Shlomo Goren suona lo Shofar davanti al Muro
del Pianto , e riconsegna al popolo Ebraico la loro capitale .

Lasciato l'esercito nel 1978 Mota Gur entra nelle file del partito
maarach e si da alla politica e ricopre vari ministeri.

Nel 1995 purtroppo e un malato terminale di cancro, che lo fa
soffrire in maniera atroce , Mota decide di dare fine alla sua
sofferenza e si spara un colpo con la sua pistola personale .

Era il 16 Luglio 1995.

Alon

PS se avete pazienza e la voglia di ascoltare la voce di Mota Gur
mentre conquista la parte vecchia di gerusalemme cliccate il link
qui sotto .

http://www.youtube.com/watch?v=7l1ol69rRxo&feature=related


30 luglio 2009

A gennaio furono 200.000 le telefonate fatte ai civili di Gaza per scongiurare perdite innocenti

La Difesa israeliana ha deciso che, nelle prossime occasioni che dovessero presentarsi, cercherà di includere dettagli ancora più precisi negli avvertimenti che usa inviare alla popolazione civile palestinese prima di effettuare incursioni armate, soprattutto aeree, contro obiettivi terroristici. La misura è tesa a migliorare le possibilità degli abitanti innocenti della zona presa di mira di mettersi al sicuro per tempo.
YnetNews ha appreso che, durante recenti riunioni dedicate alla controffensiva anti-Hamas nella striscia di Gaza del gennaio scorso, varie fonti militari, compresi alcuni rappresentanti dell’ufficio Diritto internazionale del dipartimento legale delle Forze di Difesa, hanno convenuto che, in futuro, si dovranno fornire informazioni ancora più specifiche, come ad esempio orari esatti e indicazioni dettagliate sulle vie di fuga, nonostante le conseguenze che ciò potrà comportare in termini di perdita dell’effetto sorpresa sul nemico e, di conseguenza, di minor efficacia dell’azione ed anche maggiori rischi per i soldati israeliani impegnati nelle operazioni. Secondo queste direttive, inoltre, d’ora in avanti gli avvertimenti fatti pervenire per telefono o con volantini dovranno essere ancora più espliciti nel chiarire ai civili che la loro vita è in pericolo dando loro una possibilità di fuga. Tali raccomandazioni – è stato detto nelle riunioni militari – non intendono disconoscere i grossi sforzi fatti finora dalle forze israeliane per evitare perdite civili fra i palestinesi, ma solo migliorarli ulteriormente.
Nel corso della controffensiva anti-Hamas del gennaio scorso le Forze di Difesa israeliane fecero non meno di 200.000 telefonate di avvertimento a case palestinesi e lanciarono parecchie migliaia di volantini allo scopo di preavvertire i civili di imminenti attacchi contro obiettivi Hamas nelle zone di residenza: misure nate dalla necessità di bersagliare centri di comando e postazioni di Hamas piazzati nel cuore di zone densamente abitate da civili che le Forze di Difesa israeliane non avevano né interesse né la volontà di coinvolgere negli scontri.
Per quanto problematica dal punto di vista tattico, la pratica del preavvertimenti ai civili viene considerata dalla Difesa israeliana anche un modo per vanificare la pratica di Hamas di proteggersi rintanandosi fra la propria stessa gente. È con l’obiettivo di mantenere e migliorare ulteriormente questa politica che è stata approvata dalle alte sfere dell’esercito la decisione di fornire ai civili “nemici” avvertimenti sempre più circostanziati.

(Da: YnetNews, 29.07.09)

Nella foto in alto: Un volantino lanciato dalle Forze di Difesa israeliane durante la guerra contro Hamas a Gaza: “...A causa delle attività dei terroristi compiute da questa zona contro Israele, le Forze di Difesa israeliane sono costrette a reagire operando in questa zona. Vi sollecitiamo, per la vostra sicurezza, a sgomberare quest’area al più presto”.
 


11 giugno 2009

Islam, da Nonciclopedia

 ,Nonciclopedia  l'enciclopedia idiota.

“Porco Allah!”

- Un fondamentalista islamico dopo essere stato preso degli americani

“Sei solo porco e infedele, porco e infedele!”

“Trallallero-trallallah!”

Islam è il nome che indica la religione monoteista più in voga nelle regioni medio-orientali, specialmente Arabia Saudita e Belgio, è un tentativo malfatto di copiare il Berlusconesimo (infatti la frase "Votate per me e ucciderò i comunisti" è stata trasformata in "Credete in me e ucciderò gli infedeli", nonostante il senso sia lo stesso)

Satira

I musulmani, come riporta persino il sacro testo del Corano, sono personcine a modo, simpatiche fino al midollo a cui piace prendere in giro, ma soprattutto prendersi in giro. Amano la satira e il libero pensiero; confrontarsi con altre ideologie per loro è il pane della vita e non si arrabbiano mai. Fanno solo una o due manifestazioni al giorno per ribadire che gli occidentali sono porci infedeli e che ci sgozzeranno tutti prima o poi, ma per il resto non se la prendono mai a male.

 

L'Islam e le tasse

Di recente Osama Bin Laden, controverso addetto alle pubbliche relazioni dell'islam, ha invitato i cittadini occidentali a convertirsi a questa nuova religione arrembante, dichiarando che l'aliquota delle tasse è fissata al 2,5%. Tuttavia non è stato specificato se un'adultera lapidata può essere scaricata dall'iva o se invece deve essere fatturata; si suppone che il dubbio sarà chiarito con la prossima finanziaria.

 


http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Islam

 

 

 

Roma Vs. La Mecca

Da qualche tempo a questa parte sembra non correre buon sangue tra Cattolici e Mussulmani, da circa 900 anni. Negli ultimi 5 secoli poi i cattolici hanno rivolto le loro attenzioni ad altri popoli del pianeta e ci eravamo tutti un po' dimenticati dei vecchi nemici. Ci hanno pensato loro negli ultimi anni a ricordarci alcuni conti in sospeso, come una vecchia cambiale e molto peggio di Charles Bronson nel film "C'era una volta il West". Infatti sembrerebbe diffusa - qui il condizionale è d'obbligo - l'intenzione di metterci in bocca una armonica e di farci saltare. Servono molte armoniche ma questo non sembrerebbe un problema.

Caratteristiche

L'Islam prevede come il cristianesimo (da cui secondo alcuni filosofi copia spudoratamente) un solo dio, ovvero Allah. Ma contrariamente al dio cristiano, Allah dopo la vasectomia celeste non è stato in grado di procreare sulla Terra e così si è accontentato di spedire sui lidi terrestri il figlio del suo vicino di casa, Maometto.

Un noto musulmano
Un noto musulmano
 

Naturalmente, Maometto viene immediatamente preso a calci in culo per le sue idee particolari sulla vita, l'universo e tutto quanto, e così viene costretto ad espatriare. Nasce così il termine Egira. Come tutti i profeti Maometto inizia ad indottrinare prima i più poveri e rincoglioniti cammellieri a sua disposizione poi, quando la gente che lo segue cresce, passa al piano successivo. Nasce così l'Islam moderno, una religione simpaticissima in cui, è vero, ci sono mezzo miliardo di interpretazioni possibili e se sgarri sei morto, ma per il resto è proprio bello essere musulmano. Certo, non se sei donna. Lì son cazzi. Ma chi se ne frega delle femmine, giusto?



