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  LiberaliPerIsraele “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”
 
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19 agosto 2014

Le libertà politiche sono praticamente inesistenti per le donne di Gaza e in molti altri paesi musulmani


Donne oppresse a Gaza, e donne che sostengono i loro oppressori

 

Di Anav Silverman
Per gran parte del mondo, la 69enne Greta Berlin, co-fondatrice e portavoce del Movimento Free Gaza (“Gaza libera”), è una specie di eroe. Recentemente Greta Berlin si è guadagnata l’attenzione internazionale per aver orchestrato la flottiglia diretta a forzare il blocco anti-Hamas su Gaza, definendo Israele “uno stato terrorista” nelle sue interviste e nei suoi articoli. Insieme ad altri membri del suo movimento, per lo più donne californiane assai benestanti e in pensione, Greta Berlin ha riversato in fiumi di retorica l’odio anti-israeliano, facendo contemporaneamente attiva campagna per la “causa palestinese”. È quanto mai paradossale che questi auto-proclamati campioni umanitari, con Greta Berlin alla testa, abbiano scelto di schierarsi e di sostenere Hamas, l’organizzazione terrorista islamista che punta a limitare drasticamente i diritti delle donne di Gaza e a sradicare qualunque forma di liberalismo dalla striscia palestinese sotto il suo controllo.
Da quando ha preso il potere, Hamas ha instaurato nella vita pubblica della striscia di Gaza duri provvedimenti religiosi in linea con la legge islamica. La scorsa estate, il massimo giudice di Gaza ha ordinato agli avvocati donna di indossare sul capo il velo islamico per garantire che anche queste donne fossero vestite in perfetta conformità ai dettami del diritto islamico, che esige che in pubblico ogni donna sia a capo coperto e indossi abiti lunghi e abbondanti tali da lasciar vedere solo volto e mani. Il Centro Palestinese per i Diritti Umani, con sede a Gaza, ha diffuso un comunicato in cui qualifica il nuovo codice d’abbigliamento imposto alle avvocate come “una pericolosa violazione della libertà personale e dei diritti delle donne”.
Da quando Hamas ha preso il potere, squadre di “poliziotti della virtù” pattugliano le spiagge di Gaza per garantire che donne e uomini siano appropriatamente coperti, ammonendo e persino arrestando le donne che osano bagnarsi non totalmente coperte. Un crescente numero di scuole pubbliche impone alle allieve velo e mantello come uniforme, rispedendo a casa le ragazze che osano presentarsi in jeans.
Dai concerti musicali ai negozi di parrucchiere, Hamas sta imprimendo la sua interpretazione del diritto islamico su ogni possibile aspetto della vita quotidiana. Nel marzo 2010, Hamas ha vietato agli uomini di lavorare negli negozi di parrucchiere e negli istituti di bellezza per donne, che sono stati anche bersaglio di esplosioni e altri attentati sin da quando Hamas ha assunto il controllo, tre anni fa. Hamas ha avvertito che chiunque violerà la nuova legge su questi esercizi commerciali verrà arrestato e processato.
In aprile, Hamas ha mandato la sua polizia a interrompere il primo importante concerto hip-hop a Gaza. Un poliziotto di Hamas ha dichiarato che quei ritmi di ballo sono “immorali”. Hamas vieta a uomini e donne di ballare pubblicamente insieme, e si sa di militanti di Hamas armati di kalashnikov che hanno fatto irruzione in luoghi di ballo, facendoli chiudere.
Sotto il regime di Hamas sono cresciuti ad un ritmo allarmante i gruppi di estremisti islamisti salafiti legati ad al-Qaeda e ideologicamente più intransigenti della stessa Hamas. Lo scorso maggio (e di nuovo nei giorni scorsi) uomini col volto coperto hanno assaltato e devastato dei campi estivi per bambini palestinesi gestiti dall’Onu dopo che i fondamentalisti musulmani avevano accusato l’agenzia Unrwa di “inculcare alle allieve fitness, ballo e immoralità”. Sono i gruppi salafiti che hanno anche preso di mira gli internet-caffè, che hanno dato fuoco a istituzioni legate ai cristiani e che hanno attaccato scuole straniere e feste di matrimonio.
In effetti, se questo è il genere di “Gaza libera” che hanno in mente Greta Berlin e le sue colleghe “liberal” californiane, c’è da domandarsi quali siano i veri scopi a cui punta il Movimento che si fa chiamare “Free Gaza”.
Come ha detto a BBC News la 21enne Jihad Rostom nel marzo 2010, “Hamas vuole imporsi alla gente; vogliono che la gente si sottometta e questa è la loro copertura: hanno distrutto la reputazione dell’islam dicendo che lo fanno perché è la religione”. Un’altra abitante di Gaza, Lama Hourani, impegnata per i diritti delle donne lavoratrici del posto, ha detto alla BBC che, secondo il modo in cui Hamas presenta l’islam, “le libertà di una donna sono sempre subordinate al benestare di un parente maschio: non considerano donne e uomini come eguali”.
È dunque inevitabile chiedersi quale logica e quali obiettivi stiano dietro alle campagne mediatiche di Greta Berlin: si batte veramente per il bene delle donne e dei bambini di Gaza, o piuttosto li usa come pretesto per dare libero sfogo al suo odio contro l’esistenza di uno stato ebraico? Greta Berlin non ha detto una parola sul trattamento delle donne palestinesi sotto il regime imposto da Hamas a Gaza. Non esiste alcuna libertà di espressione politica né alcuna eguaglianza di genere sotto l’estremismo islamista di Hamas e dei gruppi estremisti salafiti che vogliono controllare Gaza. Le libertà politiche di cui Greta Berlin gode vivendo negli Stati Uniti come donna americana, e le libertà politiche di cui godono le donne che vivono in Israele – ebree, cristiane e musulmane – sono praticamente inesistenti per le donne di Gaza e in molti altri paesi musulmani. Questa, a Gaza, è una realtà di fatto che non ha nulla a che vedere con Israele e ha molto a che vedere, invece, con l’interpretazione e l’applicazione della sharia ad opera di Hamas.
È una vergogna che donne di mentalità occidentale e liberale non facciano nulla per sostenere i diritti delle donne musulmane nei paesi dove le libertà politiche sono riservate soltanto agli uomini che sostengono i gruppi al potere.

(Da: YnetNews, 29.6.10)

Nelle foto in alto: Anav Silverman, autrice di questo articolo, e (sotto) Greta Berlin, co-fondatrice e portavoce del Movimento “Free Gaza”




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18 agosto 2014

Una lettera clandestina da Gaza denuncia la spietata dittatura di Hamas

 

Il messaggio si chiude con un disperato appello al resto del mondo: verrà ascoltato?

"Espropri" dei miliziani di Hamas nella striscia di Gaza

“Espropri” dei terroristi di Hamas, al potere nella striscia di Gaza

Una lettera scritta da un palestinese di Gaza, arrivata per vie semiclandestine nelle mani di un cittadino israeliano e pubblicata da Fox News lo scorso fine settimana, rivela un quadro fosco della vita dei palestinesi sotto la dittatura di Hamas. Nella lettera, un trentenne di Gaza chiamato Ahmed racconta la propria vicenda come scavatore di tunnel per conto di Hamas.

Ahmed racconta di quando, avendo accettato un’offerta di lavoro, venne trasportato in un camion senza finestrini insieme con altri cinque scavatori costretti come lui a lavorare sottoterra su turni estenuanti. “Viaggiammo per un’ora – dice la lettera – Alla fine ci fermammo e ci portarono in un edificio chiuso. Non sapevamo dove eravamo. Ci mostrarono un buco nel terreno e ci dissero di andare dentro. Camminammo per qualche centinaio di metri e quando arrivammo in fondo, c’erano due membri di Hamas che ci stavano aspettando. Ci diedero degli attrezzi di lavoro e ci dissero cosa dovevamo fare per allungare il tunnel”.

Ahmed spiega nella lettera che aveva accettato di lavorare per Hamas per un disperato bisogno di denaro a seguito alla morte del padre Musa e dopo che Hamas, una volta salita al potere nella striscia di Gaza nel 2006, aveva preso possesso dell’officina meccanica di proprietà della sua famiglia: “Facevano loro gli ordini e stabilivano loro i prezzi”.

“Da quel giorno – racconta – ogni mattina un membro armato di Hamas veniva al negozio e ci ordinava di fabbricare tubi metallici con alette. Avevo subito capito che venivano usati per lanciare razzi. Un giorno arrivò un camioncino e dei membri di Hamas prelevarono mio padre dal negozio. Non l’abbiamo più rivisto. Successivamente ho saputo che l’hanno ucciso e che hanno gettato il corpo in una fossa”.

La lettera prosegue descrivendo il durissimo lavoro nelle gallerie non ventilate, sotto la stretta supervisione degli uomini di Hamas che urlavano ordini. Diversi lavoratori venivano picchiati, perché accusati di non lavorare abbastanza in fretta.

Dopo dieci giorni i sei lavoratori, incluso l’autore della lettera, vennero riportati alle loro case dopo aver ricevuto un magro salario rispetto alle sofferenze sopportate. “Non sapevamo dove eravamo stati – dice la lettera – né cosa avevamo scavato”.

Ahmed afferma d’aver capito che aveva aiutato lo sforzo militare di Hamas solo dopo aver sentito le notizie sui tunnel fatti scavare dappertutto dall’organizzazione terroristica.

