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27 aprile 2016

IL SOLITO IPOCRITA "DEMOCRATICO"




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29 febbraio 2016

Passatempi di Gaza: bruciare gli autobus israeliani eccitando la folla

Un tempo c’erano leoni e gladiatori al Colosseo, oppure si andava a teatro ad assistere alle commedie di Aristofane e Plauto. Oggi, invece, le abitudini sono cambiate.
A Gaza, per intrattenere la folla in visibilio è sufficiente un autobus “israeliano” che brucia.
Proprio così: come riporta la pagina Il Borghesino, l’ultima moda della Striscia di Gaza è dare alle fiamme i bus.
Un vero divertimento.
Più che altro, un modo fantasioso per sfogare l’odio contro Israele

http://www.linformale.eu/passatempi-di-gaza-bruciare-gli-autobus-israeliani-eccitando-la-folla/




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23 febbraio 2016

36.000 palestinesi rischiano la fame grazie al Movimento BDS

La campagna di boicottaggio delle aziende israeliane che operano in Cisgiordania voluta dal Movimento BDS rischia di gettare in miseria 36.000 operai palestinesi che lavorano nelle aziende israeliane in Cisgiordania. Questo è il dato che emerge da una recente ricerca sui danni provocati all’economia israeliana e palestinese dal Movimento BDS.

Più che danneggiare le aziende israeliane l’operazione di boicottaggio del Movimento BDS, alla quale si è accodata l’Unione Europea, sta danneggiando pesantemente i palestinesi che lavorano nelle aziende israeliane in Cisgiordania dalle quali percepiscono uno stipendio tre volte superiore di quello che percepirebbero lavorando per una azienda palestinese. Lo spostamento di diverse aziende israeliane dalla Cisgiordania al centro di Israele ha già provocato il licenziamento di oltre 3.500 lavoratori palestinesi che oggi si ritrovano senza stipendio e senza alcun sostegno da parte della ANP. Ma ancora non è niente in confronto a quello che che si sta prospettando. Secondo dati aggiornati ottenuti dal Ministero degli Interni israeliano attualmente nelle aziende israeliane in Cisgiordania lavorano oltre 42.000 operai palestinesi, di questi almeno 36.000 lavorano in aziende che stanno valutando la possibilità di trasferirsi al centro di Israele e quindi rischiano il posto. Per l’economia palestinese sarebbe un vero tracollo.

La Aluminum Construction ha due stabilimenti per la lavorazione dell’alluminio a Ma’ale Adumim, vicino a Gerusalemme. Nei due impianti lavorano oltre 400 operai palestinesi contro appena 150 operai israeliani. A causa della combinazione tra recessione e boicottaggio del Movimento BDS la dirigenza sta decidendo in questi giorni se trasferire la produzione al centro di Israele usufruendo anche degli incentivi governativi. Se ciò avvenisse oltre 400 famiglie palestinesi non avrebbero più di che sostenersi.

Di “grave dilemma” parla Shaher Saed, segretario Generale dell’Unione dei Lavoratori Palestinesi, il quale in un colloqui con alcuni giornalisti ammette che circa 36.000 lavoratori palestinesi rischiano seriamente di rimanere senza lavoro anche se afferma di sostenere convintamente le azioni del Movimento BDS in quanto «il lavoro per gli israeliani favorisce l’occupazione illegale». Tuttavia ammette di trovarsi «di fronte a un grave dilemma» quando guarda ai numeri dei palestinesi che hanno già perso il lavoro o che lo perderanno e alle nefaste conseguenze che ne potrebbero derivare per l’economia palestinese. «Un operaio palestinese che lavora per un israeliano guadagna circa tre volte di più di quanto guadagnerebbe se lavorasse per un palestinese. Il lavoro è sicuro e i Diritti garantiti. E’ difficile rinunciare a tutto questo anche se bisogna farlo per la Nazione della Palestina». Shaher Saed tocca anche l’argomento dell’indotto, cioè di tutte quelle aziende palestinesi che lavorano per le aziende israeliane. Se queste ultime si trasferiranno anche l’indotto ne risentirà e ai 36.000 palestinesi che rimarranno senza lavoro si potrebbero aggiungere altre migliaia di operai che lavorano nell’indotto.

Un caso eclatante e di immediata attualità è quello che riguarda la Barkan, azienda israeliana che opera vicino all’insediamento di Ariel e che – compreso l’indotto – occupa circa 5.000 operai palestinesi. Ebbene, come a suo tempo la Soda Stream, la Barkan è stata particolarmente presa di mirra dal Movimento BDS e adesso sta seriamente valutando di trasferire le sue attività produttive fuori dalla Cisgiordania. Sebbene la dirigenza della grande azienda israeliana tranquillizzi tutti la possibilità che, magari in maniera graduale, le attività vengano trasferite al centro di Israele è fortissima. In ogni caso il Direttore delle esportazioni della Barkan, Moshe Lev-Ran, sconsiglia vivamente agli imprenditori israeliani di aprire attività in Cisgiordania per «non avere inutili mal di testa».

Concludendo, sono 36.000 gli operai palestinesi che lavorano in aziende israeliane localizzate in Cisgiordania che ad oggi rischiano seriamente di perdere il lavoro, 36.000 famiglie palestinesi che grazie al Movimento BDS e alla decisione della Unione Europea di etichettare i prodotti israeliani provenienti dalla West Bank rischiano di non avere più alcun sostentamento. Non c’è che dire, proprio un bel risultato.

Scritto da Lila C. Ashuryan


© 2016, Rights Reporter




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17 febbraio 2016

L'attore Robert De Niro: "Israele sta combattendo per il suo diritto a esistere come popolo e come nazione ebraica contro gruppi terroristici pieni di odio che costituiscono una minaccia per il mondo intero".