Le caratteristiche salienti della religione islamica sono:

  •  
  • pellegrinaggio a la Mecca almeno una volta prima di farsi saltare in aria in un attentato kamikaze.
  • mai scherzare su religione, Allah, Maometto, e tutto il resto dello scibile umano.
  • mai farsi scherzare.
  • buttare giù le torri gemelle o in assenza qualcosa di simbolico e occidentale.
  • nascondere le donne
  • torturare le donne
  • ripudiare le donne
  • affamare le donne
  • violentare le donne
  • rapire le donne (specie se bionde)
  • sequestrare giornalisti
  • vendere hashis e marijuana.
  • seppellire la figlia in giardino se è fidanzata con un non-musulmano
  • riunirsi in piazza e giocare agli indiani
  • lapidare le donne
  • affermare che gli occidentali sono sempre e comunque porci infedeli
  • bruciare bandiere americane
  • cucinare il kebab
  • uccidere almeno tre infedeli al giorno leva Bin Laden di torno.
  • i martiri si beccano 72 vergini in paradiso alla loro morte. Le martiri invece un calcio in culo, se va bene.
  • non lavarsi e non tagliarsi le proprie escrescenze pilifere.
  • pulire i vetri ai semafori.
  • affermare che tutto ciò non è vero.

E' inoltre risaputa la bravura del popolo islamico nella specialità olimpionica del "lancio del crocifisso dalla finestra dell'ospedale"


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. islam da nonciclopedia

permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 11/6/2009 alle 14:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


16 aprile 2009

ISLAM, BAMBINI DENUTRITI PER PURIFICAZIONE

 

  Sembrano usciti da I miserabili di Victor Hugo. Invece, gli otto bambini francesi ai quali i genitori negavano cibo e cure sono stati tenuti anni in queste condizioni per "purificarsi": così ha tentato di spiegarsi, davanti alla polizia, il padre musulmano osservante.
L'uomo, 49 anni, origini marocchine, è ora in carcere con la moglie, 50 anni, slava, convertita all'islam. Dormivano in terra, in casa non c'erano letti né mobili, camminavano scalzi, affamati, vivevano rinchiusi in casa senza contatti con il mondo esterno, e venivano picchiati duramente con bastoni se trasgredivano le regole.
Le regole le avevano imposte i genitori, da sabato in carcere a Perpignano, nel sud della Francia, con l'accusa di violenze ripetute e per aver negato cibo e cure fino a compromettere la salute dei figli minori. Alla polizia hanno detto di praticare "scrupolosamente i dettami della loro religione" che riterrebbe "necessario un regime alimentare rigido".
"Il dimagrimento - ha detto la coppia - è segno del successo dell'educazione dei figli che hanno bisogno di purificarsi". "Il padre si crede un illuminato e il trattamento che ha imposto alla sua famiglia va ben oltre la pratica rigorosa della religione musulmana, assomiglia di più al funzionamento di una setta", ha spiegato il procuratore di Perpignano, Jean-Pierre Dreno.
Degli otto bambini - di età compresa tra i 7 e i 17 anni - i più magri, due ragazzine di 13 e 15 anni che pesavano 22 chili e un ragazzo di 13 anni alto 1,65 metri per 32 chili sono stati portati in ospedale. Gli altri sono stati affidati a un centro d'accoglienza. Tutti saranno sottoposti ad una perizia medico-psichiatrica. Sono stati i vicini di casa della famiglia a Banyuls-sur-Mer, un comune sul mare al confine con la Spagna e a pochi chilometri da Perpignano, a segnalare il caso: avevano visto il tredicenne, "un adolescente magrissimo", frugare nelle immondizie "tremolante, a i piedi scalzi, con tracce di sangue sul viso e segni di violenza sul corpo".
Il giovane, interpellato dalla polizia, ha detto di essere stato punito perché aveva rubato dalla cucina "un pugno di zucchero in polvere" precisando che la madre lo aveva quindi picchiato con un bastone e lo aveva ferito con il barattolo di vetro dello zucchero. I gendarmi si sono recati subito a casa del bambino dove hanno trovato i suoi fratelli nelle stesse penose condizioni. Il padre, venditore ambulante, ha giustificato l'assenza di provviste alimentari e di cibo nel frigo e sulle mensole della cucina dicendo di aver scoperto ultimamente le virtù degli alimenti biologici e che il digiuno aiuterebbe la purificazione della famiglia e dei suoi bambini. Punizioni corporali erano inflitte ai bambini regolarmente "quando le regole dettate dal capo famiglia non venivano rispettate". Le ragazze più grandi non frequentavano più la scuola a causa del divieto di portare il velo. La madre le aveva iscritte a un corso di insegnamento a distanza. In Francia ci si chiede come il caso sia potuto passare inosservato ai servizi sociali e scolastici.


22 febbraio 2009

Pilllole di Israele

 

Proseguono le trattative del primo ministro israeliano incaricato Netanyahu (a sin, col presidente Peres) per la formazione del governo



Gli americani hanno preso parte lunedì a Ginevra ai preparativi per la conferenza Onu contro il razzismo (Durban Due), ma se non riescono a far modificare il progetto di risoluzione, che è faziosamente anti-israeliano, dovranno boicottare l’evento: una decisione già presa da Israele e Canada.

 Il primo ministro libanese Fouad Siniora ha ribadito sabato che il Libano è impegnato ad attuare la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (che ha posto fine alla guerra tra Israele ed Hezbollah nel 2006) e ha detto che l'attacco di razzi Katyusha contro Israele lanciato sabato dal territorio libanese costituisce “una minaccia per la stabilità nella regione”.

 Nessuna organizzazione ha rivendicato il lancio di due razzi Katyusha di sabato mattina dal Libano sul villaggio israeliano di Ma’alot (tre israeliani feriti). Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito sparando sei colpi d’artiglieria in direzione di el-Qlaile, a sud della città costiera di Tiro. Hezbollah si è affrettato a smentire qualunque coinvolgimento nell’attacco.

 Una decina di razzi Qassam sono stati lanciati nella giornata di sabato dalla striscia di Gaza sul sud di Israele.


6 febbraio 2009

La sconfitta del centro

 