Violenze dei terroristi di Hamas al potere nella striscia di Gaza

Violenze dei terroristi di Hamas, al potere nella striscia di Gaza

La lettera si conclude con un appello: “Preghiamo che il mondo ci aiuti a liberarci dal dominio spaventoso e crudele di Hamas nella striscia di Gaza. Io prego ogni giorno per la morte di tutti i membri di Hamas, e per ottenere la libertà, e perché ci sia una possibilità di vivere una vita normale per i nostri figli a Gaza. Inshallah”.

Secondo il reportage di Fox News, la lettera è stata portata di nascosto a Itzik Azar, un israeliano che vive in una località nel centro del paese e che nei primi anni ’70 lavorava in un’officina metallurgica nel sud di Tel Aviv. A quei tempi molti lavoratori palestinesi erano impiegati in laboratori, cantieri e officine in tutto Israele. Uno dei colleghi di Azar era Musa, il padre di Ahmed, e faceva il pendolare ogni giorno da Gaza a Tel Aviv. “Dal momento che Musa e io eravamo quasi della stessa età, diventammo buoni amici – racconta Itzik Azar a YnetNews – Con il passare degli anni, siccome lui viveva a Gaza ci perdemmo un po’ di vista. Quando ci incontrammo di nuovo, lui aveva avuto un figlio di nome Ahmed, che oggi ha circa 30 anni. Ultimamente il nostro rapporto si era riallacciato a causa dei combattimenti nella striscia di Gaza”.

Azar preferisce non rivelare dettagli su come esattamente ha ricevuto la lettera, che è stata scritta a mano su un pezzo di carta. “Senza fare nomi, posso solo dire che ho ricevuto la lettera da qualcuno che è uscito dalla striscia di Gaza per ricevere cure mediche in Israele – si limita a dire – Ho distrutto l’originale in arabo perché conteneva troppe informazioni che avrebbero permesso di identificare Musa, Ahmed e la loro famiglia. Non ho alcuna intenzione di metterli in pericolo”.

Azar aggiunge che, quando il dominio di Hamas su Gaza sarà finito e la sicurezza dei suoi amici sarà garantita, allora racconterà le loro vicende per intero.

(Da: YnetNews, Israel HaYom, 16.8.14)

 

Dalle NEWS di israele.net – 12 agosto 2014: Secondo testimonianze di palestinesi citati da Times of Israel, Hamas avrebbe “giustiziato” decine di palestinesi, che erano stati pagati per scavare i tunnel verso Israele, al minimo sospetto che potessero rivelare agli israeliani la posizione dei tunnel e dei loro sbocchi.




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17 agosto 2014

“Traditi dai nostri vicini. Hanno sfondato le porte e preso i bimbi dai letti” Fra i cristiani di Qaraqosh scampati a stento dalla furia dell’Isis


Foto: Stanno estirpando il cristianesimo nel vicino oriente anche grazie ai finanziamenti e agli armamenti,alle forze islamiste antiassad da parte degli imperialisti americani ed i loro vassalli atlantici (italiani compresi). Ecco il risultato della politica americana a favore delle cosiddette Primavere Arabe che non hanno fatto altro che far precipitare tali Paesi nell'Inverno del Medioevo Islamico. LQuets donna era colpevole soltanto di essere cristiana ...
 “Dividevamo il pane con i musulmani, poi sono arrivati quelli...”

Stremata Un’anziana dopo aver raggiunto Erbil da Qaraqosh, in Iraq: per due giorni ha attraversato
il deserto a piedi per scappare dai militanti dell’Isis

14/08/2014
domenico quirico
Inviato a ERBIL
Un giorno, presto, molto presto, metteremo un dito sull’atlante:
questo spicchio di vicino oriente, qui sono stati i cristiani. Ci sono
passati come la goccia di mercurio che non bagna e invano tra qualche
anno ne cercheremo le tracce. Il Nord dell’Iraq, e la Siria, sipario di
enigmi, hanno ingoiato nelle loro viscere millenarie anche un lembo di
questo Vangelo che è di tutti noi. Telkepe, Batnaya, Tel Esqof,
Karamlish, Bashiqa, Qaraqosh, Mosul: imprimetevi nella mente questo che
sembra un arido elenco di città e villaggi.  
 
È la storia scritta da Dio che ha questo preludio di nomi crudi,
agglomerati di uomini che durano il tempo necessario a pronunciare le
loro sillabe, tutti coagulati in un segno sulla carta che la pronuncia
dei fuggiaschi fa come precipitoso. Un milione erano i cristiani in Iraq nel 2003 prima dell’invasione americana. Ora sono ridotti a 400 mila.
Questa, lo Stato islamico del Nord, è l’ultima ondata che li spazzerà
via.  
 
Solo in questa città di
tribolati che ha nome Erbil sono cinquantamila; nelle chiese, in
accampamenti ricavati sulle strade, negli edifici in costruzione sono
gli uomini che raccontano, uomini in cui si annida l’orgoglio cristiano, senza languori e malinconie, solo cupezza e attesa. Tremila hanno
trovato rifugio nella cattedrale dedicata a san Giuseppe, seicento
almeno i bambini. Riuniti anche nella fuga per parrocchie, crocifissi in ogni crocefisso. Nella loro città sono rimasti trenta cristiani: i
vecchi e i malati che non potevano fuggire. A custodire case che
suppongono saccheggiate, chiese profanate. Ora vuoto, silenzio. Le aule, i banchi accatastati per fare spazio, sono diventati dormitori, sei
famiglie sono accampate in un sottoscala, molti vivono sotto tendaggi
improvvisati all’aperto, fulminati dal sole a 50 gradi, in un puzzo
insopportabile di urina. Non hanno portato nulla con sé, la cosa che
sognano di più è il certificato di battesimo, perché passato il confine
darà loro la qualifica di rifugiati.  
 
Le città e i villaggi della pianura del Tigri, dunque, la pianura di
Ninive, terra cristiana, sarchiata dal sudore cristiano prima che gli
arabi arrivassero qui: ogni volta che compaiono nel racconto degli
scampati al furore del Califfato trionfante, un mondo perduto fa un
passo verso di noi; fra mille arabeschi di generazioni avanza nel
fogliame di incroci di fede misteriosi e prestabiliti. Le loro liti e
divisioni risalgono alle bizantine dispute di Calcedonia. Miserie,
ombre. Ma l’attesa e lo sconforto, il grande afoso sconforto che opprime l’animo dei cristiani che si preparano a fuggire, questa volta
definitivamente, è tutta scandita in questo elenco di nomi menzionati
tutti per uno, come una collana tastata da un cieco per controllare i
frammenti di un gioiello. 
 
Non illudetevi per le tardive bombe di Obama e la timida
controffensiva dei guerrieri curdi che era annunciata per ieri notte.
Chiediamo, per salvare i cristiani, aiuto ai curdi, ora, i curdi che
furono gli zelanti massacratori degli armeni cento anni fa! Il
cristianesimo nelle terre dei due fiumi, invecchiato come in un
involucro trasparente, è finito. Per sempre. 
 
Papa Francesco, venga qui, prima che accada, prenda un aereo e scenda a Erbil baciando la terra dove è l’orma degli apostoli Tommaso e
Taddeo. Francesco l’avrebbe fatto. Tutta l’umana miseria dei corpi,
eccola, le sarà fitta e gemente intorno, incredula e supplichevole ma
capace di soffrire. Uomini che soffrono: sì, la cosa più concreta e
urgente che ci sia. Stracci, carne sfortunata e occhi pieni di Storia.  
 
Salirà le scale puzzolenti di edifici abbandonati dove i cristiani
fuggiti agli odiatori senza speranza, strappati dalla nicchia
quotidiana, privati dei minuscoli conforti della propria giornata, hanno il loro fardello di caldo, di sete, di fame. E rischiano di perdere
ogni indulgenza, ogni interesse per gli altri. Sarebbe legge sfoderare
qui denti e artigli e conquistarsi una tana. Invece no. Non urlano, non
bestemmiano, in silenzio attendono, con la stanchezza che diventa aghi
nelle membra. Gli inviati, le preghiere non bastano per questi martiri
moderni dell’intolleranza totalitaria. Perché la loro è una religione
senza miracoli, i cristiani di Iraq, uomini come gli altri con la morte
sotto i piedi e la paura che sale nel petto: «Ma il loro non è un dio
addormentato che somiglia troppo a un dio morto, a un dio che forse non
c’è...». E le parole dell’abuma Salem Saka della chiesa caldea mi
colpiscono con un suono così aspro che paiono ribattute con i chiodi.  
 
Suvvia andiamo a vederli, percorriamo all’indietro questa lontananza
che pare immensa, un viaggio breve ad Ankawa, il quartiere cristiano di
Erbil, ma che dura quasi duemila anni. Arruoliamoci, testimoni
volontari, in questa storia morta, in questi secoli di cenere.  
 
Awnee è un uomo qualunque che ha vissuto giustamente a Qaraqosh e ha
solo voglia di morire. Da tanti anni i suoi cassetti sono in ordine,
congedati gli amici, nella dispensa di contadino mai un frutto di più
per l’indomani. La morte è matura nel suo petto, aspetta il suo giorno,
il bel giorno degli occhi chiusi in cui non dovrà più aggiustarsi il
turbante per andare nei campi ma solo stendersi, cancellare i colori di
quaggiù e galleggiare nella luce. Credeva, quando sono risuonate le
raffiche di mitra e i soldati sono fuggiti per i campi, che tutto fosse
finito: invece deve ancora attendere. Ha un appuntamento con uno che
tarda, ma non mancherà. Ha un suo discorso breve da fare: «Ibrahim si fa chiamare il nuovo califfo, Ibrahim il nome arabo di Abramo, santo a
tutte le fedi! Che oscenità, queste mummie superstiziose... per loro dio è un libro e gli uomini una cosa a cui non hanno mai pensato». 
 