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12 febbraio 2016

Pregiudizi antisemiti e boicottaggio antisraeliano: due binari che convergono pericolosamente

Quei miasmi antisemiti nel boicottaggio di Israele

di Plerluigi Battlsta

boicottaggio-israele-antisemitismo-ebrei-focus-on-israelE così, secondo un sondaggio del Journal de Dimanche, il 60% dei francesi, interpellati tra il luglio del 2014 e il giugno 2015, crede che la crescita spaventosa dell’antisemitismo in Francia e in Europa sia colpa degli stessi ebrei. Se la sono andata a cercare, e del resto anche con Hitler si diceva che certo, se gli ebrei suscitavano tanto odio, qualche colpa dovevano pur averla. Se la sarebbero andata a cercare, i perfidi ebrei che mentre andava avanti il sondaggio sono stati nel frattempo massacrati in un supermercato kosher a Parigi. Se la sono cercata, la fuga che costringe molti di loro ad andare via dall’Europa.

Ricalcando alla lettera gli stereotipi micidiali dell’odio antiebraico di sempre, dicono che gli ebrei godono di uno strapotere nei media e questo genera risentimento e rancore, che controllano l’economia globale e dunque diventano i responsabili di ogni disagio, che hanno in mano uno Stato prepotente come Israele e dunque non possono lamentarsi se l’immagine delle loro vittime alimenta l’avversione nei confronti degli ebrei padroni del mondo.

Come sempre avviene nella storia degli stereotipi antisemiti, il 60% dei francesi nel sondaggio commissionato dalla Fondation du judaìsme Français, non coglie la contraddizione tra il presunto strapotere ebraico nel mondo dei media e la corale ostilità che la grande maggioranza dei media coltiva a favore di Israele. Ma non importa. Resta che in una fetta consistente della popolazione francese, colpita dallo jihadismo fondamentalista, gli ebrei messi all’angolo sono colpevoli del loro stesso destino. Sconvolgente, ma non imprevisto.

In Italia, dove pure i veleni antisemiti sgorgano con meno virulenza della Francia, i risultati di un sondaggio simile non dovrebbero essere tanto diversi. In Italia, a proposito di miasmi antisemiti che si avvolgono di nobili panni antisionisti, un gruppo di professori universitari incita al boicottaggio della cultura israeliana, degli studiosi israeliani, dei testi scientifici israeliani. Accademici che dovrebbero promuovere i valori della cultura e dello studio mettono al bando un’intera cultura, invocano il linciaggio simbolico e l’esclusione dei singoli studenti ebrei, dei singoli professori ebrei, dei singoli libri scritti da autori ebrei. E la cosa non suscita scandalo. Viene vista come uno dei tanti appelli che gli intellettuali sottoscrivono in cerca di un quarto d’ora di celebrità. Se la sono andata a cercare.

(Fonte: Corriere della Sera, 8 Febbraio 2016)




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7 febbraio 2016

Giulio Regeni: giusto fare chiarezza sulla sua morte ma anche sulle sue attività in Egitto



Mano a mano che le indagini sulla morte di Giulio Regeni, barbaramente ucciso in Egitto, vanno avanti emerge sempre di più quello che appare un omicidio legato alle attività del giovane italiano in Egitto e in particolare a quelle attività legate ai suoi contatti con ambienti vicini alla Fratellanza Musulmana considerata dal Governo egiziano un gruppo terrorista.

Al di la del fatto che nessuno merita di essere ucciso in quel modo, a prescindere che si tratti di un italiano o di una persona di qualsiasi altra nazionalità, e che non c’è nessuna giustificazione a una simile violenza, dando per scontato che sull’accaduto il Governo italiano deve pretendere piena chiarezza da quello egiziano, il fatto che Giulio Regeni si trovasse in Egitto, cioè in un Paese in stato di guerra contro il terrorismo islamico, e che intrattenesse contatti con ambienti vicini al terrorismo islamico che fa capo alla Fratellanza Musulmana (sindacati e altri enti sociali) non può essere messo in secondo piano anche perché quasi certamente è il fatto all’origine del suo omicidio.

Se vai in Egitto e ti metti a fare l’oppositore al Governo, se crei una rete di informatori vicini alla Fratellanza Musulmana e ti metti a scrivere articoli critici su Al-Sisi su vari giornali che trattano di Medio Oriente, anche se nascosto da uno pseudonimo, non ti puoi aspettare che ti lascino fare quello che vuoi. L’Egitto non è Israele e i servizi segreti egiziani non sono come quelli occidentali. A loro se sei un italiano, un inglese o un cinese non gliene importa nulla. Se ti schieri con le opposizioni e in particolare con quelle vicine alla Fratellanza Musulmana sei un nemico e come tale ti trattano, a prescindere dalla tua nazionalità. Se evitiamo di considerare questo fatto riguardo alla morte di Giulio Regeni commettiamo un peccato di ipocrisia.

Giulio Regeni era perfettamente cosciente del rischio che correva tanto che su Nena Newsscriveva i suoi articoli usando uno pseudonimo. Certo, non poteva immaginare una simile violenza che, a scanso di equivoci, non ha nessuna giustificazione, ma indubbiamente sapeva perfettamente quello che stava facendo e i rischi che correva.

Oggi vediamo alcuni giornali di sinistra usare la morte di Giulio Regeni come un ariete contro il Governo di Abd al-Fattah al-Sisi. Sono gli stessi giornali che esultavano all’avvento della Fratellanza Musulmana e di tutto l’orrore che questo comportava. Quindi non possono certo dare lezioni di Diritti Umani a nessuno. E’ vero, il Governo di Al-Sisi non è un campione di democrazia, ma giudicarlo senza tenere in considerazione la situazione in Egitto non solo è stupido, è fuorviante. Abd al-Fattah al-Sisi è l’unico che combatte duramente l’estremismo islamico, cosa impossibile da fare in un Paese musulmano usando i guanti bianchi. Ben inteso, nessuna giustificazione alle violazioni dei Diritti Umani, ma questo fatto e la situazione egiziana meritano una analisi bel più approfondita e onesta rispetto a quella che certi media fanno.