di Ari Shavit

Un’affermazione della destra nelle elezioni israeliane del prossimo 10 febbraio sembra ormai certa. Salvo imprevedibili sorprese, Benjamin Netanyahu sarà probabilmente il prossimo primo ministro d’Israele. Dopo tre anni di governo di centro-sinistra, salirà al potere un governo di centro-destra, con Likud-Shas-Yisrael Beiteinu come coalizione un po’ meno probabile, Likud-Labor-Kadima come coalizione un po’ più probabile.
In ogni caso, il programma di spartire il paese (su cui Kadima vinse le scorse elezioni) cederà il posto a un programma centrato sulla sicurezza nazionale. Gli israeliani che votarono a sinistra nel 1999 e al centro nel 2006 voteranno ora per un governo con il cuore a destra.
Il successo della destra non era inevitabile. Non è il risultato di un innamoramento dell’elettorato per gli insediamenti sulle colline di Giudea e Samaria (Cisgiordania). Lo zoccolo della maggioranza degli israeliani resta quello che era: realistico e pragmatico. Una maggioranza da tempo consapevole che il sogno di preservare “l’integrità della Terra d’Israele” è svanito, ma che vede come un incubo la nascita di uno Stato di Hamas letteralmente alla periferia di Tel Aviv. È vero che la controffensiva anti-Hamas nella striscia di Gaza ha evocato anche atteggiamenti sciovinisti: foschi sentimenti sono scaturiti qua e là dalle coscienze. Ma si tratta di emozioni che fanno la loro comparsa in tutte le nazioni in tempo di guerra, e che non hanno modificato l’atteggiamento di fondo dell’elettore israeliano: un atteggiamento che era, e rimane, fortemente centrista e “falco-moderato”, quello di chi ritiene che Israele debba sì lasciare i territori, ma dei palestinesi non si fida.
Dunque l’attesa vittoria del Likud non nasce da un’improvvisa trasformazione dell’elettore medio israeliano in un Benny Begin. L’elettore medio non è né rispettabile, né liberale né nazionalista quanto Benny Begin. L’elettore medio non alberga i principi e i valori del vecchio partito Herut, che sta per tornare la potere. Il vero motivo per cui molti israeliani voteranno a destra nel 2009 è la loro profonda delusione per il centro: la leadership, il partito, il cinismo del centro. Delusione per il fatto che il centro non ha trasformato il suo approccio “falco-moderato” in una visione complessiva da cui far derivare una chiara politica.
Quando Ariel Sharon fondò Kadima, l’intento era chiaro: offrire a Israele una terza via. Sostituire le visioni messianiche e utopistiche della destra e della sinistra con una prospettiva realistica. Sharon non era forse uomo di principi, ma era guidato da due semplici concetti: no al mantenimento dello status quo (perché pericoloso), no a un accordo sullo status finale (semplicemente perché impossibile da raggiungere). L’alternativa concreta di Sharon ad entrambe queste opzioni era un processo a lungo termine che garantisse a Israele il massimo della sicurezza con il minino di occupazione. In altri termini: un confine. Né la fine del conflitto né una sua intensificazione, ma un confine che permettesse a israeliani e palestinesi di gestire la conflittualità in modo accettabile; un confine che permettesse allo stato ebraico di continuare a svilupparsi anche in mancanza di una pace vera e completa.
Kadima ha tradito entrambi questi concetti di Sharon. Nei suoi tre anni di governo non ha fatto nulla per cambiare il pericolo status quo in Cisgiordania. Negli ultimi due anni ha condotto illusori negoziati su un accordo di status finale, che naturalmente sono falliti. Invece di mantenersi realistico e avviare un processo di lungo periodo, Kadima ha fatto vane promesse di una “pace adesso”. La sua condotta del processo di pace non è stata nello spirito di Sharon, ma nello spirito di Yossi Beilin. La sua condotta militare in quello di Vladimir Putin.
Il risultato di questo cocktail esplosivo nel campo della costruzione della pace è stato un fallimento a più dimensioni. Ma il risultato politico non è meno grave. Vedere Kadima trasformato in “Meretz fuso” logora la sinistra anziché far crescere il centro. Nel 2009 Kadima non rappresenta una vera alternativa alla destra, ma niente più che l’ennesimo partito espressione dei quartieri alti di Tel Aviv in competizione con Ehud Barak (laburista) e Haim Oron (Meretz) per il voto degli elettori orfani di Tommy Lapid (il liberale laico del Shinui).
È troppo tardi per pensare di modificare il risultato del 10 febbraio. Ma è importante capire che esso rappresenterà più la sconfitta del centro che una vittoria della destra. Il centro perderà non perché è il centro, ma perché ha smesso di essere il centro. Il centro perderà perché non ha mantenute la promessa di una terza via.

(Da: Ha’aretz, 29.01.09)

Nella foto in alto: Ari Shavit, autore di questo articolo


1 febbraio 2009

Raccontare la storia della famiglia di Tzipi Livni equivale a raccontare la storia dello Stato di Israele

 

Il prestigioso settimanale Time la considera fra le persone più influenti al mondo, la rivista Forbes l’ha inserita nella classifica delle cento donne più potenti che esistano. E’ la seconda donna nella storia, dopo Golda Meir, a ricoprire la carica di ministro degli Esteri di Israele. Ora con ogni probabilità quarant’anni dopo Golda ci sarà un’altra donna a guidare il governo israeliano. Il suo nome è Tzipora Malka, ma tutti sono abituati a chiamarla Tzipi. E Tzipi Livni può essere ormai considerata tra le donne più conosciute al mondo.
Le sue capacità diplomatiche hanno impressionato Washington.
Il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice, che ovviamente l’ha spesso frequentata, parla di lei come un’amica, e in un articolo del Time racconta del profondo affetto e dell’altissima stima che nutre per lei, non solo per le sue capacità politiche ma ancor di più per il suo lato umano. Sentirla parlare con così tanto orgoglio della famiglia e dei figli l’ha emozionata.
La Rice definisce la loro amicizia intramontabile, non cesserà nemmeno quando entrambe abbandoneranno il palcoscenico del mondo.
Tutti sanno che è una donna tenace, coraggiosa, forte, e decisa.
Raccontare la storia della famiglia Livni equivale a raccontare la storia dello Stato di Israele. I suoi genitori servivano l’Irgun, il gruppo militante sionista che operò nel corso del Mandato britannico sulla Palestina (1931-1948) per la costruzione dello Stato ebraico. E’ evidente come l’amore per la patria, per il progetto biblico di una Grande Israele, valori fortemente sentiti dalla Livni, nascano da qui, dai suoi genitori.
Eli Livni, fratello di Tzipi, intervistato dal New York Times ha affermato: “nella famiglia Livni tuo padre e tua madre non ti abbracciano mai. Quello che ti trasmettono è un’educazione rigida, costituita da alti valori morali, fra i quali l’attaccamento alla patria”.
La dote del coraggio sembra averla ereditata dalla madre, Sara Rosenberg, che giovanissima, arrestata dagli inglesi, per farsi liberare, si iniettò in vena del latte di mucca e si procurò un febbrone.
Gli ideali politici sembrano invece essergli stati trasmessi dal padre, Eitan Livni, sulla sua tomba un’incisione, richiesta espressamente prima della morte ai familiari, la mappa della Grande Israele con un fucile che la taglia trasversalmente e una frase “Solo così”.
Ma qualcosa non torna.. Tzipi Livni attuale leader del partito di Kadima non è lo stesso politico che si batte per “due popoli, due stati”? Come riesce a far coincidere i valori e i principi tramandati da suo padre e allo stesso tempo tenere un linea politica distante dalla realizzazione della Grande Israele? In molti le hanno fatto questa domanda, lei spiega che il padre le ha trasmesso un combinazione di valori, per lui, oltre all’Irgun contava il rispetto per la vita degli altri. Dice di essere dovuta scendere a compromessi, e una linea coerente l’ha trovata, è disposta a rinunciare al territorio ma non al rispetto per le vite umane. Difende e difenderà sempre lo stato di Israele da coloro che ne minacciano la distruzione, un insegnamento molto importante, al primo posto nella scala dei suoi valori.
Il suo carattere forte e la sua inclinazione al mestiere politico erano evidenti fin dall’infanzia. Il New York Times ha raccontato un aneddoto sulla Livni dei tempi della scuola: “ Tzipi Livni già a 12 anni era in grado di far sentire le proprie ragioni, era a scuola, e un’insegnate faceva una lezione sulla storia di Israele, citò i due partiti simbolo della nazione Haganah e Palmach, con un coraggio tutto speciale, unica tra la classe, la Livni si alzò e si ribellò, manifestando il suo dissenso per ciò che ascoltava, ha chiesto all’insegnante il perché dell’omissione nel suo discorso dell’importanza anche dell’Irgun e della banda Stern”.
Alla stessa età la decisione di diventare vegetariana, lo è ancora oggi.
Ha fatto il militare, ricoprendo la carica di ufficiale, e ha ottenuto grandi riconoscimenti per il suo servizio. Sarà per questo che a 22 anni è entrata nel Mossad, i servizi segreti israeliani. Fu mandata a Parigi a tenere in “caldo” un appartamento che il servizio avrebbe potuto utilizzare per le sue operazioni, svolse tale compito ma ufficialmente studiava alla Sorbonne.
Tornata a Tel Aviv, si è laureata in legge all’Università Bar Ilan, e ha lavorato per dieci anni come avvocato.
Si è sposata nel 1983 con Naftali Spitzer, proprietario di un’agenzia pubblicitaria, con il quale ha avuto due bambini.
Il suo esordio in politica nel 1996, quando candidata fra le liste del Likud, partecipò alle elezioni ma purtroppo non ottenne i voti necessari per entrare alla Knesset.
Nel 1999 finalmente mette piede nel parlamento israeliano, eletta fra i membri del partito Likud di Ariel Sharon. Più volte ministro, prima della cooperazione regionale, poi dell’agricoltura, per lo sviluppo rurale, per l’immigrazione, per la sicurezza, quindi degli Esteri.
Oggi guida il partito di maggioranza relativa, Kadima e punta dritta all’incarico di Primo ministro.
Nel 2004 ha vinto il premio Abirat Ha-Shilton per l’alta qualità del lavoro prestato.
Nel marzo 2006 viene nominata viceprimo ministro.
Con Olmert in disparte dopo le sue dimissioni, alle primarie di Kadima, del settembre 2008, vince su tutti.
E con fermezza dichiara: “Voglio essere Primo ministro e lavorerò per questo obiettivo: dobbiamo cambiare le cose, perché la gente non ha più fiducia nei politici e bisogna ripristinare questa fiducia” - parole, chiare, ferme e decise, e ancora: “Sono pronta per essere messa alla prova non solo per quanto ho detto, ma anche per quanto ho fatto: ho tutte le carte per diventare primo ministro”.
In attesa delle elezioni politiche di febbraio, comunque vada, per molte donne di Israele è un grande esempio. Che diventi o meno Primo ministro, Tzipi ha già vinto: è riuscita a tenere assieme i ruoli di madre, di donna in carriera e di leader politico in una stagione difficile e drammatica per tutto il Medio Oriente.