Due donne, come cespugli umani sul ciglio della strada, accanto un
tappeto di gomma, unico loro avere: lanciano la voce come un tentacolo,
con la disperazione di chi vive nella prigione e picchia perché gli
venga aperto: «Sono stati i nostri amici e vicini arabi sunniti a
tradirci. Quando arrivavano aiuti per noi, cristiani, li dividevamo,
come fratelli… ma quando i “daech’’ (acronimo arabo per Isis, ndr), i jihadisti sono avanzati, sono passati dalla loro parte».  
Un’altra donna, il viso largo e maschio, seduta sull’orlo di un fosso argilloso, non guarda neppure i passanti, parla con non so quale
stridula timidezza: «È stato un musulmano che ci ha salvato all’ultimo
momento, portandoci via in auto, ha ingannato i jihadisti al posto di
blocco. Perché lo ha fatto? Perché eravamo, noi cristiani, suoi amici». 
 
I bambini, i bambini cristiani di Erbil: hanno manine piccole che
cominciavano ad acciuffare le cose; e vocette che scalfivano simili a
schegge di vetro i rumori consueti della casa. Credevano che fosse un
gioco quando li presero dai letti, a mezzanotte, e gli altri già
sfondavano gli usci. Se non avessero sentito la mamma urlare più del
giorno che li partorì. Allora si sono messi a piangere, e anche ora
piangono nascondendo i volti dietro i fogli dove si spiega come fare
attenzione a mine e oggetti esplosivi. Non vogliono che li guardiamo,
che facciamo loro fotografie, i primi bambini del mondo che non vedo
affascinati, curiosi. Hanno capito chiaramente che si trattava di
questo, di morire. La morte è stata per loro come un cuneo di verità nel soffice non sapere dell’infanzia.

domenico quirico
Inviato a ERBIL          




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16 agosto 2014

Simone Camilli vittima... di Hamas

SIMONE CAMILLI, la sua morte ci amareggia e porgiamo le nostre sincere condoglianze ai suoi familiari, ma diciamo basta agli inutili atti eroici di chi va in zone di guerra, esponendosi a rischi mortali con assurda incoscienza.
Sulla morte del giornalista, peraltro, emerge una verità diversa da quella diffusa nei TG Rai, secondo i quali il mortale incidente è stato causato da una bomba israeliana di cui Camilli stava filmando l'operazione di disinnesco.
Altri testimoni locali hanno precisato invece che si trattava di un barile di esplosivo TNT adoperato da Hamas come trappola per i tank israeliani (La Stampa). Secondo quest’ultima versione, la polizia di Gaza voleva recuperare l’esplosivo impegnato nella trappola anti-tank ma qualcosa è andato storto e vi è stata la violenta esplosione. Quattro ingegneri sono rimasti uccisi assieme a Camilli e Abu Afash. 
Dobbiamo porci una domanda: ma è mai possibile andare a filmare da vicino un'operazione così rischiosa? Per che cosa? Per fare uno scoop giornalistico su una bomba inesplosa, quando piovono razzi e bombe da una parte e dall'altra, mietendo tante vite innocenti ?
Foto: SIMONE CAMILLI, la sua morte ci amareggia e porgiamo le nostre sincere condoglianze ai suoi familiari, ma diciamo basta agli inutili atti eroici di chi va in zone di guerra, esponendosi a rischi mortali con assurda incoscienza.Sulla morte del giornalista, peraltro, emerge una verità diversa da quella diffusa nei TG Rai, secondo i quali il mortale incidente è stato causato da una bomba israeliana di cui Camilli stava filmando l'operazione di disinnesco. Altri testimoni locali hanno precisato invece che si trattava di un barile di esplosivo TNT adoperato da Hamas come trappola per i tank israeliani (La Stampa). Secondo quest’ultima versione, la polizia di Gaza voleva recuperare l’esplosivo impegnato nella trappola anti-tank ma qualcosa è andato storto e vi è stata la violenta esplosione. Quattro ingegneri sono rimasti uccisi assieme a Camilli e Abu Afash. Dobbiamo porci una domanda: ma è mai possibile andare a filmare da vicino un'operazione così rischiosa? Per che cosa? Per fare uno scoop giornalistico su una bomba inesplosa, quando piovono razzi e bombe da una parte e dall'altra, mietendo tante vite innocenti ?





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16 agosto 2014

Guardatemi....aiutatemi....liberatemi....un volto. ...uno sguardo. ...ma tanti lamenti!!!! Io colpevole di cosa? Di nulla! !!!!

.3899654384 info e adozione

qui l'unico colpevole è l'uomo che aveva paura di me e il mio fratello igor! !!la loro paura e stata la nostra condanna cioè essere sbattuta in un piccolo box del salento dove non esistono passeggiate ma solo continui lamenti! !!!!! Sono molto equilibrata dolce con gli umani. Il box lo divido con igor il mio compagno di sventura(lui ha 7anni ed e castrato)sono super affimiatati e Nonnina kelly e il suo compagno igor sono disperati.kelly ha 9 anni ed e sterilizzata.ha una leggere zoppia dovuta a un trauna vecchio sono molto affiatati insieme. Dividono gioie dolori pianti insieme. ...in lamento continuo ed instancabile. ..vi prego aprite il vostro cuore. Prov di lecce adottabile ovunque dopo controlli pre affido. Sono vaccinati e sterilizzati.3899654384 info e adozione se nn risp lasciare sms non in segreteria




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16 agosto 2014

Simone Camilli vittima... di Hamas

SIMONE CAMILLI, la sua morte ci amareggia e porgiamo le nostre sincere condoglianze ai suoi familiari, ma diciamo basta agli inutili atti eroici di chi va in zone di guerra, esponendosi a rischi mortali con assurda incoscienza.
Sulla morte del giornalista, peraltro, emerge una verità diversa da quella diffusa nei TG Rai, secondo i quali il mortale incidente è stato causato da una bomba israeliana di cui Camilli stava filmando l'operazione di disinnesco.
Altri testimoni locali hanno precisato invece che si trattava di un barile di esplosivo TNT adoperato da Hamas come trappola per i tank israeliani (La Stampa). Secondo quest’ultima versione, la polizia di Gaza voleva recuperare l’esplosivo impegnato nella trappola anti-tank ma qualcosa è andato storto e vi è stata la violenta esplosione. Quattro ingegneri sono rimasti uccisi assieme a Camilli e Abu Afash. 
Dobbiamo porci una domanda: ma è mai possibile andare a filmare da vicino un'operazione così rischiosa? Per che cosa? Per fare uno scoop giornalistico su una bomba inesplosa, quando piovono razzi e bombe da una parte e dall'altra, mietendo tante vite innocenti ?
Foto: SIMONE CAMILLI, la sua morte ci amareggia e porgiamo le nostre sincere condoglianze ai suoi familiari, ma diciamo basta agli inutili atti eroici di chi va in zone di guerra, esponendosi a rischi mortali con assurda incoscienza.Sulla morte del giornalista, peraltro, emerge una verità diversa da quella diffusa nei TG Rai, secondo i quali il mortale incidente è stato causato da una bomba israeliana di cui Camilli stava filmando l'operazione di disinnesco. Altri testimoni locali hanno precisato invece che si trattava di un barile di esplosivo TNT adoperato da Hamas come trappola per i tank israeliani (La Stampa). Secondo quest’ultima versione, la polizia di Gaza voleva recuperare l’esplosivo impegnato nella trappola anti-tank ma qualcosa è andato storto e vi è stata la violenta esplosione. Quattro ingegneri sono rimasti uccisi assieme a Camilli e Abu Afash. Dobbiamo porci una domanda: ma è mai possibile andare a filmare da vicino un'operazione così rischiosa? Per che cosa? Per fare uno scoop giornalistico su una bomba inesplosa, quando piovono razzi e bombe da una parte e dall'altra, mietendo tante vite innocenti ?




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15 agosto 2014

Quanti tifosi dei tagliagole vivono in mezzo a noi

Scattano foto di cartelli con minacce in arabo davanti al Colosseo 

Le «cartoline» dei simpatizzanti del Califfato in Occidente, compresa una scattata davanti al Colosseo, propagandate in rete. La pagina Facebook dei Musulmani d'Italia, che stigmatizza le «bugie» sullo Stato islamico oltre a giustificare la tassa di protezione imposta ai cristiani.

E tre giorni fa nel quartiere turistico di Londra sono stati distribuiti volantini che inneggiano alla nascita del Califfato. Campanelli d'allarme di come la clamorosa avanzata dello «Stato islamico della Siria e dell'Iraq» (Isis) non susciti solo condanne, ma faccia breccia e proseliti in Occidente.

Lo scorso giugno lo Stato islamico ha lanciato via social media la campagna «1 miliardo di musulmani» invitando ad appoggiare la causa in tutto il mondo. Dalla città eterna, un anonimo simpatizzante, ha rilanciato via twitter la foto di un cartello con su scritto «Lo Stato islamico rimarrà?», si suppone per sempre, scattata davanti al Colosseo. Per dimostrare il loro appoggio in Occidente i fan del Califfo si sono scatenati. A Londra hanno fotografato la bandiera nera delle milizie che cacciano i cristiani dall'Iraq con sullo sfondo il Big Ben. Martedì sono stati distribuiti nella capitale inglese dei volantini ad Oxford street frequentata dai turisti, che annunciano la nascita del Califfato come «l'alba di una nuova era».