Forse sarà troppo freddo e pragmatico, ma se vogliamo veramente far luce sulla morte di Giulio Regeni non possiamo evitare di guardare con occhio distaccato la situazione in Egitto e quello che il ragazzo italiano stava facendo in quel contesto. Giusto quindi pretendere chiarezza dal Governo egiziano, ma è altrettanto giusto valutare tutto il contesto altrimenti sarà solo una verità a metà.

Scritto da Antonio M. Suarez


http://www.rightsreporter.org/giulio-regeni-giusto-fare-chiarezza-sulla-sua-morte-ma-anche-sulle-sue-attivita-in-egitto/




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31 gennaio 2016

Boicotta chi? Lettera a 168 accademici.

Cari amici,ieri è apparsa sul web una nuova campagna di boicottaggio contro il Technion, il Politecnico di Haifa (Israele), campagna che è stata firmata da 168 docenti e ricercatori accademici italiani.La campagna è dotata di un appello dove vengono spiegate le motivazioni del boicottaggio.Il mio problema è che comincio a non capire una cosa: chi dobbiamo boicottare?Dalla TV ho appreso nei mesi scorsi che bisogna segnalare e boicottare i prodotti israeliani provenienti dai territori occupati, mentre per le strade della mia città vedo manifesti che invitano a boicottare Israele in generale. Ora un gruppo di 168 accademici ci dice che dobbiamo boicottare il Technion.Comincio a sentire un pò di confusione.Ecco, vorrei dire a questi 168 accademici che prima di dare un giudizio su qualcosa, è bene che si informino su quella cosa. Lasciando da parte la millenaria disputa dei territori contesi o occupati, ed anche quella di chi c’era prima e cosa c’era dopo, vorrei raccontare ai 168 accademici che cosa è il Technion, oggetto del loro boicottaggio, visto che ho avuto il piacere di laurearmi al Technion in Ingegneria Informatica ed Ingegneria Gestionale, nei lontani anni ‘80.Il Technion è un Istituto Tecnologico che comprende 18 facoltà di ingegneria e medicina, biologia ed architettura, fisica e chimica, in cui circa 1200 docenti insegnano a 13000 studenti materie tecnologiche e non solo.Nel Technion studiano studenti di tutte le etnie e le religioni, circa il 20% degli studenti è arabo, e naturalmente ci sono anche ebrei, buddhisti ed anche tanti atei.Questa è la fotografia del Technion oggi:
Il Technion di Haifa. Vista aerea.
Tra i vari palazzi di questa città-studi ci sono le facoltà universitarie, le case dello studente, le mense , le biblioteche la piscina, il campo da calcio e le sale informatiche.Il Technion è stato fondato nel 1912, ma l’erogazione dei corsi è iniziata solo nel 1923.Il primo rettore del Technion si chiamava Albert Einstein.Eccolo in ispezione al Technion nel 1925:
Albert Einstein al Technion. 1925

Nel 1962 al Technion apre la Facoltà di Informatica. Nel 1969 quella di Ingegneria Biomedicale. Nel ranking mondiale delle università tecniche, il Technion è posizionato al posto numero 29.Diversi sono i premi Nobel usciti da questa scuola.Migliaia sono le invenzioni inventate in questa scuola, e milioni sono i posti di lavoro creati da tecnologie nate in questa scuola.Negli anni ‘80 frequentai il Technion per sei anni.In una delle costruzioni c’era un corridoio con tanti uffici con porte aperte e dentro due sedie e un tavolo.Il corridoio si chiamava “Incubator”, incubatore.Li nell’incubatore, chiunque si poteva presentare con una idea di business ed il sistema scuola gli dava una sede, un micro budget, un ricercatore di fondi (oggi si chiamano Seed Capital), uno o più persone di supporto per sviluppare l’idea.Se l’idea prendeva piede, l’ufficio si spostava in una zona industriale più o meno vicina, liberando cosi’ un micro ufficio per la prossima idea.Se fate un giro per la zona industriale di Haifa, vedrete palazzi che si chiamano Google e Microsoft, Facebook e Intel, Yahoo e Waze.Mica noccioline...Oggi questa roba si chiama “startup economy”, ed è la cosa più rivoluzionaria che sia successa nella storia del pensiero economico dopo la definizione del plusvalore da parte di “Carletto” Marx.L’economia delle startup ha infatti dimostrato che lavoro e ricchezza si sviluppano la dove c’è innovazione e tecnologia, ricerca e sviluppo, diversità e disciplina organizzativa.Può darsi che 168 accademici italiani vogliano boicottare il Technion, ma vorrei fare notar loro una cosa: probabilmente ognuno di loro usa un computer o cellulare dove vi sono dentro decine se non centinaia di prodotti e algoritmi israeliani, magari realizzati proprio dal Technion e dai suoi laureati. Se comprate un prodotto in una farmacia italiana, avete il 10% di probabilità di comprare un prodotto israeliano, magari realizzato proprio dai tecnici usciti dal Technion. Se vai in ospedale, rischi che ti salvino la vita con un macchinario o un software israeliano, inventato proprio al Technion...Negli ultimi anni le campagne di boicottaggio hanno fatto molti danni, soprattutto ai palestinesi, quelli che lavoravano nelle fabbriche boicottate. Ad esempio alcune settimane fa 90 famiglie palestinesi hanno perso il lavoro che li sosteneva, quando, grazie proprio al boicottaggio, la fabbrica israeliana Sodastream ha dovuto chiudere i battenti.Ora che volete boicottare il Technion, sappiate che anche li c’è gente di tutte le etnie e le religioni che non ha nessuna voglia di perdere il proprio posto di lavoro, per cui se ne strafrega altamente del vostro boicottaggio: un mese fa il Technion ha aperto una mega sede in Cina, e migliaia di cinesi ed altri asiatici vengono a imparare come si crea innovazione in Israele.E ben vengano anche gli accordi tra le migliori università italiane ed il Technion, e auguriamoci che i risultati della collaborazione tecnologica Italia-Israele diano presto importanti frutti che creino sviluppo e lavoro per i due popoli e per il mondo intero. E mi chiedo però una sola cosa: voi 168 accademici, siete in Italia, che vista da Israele è un bellissimo posto, e da li a qui o da li alla Siria, più o meno è la stessa distanza.Io non so che cosa vi raccontano nei media oltre al fatto che i soldati israeliani mangiano i bambini arabi, ma a pochi chilometri da qui, in Siria, sta succedendo da anni un massacro che non si allontana molto da un paio di mesi di Auschwitz. In Siria ci sono stati 300 mila morti e dieci milioni di profughi negli ultimi anni.Noi israeliani abbiamo costruito un ospedale da campo al confine siriano, dove 1653 siriani feriti sono sinora venuti a farsi curare. Inoltre vi sono nel paese organizzazioni umanitarie che collaborano alacramente con i nuovi campi profughi che sono sorti, ad esempio, in Giordania e diamo anche una mano con team paramedicali sull’isola di Lesvos.
Voi 168 accademici italiani, che cosa state facendo di realmente operativo per aiutare la tragedia umanitaria che si sta svolgendo in quel luogo che era chiamato “Siria”?Avete boicottato Assad, che ha fatto gettare barili riempiti di dinamite sui condomini dei propri concittadini a Damasco?Avete protestato per le strade di Milano quando l’ISIS ha massacrato migliaia di Yazidi e Cristiani?Avete manifestato contro i bombardamenti turchi che stanno uccidendo centinaia di curdi?Vi state muovendo contro l’impiccagione di centinaia di gay all’anno in Iran?No, non vi state muovendo, voi vi svegliate solo quando si può accusare Israele o gli Stati Uniti.Avete lasciato il terreno libero a Salvini.Quando vedo Salvini protestare contro l’impiccagione dei gay, mi rendo conto che in Italia la destra si e’ presa il ruolo della sinistra....Come se protestare contro gli Ayatollah fosse “di destra”: Salvini quando dice NO alla Shariya, è più di sinistra di chi non la vuol veder arrivare.Protestare contro l’integralismo islamico non è di destra, ma è una azione di sinistra: l’integralismo islamico, la Shariya, e’ la piu’ depravata, fascista, nazista, totalitaria legislazione diffusa al mondo.E protestare contro il fascismo non è di destra.La Shariya è di destra, non Salvini o Geert Wilders.Allora, cari 168 accademici, vi auguro solo che i vostri nomi non diventino famosi come quelli degli “scienziati” italiani che firmarono il “Manifesto della razza” nel lontano 1938... 