Valerio Mieli
moked ucei


27 gennaio 2009

Un Fuori onda...

 ma non di Emilio Fede


I fuori onda su Emilio Fede non si contano.
Ma perchè un semplice e breve video, il fuori onda di una reporter della tv Al-Arabiya che conferma che Hamas ha sparato razzi da sotto un edificio usato dai giornalisti come sede della stampa, sicuramente non lo avrete visto troppo in giro?

http://it.youtube.com/watch?v=JY50cktUKbA


PS:
Da notare l'aria divertita della giornalista.
Inizialmente. Poi, quando ci riflette un attimo, lo è un po' meno...
da Paperissima...

imitidicthulhu


26 gennaio 2009

Pilllole di Israele

 

A Gaza è tornata la polizia di Hamas: Fatah denuncia esecuzioni sommarie; ucciso anche Haidar Ghanem, attivista palestinese per i diritti umani



Barack Obama ha conferito a George Mitchell la missione di salvaguardare il cessate-il-fuoco tra Israele e Hamas a Gaza. Il nuovo inviato per il Medio Oriente è conosciuto per la sua attività di meditazione in Irlanda del Nord che ha portato all'Accordo del Venerdì Santo nel 1998.


Israele favorevole alla ripresa dei negoziati. Il ministro degli esteri Tzipi Livni, parlando al telefono giovedì con il nuovo segretario di stato Usa Hillary Clinton, ha raccomandato la “ripresa al più presto” dei colloqui con i palestinesi. Ma Hamas, aggiunge la Livni, non deve essere legittimata dalla comunità internazionale, in quanto organizzazione terroristica “nemica della pace'”.

 Le Forze di Difesa israeliane affermano d’aver stilato finora una lista nominativa di 900 palestinesi morti durante la controffensiva nella striscia di Gaza, dei quali almeno due terzi affiliati a Hamas, Jihad Islamica e altre fazioni terroristiche. Almeno 500 morti si ritiene fossero membri dell’ala militare di Hamas. La grande maggioranza degli operativi di Hamas, specificano i militari, combatteva senza uniforme. Molti, tra questi, i minorenni.

Gli stati europei hanno convenuto di ritirare dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche i Mujahedin del Popolo, organizzazione dissidente contro il regime iraniano. L'accordo deve essere approvato definitivamente lunedì 27 a Bruxelles.

 “Mostruoso e disumano” l’uso di donne e bambini come scudi umani fatto da Hamas durante le operazioni a Gaza. Così lo ha definito Eyal Eisenberg, alto ufficiale delle Forze di Difesa israeliane, aggiungendo che intere famiglie palestinesi vivevano di fatto sopra tonnellate di esplosivi.

 Il sistema politico israeliano deve essere riformato. Lo ha detto giovedì la leader di Kadima Tzipi Livni, sottolineando la crisi di fiducia degli elettori nel ceto politico. “Lo stato di Israele soffre di instabilità e dobbiamo far evolvere il sistema di governo verso un sistema che permetterà di agire”, ha detto la Livni in una riunione di partito.

 Sami Khatar, alto responsabile del politburo di Hamas a Damasco, ha detto giovedì che il movimento islamista palestinese non ha intenzione di negoziare con Fatah e che tutti i contributi alla ricostruzione della striscia di Gaza devono essere versati direttamente a Hamas.

 Yasser Abed Rabbo, stretto collaboratore di Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ha affermato giovedì che l'Autorità Palestinese non intende permettere a Hamas di creare una “entità separatista” nella striscia di Gaza. Rabbo ha inoltre accusato Hamas ''d’aver infierito contro i quadri di Fatah nella striscia di Gaza”, dopo l'inizio della controffensiva israeliana.
 

 Secondo la CBS, le forze armate statunitensi avrebbero fermato la scorsa settimana nel Mar Rosso una nave iraniana carica di armi dirette a Gaza, costringendola ad attraccare in Egitto.

 “Nonostante la calma attuale, bisogna ricordare che tutto può cambiare da un momento all’altro”. Lo ha detto giovedì il primo ministro israeliano Ehud Olmert, aggiungendo che “viviamo in una regione di grande incertezza, circondati da vicini il cui comportamento non è sempre razionalmente prevedibile”.

Libano: rinviato a lunedì prossimo il dialogo nazionale previsto per il giovedì. Questa quarta tornata di colloqui dovrebbe concentrarsi sulla spinosa questione delle armi di Hezbollah. La milizia sciita filo-siriana e filo-iraniana vuole mantenere il proprio arsenale, mentre la maggioranza politica libanese insiste sul fatto che lo stato deve avere il monopolio sulle armi e sulle decisioni di guerra e pace.

 Iran: 10 persone sono state impiccate a nord di Teheran. Le esecuzioni sono state approvate dalla Corte Suprema. In Iran nel 2008 sono state giustiziate 150 persone.


24 gennaio 2009

Rilasciato da Guantanamo ,terrorista nello Yemen

 

La soffiata dell'intelligence suona come una messa in guardia

Abu Sayyaf guida la cellula locale di Al Qaeda

La prigione di Guantanamo
La prigione di Guantanamo

 Said Ali al Shihri, nome di battaglia Abu Sayyaf, è rimasto rinchiuso nella gabbia di Guantanamo fino al novembre 2007. Per i guardiani era il prigioniero numero 372. Poi lo hanno liberato e inviato a casa, in Arabia Saudita, dove hanno cercato di de-programmarlo con un corso speciale. Risorse sprecate. Al Shihri ha trovato accoglienza nel movimento qaedista nello Yemen, ne è diventato il numero due e ha organizzato, in settembre, un attentato contro l'ambasciata Usa a Sanaa (16 morti). Rivelando la storia di Abu Sayyaf al New York Times, l'intelligence Usa ha voluto indicare quali rischi si possono correre chiudendo a Guantanamo. Un messaggio lanciato nel momento in cui Barack Obama ha avviato la chiusura – in tempi lunghi – del centro di detenzione. Alcuni commentatori e ambienti della sicurezza hanno insistito su un punto: chi controllerà i detenuti mandati nei paesi di origine? E per rafforzare il loro interrogativo hanno citato un rapporto del Pentagono secondo il quale almeno 61 ex prigionieri sono tornati alla violenza. Nel dossier americano al Shihri, 35 anni, viene indicato come un esperto combattente, con buoni agganci in Pakistan, nei paesi del Golfo e in Iran.