Da Parigi i simpatizzanti hanno postato in rete le foto con i cartelli di supporto allo Stato islamico davanti al Louvre e alla Torre Eiffel. Altre «cartoline» pro Califfo sono arrivate da Belgio, Olanda e Austria. In Germania i messaggi di appoggio rilanciati in rete sono più elaborati, con un guerriero musulmano armato di scimitarra insanguinata. E sull'account twitter informale dello Stato islamico hanno addirittura fatto girare un fotomontaggio del famoso scatto con la bandiera sovietica sulle macerie di Berlino nel 1945, sostituita da quella del Califfato. Una variante è la foto con la scritta che inneggia allo Stato islamico ed i passaporti europei dei simpatizzanti che l'hanno pubblicata on line. Gli amici del Califfo sono annidati pure in Spagna, che chiamano Al Andalus considerandola una provincia araba. Le cartoline della guerra santa sono arrivate dal Canada e dagli Stati Uniti con il panorama di Manhattan o davanti a un palazzo di Chicago e la promessa che «i soldati dello Stato islamico passeranno presto da queste parti».

A casa nostra la pagina Facebook «Musulmani d'Italia - organizzazione comunitaria» ha raccolto 4058 «mi piace». Nelle ultime settimane l'obiettivo principale dell'anonimo che l'ha fondata è smontare le «bugie dei media» sullo Stato islamico. «La bufala dei 500 yazidi massacrati comincia a crollare grazie alle prime testimonianze dirette» si legge in un post di martedì. Lavoro lodevole, che denuncia le notizie inventate, come un filmato su donne cristiane stuprate in Iraq.

Non mettiamo in dubbio le esagerazioni, ma sembra quasi che i seguaci del Califfo siano degli angioletti. Non solo: accanto ad una sfilza di notizie false viene pubblicata la lista di quelle vere come l'esecuzione e decapitazione dei prigionieri o la crocifissione dei traditori. Non si trova cenno ad una ferma condanna di questi crimini a parte i commenti irati degli utenti di Facebook .

Oltre che a sminuire i crimini chi si nasconde dietro i Musulmani d'Italia giustifica la pratica islamica di imporre una tassa di protezione a chi professa un'altra fede. «I dhimmi (i «protetti», come nel caso dei cristiani e yazidi) dovranno pagare annualmente la Jiziah di 80 dollari per ogni uomo adulto, sano, non vecchio e non povero» e vivranno «in sicurezza e libertà» si legge sulla pagina Facebook. Gli islamici con la Zakat (tassa della purificazione) pagano ben di più. In pratica «la posizione» dei non musulmani «è incredibilmente privilegiata dentro uno Stato Islamico». La conclusione è disarmante: «Che se ne dica sull'Isis (la maggioranza delle notizie sono comunque bugie e propaganda), almeno applicano la Jiziah e la Zakat in modo islamicamente corretto».

Le simpatie pro Califfo diventano più insidiose quando riguardano il proselitismo nelle moschee italiane o presunte tali. Il numero di Panorama in edicola evidenzia che i centri di culto di provincia sono frequentati da predicatori stranieri, come Bilal Bosnic. L'imam itinerante bosniaco invitato a Cremona e Pordenone ha postato il 7 luglio sulla sua pagina Facebook il sermone da Mosul del Califfo Abu Bakr al Baghdadi, con il seguente commento: «Quest'uomo verrà ricordato per secoli (?) Allah continui a ricompensarlo per i suoi meriti».

www.gliocchidellaguerra.it

 




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14 agosto 2014

L'ordigno che ha ucciso Simone Camilli non era il missile inesploso di un F16, ma un bidone carico di tritolo preparato da Hamas. Lo rivela, unico giornale a farlo, il quotidiano La Stampa di Torino

CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME

Il videoreporter italiano Simone Camilli è morto a Beit Lahiya a causa dell’esplosione di un ordigno rimasto sul terreno dopo i duri scontri avvenuti fra Hamas e truppe israeliane. Camilli stava realizzando un servizio per l’Associated Press e assieme al suo traduttore palestinese, Ali Shehda abu Afash, seguiva il lavoro di un gruppo di ingegneri della polizia di Gaza. 

 

Per le prime versioni locali l’ordigno era una bomba inesplosa di un F-16 israeliano, ma altri testimoni locali hanno precisato che si trattava di un barile di esplosivo TNT adoperato da Hamas come trappola per i tank israeliani. Secondo quest’ultima versione, la polizia di Gaza voleva recuperare l’esplosivo impegnato nella trappola anti-tank ma qualcosa è andato storto e vi è stata la violenta esplosione. Quattro ingegneri sono rimasti uccisi assieme a Camilli e Abu Afash mentre il fotografo dell’Ap Hatem Moussa ha subito gravi ferite.  

 

Altre tre persone sono rimaste ferite. La ricostruzione di Moussa è quella finora più articolata: «Vi è stata una prima esplosione accidentale e poi una seconda molto più forte». Moussa ritiene che la prima sia stata causata da un proiettile israeliano di artiglieria inesploso, che avrebbe poi innescato la detonazione di missili lanciati da aerei.  

 

Camilli lavorava per l’Ap dal 2005, quando iniziò con dei servizi a Roma, e dal 2006 viveva a Gerusalemme da dove copriva la Striscia di Gaza. «Camilli era bene accolto a Gaza e a dimostrazione del suo legame con la Striscia aveva rifiutato pochi giorni fa di andare a Irbil, in Iraq» ha detto Najib Jobain, producer locale di Ap. Camilli, 35 anni, è il primo giornalista straniero ucciso nel conflitto di Gaza iniziato lo scorso 8 luglio. 

 

UNA VITA IN PRIMA LINEA  

Figlio del sindaco di Pitigliano (Grosseto) ed ex giornalista Rai, Pier Luigi Camilli, Simone era da sempre in prima linea nelle zone calde del mondo, lavorando come producer e videoreporter per diverse agenzie internazionali, tra cui l’Associated Press. Proprio il padre gli aveva parlato qualche giorno fa, raccomandandogli di stare attento, ma Simone gli aveva risposto di stare tranquillo perché la situazione era tranquilla. Il signor Camilli, già partito per Gaza per riportare la salma a casa, ha detto di essere «fiero» di suo figlio, che «aveva questo lavoro nel sangue» e un curriculum che annoverava reportage nei teatri di guerra di Libano, Gerusalemme, Kosovo e Georgia. I vicini di casa, a Roma, hanno confermato che Simone «parlava sempre del suo lavoro, amava quello che faceva ed era coraggioso». 

 

IL CORDOGLIO DI MOGHERINI  

«La morte di Simone Camilli è una tragedia per la famiglia e per il nostro Paese», ha affermato il ministro Mogherini, ricordando che «ancora una volta è un giornalista a pagare il prezzo di una guerra che dura da troppi anni e per la seconda volta in pochi mesi piangiamo la morte di ragazzi impegnati con coraggio nel lavoro di reporter», dopo Andy Rocchelli lo scorso maggio in Ucraina. Per la titolare della Farnesina, «l’uccisione di Simone dimostra ancora una volta quanto urgente sia arrivare a una soluzione finalmente definitiva del conflitto in Medio Oriente». Al cordoglio verso la famiglia si è unito anche il Papa, che in volo verso Seul ha proposto una preghiera silenziosa ai giornalisti «per uno dei vostri che oggi se ne è andato in servizio», aggiungendo che «queste sono le conseguenze della guerra» e ringraziando la stampa per il suo lavoro.  

 http://www.lastampa.it/2014/08/13/esteri/gaza-esplode-bomba-morto-un-giornalista-straniero-sarebbe-italiano-xUFAghgUcaL668d3YiuY1N/pagina.html




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13 agosto 2014

HAMAS HA VOLUTO LA GUERRA PER RIGUADAGNARE IL CONSENSO PERDUTO?



A metà giugno, prima dell’ultimo conflitto fra Israele e Hamas, in un sondaggio commissionato dal centro studi statunitense il Washington Institute for Near East Policy, era emerso che il 70% degli abitanti di Gaza riteneva che Hamas dovesse “mantenere una tregua con Israele”, l’88% che l’Autorità Nazionale Palestinese dovesse “mandare i suoi funzionari a Gaza e governare” e il 57% sosteneva che Hamas avrebbe dovuto accettare un governo palestinese che riconoscesse lo Stato d’Israele e rinunciasse alla violenza. 

Un altro dato, fornito da uno studio del centro di ricerca Palestinian Center for Policy and Survey Research, aveva messo in evidenza che il sostegno ad Hamas, che si era ridotto dal 45& al 24% dopo la sua presa del potere nella Striscia di Gaza nel 2006, era aumentato fino al 40% dopo che Israele aveva imposto l’embargo nel 2007.

Partendo da questi dati, IlPost.it ha riunito le interviste di molti media internazionali ad alcuni abitanti di Gaza per vedere se e come siano cambiate le loro opinioni nell’ultimo mese. 