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29 gennaio 2016

I RAGAZZI DI ISRAELE.

    foto di Josef Jossy Jonas.
    Josef Jossy Jonas
    .

    Questo giovanotto ieri ha inseguito il terrorista armato entrato nel suo ristorante e lo ha neutralizzato a pugni. (Kudos).




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27 gennaio 2016

Oggi col giornale "Il Foglio" in regalo una kippah. Per solidarizzare col crescente odio anti ebraico




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23 gennaio 2016

Se la Giornata della Memoria è senza Memoria



Tra pochi giorni, il 27 gennaio, sarà la Giornata della Memoria istituita dalle Nazioni Unite per ricordare l’olocausto ebraico avvenuto per mano dei nazisti. Come ogni anno mi prefiggo di non scriverci nulla, non perché non sia importante ricordare, anzi, è importantissimo, quanto piuttosto perché questa giornata è diventata una parata di ipocrisia usata e abusata da quella massa di odiatori ipocriti che la utilizzano per lavarsi le coscienze per 24 ore.

Quest’anno però la Giornata della Memoria assume una valenza particolare, più ancora che negli altri anni. Quest’anno in Europa e in tutto il mondo abbiamo assistito ad una vera e propria esplosione dell’antisemitismo e dell’odio verso gli ebrei in quanto tali.

Intendiamoci, l’odio anti-ebraico è sempre esistito, più o meno sotterraneo o evidente ma c’è sempre stato. Solo che negli ultimi mesi è diventato – passatemi il termine – “sfacciato”, cioè sfacciatamente conclamato, dichiarato senza alcuna vergogna o timore di incorrere in sanzioni di legge.

E’ come se la memoria di quanto accaduto durante il nazismo fosse stata cancellata, anzi, è come se quella memoria venisse utilizzata al contrario, ricordandone le nefaste conseguenze in senso positivo come se massacrare ebrei fosse una cosa giusta e buona.

E’ una cosa davvero orribile, qualcosa che neppure il più pessimista degli ebrei poteva immaginare. I rapporti di attacchi antisemiti si moltiplicano come crescono a dismisura gli ebrei europei che decidono di andare a vivere in Israele, di fare cioè l’Aliyah. Ma se fino a poco tempo fa fare l’Aliyah era una scelta di vita, negli ultimi mesi è diventata un modo di sfuggire alle sempre più evidenti persecuzioni, agli attacchi. Si fa l’Aliyah per paura, non più per una scelta di vita e questo è davvero incredibile e intollerabile.

Qualcuno di coloro che “non giustificano gli attacchi antisemiti ma…….” sostengono che la colpa dell’aumento dell’antisemitismo sia dovuto alle cosiddette “politiche di Israele” e che quindi se Israele rinunciasse alle sue “politiche di occupazione” gli attacchi antisemiti cesserebbero. Non so se questa gente ci crede davvero a questa enorme stupidata, ma importanti “pensatori”, per lo più negazionisti, la sostengono. In realtà bisognerebbe avere il coraggio di dire che le politiche di Israele non c’entrano nulla. Non ho mai visto un iraniano o un saudita attaccato per strada a causa delle politiche di Iran e Arabia Saudita. Non ho mai visto un turco attaccato da qualcuno che ce l’ha è con le politiche di Erdogan. C’entrano invece due cose ben chiare: la prima è l’essere ebreo e quindi appartenere al popolo ebraico, la seconda – direttamente collegata alla prima – è il fatto che Israele rappresenta per definizione lo Stato Ebraico e quindi ogni ebreo è visto come “vicino” a Israele. Quindi la smettano gli ipocriti di nascondersi dietro a un dito, la cosa ha un nome ben chiaro: antisemitismo.