Dopo la cattura, ha giustificato i suoi viaggi con il desiderio di «acquistare dei tappeti». Quando gli americani lo hanno estradato in Arabia Saudita, Abu Sayyaf si è sottoposto al programma di «rieducazione» ma poi ha fatto perdere le sue tracce. Abu Sayyaf è fuggito nello Yemen unendosi alle cellule jihadiste. Una realtà, peraltro, non omogenea. Poche settimane fa, un alto esponente estremista – Hamza al Dhayani - ha sostenuto che l'attacco contro l'ambasciata era in realtà una manovra organizzata dalla polizia segreta che aveva manipolato qualche testa calda. L'obiettivo sarebbe stato quello di ottenere la solidarietà internazionale. Informazioni recenti raccontano poi che la fazione sarebbe divisa tra chi insiste per azioni contro il «nemico lontano» (gli Stati Uniti) e quanti invece propendono per operazioni contro il «nemico vicino», lo Yemen. Se su Guantanamo Obama vuole cancellare la macchia, non è disposto a rallentare la pressione sui rifugi in Pakistan. Lo dimostrano due raid di aerei senza pilota lanciati nell'area tribale: 18 le vittime, tra loro alcuni stranieri. Il presidente, in campagna elettorale, non ha mai nascosto la volontà di incalzare i terroristi nei loro nascondigli, sfidando anche la forte resistenza di Islamabad, dove l'opinione pubblica considera le incursioni come una grave violazione.

Guido Olimpio


21 gennaio 2009

Il vero test

 Nel momento in cui Barack Obama entra in carica, martedì, come 44esimo presidente degli Stati Uniti, probabilmente non c’è più un israeliano nella striscia di Gaza, tranne Gilad Shalit. E quando Obama avrà trascorso la sua prima giornata alla Casa Bianca, Hamas starà già preparandosi per la prossima conflagrazione.
Senza dubbio non sarà sfuggito al nuovo presidente americano il discorso del “ringraziamento” tenuto in tv dal premier di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, che ha detto: “Allah ci ha concesso una grande vittoria: non per una fazione, un partito o una zona, ma per il popolo intero”. Parlando ai giornalisti, i rappresentanti di Hamas sostengono d’aver perduto per il fuoco israeliano 48 miliziani (altri 50 li avrebbe perduti il gruppo Jihad islamica), di aver lanciato 1.300 razzi e obici, d’aver ucciso 80 soldati israeliani, d’averne catturati alcuni e d’aver anche abbattuto un elicottero. Con tali successi in tasca, la fabbricazione e il traffico di armi, che i capi di Hamas definiscono “un sacro lavoro”, riprenderà subito là dove è stato interrotto.
I normali abitanti di Gaza, avvezzi come sono a identificarsi nell’illusorio e falso trionfalismo di Hamas, vedranno tuttavia ridimensionata la loro soddisfazione trovandosi faccia a faccia con il prezzo pagato per i “successi” di Hamas, che ammonterebbero – ma sono i dati di quelle stesse fonti palestinesi delle cifre di cui sopra – a 1.300 morti, più di 5.000 feriti, 90.000 senzatetto e danni economici per più di un miliardo di dollari.
Checché ne dica Hamas, nessun soldato israeliano è stato catturato. I soldati morti sono stati dieci, diversi dei quali colpiti per errore da “fuoco amico”. Una cinquantina i feriti. Tre i civili hanno che perso la vita. I bombardamenti di Hamas – 852 ordigni imbottiti di proiettili – hanno ferito più di 700 israeliani. Quattordici civili sono ancora ricoverati, compreso Orel Yelizarov, di sette anni, con gravi lesioni da schegge al cervello.
Sapremo presto se la controffensiva anti-Hamas nella striscia di Gaza ha conseguito i suoi scopi. Il test, però, non verrà tanto dal fatto che prevalga la “calma” nel sud del paese mentre le organizzazioni terroristiche si prendono un intervallo. Il vero test sarà vedere se a Hamas verrà permesso di realizzare il suo “sacro” progetto di riarmo.
Facendo ricorso a tutte le loro capacità di intelligence, le Forze di Difesa israeliane dovranno intervenire nel momento in cui le officine di Gaza riprenderanno a fabbricare Qassam, nell’istante in cui i suoi laboratori rinnoveranno la produzione di esplosivi, nell’attimo in cui i tunnel sotto il Corridoio Philadelphia (tra Egitto e striscia di Gaza) riprenderanno a funzionare per il traffico di armi e munizioni. Non agire immediatamente riporterebbe Israele all’intollerabile situazione che prevalsa negli ultimi otto anni, fino alla controffensiva del 27 dicembre scorso.
Ci ha fatto piacere sentire il ministro degli esteri Tzipi Livni annunciare a Israel Radio che aveva raggiunto un’intesa con l’amministrazione Bush in base alla quale Israele, in caso di riarmo di Hamas, potrà agire senza aspettare l’effettiva apertura del fuoco da parte dei terroristi. Israele si riserva il diritto, ha spiegato la Livni, di operare lungo il Corridoio Philadelphia se l’impegno egiziano e di altri paesi di bloccare il traffico di armi non verrà mantenuto. Se poi Hamas dovesse riprendere gli attacchi, ha avvertito la Livni, allora si tirerà addosso un’altra dose della ricetta servita dalle forze israeliane nelle scorse tre settimane.
Bisognerà ricordare a qualcuno la visita flash, prima a Sharm e-Sheikh e poi a Gerusalemme, di sei leader europei, fra i quali il presidente francese Nicolas Sarkozy? Gli europei sono venuti espressamente per sostenere il cessate il fuoco, e il governo israeliano è ora convinto d’avere il loro solido appoggio contro Hamas. Ciascun leader ha garantito a Olmert che Israele ha tutto il diritto di difendersi. Purtroppo, però, non sembra altrettanto evidente che tutti loro pensassero veramente ciò che dicevano.
Sia come sia, oltre a fare ciò che ovviamente va fatto – accertarsi che chi ha provocato la devastazione su Gaza non ottenga, riarmandosi, gli strumenti per farlo di nuovo – l’Europa e la comunità internazionale dovranno anche dominarsi e non fare di Hamas il project manager e il chief financial officer delle ricostruzioni nella striscia. Il Commissario alle relazioni esterne dell’Unione Europea Benita Ferrero-Waldner sembra aver fatto suo questo concetto, quando ha indicato che sarà difficile ricostruire a Gaza finché gli islamisti che la controllano continuano ad opporsi alla pace.
In effetti, finché Hamas rimane un nemico giurato della pace, finché resta totalmente votata alla violenza, finché si rifiuta di riconoscere il diritto del popolo ebraico ad avere una sede nazionale in qualunque parte del mondo, finché non rispetterà gli impegni internazionali sottoscritti dai palestinesi, Hamas non potrà mai legittimamente far parte della soluzione a Gaza. Neanche sotto l’eventuale foglia di fico di un governo d’unità nazionale palestinese.