[dal Post.it- Se sei interessato alla lettura di tutto l'articolo >http://www.ilpost.it/2014/08/07/israele-blocco-gaza/ ]
Foto: HAMAS HA VOLUTO LA GUERRA PER RIGUADAGNARE IL CONSENSO PERDUTO?A metà giugno, prima dell’ultimo conflitto fra Israele e Hamas, in un sondaggio commissionato dal centro studi statunitense il Washington Institute for Near East Policy, era emerso che il 70% degli abitanti di Gaza riteneva che Hamas dovesse “mantenere una tregua con Israele”, l’88% che l’Autorità Nazionale Palestinese dovesse “mandare i suoi funzionari a Gaza e governare” e il 57% sosteneva che Hamas avrebbe dovuto accettare un governo palestinese che riconoscesse lo Stato d’Israele e rinunciasse alla violenza. Un altro dato, fornito da uno studio del centro di ricerca Palestinian Center for Policy and Survey Research, aveva messo in evidenza che il sostegno ad Hamas, che si era ridotto dal 45& al 24% dopo la sua presa del potere nella Striscia di Gaza nel 2006, era aumentato fino al 40% dopo che Israele aveva imposto l’embargo nel 2007.Partendo da questi dati, IlPost.it ha riunito le interviste di molti media internazionali ad alcuni abitanti di Gaza per vedere se e come siano cambiate le loro opinioni nell’ultimo mese. [dal Post.it- Se sei interessato alla lettura di tutto l'articolo > http://www.ilpost.it/2014/08/07/israele-blocco-gaza/ ]




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12 agosto 2014

E come lo "recuperi" un bambino di SETTE anni che ha imparato a godere e ad esaltarsi della morte e del sangue ancor "caldo", di un un suo simile ?

  1. Purtroppo in Europa troppa gente NON si rende conto di questa NUOVA situazione

    MEDIO OR...IENTE : Siria, jihadista australiano posta foto del figlio con testa mozzata in mano
    L’uomo, un terrorista straniero che si è unito a Isis, ha coinvolto anche i suoi figli nella guerra e fa circolare in rete immagini terribili
    Un bambino di sette anni, cappellino da baseball e orologio di plastica al polso. Sembra una normale foto di un ragazzino. Se non fosse che ha una testa MOZZATA in mano( che qui censuriamo per non incorrere in "blocchi" di FB ) L’immagine terribile circola su Twitter ed è stata postata da un jihadista australiano nella città siriana di Raqqa. Sotto, la scritta, «Questo è mio figlio». La foto è stata ripresa dal quotidiano The Australian e sta facendo il giro del mondo,di Marta Serafini
     
  1. foto di Michele de Caro.




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12 agosto 2014

L'editoriale di oggi di Magdi Allam "paghiamo per farci invadere"


È sconvolgente: nel Mediterraneo quasi 9 clandestini su 10 sbarcano in Italia! È semplicemente folle che su 75 mila clandestini (migranti e rifugiati nel lessico del politicamente corretto) sbarcati via mare sulle coste dell’Europa meridionale nel primo semestre del 2014, ben 63.884, pari all’85%, siano arrivati in Italia, mentre solo il restante 15% sia stato accolto dalla Grecia (10.080), Spagna (1.000) e Malta (227). Se aggiungiamo i 21.000 clandestini sbarcati in Italia nelle prime tre settimane di luglio, cioè 7 mila clandestini a settimana, circa il doppio di quanti sono riusciti ad arrivare in Grecia, Spagna e Malta in 6 mesi, l’ammontare dei “nostri” clandestini arrivava a 84.884 fino a 17 giorni fa secondo il conteggio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). Ed è così che ad oggi sono circa 100 mila i clandestini sbarcati in Italia, più del doppio di quelli arrivati nel 2013 (42.925) e più di 7 volte quelli arrivati nel 2012 (circa 13 mila).
Com’è possibile che l’Italia si è trasformata nella Mecca dei clandestini di tutto il mondo? Perché mai quasi tutti gli sfortunati della terra approdano sulle nostre coste sia che provengano dalle vicine sponde meridionale e orientale del Mediterraneo, sia che partano dall’Africa sub-sahariana, dall’Asia o dall’America meridionale?
La risposta è semplice ed è singolare: siamo l’unico Stato al mondo che sta investendo le proprie risorse per farsi auto-invadere, dedicando le proprie forze navali ed aeronautiche per prelevare i clandestini imbarcati su fatiscenti carrette del mare, spingendosi fino al limite delle acque territoriali straniere, per portarli a bordo delle nostre sicure imbarcazioni sulle nostre coste.
Così come siamo l’unico Stato al mondo che ha abolito il reato penale di clandestinità finendo di fatto per legittimare la clandestinità, non contestando alcun reato ai clandestini, accogliendoli aprioristicamente in strutture finalizzate alla loro difficilissima identificazione dal momento che gran parte viaggia senza documenti, da dove di fatto sono liberi di dileguarsi se, quando e come vogliono. Va bene così a loro e va benissimo così anche a noi, sperando che riescano a raggiungere altri Paesi europei dove potrebbero avere maggiori opportunità di trovare lavoro o di essere ospitati da familiari o amici. Questa anomalia giuridica e amministrativa è talmente flagrante che in Italia rischia di diventare reato il semplice fatto di definire “clandestino” il clandestino. I mezzi di comunicazione di massa si sono adeguati a una sorta di codice “politicamente corretto” che ingiunge di qualificare i clandestini come “migranti” o “richiedenti asilo”, ignorando la realtà del loro arrivo in modo clandestino all’interno delle nostre frontiere.
Ugualmente siamo l’unico Stato al mondo che accetta di collaborare con la criminalità organizzata che lucra sulla pelle dei clandestini, imponendo una taglia di almeno 1000 dollari a testa per la traversata del Mediterraneo. Sono oltre dieci anni che l’Italia, da un lato, denuncia con prove ineccepibili la brutale realtà di questa criminalità organizzata i cui profitti superano quelli del traffico della droga, e dall’altro continua a favorire quest’attività rendendosi fin troppo disponibile a soccorrere e a prelevare i clandestini che hanno già pagato la taglia alla criminalità organizzata. Com’è possibile che nessun magistrato abbia finora ritenuto di dover procedere d’ufficio contro lo Stato, in presenza della flagranza del reato di concorso nell’attività della criminalità organizzata dedita al traffico di esseri umani?
Infine siamo l’unico Stato al mondo che non bada a spese e si adopera in tutto e per tutto per favorire i clandestini, anche a costo di mettersi contro la propria popolazione, minandone la sicurezza e danneggiandone l’interesse economico. Al punto che chi ci governa è riuscito a rendere gli italiani discriminati a casa propria, vittime di un razzismo all’inverso, dove inevitabilmente l’odio e la violenza finiranno per esplodere non perché gli italiani coltivino atteggiamenti razzisti ma perché devono legittimamente salvaguardare il diritto a beneficiare in via primaria delle risorse e dei servizi propri degli italiani.
Abbiamo purtroppo un altro primato mondiale: siamo incapaci di cambiare anche in presenza del palese fallimento delle nostre scelte, come dimostrano gli almeno 800 clandestini morti affogati al largo delle nostre coste nei primi sei mesi del 2014 che attestano il clamoroso fallimento dell’operazione Mare Nostrum; l’esplosione delle violenze sia all’interno dei vari Centri di accoglienza o di Identificazione ed Espulsione fino alla loro devastazione fisica, sia tra i clandestini e gli italiani che vengono letteralmente assediati, minacciati, ricattati e aggrediti; le denunce dei sindaci che non ce la fanno proprio ad accollarsi le spese dei clandestini minorenni che vengono assegnati d’autorità dalle Prefetture senza verificare né il gradimento della popolazione autoctona né la disponibilità delle risorse locali.
E’ arrivato il momento di dire “Basta farci auto-invadere dai clandestini”! O chi ci governa e chi ci ispira, la Chiesa di Papa Francesco in primis, rinunceranno a questi primati deleteri e suicidi o saranno ineluttabilmente gli italiani ad affrancarsi dalla prigionia ideologica e fisica dell’immigrazionismo e del buonismo costi quel che costi.






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11 agosto 2014

Gli iracheni di etnia Yazidi chiedono aiuto a Israele affinché li aiuti a salvarsi dal genocidio perpetrato nei loro confronti dagli islamici in Iraq

SOLIDARIETÀ’ AL POPOLO CURDO“Chiedo a Israele di proteggerci dai massacri”. Questa l’accorata richiesta, uscita sul sito Times of Israel, di Abu Wisam, iracheno di etnia Yazidi, recentemente massacrata dalle truppe dell’esercito islamico in Iraq. Nel paese si stanno consumando persecuzioni a danno delle minoranze religiose, come i cristiani e gli Yazidi e ora Wisam, che si trova a Gerusalemme da giugno assieme a uno dei suoi figli, invoca la protezione dello Stato ebraico e del Governo Nethanyahu per salvare il suo popolo dalla fame e dalle persecuzioni.Wisam è seriamente preoccupato per le sorti dei suoi famigliari e della propria popolazione di origine curda e di religione zoroastriana che ora è braccata dall’ISIS.In tempi non sospetti il Primo Ministro Benjamin Netanyahu aveva espresso il suo sostegno al diritto all’autodeterminazione del popolo curdo: “ Noi dovremmo supportare l’aspirazione del popolo curdo all’indipendenza, una nazione di combattenti che ha dato prova di serio impegno politico e che merita l’indipendenza"

SOLIDARIETÀ’ AL POPOLO CURDO

“Chiedo a Israele di proteggerci dai massacri”. Questa l’accorata richiesta, uscita sul sito Times of Israel, di Abu Wisam, iracheno di etnia Yazidi, recentemente massacrata dalle truppe dell’esercito islamico in Iraq. Nel paese si stanno consumando persecuzioni a danno delle minoranze religiose, come i cristiani e gli Yazidi e ora Wisam, che si trova a Gerusalemme da giugno assieme a uno dei suoi figli, invoca la protezione dello Stato ebraico e del Governo Nethanyahu per salvare il suo popolo dalla fame e dalle persecuzioni.
Wisam è seriamente preoccupato per le sorti dei suoi famigliari e della propria popolazione di origine curda e di religione zoroastriana che ora è braccata dall’ISIS.