E qui torniamo alla Giornata della Memoria. Di che memoria stiamo parlando se non ci ricordiamo a cosa ha portato l’antisemitismo nella prima metà del secolo scorso? Cosa ricordiamo se il mondo sta ripercorrendo la stessa strada percorsa prima e durante l’olocausto?

E allora facciamo in modo di usare la Giornata della Memoria per evidenziare cosa sta accadendo ai giorni nostri oltre che per ricordare l’olocausto, facciamo in modo che quel “mai più” sia effettivamente una cosa reale. Facciamo in modo che la memoria sia veramente memoria.

http://www.francolondei.it/se-la-giornata-della-memoria-e-senza-memoria/




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19 gennaio 2016

L'invasione Che cosa succede se sono maschi nove immigrati su 10

di FRANCESCO BORGONOVO
C'è chi ride o ci accusa di essere
accecati dall'ideologia quando
diciamo che l'invasione migratoria
in atto si configura come una
sostituzione di popoli. Ma basta
dare uno sguardo ai dati (...)
segue a pagina 7
Intanto gli ebrei lasciano l'Italia per Israele. Qui non si sentono sicuri
Nove immigrati su 10 sono maschi: è allarme
Per lo più giovani, propensi a delinquere, in cerca di donne delle quali hanno però una scarsissima considerazione: cambieranno il Paese
2: segue dalla prima
FRANCESCO BORGONOVO
(...) per rendersi conto che gli
arrivi spropositati di immigrati
(quadruplicati in Europa nelle
prime settimane del 2016 rispetto
allo stesso periodo dell'anno
precedente) stanno
cambiando la conformazione
del nostro Paese, e stanno mettendo
una pesante ipoteca sul
nostro futuro.
Secondo una ricerca della
scienziata politica Valerie Hudson
riportata dall'Economist, si
nota un cambiamento nei flussi
di stranieri: stiamo accogliendo
un numero sempre più alto
di giovani maschi. 1173 per cento
degli 1,2 milioni di richiedenti
asilo nel Vecchio Continente
è composto da uomini, che nel
2012 erano il 66 per cento del
totale. In base alle cifre fornite
da Eurostat, il 40 per cento ha
fra i 18 e i 34 anni, mentre l'11
per cento è di un'età compresa
frai 14 ei 17.
Che cosa significa? Tanto
per cominciare, che sta aumentando
il numero di persone
propense a compiere reati.
Sempre basandoci sui dati, notiamo
infatti che in Europa
1'80-90 per cento dei crimini
(con differenze a seconda dei
Paesi) sono commessi da giovani
maschi.
Da questo punto di vista, l'Italia
non è messa per niente bene.
Da noi infatti nove stranieri
su dieci sono uomini, come ha
confermato al Corriere Andrea
Den Boer dell'Università di
New York. «Ad ottobre 2015, il
90% delle 82mila richieste erano
di uomini, per la maggior
parte giovani tra i 18 e i 34 anni»,
ha detto. Certo, secondo lei
«l'Italia dovrebbe essere in grado
di assorbire i nuovi arrivati e
mitigare le conseguenze di questi
numeri». Beh, contando
che già oggi gli immigrati delinquono
circa sei volte di più degli
italiani, c'è poco da stare allegri.
Senza contare che le conseguenze
a lungo termine di questa
conquista silenziosa le possiamo
giusto immaginare, e
non promettono niente di positivo.
Ma non si tratta solo del numero
di reati. C'è anche una
questione culturale da tenere
in considerazione. Per esempio:
che cosa pensano questi
giovani uomini in arrivo del
modo in cui vanno trattate le
donne? Secondo un sondaggio
citato dall'Economist, il 90
per cento di tunisini e marocchini
ritiene che una moglie dovrebbe
obbedire al marito sempre
e comunque. Mentre solo
il 14 per cento degli iracheni
pensa che una donna abbia diritto
a chiedere il divorzio. Il fatto
è che gli immigrati si portano
dietro la propria cultura,
non la abbandonano per abbracciare
una civiltà diversa.
Dunque il loro arrivo influisce
sul Paese che li ospita prima di
tutto da un punto di vista culturale.
Dobbiamo renderci conto
che una fetta sempre più larga
della popolazione europea
pensa che sia giusto trattare le
donne come normalmente si
fa nei Paesi musulmani. E non
c'è bisogno di tirare nuovamente
in ballo i fatti di Colonia per
capire quali siano i risultati. È
banale buon senso: prendete
una marea di giovani maschi
soli e portateli in un posto in
cui le femmine indossano la
minigonna al posto di tuniche
e veli, aggiungete un pizzico di
disagio sociale e otterrete la fiera
della molestia. Anche perché,
siamo seri, come si fa a
pensare che un così alto numero
di giovani maschi possa trovare
una compagna o una moglie
qui? È sempre più difficoltoso
stabilire rapporti affettivi
persino per gli Europei (è l'epoca
delle «passioni tristi» e dei
sentimenti fluidi, dopo tutto, le
riflessioni sul tema abbondano),
sembra abbastanza assurdo
credere che possiamo assorbire
una così ampia popolazione
maschile proveniente dall'estero.
Tanto più se, di fatto, socialmente
emarginata. Quante
coppie miste si possono formare,
ragionevolmente?
Sono fatti, non illazioni. Non
è ideologia, è la realtà.
Così come è reale che l'aumento
degli sbarchi sta coprendo
d'oro i trafficanti di esseri
umani. Lo dicono i dati Euro pol:
il 90 per cento degli immigrati
per sbarcare in Europa paga
gli scafisti, a tariffe che vanno
dai tremila ai seimila dollari
a testa. In tutto, lo scorso anno
gli schiavisti hanno guadagnato
una cifra che si aggira da un
minimo di due a un massimo
di sei miliardi di dollari. Soldi
che sono finiti anche nelle tasche
degli assassini del Califfato.
Dunque non solo ci mettiamo
in pericolo cambiando la
composizione sociale dei nostri
Paesi, ma continuiamo a finanziare
chi vuole sterminarci.
Ci stiamo suicidando con ogni
arma disponibile.
Inesorabilmente, gestendo
l'immigrazione in modo folle
stiamo costruendo un ambiente
sociale diverso. In cui, per dire,
aumentano i musulmani e
se ne vanno gli ebrei. Nel 2015
hanno lasciato l'Europa per
Israele quasi in diecimila, ottomila
solo dalla Francia (e si capisce
perché, considerando il
numero di attentati jihadisti di
diversa natura), varie centinaia
dall'Italia, al secondo posto nella
classifica dell'emigrazione. È
il dato annuale più alto mai registrato
dal 1948.
In pratica, stiamo diventando
un Paese arabo. In cui le
donne devono temere per la
propria incolumità e una parte
della popolazione non è gradita.
Qualcuno, circa quindici anni
fa, diceva che saremmo divenuti
Eurabia. E pensare che
quel qualcuno è stato trattato
come un malato di mente. La
verità, è che i malati di mente
sono quelli che continuano a
sponsorizzare l'invasione. E
purtroppo siamo pure noi che
continuiamo a subirla in silenzio.
Un barcone di clandestini soccorso sulle coste italiane: sono oltre 150mila gli stranieri arrivati nel 2015 [Ansa]