(Da: Jerusalem Post, 20.01.09)

Nella foto in alto: bambini palestinesi portati in corteo, con armi e uniformi militari, alla “marcia della vittoria” indetta martedì a Gaza da Hamas.


21 gennaio 2009

Islam, ora diamo scandalo noi

 

 

Le buone parole fanno sempre comodo; ma c'è una cosa fondamentale che i cristiani non debbono dimenticare: la tattica di Gesù era quella di agire prima di parlare. La sua forza era soprattutto questa, in un mondo in cui predicatori e profeti abbondavano: rompere la consuetudine con il gesto, non con le parole. Prima stacco il fico dall'albero, anche se di sabato è un gesto che comporta la condanna a morte; poi ti spiego perché l'ho fatto. Perché questa strategia? I motivi sicuramente erano molti e noi oggi possiamo soltanto a fatica comprenderli tutti. Alcuni però sono evidenti: le parole istituzionali dei commentatori della Sacra Scrittura erano logore, lontane dalla realtà, dai bisogni degli uomini e delle donne, ma soprattutto non colpivano più le orecchie di nessuno, non «scandalizzavano». Ci si abitua a tutto, anche alle buone parole. È necessario che gli scandali avvengano per scuotersi dalla routine dello spirito e Gesù lo sapeva bene. Per questo la sua persona è rimasta così viva e forte attraverso i secoli: le parole si possono manipolare, le azioni no.

Noi dunque ci dobbiamo scuotere dalla routine dello spirito, una routine che ci sta uccidendo, sotto le spoglie della bontà, della tolleranza, della carità, perché non corrisponde alla verità. Sopportare è più comodo, è meno faticoso, non richiede coraggio; ma siccome della tolleranza, della carità, della bontà non ne possiamo più, abbiamo l'obbligo di suscitare scandalo gridando che non le abbiamo affatto dentro di noi, che anzi siamo convinti del contrario. L'ipocrisia della «tolleranza» è la peggiore di tutte. Andava bene ai tempi di Voltaire; adesso è priva di senso. Gli immigrati, infatti, se ne infischiano di convertirci: occupano la nostra terra, le nostre piazze, le nostre case e il gioco è fatto. Dunque dobbiamo per forza scendere anche noi ad occupare le nostre piazze semplicemente perché sono nostre e nessuno ha diritto di togliercele.
 
È questo che ci è richiesto per salvare la nostra civiltà: il coraggio delle azioni. Le azioni di Gesù erano violente proprio perché affermavano la verità che nessuno osava dire e sfidavano le buone parole delle istituzioni. Non si tratta perciò di imbracciare bastoni o fucili, ma di difendere i nostri beni; di sfidare le istituzioni che non difendono la nostra verità. Riflettiamoci bene: il Gesù «mielato» non è il vero Gesù altrimenti non lo avrebbero ammazzato. E comunque, anche per chi non è credente, si tratta di un momento decisivo per la sopravvivenza della civiltà occidentale, europea, italiana.

La carta dei diritti universali, di cui fanno tanto vanto i nostri governanti, afferma che non si debbono compiere azioni che peseranno sulle generazioni future. Quali azioni peseranno sulle prossime generazioni più di quelle che si stanno compiendo in questi giorni trasformando il nostro Paese in un Paese musulmano? Il clero rivendica l'universalità del messaggio cristiano. Sebbene si tratti di un assunto che l'esperienza storica avrebbe dovuto costringere a rivedere, i sacerdoti sono liberi di pensarlo. Ma i sacerdoti italiani, dato che favorendo l'immigrazione si trovano a operare contro gli interessi e la vita stessa della società e della cultura italiana, debbono onestamente rinunciare alla cittadinanza italiana prendendo quella degli Stati che prediligono, oppure quella dello Stato del Vaticano. Anche per loro si presenterà così il difficile compito di comprendere ex novo il messaggio di Gesù, togliendosi dalla comoda abitudine delle opere di bene con i soldi degli italiani.
 
Si dice che «Dio vomita i tiepidi». A noi deve averci vomitato da un pezzo.

Ida Magli


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Islam ora diamo scandalo noi

permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 21/1/2009 alle 11:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 gennaio 2009

Mumbai: perchè non si parla delle violenze sessuali e delle mutilazioni genitali alle vittime - Atlas Shurg, traduzione Hurricane 53

 



Non solo fanatici assassini, ma anche depravati sessuali: un nuovo raccapricciante particolare - di cui la stampa non ha fatto alcuna menzione - si aggiunge ai terroristi cha hanno compituo la strage di Mumbai.
Hurricane 53

Anche il Rabbino e sua moglie, presso Nariman House, sono stati vittime di violenze sessuali e mutilati sessualmente, la moglie del Rabbino era in attesa di un bimbo. Perché non è stata fatta menzione al pubblico?
 
Holtzberg_3

















Il Rabbino e la moglie, vittime della strage

Chi stanno proteggendo e perché? Nascondendo queste infamie pensano di far credere che tutto ciò non sia avvenuto? Perché?
Chi vorrebbero proteggere dalla verità e dall'occultamento delle atroci barbarie commesse dai nostri nemici mortali.

Quando Eisenhower liberò i campi (di concentramento n.d.t.) pretese che gli orrori compiuti fossero fotografati e documentati per evitare che qualcuno un giorno potesse negare che ciò fosse mai accaduto (come Ahmadinejad e tutti i dhimmi  (asserviti n.d.t.) che vogliono compiacere l'Islam). Sappiamo chi è il nemico e dobbiamo proteggerci da chi, pur stando in mezzo a noi, occulta la verità, aiutando ed incoraggiando l'avversario. E' paradossale che, dopo il ritrovamento delle vittime, questa notizia non sia apparsa sulle prime pagine. Un'onta per Israele per aver coperto il segreto degli esecutori. Dovranno tutti risponderne ad una autorità superiore.

Penso sarebbe stato facile negare la crudeltà dei nazisti e le loro barbarie prima che le loro inconcepibili atrocità fossero rese pubbliche. (I tedeschi n.d.t.) appartenevano ad uno dei paesi più avanzati, erano “moderni” - amanti dell'arte, della musica (Wagner!), della cultura e tecnologicamente avanzati, erano ai massimi livelli.

Lentamente stanno affiorando maggiori informazioni circa i “pii musulmani” che il 26 novembre hanno attaccato Mumbai. E la loro depravazione è impenetrabile, tutto ciò è crudeltà allo stato puro.

Aggiornamento
Prima di uccidere, i terroristi hanno umiliato sessualmente i cittadini stranieri - Mumbai Mirror
Gli stranieri presso il Taj Mahal Hotel sono stati gli obiettivi specifici dei barbari terroristi che, prima hanno costretto gli ospiti a spogliarsi, poi li hanno uccisi.

Mumbai_islam2_2 
Un'immagine scomoda che la stampa non ha diffuso (sul fondo schiena del
corpo della vittima sono evidenti le tracce delle violenze subite)

Le raccapriccianti immagini che sono state messe a disposizione dalla Polizia a questo giornale dimostrano che, durante l'assedio del 26 novembre, vari ospiti dell'hotel Taj Mahal sono stati umiliati sessualmente dai terroristi e poi uccisi. La Polizia conferma che, proprio mentre i terroristi stavano ingaggiando un feroce combattimento con i commando del NSG, umiliavano gli ostaggi prima di porre fine alla loro terribile operazione. I cittadini stranieri erano i loro obiettivi specifici. Otto delle 31 vittime del Taj Mahal erano cittadini stranieri. Le immagini, scattate dalla squadra scientifica della Polizia, dopo che l'albergo era stato ripulito, mostrano un'orribile immagine degli ospiti completamente svestiti.