In tempi non sospetti il Primo Ministro Benjamin Netanyahu aveva espresso il suo sostegno al diritto all’autodeterminazione del popolo curdo: “ Noi dovremmo supportare l’aspirazione del popolo curdo all’indipendenza, una nazione di combattenti che ha dato prova di serio impegno politico e che merita l’indipendenza"




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11 agosto 2014

Consigli per chi vuole boicottare Israele in modo coerente ( e gli ebrei)

  1. Che bel mondo sarebbe senza l'ebreo vero? Un mondo sicuramente migliore, tutti vivrebbero in pace e armonia, dai non è troppo tardi,per chi la pensa in questo modo può ancora recuperare in extremis, vi do qualche dritta:
    Prima cosa da fare,... salutare tutti gli amici su Facebook e non usarlo mai più ( Inventore ebreo Mark Zuckerberg ), altra brutta notizia niente più google (Sergey Brin e Larry Page) si ritorna alla vecchia enciclopedia cartacea,,, comunque è inutile girarci attorno ragazzi mi dispiace dirvelo ma niente più internet ( Paul baran ).
    Non sarà poi mica una tragedia anzi è solo un bene, ore e ore davanti a quello schermo non fa mica bene, torniamo a noi comunque, niente più telefoni cellulari (Martin Cooper), per comunicare e inviare messaggi si torna alle vecchie lettere e cartoline, però fate attenzione a non usare nessuna penna a sfera (Laszo Josef Biró). Nessun videogame (Ralph Baer), non resta che guardarsi allora un po' di tv ma controllate prima che il satellite da cui ricevete segnale non usi tecnologie israeliane,ah e per cambiare canale dovrete alzarvi perché il telecomando non si può usare ( Robert Adler), tra l' altro la tv a colori e' stata inventata da un ebreo (Peter Carl Goldmark).
    Massì.. abbiamo vissuto centinaia d'anni senza queste piccole cose, possiamo farne anche a meno e che sarà mai, per una vita senza ebrei questo ed altro... Ma non è finita amici miei, buttate via i vostri bellissimi blue jeans ( Levi Strauss) e impariamo a lavarci solo con l'acqua perché il sapone non si può più utilizzare, altra invenzione di un ebreo ( Crescas Davin).
    Sembra il paese dei balocchi troppo bello!!!
    Amici miei fate attenzione a non ammalarvi perché li sono poi cazzi amari, niente aspirine ( Arthur Eichengrun) niente vaccini contro epatite B ( Irving Millman) niente vaccini contro la polio ( Jonas Salk) niente Warfarin ( Shepard Shapiro)
    Niente valium ( Leo Sternbach).
    Vi auguro di non essere affetti da sclerosi multipla perchè il trattamento è stato inventato da un ebrea (Ruth Arnon), nessun intervento agli occhi con laser (Samuel Blum).
    Niente elettrocardiogrammi, niente ecografie , niente incubatrici per neonati prematuri....dai non mi dilungo ulteriormente che poi mi diventate pazzi, e per curarvi sareste costretti a consultare uno psicologo cosa non molto gradita visto che il padre della psicoanalisi era ebreo (Sigmund Freud).
    Non resta che pregare, pregare e pregare tanto a Gesù Cristo di non ammalarci e saremo tutti felici e contenti, ah dimenticavo anche Gesù era Ebreo ( Yehoshua di Nazareth)....". Cit.

    Akisha
     
    Foto: Che bel mondo sarebbe senza l'ebreo vero? Un mondo sicuramente migliore, tutti vivrebbero in pace e armonia, dai non è troppo tardi,per chi la pensa in questo modo può ancora recuperare in extremis, vi do qualche dritta:Prima cosa da fare, salutare tutti gli amici su Facebook e non usarlo mai più ( Inventore ebreo Mark Zuckerberg ), altra brutta notizia niente più google (Sergey Brin e Larry Page) si ritorna alla vecchia enciclopedia cartacea,,, comunque è inutile girarci attorno ragazzi mi dispiace dirvelo ma niente più internet ( Paul baran ).Non sarà poi mica una tragedia anzi è solo un bene, ore e ore davanti a quello schermo non fa mica bene, torniamo a noi comunque, niente più telefoni cellulari (Martin Cooper), per comunicare e inviare messaggi si torna alle vecchie lettere e cartoline, però fate attenzione a non usare nessuna penna a sfera (Laszo Josef Biró). Nessun videogame (Ralph Baer), non resta che guardarsi allora un po' di tv ma controllate prima che il satellite da cui ricevete segnale non usi tecnologie israeliane,ah e per cambiare canale dovrete alzarvi perché il telecomando non si può usare ( Robert Adler), tra l' altro la tv a colori e' stata inventata da un ebreo (Peter Carl Goldmark).Massì.. abbiamo vissuto centinaia d'anni senza queste piccole cose, possiamo farne anche a meno e che sarà mai, per una vita senza ebrei questo ed altro... Ma non è finita amici miei, buttate via i vostri bellissimi blue jeans ( Levi Strauss) e impariamo a lavarci solo con l'acqua perché il sapone non si può più utilizzare, altra invenzione di un ebreo ( Crescas Davin).Sembra il paese dei balocchi troppo bello!!!Amici miei fate attenzione a non ammalarvi perché li sono poi cazzi amari, niente aspirine ( Arthur Eichengrun) niente vaccini contro epatite B ( Irving Millman) niente vaccini contro la polio ( Jonas Salk) niente Warfarin ( Shepard Shapiro)Niente valium ( Leo Sternbach).Vi auguro di non essere affetti da sclerosi multipla perchè il trattamento è stato inventato da un ebrea (Ruth Arnon), nessun intervento agli occhi con laser (Samuel Blum).Niente elettrocardiogrammi, niente ecografie , niente incubatrici per neonati prematuri....dai non mi dilungo ulteriormente che poi mi diventate pazzi, e per curarvi sareste costretti a consultare uno psicologo cosa non molto gradita visto che il padre della psicoanalisi era ebreo (Sigmund Freud).Non resta che pregare, pregare e pregare tanto a Gesù Cristo di non ammalarci e saremo tutti felici e contenti, ah dimenticavo anche Gesù era Ebreo ( Yehoshua di Nazareth)....". Cit.Akisha




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10 agosto 2014

La differenza tra i barbari di hamas e i ragazzi dell'esercito di israele?




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9 agosto 2014

LA VICENDA DEGLI ARSENALI DI #HAMAS TROVATI RIPETUTAMENTE NELLE SCUOLE DELL'ONU (#UNRWA) A #GAZA PROVOCA LA SATIRA DI MEZZO MONDO (mentre l'altro mezzo li aiuta a nascondere i missili).




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8 agosto 2014

Il vostro ricordo sia di benedizione

 




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7 agosto 2014

Il mio vicino di casa

 


Ho un vicino di casa che è un tipo un po’ strano. Ogni volta che mi vede affacciato al balcone mi spara  addosso. Io però lo so e mi sono premunito. Non esco mai di casa senza giubbotto antiproiettile. Ho anche costruito un rifugio in cantina, e qualche volta mi tocca rifugiarmi lì con mia moglie ed i miei bambini. A volte, infatti, lui tira razzi a casaccio. Non sono molto precisi, ma se mi dovesse beccare mi ucciderebbe. Faccio questa vita da quasi 10 anni oramai.

Io ho provato a lamentarmi con l’amministratore del condominio. Ma gli altri condomini sono in gran parte schierati dalla sua parte. Dicono che devo essere comprensivo, che lui è in grande difficoltà.Dicono che non abbia grandi mezzi. Allora hanno anche iniziato a sostenerlo economicamente. Solo che lui i soldi che gli arrivano, invece di usarli per fare la spesa, per far mangiare i suoi figli, li usa per comprare nuove armi da usare contro di me. Di recente ha anche scavato un tunnel che arriva fino a casa mia, per potermi prendere di sorpresa. Ma il condominio dice che io non devo reagire. Alcuni dicono anzi che dovrei lasciare la mia casa. Ma io non ci penso neanche. E’ casa mia. Non solo, era la casa dove vivevano i miei avi,tanti anni fa. Poi dovettero andar via, e solo dopo tanto tempo riuscimmo a rientrare. E’ una storia molto lunga, e non voglio tediarvi. Fatto sta che adesso io abito di nuovo la casa dei mie avi. Alcuni, nel condominio, mi accusano di aver rubato la casa del vicino, ma non è così. E’ vero, per un po’ di tempo sono stato a casa sua, ma era stato lui ad attaccarmi, io mi sono solo difeso. Poi gli ho restituito casa, anzi, avevo creato anche un bell’angolo verde, avevo messo un filtro per depurare l’acqua, il climatizzatore. E da quando me ne sono andato continuo a fornirgli l’energia elettrica, che non è mai sognato di rimborsarmi.

Lui però ha distrutto l’angolo verde ed ha continuato a spararmi addosso, imperterrito.