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17 gennaio 2016

Dio non vi perdonera'. Accoltellata al viso da un terrorista islamopalestinese.

Volevamo raccontarvi di Dafna sapendo che su di lei non ci sara' nessun tg a farlo.

Dafna era prima di tutto una madre,aveva quattro figli e ne aveva adottati altri due col marito.Solo questo puo' farvi capire che donna speciale era.Dafna era un'infermiera al Soroka Medical Center,una donna che si preoccupava allo stesso modo di ebrei e di arabi.Nei suoi ultimi momenti, ha difeso i suoi figli, mentre un terrorista arabo la pugnalava a morte davanti a loro. Non credete per un attimo che il terrorista ha avuto pieta' di quei bambini,Dafna e' stata una leonessa a proteggerli. Oggi piangiamo.
Piangiamo per questa donna eccezionale. Una donna il cui impegno per la vita era così forte che è diventata infermiera. 

Possa la sua memoria essere di benedizione.Quanto era bella.

Le donne non si toccano.

Dio non vi perdonera'. Accoltellata al viso da un terrorista islamopalestinese.
Quale demone vi possiede?


Josef Jossy Jonas
foto di Josef Jossy Jonas.




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10 gennaio 2016

L'eroe di Parigi era un invenzione di hollande

BEATO IL PAESE CHE SI FABBRICA GLI EROI - UN LIBRO RIVELA CHE È UNA BUFALA LA STORIA DEL CORAGGIOSO MALIANO CHE HA SALVATO I CLIENTI EBREI DEL SUPERMERCATO KOSHER DI PARIGI. LASSANA BATHILY È STATO POMPATO DA HOLLANDE PER CREARE UN (FALSO) SENTIMENTO DI UNITÀ NAZIONALE - IL RACCONTO DEGLI OSTAGGI

Il maliano fu premiato e indicato come esempio di perfetta integrazione per aver salvato gli ostaggi durante l' attacco al supermercato kosher. Tutto falso: l' autore del gesto era un altro, che ora scrive un libro, corroborato dalle testimonianze di chi aiutò a rifugiarsi nella cella frigorifera...

Mauro Zanon per ''Libero Quotidiano''

 

obama omaggia lassana bathily obama omaggia lassana bathily

«È il mio francese preferito!», aveva dichiarato l' inquilino dell' Eliseo, François Hollande, in occasione della cerimonia di conferimento della cittadinanza francese a Lassana Bathily, l'"eroe" dell' Hyper Cacher, che nel gennaio 2015, secondo la narrazione politico-mediatica, aveva salvato la vita a sei clienti ebrei che si trovavano nel supermercato kosher quando irruppe il terrorista islamico Amedy Coulibaly. La storia del piccolo magazziniere di un supermercato, di confessione musulmana, di origini maliane, senza permesso di soggiorno, prima della decisione di naturalizzarlo francese presa dall' esecutivo socialista, aveva fatto sognare il mondo.

Lassana Bathily che ha salvato gli ostaggi nel supermercato kosher di parigi Lassana Bathily che ha salvato gli ostaggi nel supermercato kosher di parigi

 

Il presidente americano, Barack Obama, aveva addirittura evocato la sua storia durante un summit internazionale, parlato dei «gesti eroici» di Lassana e di lui come esempio per i «popoli del mondo intero». E sui giornali della gauche multiculti era tutto un decantare l' impresa dell' angelo custode musulmano che ha salvato gli ebrei, con paragoni vertiginosi con la Seconda guerra mondiale e con coloro che coraggiosamente nascosero gli ebrei in casa propria.

 

Lassana Bathily che ha salvato gli ostaggi nel supermercato kosher di parigi Lassana Bathily che ha salvato gli ostaggi nel supermercato kosher di parigi

Peccato però, come raccontato da un libro appena uscito in Francia, ma di cui nessuna testata mainstream parla, che fosse tutta un' impostura, una panzana colossale, una favoletta buona solo per qualche titolone strappalacrime di Libération in Francia e di Repubblica in Italia. Si chiama "Hyper Caché" (Editions du Moment), il libro che smonta punto per punto la versione ufficiale di quel 9 gennaio 2015, che smaschera la messa in scena dell' ennesima pièce teatrale diretta dalla gauche (l' ultima è l' incontro avvenuto a novembre tra Hollande e la pensionata, Lucette Brochet, minuziosamente preparato dalla comunicazione dell' Eliseo per non farle dire cose scomode per la propaganda goscista).

 

Lassana Bathily che ha salvato gli ostaggi nel supermercato kosher di parigi Lassana Bathily che ha salvato gli ostaggi nel supermercato kosher di parigi

Scritto a quattro mani dal giornalista francese Michael Taubmann e Yohann Dorai, uno dei sei clienti nascosti nella cella frigorifera fino all' intervento delle forze dell' ordine, "Hyper Caché" racconta come andò veramente in quei momenti drammatici.

 

Al contrario di quanto emerso dalla versione ufficiale, è Yohann, tra l' altro installatore di impianti di riscaldamento per professione, ad aver spento l' impianto di refrigerazione della cella affinché gli ostaggi potessero sopravvivere in uno spazio ghiacciato, con anche un bebè di 11 mesi, che avrebbe potuto essere la loro tomba.

passeggini nel negozio kosher di parigi passeggini nel negozio kosher di parigi

 

Non Lassana. È Yohann e non Lassana, come testimoniato da tutti, a chiudere la porta della cella frigorifera, dopo che gli ostaggi si erano nascosti. Ed è ancora Yohann a nascondere la chiave del congelatore in un angolo del sottosuolo e a prevenire la polizia, come confermato anche da un documentario, "Les Hommes du Raid", diffuso lo scorso settembre. Infine, sempre Yohann è stato colui che ha offerto il suo piumino per coprire il bebè chiuso con sua madre in uno spazio dove la temperatura era di - 5°.

ostaggi liberati dal supermercato kosher ostaggi liberati dal supermercato kosher

 

Lassana Bathily non ha nascosto nessuno e non ha protetto nessuno durante la presa di ostaggi. Già a giugno, quattro testimoni, tra cui lo stesso Yohann, avevano smentito la versione rilanciata dal governo e dai media su Lassana Bathily. Così si era espressa Sandra: «Lassana Bathily è una persona eccezionale, amato da tutti i suoi colleghi dell' Hyper Cacher, e che effettivamente ci ha proposto di salvarci prendendoci con lui nel montacarichi.

 

ostaggi liberati dal supermercato kosher ostaggi liberati dal supermercato kosher

Ma non ha potuto salvarci, perché abbiamo tutti rifiutato. I media e le autorità hanno abbellitto il quadro, aggiungendo che ci avrebbe fatto scendere, nascondere, etc. Non è vero, ma non è colpa di Lassana. In quel momento la Francia aveva bisogno di un eroe». Lassana Bathily è un "eroe" fabbricato all' Eliseo, un "eroe" made in gauche.

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7 gennaio 2016

Da Padre Gabriel Naadaf in Italiano: LETTERA DI UN INDIANO D'AMERICA AI PALESTINESI

 


“Cari palestinesi,

Chiariamo un paio di cose. Non azzardatevi a reclamare un genocidio quando la vostra è un’esplosione demografica.

Non azzardatevi a continuare a rubare storie. Avete rubato l’identità di ciò che era conosciuto come ‘palestinese’. Prima della seconda guerra mondiale, quel termine significava ebreo. Ma va bene, è un termine coloniale, e sono sicuro che i miei amici ebrei non lo vogliono. Preferiscono farsi chiamare ebrei, giudei, israeliti e israeliani. Allora prendete la vostra spazzatura colonialista e andatevene.

Voi non "avete passato quello che hanno passato gli indiani d'America". Nessuno vi ha costretto a parlare una lingua straniera e ad adorare Dio in un modo straniero, e nessuno ha rubato i vostri luoghi sacri. A dire il vero QUESTO E’ CIO’ CHE AVETE FATTO VOI. Avete rubato luoghi sacri, avete costretto popoli indigeni a parlare arabo e ad adorare Dio come musulmani.

In realtà non avete fatto una lotta per i diritti civili come quella dei neri d’America. I neri d’America non hanno fatto saltare in aria pizzerie e scuolabus pieni di studenti per ottenere pari diritti.

Pulizia etnica? Allora perché c’è lo 0% di ebrei nella zona sotto controllo arabo dell’Autorità Palestinese, e quasi 2 milioni di arabi nelle zone sotto controllo ebraico? Penso sia chiaro chi è che fa pulizia etnica qui.

La lotta degli indiani d'America contro il colonialismo? Chiunque abbia un’istruzione da terza elementare sa che gli arabi sono in realtà i coloni che colonizzarono l’intera maledetta regione nel 7° secolo, con l’uccisione e la conversione forzata degli indigeni di tutta la regione. VOI NON SIETE GLI INDIGENI DELLE TERRE CHE VOLETE RIVENDICARE. Ripetete con me: "Gli ebrei vengono dalla Giudea, gli arabi vengono dall’Arabia".

Assolutamente senza alcuna stima,

Ryan Bellerose”

http://en.cijnews.com/?p=5745
Palestinians have become obsessive “tragedy tourists”
en.cijnews.com
Dear Palestinians, Lets get a few things straight. You do not get to claim a genocide when your popu...




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4 gennaio 2016

E quel terrorista per il suo avvocato sarebbe non sano di mente?

La Polizia ha confermato che il corpo di Israeli Amin Shaaban, un tassista di Tel Aviv, è quello di un'altra vittima del terrorista che venerdì ha sparato in un bar di Dizengoff. La Polizia ha dichiarato che il terrorista, proveniente da Wadi Ara, ha fermato il taxi, ucciso il tassista, e preso la macchina. La polizia lo sta ancora cercando.
Possa la memoria di Amin essere di benedizione. I nostri pensieri e le nostre preghiere vanno alla sua famiglia.




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3 gennaio 2016

E mentre molti uomini scappano, queste donne cristiane sono rimaste in Siria per difendere il loro Paese!

foto di Tommaso Longobardi.


Dato che i media sono troppo impegnati a mostrarvi chi scappa, perchè non ci pensiamo noi a far vedere a tutti queste grandi donne? 
Facciamo girare! ONORE A LORO!




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1 gennaio 2016

Operatrici umanitarie ebree insultate e cacciate

IsraelAid


Un gruppo di donne ebree americane sono state espulse senza tanti complimenti da un campo profughi sull’isola greca di Lesbo la settimana scorsa dopo aver subito insulti antisemiti  da volontari di  altre organizzazioni umanitarie.
Il campo è uno dei tanti istituito dalle Nazioni Unite per aiutare il flusso di profughi dalla Siria, Iraq, Afghanistan e Iran. Un certo numero di organizzazioni umanitarie sono attivi , tra cui il gruppo umanitario israeliano IsraAID.
Le giovani donne ebree in questione avevano viaggiato dagli Stati Uniti per  fare volontariato con IsraAID, e indossavano magliette del gruppo israeliano al momento dell’incidente.
Tutto è cominciato quando gli altri volontari che lavorano con altre organizzazioni hanno cominciato a scagliare insulti antisemiti e anti-israeliani alle  donne ebree. A quel punto, una guardia di sicurezza è arrivate e, invece di calmare chi insultava , si è unito agli insulti

Fonte:http://www.jewsnews.co.il/2015/12/28/israeli-aid-workers-abused-at-un-refugee-camp/




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1 gennaio 2016

Metamucil e diventi un altra persona

Descriverlo non è sufficente bisogna viverlo




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1 gennaio 2016

Metamucil e diventi un altra persona

Descriverlo non è sufficente bisogna viverlo




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31 dicembre 2015

“Il muro di Betlemme”. L’ultima vergogna del sito di Repubblica

L’orientamento filo-palestinese (o, per meglio dire, anti-israeliano) del giornale Repubblica ha registrato un’impennata in questi ultimi giorni. Se il titolo del 24 dicembre «Natale di sangue in Cisgiordania: quattro palestinesi uccisi» aveva destato più d’una perplessità,  una vignetta del writer inglese Banksy pubblicata sulla versione on line della testata debenedettiana ha addirittura superato i confini del cattivo gusto.
Per quanto riguarda il titolo della vigilia di Natale, inutile soffermarci. Ci pensa il sottotitolo della stessa Repubblica a chiarire come sono andati realmente i fatti e quanto sia stato inopportuna la scelta di lanciare la notizia in quel modo:

I militari israeliani hanno ucciso due assalitori a Hebron e nella zona di Arile: un terzo è stato abbattuto dopo essersi lanciato con l’auto contro un gruppo di militari a Gerusalemme nord. Un altro morto durante scontri in un campo di rifugiati.

Non è la prima volta che i contenuti di un articolo, o in questo caso addirittura di un sottotitolo, stravolgono completamente il senso del titolo.
A questo punto Repubblica ha il problema di trovare qualcosa che possa contribuire ad infangare davvero l’immagine degli israeliani. E allora ecco la notizia: “La polizia indaga su un video in cui estremisti ebrei festeggiano la morte di un bambino palestinese bruciato vivo“. Indagini in corso, fatti da chiarire. Non per Repubblica, che nel lanciare la notizia offre un’immagine di repertorio che ritrae un ebreo ortodosso nell’apparente atto di gioire. La foto però si riferisce a tutt’altro contesto, la notizia dei presunti festeggiamenti riguarderebbe invece una festa di compleanno e un video di “canti e balli”, girato dieci giorni fa, per celebrare la morte di un bambino palestinese avvenuta nel luglio 2014. Il video incriminato sarebbe passato di mano in mano e poi distrutto.
Osservate invece il giochetto di Repubblica: “Condanna in Israele: muore bimbo arabo, ultrà in festa“. E foto di un ebreo ortodosso che sembra esultare

verg

Ribadiamolo: Il bimbo arabo in questione è morto più di un anno fa, del video con i festeggiamenti non c’è alcuna traccia e le indagini (da parte delle autorità israeliane, che queste cose le condannano) sono in corso. L’ebreo ritratto in foto è del tutto estraneo alla vicenda. Non si sa cosa stia facendo né a quale episodio sia riferita quella foto.

Può bastare? Nient’affatto. La Repubblica versione natalizia non si accontenta e offre ai suoi lettori “auguri” a dir poco discutibili: una vignetta del writer inglese Banksy che raffigura Maria e Giuseppe bloccati dal “muro” israeliano mentre si accingono a raggiungere Betlemme.

rep

Affidiamo la risposta al giornalista Giulio Meotti, che sul suo profilo facebook ha scritto:

A Natale sono proprio tutti più buoni. Questa immagine allucinante è stata pubblicata oggi sul sito del quotidiano La Repubblica. Si vedono Maria e Giuseppe verso Betlemme, ma vengono fermati dal “muro” costruito da Israele….Grande classico antisemita quello di “se Gesù oggi nascesse a Betlemme…”. Un po’ di chiarezza per questi cialtroni che vendono menzogne: mentre negli altri paesi le barriere impediscono l’ingresso agli immigrati, solo in Israele le recinzioni e i posti di blocco hanno come giustificazione un motivo veramente umanitario: quello di garantire alla popolazione civile il diritto alla vita. Filo spinato, pattugliamenti, telecamere e sensori elettronici sono utilizzati in Israele per impedire che un ristorante, un centro commerciale, un autobus o un albergo possano trasformarsi in stragi di corpi umani. Corpi di ebrei. In nessun altro paese con le stesse misure difensive, vi sono infiltrati con il “sacro” scopo di uccidere esseri umani. Le barriere di sicurezza sono il più importante strumento di difesa di Israele contro il terrorismo. A differenza del Muro di Berlino, che era un monumento all’intolleranza, i checkpoint israeliani sono un simbolo di vita. Scrivano questo, gli antisemiti: che se Gesù, un ebreo di madre ebrea, mettesse oggi piede a Betlemme, in quanto ebreo i palestinesi lo pugnalerebbero subito. La Repubblica a quel punto non darebbe neppure la notizia.

Niente da aggiungere.




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