I corpi sono stati trovati lontano dalla piscina dell'albergo, questo indica chiaramente che non erano gli stessi ostaggi della piscina. “Anche il Rabbino e la moglie alla Narimar House sono stati aggrediti sessualmente, ed i loro genitali mutilati”, ha riferito un alto funzionario della squadra investigativa che preferisce mantenere l'anonimato.

Spiegate per quale ragione questi selvaggi non vengono ancora spazzati via? Perché, in nome di D.o, perché?

Grazie a M. P. fonte Atlas Shurg – Traduzione Hurricane 53

maggiori informazioni ai seguenti indirizzi:
http://atlasshrugs2000.typepad.com/atlas_shrugs/2008/11/holy-war-muslim.html

http://atlasshrugs2000.typepad.com/atlas_shrugs/2008/11/holy-war-muslim.html


20 gennaio 2009

Un falso clamoroso: il presunto utilizzo indiscriminato di bombe al fosforo da parte dell’IDF

 

foglio1

Come ci ha puntualmente informato Informazione Corretta, un sito che ha tutta la nostra ammirazione per la quantità di dati che è costretta ad analizzare per rispondere alla CONTINUA disinformazione imperante tra i mass media italiani, la notizia secondo la quale le forze dell’IDF avrebbero utilizzato le bombe al fosforo contro gli esseri umani si è rivelata un FALSO clamoroso, come ha confermato anche la Croce Rossa Internazionale. Non che l’episodio ci abbia stupito visto l’atteggiamento intriso di pregiudizio antisraeliano presente in molte redazioni di quotidiani e tg nazionali, ma certo che è sintomatico di come, ancora una volta, l’informazione in Italia sia quantomeno parziale e dichiaratamente non favorevole alle ragioni israeliane….con buona pace di chi pensa il contrario.

14.01.2009 Un falso clamoroso
l’uso di bombe al fosforo sulla popolazione palestinese: ora è la Croce Rossa a smentire


Testata: Il Foglio
Data: 14 gennaio 2009
Pagina: 1
Autore: la redazione
Titolo: «La Giornata nel mondo»

La Croce Rossa smentisce che Israele abbia utilizzato bombe al fosforo, se non per creare una cortina di fumo per nascondere l’avanzata delle truppe.

Sebbene i media italiani abbiano per giorni diffuso sospetti del contrario, il 14 gennaio 2009 abbiamo trovato la notizia solo nella rubrica “La Giornata nel mondo”, dalla prima pagina del FOGLIO.

Si tratta di una tecnica consolidata di disinformazione. Dare al massima diffusione alla menzogna contro Israele e nascondere la smentita.

Ecco l’articolo del FOGLIO:

Nessun uso improprio di bombe al fosforo. Per la Croce rossa Israele non ha fatto alcun uso improprio degli ordigni, utilizzati per creare una cortina di fumo capace di nascondere l’avanzata delle truppe.

Di seguito, in inglese, l’articolo pubblicato da Jerusalem Post il 14 gennaio (ripreso da Associated Press): ‘IDF white phosphorus use not illegal’

The International Red Cross said Tuesday that Israel has fired white phosphorus shells in its offensive in the Gaza Strip, but has no evidence to suggest it is being used improperly or illegally.

Gaza op, Day 19 The comments came after a human rights organization accused the Jewish state of using the incendiary agent, which ignites when it strikes the skin and burns straight through or until it is cut off from oxygen. It can cause horrific injuries. The International Committee of the Red Cross urged Israel to exercise “extreme caution” in using the incendiary agent, which is used to illuminate targets at night or create a smoke screen for day attacks, said Peter Herby, the head of the organization’s mines-arms unit. “In some of the strikes in Gaza it’s pretty clear that phosphorus was used,” Herby told The Associated Press. “But it’s not very unusual to use phosphorus to create smoke or illuminate a target. We have no evidence to suggest it’s being used in any other way.” RELATED Law professor: Hamas is a war crimes ‘case study’ Dershowitz: Israel is well within its rights In response, the IDF said Tuesday that it “wishes to reiterate that it uses weapons in compliance with international law, while strictly observing that they be used in accordance with the type of combat and its characteristics.” Herby said that using phosphorus to illuminate a target or create smoke is legitimate under international law, and that there was no evidence the Jewish state was intentionally using phosphorus in a questionable way, such as burning down buildings or knowingly putting civilians at risk. However, Herby said evidence is still limited because of the difficulties of gaining access to Gaza, where Palestinian health officials say more than 900 people have been killed and 4,250 wounded since Israel launched its offensive late last month. The operation aims to halt years of Palestinian rocket attacks over the border. Human Rights Watch accused Israel of firing phosphorous shells and warned of the possibilities of extreme fire and civilian injuries. The chemical was suspected in the cases of 10 burn victims who had skin peeling off their faces and bodies. White phosphorus is not considered a chemical weapon.

Informazione Corretta

"Qui trovate anche l'articolo dell'Associated Press con il comunicato stampa della Croce Rossa Internazionale

ICRC: Israel's use of white phosphorus not illegal

GENEVA (AP) — The international Red Cross said Tuesday that Israel has fired white phosphorus shells in its offensive in the Gaza Strip, but has no evidence to suggest it is being used improperly or illegally.

The comments came after a human rights organization accused the Jewish state of using the incendiary agent, which ignites when it strikes the skin and burns straight through or until it is cut off from oxygen. It can cause horrific injuries.

The International Committee of the Red Cross urged Israel to exercise "extreme caution" in using the incendiary agent, which is used to illuminate targets at night or create a smoke screen for day attacks, said Peter Herby, the head of the organization's mines-arms unit.

"In some of the strikes in Gaza it's pretty clear that phosphorus was used," Herby told The Associated Press. "But it's not very unusual to use phosphorus to create smoke or illuminate a target. We have no evidence to suggest it's being used in any other way."

In response, the Israeli military said Tuesday that it "wishes to reiterate that it uses weapons in compliance with international law, while strictly observing that they be used in accordance with the type of combat and its characteristics."

Herby said that using phosphorus to illuminate a target or create smoke is legitimate under international law, and that there was no evidence the Jewish state was intentionally using phosphorus in a questionable way, such as burning down buildings or consciously putting civilians at risk

However, Herby said evidence is still limited because of the difficulties of gaining access to Gaza, where Palestinian health officials say more than 900 people have been killed and 4,250 wounded since Israel launched its offensive late last month. Israel says the operation aims to halt years of Palestinian rocket attacks over the border.

Human Rights Watch has accused Israel of firing phosphorous shells and warned of the possibilities of extreme fire and civilian injuries. The chemical is suspected in the cases of 10 burn victims who had skin peeling off their faces and bodies.