A volte gli ho anche curato i figli, e l’anziana madre, io sono un medico, infatti. Li ho ricoverati nell’ospedale dove lavoro e li ho curati. Niente, non è servito nemmeno questo.

Di recente la situazione è peggiorata. Sono arrivato al limite della mia pazienza. Allora l’ho avvisato, gli ho detto di smetterla,altrimenti avrei reagito. Tra l’altro ho una forza non indifferente, molto superiore alla sua. Lui ha continuato, allora non ci ho visto più. Gli ho sfondato la porta e l’ho massacrato di botte. Solo che il vigliacco si è fatto scudo dei suoi bambini. Teneva una pistola in una mano, ed il piccolo nell’altra. Io avevo il mio giubbotto antiproiettile. Ho cercato di prendere solo lui, però qualche schiaffo è arrivato anche al bambino. E questa è la cosa che più mi da dolore, perché io volevo solo renderlo innocuo. Gli ho distrutto le armi ed il tunnel che aveva costruito. Ho trovato le armi nascoste nella culla del figlioletto, sotto il letto dell’anziana madre.

Io voglio solo vivere in pace. Anche con un paio di altri condomini ho avuto problemi in passato, siamo venuti spesso alle mani. Poi però ci siamo chiariti. Ci siamo seduti a discutere ed abbiamo fatto pace. E da allora non abbiamo alcun problema. Abbiamo cordiali rapporti, come si conviene a persone che devono vivere vicine.

Io vorrei che i miei figli giocassero insieme ai suoi. Che crescessero sereni, in pace. Lui però continua a dire che io me ne devo andare ed insegna ai suoi figli ad odiare me ed i miei figli. Io però non me ne andrò mai. Condominio o non condominio i miei figli non subiranno ciò che hanno subito i miei avi.
M.landieri




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7 agosto 2014

Lettera da Gaza

Luglio 2014 

Lettera Ahmed, cittadino di Gaza 

In qualche modo ho ricevuto una lettera da Ahmed, che vive a Gaza City 

Conoscevo il padre di Ahmed Musa, che ha lavorato come saldatore per molti anni a sud di Tel Aviv. 

Un uomo simpatico che ogni mattina partiva da Gaza alle 04:00 ed iniziava a lavorare alle 06:30 a Tel Aviv. 

Musa guadagnava bene ed è riuscito a comprare per la sua famiglia un appartamento a Gaza City. 

Ahmad, figlio di Musa veniva di tanto in tanto con il padre e lo aiutava nel lavoro. 

Ahmed, che oggi ha 30 anni scrive: 

Anni fa, quando mio padre ha dovuto lasciare il lavoro a Tel Aviv ha  trovato lavoro in una piccola officina a Gaza. 

Non guadagnava abbastanza ed io lavoravo con lui per contribuire a sostenere la famiglia. 

Nel 2006 quando avete abbandonato la Striscia di Gaza, hanno subito incominciato a girare in furgoni con bande di teppisti di Hamas imperversando nelle le strade. 

Sparavano in tutte le direzioni, picchiando ed uccidendo chiunque gli pareva fosse contro di loro e c'era paura ad uscire nelle strade. 

Per un paio di giorni siamo stati in casa, papà non permetteva a nessuno di noi di uscire.
Pochi giorni dopo solo io e papà siamo usciti per andare a lavorare nell'officina onde portare a casa un po di denaro.
Ogni volta che sentivamo avvicinarsi un veicolo tremavamo di paura, cercando un posto dove nascondersi.
Un giorno si è fermato un furgone con un gruppo di teppisti di Hamas, sono entrati nell'officina portando via il padrone. 

Due giorni dopo tornò il padrone con il viso gonfio e si mise a parlare con papà, io ero seduto vicino ed ascoltai. 

Ho capito che da quel giorno l'officina avrebbe dovuto lavorare per Hamas e solo per loro. Hamas ha deciso i prezzi che avrebbero ricavato da tale lavoro e provveduto a tutti i materiali necessari. 

Da quel giorno ogni mattina veniva un delinquente armato di Hamas, si sedeva nell'officina mentre noi fabbricavamo dei tubi con delle ali e solo dopo ho capito che quei tubi erano progettati per il lancio di razzi. 

Un giorno arrivò un furgone con dei teppisti di Hamas, presero mio padre e lo portarono via. 

Non ho più visto mio padre. 

Il proprietario del negozio mi ha detto di non venire più lavorare,  gli ho chiesto che cosa stava succedendo a mio padre e lui mi rispose che Hamas ha scoperto che mio padre ha lavorato a Tel Aviv, sospettandolo di collaborazione con Israele relegandolo in un luogo di collaboratori sospetti. 

Più tardi mi sono reso conto che l'uccisero  gettando il suo corpo in un pozzo. 

La vita è diventata sempre più difficile, non c'era lavoro, abbiamo ricevuto una piccola sovvenzione mensile che è appena sufficiente per pane e latte. 

Un giorno un amico mi ha chiesto se volevo andare con lui per qualche giornata di lavoro particolare, poichè avevo bisogno di danaro ho accettato e sono andato con lui. Siamo arrivati in un appartamento di Gaza, eravamo in sei, ci hanno fatto entrare nel retro di un furgone seduti nel buio e non potevamo vedere nulla, quando siamo arrivati dopo circa un'ora ci hanno portato all'interno di un edificio chiuso. Non sapevamo dove ci troviamo. Dopo ci hanno mostrato un buco nel terreno e ci hanno detto di scendere all'interno, la discesa è stata paurosa ci siamo trovati in un canale, siamo andati avanti carponi per un centinaio di metri e siamo giunti alla fine della galleria. Là ci aspettavano due teppisti di Hamas, ci hanno dato degli arnesi, ci hanno spiegato cosa fare ed è così che abbiamo iniziato a scavare il tunnel. Il lavoro era duro, l'aria irrespirabile, habbiamo lavorato in turni di otto ore di lavoro e 4 di riposo. Abbiamo lavorato nel tunnel per circa 10 giorni, i teppisti di Hamas venivano sostituiti ogni giorno, gridavano e ci picchiavano quando pensavano che il ritmo di lavoro era basso. Dopo circa 10 giorni ci hanno fatto uscire, hanno dato a ciascuno di noi un po di denaro e di nuovo il furgone ci ha portato al centro della Striscia. Non sapevamo dove eravamo e dove abbiamo scavato il tunnel inoltre la paga era bassa, ma quello c'era. 

Non tornai mai più a quel lavoro. 

Era dura senza lavoro, pensai di riprovare nell'officina dove avevo già lavorato con mio padre, ma una volta giunto nel luogo dove era situata la trovai chiusa. Ho chiesto ai vicini se sapevano cosa fosse successo e loro impauriti mi hanno detto che l'officina era stata spostata in un altro luogo ma non sapevano dove. Hanno aggiunto che ogni mattina arriva un furgone chiuso, e tutti i dipendenti dell'officina entrano nel furgone e solo a tarda notte tornano. 

Per un pò di tempo ho fatto diversi lavori temporanei per mantenere  la mia famiglia. Tutto il tempo viviamo nella paura, per le strade di tanto in tanto arriva un furgone con i teppisti armati di Hamas, ci fermano colpiscono noi civili, picchiano sparano uccidono e se ne vanno. Noi vediamo i ricchi a Gaza, la gente fi Hamas vive in case eleganti, guidano autoveicoli nuovi, mandano i loro figli a studiare all'estero, e la maggior parte degli abitanti di Gaza vive in povertà, senza un lavoro e con la paura dei teppisti di Hamas. 

A volte i bambini mi raccontano che Hamas distribuisce caramelle ai bambini in varie località della Striscia di Gaza, e quando vanno a ricevere le caramelle subito dopo sentono il fracasso del lancio di missili e razzi verso Israele. Israele risponde verso il luogo da dove è avvenuto il lancio e i bambini vengono colpiti. Ti scrivo questa lettera perché la situazione è molto molto difficile. Per nostra fortuna viviamo a Gaza, ma abbiamo  famiglie che vivono in altri luoghi della Striscia di Gaza, Hamas dirige contro di voi una guerra sparando missili verso le vostre comunità, e noi il popolo siamo le vittime di Gaza e non abbiamo dove nasconderci. Hamas invece ha costruito per la sua gente bunker sotterranei, una parte  di loro non sono neppure a Gaza, sono protetti e non gli interessa del proseguo della guerra a Gaza.

Ci sono molte famiglie che affittano camere o spazi cortilivi ad Hamas, questo ha permesso a loro di avere un sostentamento ed ora Hamas lancia missili verso Israele dalle loro case. Molte case vengono bombardate dai vostri aerei come conseguenza. 

Noi stiamo soffrendo, abbiamo paura dei teppisti di Hamas, paura dei vostri bombardamenti, in continuazione esplosioni, quando si sente il fischio di un lancio di un razzo o un missile  sappiamo che subito dopo ci sarà l'esplosione di una vostra bomba. Abbiamo anche sentito parlare delle gallerie scavate da Hamas verso Israele e solo ora mi rendo conto che ho lavorato pure io alla loro costruzione, non capiamo perché stanno facendo di tutto per danneggiare Israele, invece di sviluppare la striscia e migliorare la vita dei residenti. 

Spero che quando tutto finirà io e la mia famiglia saremo ancora vivi. Ma oer noi non c'è speranza, so che Hamas prenderà solo per sè  i  soldi che il mondo darà per contribuire alla ricostruzione della Striscia di Gaza, comprerà più armi e costruirà più ville lussuose per i loro funzionari. I teppisti di Hamas continueranno a guidare i loro camion e con brutalità continuerà a farci del male. 

Io posso dirti che sappiamo che alcuni dei comandanti di Hamas si trovano nei bunker sotto l'ospedale e sotto la scuola a Gaza. Sanno che voi non  li colpirete là. 

Preghiamo che il mondo ci aiuti a liberarci dal dominio della paura implacabile di Hamas. 

Sono sicuro che se farai conoscere  la mia lettera non rivelerai il vero nome di mio padre, tuo amico, e il mio nome. 

Preghiamo per la morte di tutti i membri di Hamas e per la nostra libertà, per una vita normale per i nostri figli e per noi a Gaza. 

E magari che si possa tornare ai giorni in cui papà  lavorava a Tel Aviv con i buoni amici d'Israele 

Inshallah ????? 

Ahmed 

Grazie a Tammy che ha tradotto dall'arabo e, naturalmente, i nomi sono stati cambiati


Itzik Azar

Tradotto dall'ebraico da Azil




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 7/8/2014 alle 8:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 agosto 2014

IDENTIFICATO E ARRESTATO IL MANDANTE DEL RAPIMENTO E ASSASSINIO DEI TRE RAGAZZI ISRAELIANI; NON É STATA OPERA DI CANI SCIOLTI COLLEGATI AD HAMAS, MA TUTTA L'OPERAZIONE HA COINVOLTO ANCHE IMPORTANTI PERSONAGGI DI HAMAS.

---- >> si sapeva già che i due rapitori e assassini dei 3 ragazzi israeliani sono attivisti di Hamas (Amer Abu Aysha and Marwan Kawasme, latitanti dal giorno del rapimento). Ora gli Israeliani hanno reso noto di aver catturato il mandante del rapimento (Hussam Kawasme), che é collegato ad Hamas (é stato identificato perché aveva telefonato ai due rapitori, e parte della telefonata era stata registrata grazie alla chiamata di emergenza fatta da uno dei 3 ragazzi rapiti poco prima di essere assassinati). Il fratello del mandante del rapimento e assassinio dei 3 ragazzi israeliani fa parte di Hamas e si trova a Gaza (era stato liberato in seguito allo scambio di prigionieri dopo il rapimento del soldato israeliano Gilad ed espulso a Gaza). L'ordine di rapire i 3 ragazzi israeliani era stato dato da Gaza. I responsabili sono agli ordini del precedente ministro dell’interno palestinese Fathi Hammad e di un altro senior membro di Hamas in Ankara, Saleh al-Arouri, che hanno pianificato decine di attacchi nella West Bank. Secondo fonti palestinesi, non c'é dubbio che il gruppo che ha rapito e assassinato i 3 ragazzi israeliani é legato ai capi di Hamas all'estero >>Eyal Yifrach, 19, Gilad Shaar, 16, and Naftali Fraenkel, 16, the three Israeli teenagers who were seized on June 12 and whose bodies were found on June 30. (photo credit: IDF/AP)

>>> Israeli security forces recently arrested a man thought to be the ringleader of the terror cell responsible for the kidnapping and murder of three Israeli teens in mid-June, security officials told The Times of Israel Tuesday. … Hussam Kawasme, a native of Hebron, was arrested in the East Jerusalem neighborhood of Shuafat… Kawasme is thought to be the man telephoned by the two alleged kidnappers, Marwan Kawasme and Amer Abu Aysha, after the abduction and murder; part of the call captured on a recording of an emergency call placed by one of the teens just before they were killed..... Hussam Kawasme has a brother active in Hamas who was freed in the Gilad Shalit prisoner swap and deported to Gaza. It’s thought that the order to carry out the kidnapping came from there. Those responsible work under the auspices of former Palestinian interior minister Fathi Hammad with another senior Hamas official in Ankara, Saleh al-Arouri, who are responsible for planning dozens of attacks in the West Bank, The Times of Israel was told. According to Palestinian security sources, there is little doubt that the group that carried out the kidnapping is linked to Hamas’s leadership abroad' (Times of Israel)
Read more: Israel arrests suspected ringleader of cell that killed teens | The Times of Israel http://www.timesofisrael.com/israel-arrests-suspected.../...




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 6/8/2014 alle 13:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 agosto 2014

La Verità su HAMAS raccontata dal suo popolo : sconvolgente !

"Io PALESTINESE vi dico cos'è HAMAS! : oppressione, violenza, stupri, furti, omicidi, torture : l' 11 Novembre dell' anno scorso i giovani di Gaza volevano scendere i piazza
Non ci sono riusciti perchè DECIMATI dal TERRORE d Hamas
Primavera araba di Gaza: Pronti a marciare contro il governo del terrore di Hamas
I giovani dei Tamarud Gaza raccontano ad AsiaNews le difficoltà e gli obiettivi del movimento sorto su esempio del gruppo egiziano. In questi mesi decine di affiliati sono stati arrestati e torturati dalle milizie islamiste che temono una rivolta nella Striscia.
L'11 novembre migliaia di persone scenderanno in piazza per chiedere la fine del governo di Hamas e nuove elezioni.
Gaza (AsiaNews) - Migliaia di giovani della Striscia di Gaza si preparano a marciare per le strade della città per protestare contro la "dittatura del terrore" imposta da Hamas. La manifestazione si terrà l'11 novembre in occasione dell'anniversario della morte di Yasser Arafat. Il movimento Tamarud (Gaza) è nato sull'onda di quello egiziano fautore della grande manifestazione del 30 giugno che ha fatto cadere il presidente islamista Mohamed Morsi. Tuttavia, la Striscia di Gaza dominata da Hamas non è l'Egitto.
AsiaNews ha intervistato i leader del movimento palestinese che, a condizione dell'anonimato, raccontano gli obiettivi dei Tamarud Gaza. Nonostante le minacce, i sequestri e le torture eseguite dal governo islamista, essi sono decisi a scendere in piazza per mostrare al mondo "che la popolazione di Gaza è stanca dell'oppressione di Hamas e desidera una nuova vita".
Come è nato e chi ha aderito al vostro movimento?
La nostra attività è iniziata circa sei mesi fa raccogliendo consensi soprattutto fra i giovani residenti a Gaza. In poco tempo hanno aderito al movimento anche scrittori, giornalisti e intellettuali palestinesi, con i quali abbiamo deciso che era giunto il tempo di organizzare una rivolta contro le ingiustizie compiute dai membri di Hamas, chiedendo le loro dimissioni e nuove elezioni presidenziali e legislative.
Qual è la situazione nella Striscia di Gaza?

Gaza è diventato negli anni un luogo angusto dove vivono circa 1,5 milioni di persone in condizioni economiche disastrose, ad eccezione dell' èlite di Hamas che vive nel lusso. Tuttavia, ciò che colpisce di più la popolazione sono le politiche del governo di Hamas. Dopo il colpo di Stato del 2007 è iniziato un regime di terrore nella Striscia di Gaza. In pochi anni sono aumentati i casi di stupro, omicidio, corruzione. La popolazione vive nella totale assenza di uno stato di diritto. Le fatwa di Hamas si sono sostituite alle leggi del Consiglio legislativo. Ciò ha favorito la nascita di bande armate che non rispettano alcuna legge e praticano atti di terrorismo contro la popolazione. Gli islamisti uccidono e arrestano chiunque si opponga alle sue politiche. La gente detesta ormai qualsiasi azione compiuta dagli uomini di Hamas e chiede la fine del suo governo.

Quanti seguaci ha il movimento?
Secondo le ultime statistiche almeno 500mila persone sostengono la nostra causa a Gaza e in altri Paesi. Nella Striscia il numero è in continua crescita a causa delle continue ingiustizie perpetrate dal governo di Hamas. La maggior parte della nostra attività avviene su Facebook e altri social network. In questo modo siamo riusciti ad entrare in contatto anche con i media occidentali.
In questi mesi avete ricevuto minacce o altre forme di repressione?
Da quando è iniziata la nostra attività, le bande al soldo di Hamas hanno sequestrato e torturato decine di persone accusandole di lavorare per il nostro movimento. Ma esse esercitavano solo i loro diritti. I miliziani hanno utilizzato contro gli oppositori i metodi di tortura più efferati, ordinando loro di non partecipare al nostro lavoro. Hamas stessa ci ha minacciato di morte, attraverso il portavoce delle brigate al- Qassam. Per impedire alla gente di conoscere e partecipare alla manifestazione dell'11 novembre il governo e le milizie affiliate hanno scatenato il terrore fra la popolazione di Gaza.
Quale futuro desiderate per Gaza?
Per ora siamo determinati a condurre la nostra campagna per la manifestazione dell'11 novembre. La riuscita della protesta è necessaria per spingere il governo di Hamas a cedere il potere e organizzare elezioni democratiche sotto la supervisione di organismi internazionali. Noi speriamo che le autorità di Hamas ascoltino le richieste della popolazione oppressa. Noi desideriamo essere cittadini della Striscia di Gaza, chiediamo di poter vivere con dignità e godere di diritti e libertà, in modo da migliorare le nostre condizioni di vita e offrire ai giovani opportunità di lavoro, come nel resto del mondo. Se Dio vorrà, raggiungeremo i nostri obiettivi e fermeremo le ingiustizie compiute contro la nostra popolazione da Hamas, dai terroristi delle brigate al-Qassam e dalle bande militari. (S.C.)

foto di Michele de Caro.
foto di Michele de Caro.
foto di Michele de Caro.
foto di Michele de Caro.








permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 6/8/2014 alle 5:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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