White phosphorus is not considered a chemical weapon.
emanuel baroz
focus on israel


20 gennaio 2009

Ore 02.00: cessate il fuoco israeliano

 Dopo 21 giorni, sabato sera Israele ha dichiarato la fine dei combattimenti. Il Gabinetto di Sicurezza Nazionale ha approvato la fine della controffensiva anti-Hamas nella striscia di Gaza.
Sette ministri hanno votato a favore della decisione, due contro, uno si è astenuto.
In una dichiarazione dopo il voto, il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha detto che Israele ha pienamente raggiunto gli obiettivi, specificando che le Forze di Difesa israeliane hanno ricevuto l’ordine di sospendere le operazioni militari alle ore 02.00 (locali) di domenica mattina.
Olmert ha sottolineato che Hamas ha subito colpi durissimi durante la controffensiva israeliana. Hamas, ha detto, aveva sottovalutato la determinazione di Israele ed è rimasta “sorpresa” dalla controffensiva israeliana tanto che non è ancora del tutto consapevole di quanto duramente è stata colpita. “La nostra lotta non è contro la popolazione di Gaza – ha ribadito Olmert – Ce ne eravamo andati dalla striscia di Gaza nel 2005 con l’intenzione di non farvi mai più ritorno”. Ma l’Iran, ha spiegato, attraverso i suoi Hezbollah e Hamas, cerca di imporre la propria egemonia sulla regione. “L’Iran, col suo traffico di armi, ha cercato di fare con Hamas ciò che ha fatto con Hezbollah in Libano – ha detto Olmert – Il nostro non è un cessate il fuoco con Hamas. È una decisione che nasce dall’intesa con vari soggetti della comunità internazionale che concordano che Hamas, in quanto entità illegittima, non ha nessun ruolo in cui essere coinvolta”.
Sabato sera i rappresentanti di Hamas, tra cui Osama Hamada alla tv al-Jazeera, hanno dichiarato che il gruppo continuerà la lotta armata contro Israele finché vi saranno soldati israeliani nella striscia di Gaza.
Nella sua dichiarazione, Olmert ha detto che per il momento le forze israeliane non si ritireranno dalle posizioni raggiunte durante la controffensiva nella striscia di Gaza “Le intese non garantiscono la cessazione degli attacchi con razzi da parte di Hamas contro civili israeliani. Se i lanci cesseranno, prenderemo in considerazione il ritiro dalla striscia di Gaza. In caso contrario, le nostre forze risponderanno al fuoco per proteggere i nostri cittadini”, ha spiegato.
“Il governo – ha poi aggiunto – continua ad adoperarsi in molti modi per riportare a casa Gilad Shalit e durante i giorni di combattimenti abbiamo fatto parecchie cose che ci hanno portato più vicini all’obiettivo, ma sulle quasi non aggiungo altro”.
La proposta di cessate il fuoco messa ai voti dal primo ministro è stata appoggiata, fra gli altri, dei ministri della difesa Ehud Barak e degli esteri Tzipi Livni. Quest’ultima in particolare ha detto che non vede motivo per non interrompere i combattimenti, ben sapendo che la controffensiva attuale non è stato altro che un round del conflitto, e che ci sarà da aspettarsi altri round contro l’estremismo islamista. Tzipi Livni, che ha guidato i colloqui sfociati negli accordi con Stati Uniti e paesi europei per far cessare il traffico di armi verso i terroristi della striscia di Gaza, ha detto di credere che il cessate il fuoco sia un bene anche per Israele il quale però, se gli attacchi palestinesi dovessero riprendere, risponderà con la massima determinazione.

(Da: YnetNews, Haaretz, 17.01.09)

Nella foto in alto: Sderot durante i giorni dei bombardamenti di razzi palestinesi


14 gennaio 2009

Oferet Yezukà - 17° giorno

 

  • Lo scopo dell'operazione militare israeliana Oferet Yezukà era ed è arrivare ad un accordo diplomatico che permetta agli israeliani del sud lunghi anni di vita tranquilla.
  • Per raggiungere questo scopo era necessario distruggere fisicamente le strutture belliche di Hamas, tunnel, postazioni, depositi di razzi e di armi varie, ed eliminare il massimo numero di terroristi.
  • Il valore della vita umana è molto differente nella mentalità israeliana ed in quella di una parte degli arabi mussulmani. Per gli israeliani la vita è il valore più sacro che ci sia. Per gli estremisti mussulmani il martirio, il sacrificio della vita per una causa santa, la jihad, sono i valori più sacri. Spiego questa differenza perché leggo e mi rendo conto che molti continuano a giudicare la sproporzione della forza impiegata dall'esercito israeliano in confronto a quante vittime in tutto hanno prodotto i razzi. La strategia dei bombardamenti aerei è proprio per evitare il più possibile vittime israeliane. La responsabilità delle molte vittime civili dipende dall'uso che i governanti di Hamas fanno dei loro civili. E' evidente che hanno un'altra visione della sacralità della vita umana.
  • In Israele sia negli ambienti politici che in quelli militari si valuta la situazione, c'è chi pensa che basti così come batosta a Hamas ed ora si deve attendere l'esito delle trattative diplomatiche. Altri pensano che finchè non si otterranno risultati dalle trattative in corso, si deve continuare a tenere Hamas sotto pressione.
  • Israele aveva dichiarato e continua a dichiarare che esige un serissimo controllo della Philadelphi road perché è il canale di rifornimento di armi per Hamas. Finchè non si concorderà un impegno con garanzie in questo senso, Israele non si riterrà soddisfatta. Oggi si è parlato per la prima volta di creare, in più, un sistema che scopra da che paesi arrivano le armi. Il sistema sarebbe in collaborazione con gli americani ma non hanno fornito dettagli.
  • Hamas di Gaza si dice disposto ad arrivare ad un accordo. Hamas di Damasco fino ad oggi si è dichiarato contrario a qualsiasi accordo. Oggi si nota una divergenza d'idee a Damasco tra Khaled Meshaal che vuole che si continui a combattere ed altri capi di Hamas, anche loro a Damasco, che accettano l'idea della tregua.
  • Mubarak è partito per l'Arabia Saudita, fatto da cui si deduce che qualcosa d'importante bolle in pentola perché se la cosa è importante si deve coinvolgere l'Arabia Saudita.
  • Venerdì si terrà un vertice dei paesi arabi.
  • I ministri degli esteri della Francia, Germania, Tony Blair, ed altri si dicono ottimisti. Vorrei proprio che raccontassero anche a noi le ragioni del loro ottimismo.
  • Hamas continua a confiscare tutti i giorni buona parte degli aiuti umanitari e ad impedire che si usi la riserva di carburante che hanno per produrre elettricità.
  • Si sta soppesando il progetto di organizzare un grandissimo ospedale temporaneo al valico di Erez, dalla parte israeliana, con l'aiuto di organizzazioni internazionali. Uno dei timori è la possibile reazione di Hamas.
  • Oggi il battaglione di Ghilad Shalit, ormai battaglione di riservisti, è entrato nella striscia.

Nei miei brevissimi sogni, vedo Hamas perdere le elezioni e l'inizio di tanti progetti edili, industriali, commerciali, cooperazioni israeliane- palestinesi. Può il denaro coprire l'odio? Cosa dite?

.…però dipende anche da chi le vincerà qui da noi…..



sfoglia     giugno        agosto
 

 rubriche

Diario
La cucina ebraica
Filmati e humour
Documenti
Israele
Archivio
Ebraismo
Viale dei giusti e degli eroi
Made in Israel
Il meglio in libreria
Kibbutz

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

Komunistelli
il reazionario
animaliediritti
Facebook
yahoo gruppi
informazione
israele
ucei
hurricane
CERCO CASA
Esperimento
Antikom
societapertalivorno
iljester
lehaim
milleeunadonna
lideale
bendetto
focusonisrael
asianews
viva israele
giuliafresca
stefanorissetto
ilberrettoasonagli
pensieroliberale
jewishnewssite
ControCorrente
Fort
Centro Pannunzio
bosco100acri
essere liberi
Fiamma
Maralai
Nomi in Ebraico
Barbara
Raccoon
Salon-Voltaire
Frine
Serafico
Enzo Cumpostu
Israele-Dossier.info
Dilwica
300705
Deborah Fait
Nuvole di parole
calendario laico
gabbianourlante
imitidicthulhu
Fosca
Geppy Nitto
Topgonzo

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom