.

  LiberaliPerIsraele “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”
 
Diario
 








  







Liberali per Israele 






     
  A Shuny 
                     

    
  




 Contatori visite gratuiti


28 febbraio 2015

[...] «vestire la divisa israeliana per difendere la nostra minoranza» in un Medio Oriente dove i cristiani vengono «perseguitati ed uccisi» in più Paesi, a cominciare dalla Siria

Cristiani alle armi per difendere Israele “È l’unica nazione che ci protegge”

Grande balzo in avanti delle reclute arabo-israeliane di fede cristiana nell’esercito dello stato ebraico nella seconda metà del 2013


06/04/2014
INVIATO A RAMALLAH

Pronunciare il “Padre Nostro” e farsi il segno della croce prima di arruolarsi nell’esercito non è qualcosa di molto comune fra le reclute israeliane ma l’aumento dei volontari cristiani sta moltiplicando proprio simili momenti. Nella seconda metà del 2013 gli arabo-israeliani di fede cristiana arruolatisi nell’esercito sono stati 84, ovvero l’equivalente dei totale dei 18 mesi precedenti, e il balzo in avanti fa discutere, sebbene si tratti ancora di un numero ristretto in una comunità di circa 120 mila anime.  

 

A sostenere la necessità di arruolarsi è il “Forum per il reclutamento dei cristiani” di Gabriel Nadaf, il sacerdote greco-ortodosso convinto del bisogno di «vestire la divisa israeliana per difendere la nostra minoranza» in un Medio Oriente dove i cristiani vengono «perseguitati ed uccisi» in più Paesi, a cominciare dalla Siria. È proprio Nadaf a pregare assieme alle reclute cristiane, dicendogli «voi non sparerete ma proteggerete perché il Messia ha detto di non uccidere ma non ha detto di non difendere, e la Terra Santa va difesa». Per il capitano cattolico maronita Shadi Haloul, 38 anni, portavoce del Forum e riservista, «il numero delle reclute cristiane cresce a seguito di quanto sta avvenendo in Medio Oriente dove siamo perseguitati ovunque e l’unica nazione che ci difende è Israele».  

 

Sono parole che fanno scalpore perché in Israele sono gli ebrei ed i drusi a servire sotto le armi - tre anni gli uomini, due le donne - mentre in genere cristiani e musulmani sono esentati. In particolare, i cristiani sono sempre stati ai margini della vita militare considerandosi anzitutto palestinesi. Ma il Forum di padre Nadaf sembra esprimere l’affermarsi di un’opinione diversa dentro famiglie e villaggi cristiani, concentrati in Galilea. «Servire nell’esercito aiuta l’integrazione nella società israeliana che offre molte opportunità di lavoro, crescita e sviluppo» sostiene Haloul, secondo il quale «i cristiani in Medio Oriente hanno la possibilità di rafforzarsi e prosperare solo nella democrazia israeliana».  

 

Padre Nadaf è in procinto di ricevere dalle forze armate lo status ufficiale di “cappellano militare” e ciò significa che potrà recarsi in qualsiasi base per portare conforto religioso ai soldati cristiani, proprio come fanno i rabbini per quelli ebrei. A criticare aspramente l’approccio di Nadaf è l’ex patriarca latino di Gerusalemme Michel Sabbah, accusandolo di «tradimento dell’identità palestinese» al pari di quanto fatto da alcuni deputati arabi della Knesset. Ma il sacerdote greco-ortodosso non fa passi indietro: «Sostengo l’integrazione dei cristiani nella società israeliana e la chiave per riuscirci e il servizio militare, i cristiani servono negli eserciti di molte nazioni e possono farlo anche qui, tanto più che gli ebrei non sono nostri nemici, il Cristianesimo viene dall’Ebraismo».  

 

Fra le giovani reclute che condividono tale approccio c’è Faras Mattar, 19 anni, di Cana, secondo il quale «Israele difende tutti i suoi cittadini ed il voglio fare la mia padre, difendere la mia famiglia e nazione, senza curarmi di chi afferma il contrario». Jennifer Jozel, 17 anni, in settembre si arruolerà nell’aviazione e vuole essere assegnata alle batterie dell’”Iron Dome” che proteggono città e villaggi: «Quando i razzi cadono non distinguono fra ebrei e non, minacciano tutti ed io voglio difendere tutti». 

Maurizio Molinari La Stampa




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 28/2/2015 alle 11:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 febbraio 2015

No vivisezione, ancora non l'avete capito che non serve torturare gli animali?

"L'inferno è vuoto, tutti i diavoli sono qui.E chi non lotta al fianco dei malati e a Davide Vannoni , è complice di questi diavoli , che stanno cercando di Boicottare una cura compassionevole , che non prevede l'uso degli animali ! lasciando che questi diavoli rubino la vita a bambini e animali !"

L'inferno è vuoto, tutti i diavoli sono qui.

E chi non lotta al fianco dei malati e a Davide Vannoni , è complice di questi diavoli , che stanno cercando di Boicottare una cura compassionevole , che non prevede l'uso degli animali ! lasciando che questi diavoli rubino la vita a bambini e animali !




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 27/2/2015 alle 22:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 febbraio 2015

Problemi di antisemitismo? Pensi che gli ebrei controllino il mondo? Quando senti parlare di medio oriente devi correre su facebook a esprimerti? Da oggi c'è ZIONIUM, compresse al latte e miele

    Previene i commenti sciolti e cura l'ossessione razzista.
    Tre compresse prima, durante o dopo i pasti (è lo stesso, l'importante è che non sia invece, l'inedia complica la guarigione) e potrai ricominciare a usare la testa, invece di sedertici sopra.

    Alito pesante? Il tuo matrimonio va a pezzi? Non trovi lavoro?
    ZIONIUM non può aiutarti, però la smetterai di dare la colpa a Israele e potrai iniziare a farti una vita tua.
    Se scopri di credere ad ANSA, BBC e Al-Jazeera, ai primi sintomi di allucinazione antisionista, ZIONIUM, e la vita ricomincerà a sorriderti.

    È un farmaco di automedicazione, leggere attentamente qualche libro, almeno ogni tanto, l'uso prolungato può provocare effetti indesiderati anche gravi (perdita della dabbenaggine, caduta delle illusioni, assunzione di responsabilità, gli amici ti guarderanno con aria di sufficienza e sospetto, la tua opinione verrà scartata a priori), non somministrare al di sotto dei 12 anni (non serve, i bambini capiscono benissimo da soli la differenza tra amore e odio) se il sintomo persiste prendere un volo per Tel Aviv e andare a vedere coi propri occhi.Vanni frediani




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 26/2/2015 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 febbraio 2015

Il colonnello Ghassan Alian, il primo non-ebreo comandante della Brigata Golani, è uno dei molti drusi che decidono di servire nelle forze di difesa Israeliane

    Egli porta con sé esperienza di combattimento e ha fatto la storia attraverso la sua dedizione per la difesa di Israele e tutti i suoi cittadini.

    "Col. Ghassan Alian, the first non-Jewish commander of the Golani Brigade, is one of many Druze who decide to serve in the IDF. He brings with him combat experience and has made history through his dedication to the defense of Israel and all of its citizens. Read more at: http://www.idfblog.com/blog/2015/02/24/making-history-first-druze-commander-takes-golani-brigade/"

    Col. Ghassan Alian, the first non-Jewish commander of the Golani Brigade, is one of many Druze who decide to serve in the IDF. He brings with him combat experie...nce and has made history through his dedication to the defense of Israel and all of its citizens.




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 25/2/2015 alle 7:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 febbraio 2015

Il grido delle guerriere curde che fa tremare gli jihadisti


Diecimila soldatesse senza paura combattono per «vita, femmine e libertà»: tutto quello che i fanatici dell'Isis odiano e non capiscono


Tululu: si chiama così in curdo, la notte il villaggio occupato dall'Isis lo sente e trema, è l'urlo di guerra delle donne, il gorgheggio, la nota di disprezzo, il laleggio che le guerriere curde di notte lanciano come animali da preda verso gli uomini dell'Isis nei villaggi fra la Siria e l'Iraq dove il confine non esiste più e esiste solo invece l'orma sanguinolenta dello Stato Islamico, che ha decapitato, ucciso col colpo alla nuca a migliaia, infilzato sulle picche le teste dei bambini.

I terroristi tremano, si narra: il «tululu» gli promette due cose: «vi uccideremo» è la prima, e la seconda dice: «Il vostro credo vi promette 72 vergini in paradiso se verrete uccisi in guerra come martiri di Allah, shahid . Però vi dice anche: se morirete per mano di donna è scritto che non potrete entrare in paradiso. Rosolerete all'inferno per sempre». E le ragazze, in divisa verde, con la bandiera curda rosso-mattone bianca e verde col sole nel mezzo, sono là per questo: per ucciderli col kalashnikov che ciondola loro dalle spalle di adolescenti accanto alla treccia lucida e nera, per terrorizzarli e stanarli pronti per lo sguardo di disprezzo e il fucile di una ragazza di 17 anni; una donnetta che i testi sacri promettono a ogni combattente come schiava sessuale, un oggetto da trascinare via dalla sua casa, vendere e comprare, o semplicemente stuprare, picchiare, uccidere.

Ma le guerrigliere curde, un terzo dell'esercito, l'Ypj (Unità di Protezione delle Donne, Yekineyen Parastina Jine) parte del Ypg, ovvero il braccio armato della coalizione curda che ha preso il controllo di un bel pezzo della Siria del Nord (detto Rojava), sono fra le settemila e le diecimila soldatesse, affascinanti e spaventose: hanno fra i 17 e i 40 anni, sono tutte volontarie. Quando scegli questa strada è per la vita, lasci la famiglia per sempre, la tua mamma piange ogni volta che la visiti e poi riparti da casa con un addio che forse è per sempre, che non avrai nè marito nè figli, che il tuo letto sono la polvere e i sassi, il tuo cibo quello che capita. L'Yjp con l'Ypg in questi giorni sono l'unica forza a dare veramente del filo da torcere ai terrificanti terroristi dell'Isis.

Kobane, la città più disputata, è stata riconquistata con l'intervento decisivo delle donne guerriere secondo tutte le cronache; gli Yazidi assediati, affamati, decimati nei villaggi sulle montagne, sono stati salvati e l'Isis messo in fuga con l'intervento decisivo dell'Ypj. Il loro grido di guerra dice «Vita, Donne, Libertà» cioè tutto quello che Isis odia. «Noi combattiamo per la vita, loro per la morte - dice una di loro, Joan Zuidi di 20 anni -. Loro odiano le donne, e la nostra battaglia invece dimostra non solo a loro, ma a tutto il Medio Oriente e anche a tutto il mondo che noi possiamo essere meglio degli uomini persino in battaglia. Abbiamo tre scopi: innanzitutto impedire che le donne vengano seviziate, rapite, vendute; liberare le prigioniere; vendicare quelle che hanno torturato e ucciso, o le cui teste sono state infilzate sulle picche, e purtroppo sono decine. Ognuna di noi piange un'amica o una parente. La libertà è il nostro grande fine: io so per cosa combatto, e so farlo, e in più ho un scopo nobile, lui non lo ha».

I curdi sono ben 35 milioni, forse l'unico popolo così numeroso a non avere ancora un suo Stato autonomo. Il Kurdistan iracheno ne raccoglie una parte. La situazione attuale mentre ne aumenta i rischi giorno dopo giorno, aumenta anche le possibilità che i curdi siriani, iracheni, turchi, iraniani, possano finalmente trovare una strada verso uno Stato unitario. La loro è una forza che per la maggioranza sunnita è tuttavia scevra da integralismo islamico, il governo regionale del Kurdistan guarda decidamente all'Occidente e anche a Israele come a un modello da seguire e comunque a un interlocutore. Le ragazze curde hanno la testa scoperta e i capelli al vento, ballano le danze tradizionali insieme ai maschi, i soldati condividono il servizio con ammirazione.

Un giornalista israeliano, Itay Engel, è riuscito a intervistare una generalessa famosa e inseguita dallo Stato Islamico: Media ha un sorriso duro e dolce allo stesso tempo, una specie di John Wayne donna con la kefia arrotolata sui capelli biondi, che dice quieta: «Il mio compito è fornirgli un biglietto di sola andata per l'inferno». Paura, non l'ha mai avuta: «Loro hanno il kalashnikov, io ho un kalashnikov, io lo uso meglio di loro, le mie ragazze conoscono la guerriglia a fondo, loro sono ignoranti, pensano di terrorizzare tutti con la loro ferocia ma sono molto più incapaci e impauriti di quello che si crede». Insomma, al tululu bisogna far seguire i fatti, e noi occidentali possiamo invidiare Media: lei sa come fare.

Il giornale




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 23/2/2015 alle 12:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 febbraio 2015

Aeronautica israeliana sopra Israele nevosa

Israeli air force over snowy Israel


 




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 22/2/2015 alle 13:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 febbraio 2015

PD E PALESTINA, UN’ASSURDA MOZIONE DA ACCANTONARE

di Pierluigi Battista (Corriere della Sera, 20/02/2015)

Sempre molto determinato a battere il conservatorismo che ancora paralizza il suo partito, si tratti di Jobs act o di riforme istituzionali, il premier Matteo Renzi, che certo non vuole male allo Stato di Israele, dovrebbe imporsi anche con i suoi amici del Pd decisi a votare un’assurda mozione pro Palestina. L’assurdità ovviamente non sta nell’auspicare la nascita di uno Stato palestinese, ma nel non voler vedere che oggi una parte del territorio palestinese, Gaza, è nelle mani di Hamas: un gruppo che non vuole riconoscere lo Stato di Israele, che vuole eliminare tutti gli ebrei che inquinano la terra sacra, e che fa parte della jihad che oggi sta scatenando l’offensiva antiebraica anche in Europa.

Mentre invece si sta imponendo un altro pregiudizio, fuorviante e pericoloso: che sia Israele il nemico della pace, che sia Israele a non voler imboccare la strada maestra di «due popoli, due Stati». È una manipolazione della storia. È un accecamento collettivo. E anche una vergogna, quando la demonizzazione di Israele si traduce nel boicottaggio organizzato delle merci israeliane, quando le università europee chiudono la porta in faccia agli studiosi israeliani, un concentrato di incultura, ignoranza antiscientifica, fanatismo e antisemitismo che certo non ha bisogno di mozioni ambigue per alimentare un’atmosfera in Europa così ammorbata da costringere, dicono gli ultimi dati, un ebreo su quattro ad andare via dal Vecchio Continente.

Poi si può dire tutto il male possibile dei governi israeliani, della loro cecità, di una politica che non ferma ma anzi incentiva nuovi insediamenti nelle terre che dovrebbero formare l’ossatura di un futuro Stato palestinese. Ma intanto un partito come il Pd non può far finta di non vedere che quella di Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente, che la sua opinione pubblica è divisa come in tutte le democrazie che accettano il pluralismo politico e culturale.

Provate a entrare in una libreria di Tel Aviv e di Gerusalemme: troverete tutti i testi più critici dell’antisionismo ebraico, troverete tutti i testi di un grande intellettuale palestinese scomparso come Edward Said, censurato e boicottato dalla dirigenza palestinese sin dai tempi di Arafat, troverete critica durissima ai governi di destra e di sinistra.

Provate e entrare in una libreria di tutte la capitali dei Paesi mediorientali che fanno la guerra santa ad Israele: solo propaganda di regime, tutto censurato, tutto sotto un controllo totalitario.

In Israele si discute apertamente della politica nei confronti dei palestinesi e delle condizioni che potrebbero portare a una convivenza stabile tra due popoli e due Stati. A Gaza regna il terrore. Lo stesso Abu Mazen sembra prigioniero della sua impotenza politica. Se le mozioni pro Stato palestinese avessero un minimo di equilibrio chiederebbero tassativamente che le componenti della leadership palestinese accettassero senza indugio la legittimità dello Stato di Israele. In caso contrario, non sarebbe solo una scelta pericolosa, ma si configurerebbe come un accanimento nei confronti dello Stato ebraico. Il Partito democratico non può permettersi di commettere un errore tanto colossale.

Poi ci sarebbe anche una questione di banale opportunità, questo sospetto impegnarsi per mettere spalle al muro Israele mentre profanano i cimiteri ebraici, fanno strage nei supermercati kosher, fanno scempio dei simboli della Shoah. Ma mettiamo tra parentesi l’opportunità, e accettiamo anche l’argomento ambiguo ma molto diffuso che considera ricattatorio mettere in relazione l’antisemitismo scatenato con le botte in testa diplomatiche allo Stato di Israele. Solo che questa identificazione viene fatta propria, interamente e senza residui, esattamente da chi sta facendo dell’antisionismo la bandiera del nuovo, omicida, aggressivo, stragista antisemitismo.

Non vedere questa connessione, far finta che non esista alcuna correlazione tra chi spara missili da Gaza per uccidere il maggior numero possibile di ebrei israeliani e le cellule jihadiste che hanno deciso di perseguitare gli ebrei europei è davvero una prova di cecità.

E allora se una mozione parlamentare si rivolgesse ad ambedue le parti e costringesse Hamas a riconoscere l’esistenza dello Stato di Israele almeno si sarebbe raggiunto un minimo di equilibrio. Non un atto che tenga conto della storia, perché a Camp David Israele è stato a un passo da una serie di concessioni che avrebbero dato vita allo Stato palestinese. Ma per lo meno una sollecitazione che non apparisse come un gesto di deliberato isolamento di Israele. Dunque Matteo Renzi dica al Pd di non farsi trascinare nella follia di una delegittimazione unilaterale di Israele e proprio in un momento come questo, proprio quando l’Isis dimostra tutta la sua pericolosità, proprio quando a Parigi e Copenaghen l’offensiva fondamentalista dimostra un’aggressività e una pericolosità assoluta. Una mozione da accantonare. Un tragico errore da non commettere.





permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 20/2/2015 alle 21:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 febbraio 2015

Diciamo che la più affascinante delle 72 vergini che gli spettano , vedi che i kamikaze si azzerano




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 20/2/2015 alle 9:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 febbraio 2015

Il piano di guerra dell’Isis: “Attaccare le navi crociate”

Diapositiva1

I jihadisti conoscono le falle nella sicurezza dei Paesi dell’Europa meridionale. E il traffico di immigrati rischia di rivelarsi un pericoloso cavallo di Troia.

Sono i dettagli esclusivi dei piani di Isis per attaccare l’Europa del Sud e le “navi crociate” – Sicilia e Malta nel mirino dei terroristi.

Li rivela The Telegraph, in un lungo articolo in cui si raccontano i progetti dei jihadisti per attaccare il “ventre molle” del Vecchio Continente.

La Libia come porta d’accesso all’Europa, con le sue coste a un tiro di schioppo da Lampedusa e dalla Sicilia. Una marea di combattenti trasferiti nel Paese nordafricano da Iraq e Siria, pronti a prendere il mare infiltrandosi sui barconi comandati dai trafficanti di uomini. La fonte, riferisce il Telegraph, è il “think-thank” antiterrorismo britannico Quilliam Foundation, che avrebbe visionato i piani stilati da importanti esponenti dello Stato Islamico, attivi nel reclutamento di militanti via internet nella Libia del post-Gheddafi.

Dalle spiagge libiche i jihadisti partirebbero poi per l’Europa del Sud, attaccando anche il traffico navale mercantile, “le compagnie marittime e le navi dei Crociati”. Da settimane le voci sulle infiltrazioni jihadiste nel traffico di uomini nel Mediterraneo continuano a rincorrersi sempre più insistenti. Un’ennesima conferma dell’ambizione jihadista di sfruttare le falle nella rete di controlli, particolarmente vulnerabile proprio alle frontiere del nostro Paese. Debolezze di cui gli islamisti sono perfettamente consapevoli.

 

fonte http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/islamic-state/11418966/Islamic-State-planning-to-use-Libya-as-gateway-to-Europe.html




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 19/2/2015 alle 22:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 febbraio 2015

Benvenuti in Europa, dove anche soltanto stare in piedi fuori da una sinagoga può costarti la vita

EUROPA UNITA? SOLO CONTRO GLI EBREI - DA COPENAGHEN A LONDRA DILAGA L’ANTISEMITISMO - POLEMICA CONTRO "SKY NEWS" PER UNA DOMANDA AL RABBINO CAPO DEL COMMONWEALTH SULLE RESPONSABILITA' DI ISRAELE

All’ambasciata israeliana di Berlino arrivano ogni giorno lettere antisemite, in Inghilterra 700 artisti, tra cui Ashcroft, Brian Eno e Roger Waters, hanno rilanciato il boicottaggio culturale di Israele - Il Pew Forum rivela che l’Europa ha perso un terzo della sua popolazione ebraica dal 1960 a oggi: una emorragia inarrestabile...

Giulio Meotti per “il Foglio”

 

Nel diario del comandante di Treblinka, Kurt Franz, c’è una fotografia e una didascalia: “Schöne Zeiten”. I bei vecchi tempi. Quei tempi sembrano essere tornati un po’ ovunque e sotto forme diverse in questa vile Europa. La strage alla sinagoga di Copenaghen, con l’uccisione di una guardia posta a difendere l’istituto di culto ebraico, non è stata affatto una sorpresa, se non per gli ipocriti o gli illusi.

 

Da tempo è pericoloso essere un ebreo in Danimarca quanto in un paese del medio oriente, tanto che l’ambasciatore israeliano a Copenaghen, Arthur Avon, ha consigliato di non esporre simboli dell’ebraismo in città. “Abbiamo avvertito gli israeliani che sono in viaggio qui e che vogliono andare in sinagoga, di indossare la kippah solo una volta entrati all’interno del tempio”, ha detto Avon, precisando che “è meglio esibire tali simboli solo in luoghi sicuri”.

 

COPENAGHEN SINAGOGA COPENAGHEN SINAGOGA

Analogo avvertimento ha espresso il gruppo ebraico Mosaiske Trossamfund, che ha sollecitato i fedeli a non mostrare in pubblico la stella di David. La Danimarca, il primo paese scandinavo che nel XVIII secolo ha accolto gli ebrei e concesso loro di stabilirvisi, e ancora oggi, una delle nazioni più ospitali del mondo, è da tempo diventato un luogo molto pericoloso per gli ebrei.

 

L’ingresso della scuola ebraica Carolineskolen, nel quartiere di Østerbro della capitale, è circondato da un recinto di filo spinato alto due metri, mentre la scuola Humlehave a Odense, la città natale di Hans Christian Andersen, ha detto a dei genitori ebrei che volevano iscrivere i loro bambini in quell’istituto che era “troppo pericoloso”. Un municipio danese ha poi chiesto che la bandiera israeliana non venisse esposta in un festival che voleva promuovere la “diversità”. Il gruppo israeliano sarebbe potuto diventare un bersaglio per i terroristi.

 

Un docente ebreo del dipartimento di Teologia dell’Università di Copenaghen è stato assalito da cinque musulmani che l’hanno picchiato e preso a calci sostenendo che a un ebreo è vietato leggere il Corano durante le lezioni. La scuola ebraica Carolineskolen ha ricevuto una lettera in cui gli ebrei sono chiamati “ratti, serpenti, vampiri, pedofili” e “serpenti con yarmulkes e cernecchi”. La lettera si conclude con una minaccia: “Forse avete dimenticato che abbiamo benzina per distruggere le case, i negozi e i centri ebraici”. Sul sito web del giornale Politiken, un lettore ha pubblicato un appello (poi ritirato) che spronava all’uccisione degli ebrei, fornendo anche i nomi di sei membri di spicco della comunità ebraica danese. E’ la kippah proibita.

Copenaghen, sparatoria contro Lars Vilks autore vignette su Maometto 51862c9 Copenaghen, sparatoria contro Lars Vilks autore vignette su Maometto 51862c9

 

E’ il simbolo di un continente che si sta inesorabilmente svuotando di ebrei. Nei giorni scorsi, il Pew Forum, il massimo istituto al mondo che studia l’opinione pubblica, ha reso noto un fenomeno impressionante. L’Europa ha perso metà della sua popolazione ebraica non dall’Olocausto, ma dal 1960 a oggi. Oggi 1,4 milioni di ebrei vivono in Europa, quando erano due milioni nel 1991. Nel 1960 erano 3,2 milioni.

 

E la Francia svetta in questa triste classifica. Il giornalista israeliano Zvika Klein si è appena messo una kippah e, munito di telecamera, è andato in giro per le banlieue parigine, mentre nei cimiteri francesi vengono ogni giorno profanate le tombe ebraiche. A malapena Klein è uscito vivo da Sarcelles, la “Gerusalemme francese” dove vivono gran parte degli ebrei della capitale. Lo stesso ha appena fatto il reporter svedese Peter Lindgren. Si è seduto in un bar nel centro di Malmö con indosso una kippah, a sfogliare un giornale, mentre i passanti si rivolgevano a lui come “merda ebrea” e “Satana ebreo”.

 

antisemitismo 3 antisemitismo 3

Un immigrato ha detto a Lindgren di “andarsene”, mentre a Rosengard, un quartiere densamente popolato da musulmani dove vive anche una piccola comunità ebraica, il “giardino delle rose” simbolo dei progetti svedesi di integrazione lanciati negli anni Sessanta, Lindgren è stato circondato da una decina di ragazzi di origine araba che lo hanno minacciato di morte, mentre i residenti degli appartamenti vicini gli tiravano uova.

 

Il documentario per la tv svedese spiega che “molti tra gli ebrei rimasti a Malmö hanno paura di lasciare le loro case; molti vogliono lasciare la città e non vogliono che i loro figli crescano lì”. Negli anni Settanta la comunità ebraica di Malmö contava duemila membri, oggi sono rimasti in seicento e di questi la maggior parte ha già pianificato la fuga.

 

Eppure la Svezia era stata nel Novecento uno dei luoghi più accoglienti per gli ebrei (da lì viene Raoul Wallenberg, il più celebre dei Giusti fra le Nazioni). E proprio Malmö, affacciata sul mare del Nord, fu la città-rifugio per molti ebrei scandinavi che riuscirono a fuggire alla deportazione nazista nella vicina Norvegia.

 

Nelle periferie belghe di Anversa, “i borgerhout”, non è più consigliato camminare con lo zucchetto ebraico. E non lo è da oggi, ma da quando nel 1980 terroristi di Abu Nidal lanciarono bombe a mano contro gli studenti ebrei di Agudat Israel e ne assassinarono uno. Sempre in Belgio, nei giorni scorsi, una insegnante si è rivolta così a una studentessa ebrea: “Dovremmo mettervi tutti su un carro merci”.

 

L’episodio è accaduto alla Emile Jacqmain, una scuola di Bruxelles. L’Abraham Geiger Theological College a Potsdam, in Germania, consiglia agli studenti di non portare simboli ebraici per strada. Nell’ultimo numero del settimanale Observer, il rabbino Shmuley Boteach ha raccontato invece come vivono oggi gli ebrei in Olanda. “Eravamo in piedi fuori, parlando innocentemente dopo i servizi rituali, quando la guardia di sicurezza si avvicinò per la seconda volta e ci disse di disperderci. ‘Non è sicuro riunirsi qui’. Benvenuti in Europa, dove anche soltanto stare in piedi fuori da una sinagoga può costarti la vita”.

 

ROGER WATERS ROGER WATERS

Il celebre rabbino americano e la moglie si trovavano di fronte alla famosa sinagoga portoghese di Amsterdam, costruita nel 1675, un periodo in cui in Olanda affluivano ebrei da tutto il mondo, come Baruch Spinoza. Oggi nei Paesi Bassi molti templi ebraici hanno tolto i simboli all’esterno degli edifici, per renderli più anonimi. E la secolare sinagoga di Weesp è diventata la prima che in Europa, dalla fine della Seconda guerra mondiale, ha cancellato i servizi di shabbath a causa delle minacce alla sicurezza dei fedeli. Dopo sono arrivate le sinagoghe di Parigi il giorno dopo la strage al supermercato kasher della capitale.

 

Anche l’Inghilterra, che finora spiccava in Europa come un paese con un grado di antisemitismo tutto sommato contenuto, in questi giorni è scossa da un rapporto del governo che parla di un boom di intolleranza antiebraica nella società britannica. Un ministro, Eric Pickles, ha detto che “la storia dell’antisemitismo mostra che le peggiori atrocità possono iniziare mentre si deriva pigramente verso un mainstream, anche alla moda, nell’accettazione dei pregiudizi”. Il clima è quello caratterizzato dalla baronessa Jenny Tonge, che dalla Camera dei Comuni ha appena chiesto agli ebrei inglesi di prendere le distanze da Israele.

 

IL MAIALE CON LA STELLA DI DAVID AL CONCERTO DI ROGER WATERS IL MAIALE CON LA STELLA DI DAVID AL CONCERTO DI ROGER WATERS

Non si placano le polemiche contro l’emittente Sky News, che nei giorni scorsi ha diffuso un video sulla ricostruzione di Gaza dopo la guerra e in sottofondo la scritta “Auschwitz Remembered”, in occasione delle manifestazioni per la memoria della Shoah. In studio, il giornalista Adam Boulton ha domandato per tre volte al rabbino capo del Commonwealth, Ephraim Mirvis, se le azioni di Israele non siano una causa dell’esplosione di antisemitismo in Europa.

 

IL MAIALE CON LA STELLA DI DAVID AL CONCERTO DI ROGER WATERS IL MAIALE CON LA STELLA DI DAVID AL CONCERTO DI ROGER WATERS

In questo clima, l’attrice inglese Maureen Lippman, protagonista fra gli altri del film “Il pianista” di Roman Polanski, ha annunciato che sta pensando di lasciare il Regno Unito a causa di questa rabbiosa giudeofobia. In una scuola ebraica di Londra, gli alunni si addestrano per un possibile attacco terroristico, una sinagoga ha annullato un viaggio per bambini a Disneyland in Francia, mentre la polizia e le comunità ebraiche hanno intensificato le ronde nelle zone ebraiche. L’opinione pubblica europea rigonfia intanto di ostilità nei confronti degli ebrei e in particolare degli ebrei israeliani. In Austria, questa settimana un magistrato di Linz, Philip Christl, ha deciso che gridare “morte agli ebrei” in una manifestazione è una forma di “protesta contro Israele”.

 

pldnn17 brian eno pldnn17 brian eno

Si capisce perché sebbene in Austria ci siano circa 15 mila ebrei, nel censimento nazionale soltanto 8.140 si sono dichiarati tali, per “timore di ritorsioni”. Sono i nuovi ebrei invisibili. E sempre in Inghilterra 700 artisti hanno appena rilanciato il boicottaggio culturale di Israele, dicendo che non ci metteranno piede. A firmare l’appello sono musicisti come Richard Ashcroft dei Verve, Brian Eno e Roger Waters, registi come Mike Leigh, letterati come John Berger e la drammaturga Caryl Churchill. In Germania, un sondaggio della Fondazione Bertelsmann ha appena rivelato che il 35 per cento dei cittadini tedeschi considera Israele come un nuovo nazismo.

 

A Berlino intanto è nata una commissione per la Ricerca e la prevenzione dell’antisemitismo. Fin qui tutto bene, tranne il fatto che nel gruppo di otto esperti scelto dal ministero dell’Interno non c’è un solo ebreo. La professoressa Monika Schwarz-Friesel dell’Università Tecnica di Berlino ha analizzato dieci anni di lettere di odio inviate al Consiglio centrale degli ebrei in Germania e all’ambasciata israeliana a Berlino.

 

merkel al telefono merkel al telefono

Con sua sorpresa, solo il tre per cento proveniva da estremisti di destra, mentre oltre il sessanta per cento proveniva da membri istruiti del mainstream. E contenevano dichiarazioni antisemite classiche come “l’assassinio di bambini innocenti si adatta alla vostra tradizione” o “negli ultimi duemila anni rubate la terra e commettete un genocidio”. “Schöne Zeiten”. I bei vecchi tempi che ritornano.




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 18/2/2015 alle 22:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 febbraio 2015

"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste.” Martin Luther King

Questa citazione è dedicata alla memoria dei 21 cristiani copti uccisi dagli islamofascisti del Daesh.

Milad Makeen Zaky
Abanub Ayad Atiya
Maged Solaiman Shehata
Yusuf Shukry Yunan
Kirollos Shokry Fawzy
Bishoy Astafanus Kamel
Somaily Astafanus Kamel
Malak Ibrahim Sinweet
Tawadros Yusuf Tawadros
Girgis Milad Sinweet
Mina Fayez Aziz
Hany Abdelmesih Salib
Bishoy Adel Khalaf
Samuel Alham Wilson
Ein Arbeiter aus Awr
Ezat Bishri Naseef
Loqa Nagaty
Gaber Munir Adly
Esam Badir Samir
Malak Farag Abram
Sameh Salah Faruq

Questa citazione è dedicata alla memoria dei 21 cristiani copti uccisi dagli islamofascisti del Daesh.

Milad Makeen Zaky
Abanub Ayad Atiya
Maged Solaiman Shehata
Yusuf Shukry Yunan
Kirollos Shokry Fawzy
Bishoy Astafanus Kamel
Somaily Astafanus Kamel
Malak Ibrahim Sinweet
Tawadros Yusuf Tawadros
Girgis Milad Sinweet
Mina Fayez Aziz
Hany Abdelmesih Salib
Bishoy Adel Khalaf
Samuel Alham Wilson
Ein Arbeiter aus Awr
Ezat Bishri Naseef
Loqa Nagaty
Gaber Munir Adly
Esam Badir Samir
Malak Farag Abram
Sameh Salah Faruq




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 17/2/2015 alle 7:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 febbraio 2015

2011, LA PROFEZIA DI GHEDDAFI: “IL MEDITERRANEO SARA’ INVASO, L’EUROPA TORNERA’ AI TEMPI DEL BARBAROSSA”

LEGGI CON ATTENZIONE QUESTA INTERVISTA AL CORRIERE. E RICORDATI COSA DICEVANO I VARI NAPOLITANO, PRODI, VELTRONI, D’ALEMA SULLA GUERRA VOLUTA DA OBAMA E SARKOZY.

«Il Mediterraneo sarà invaso»

Gheddafi da Tripoli: «La scelta è tra me o Al Qaeda L’Europa tornerà ai tempi del Barbarossa»

Laurent Valdiguié (Corriere.it 2 Marzo 2011)

TRIPOLI – Qual è la situazione oggi?

«Vede… Sono qui…».

Cosa succede?
«Tutti hanno sentito parlare di Al Qaeda nel Maghreb islamico. In Libia c’erano cellule dormienti. Quando è esplosa la confusione in Tunisia e in Egitto, si è voluto approfittare della situazione e Al Qaeda ha dato istruzioni alle cellule dormienti affinché tornassero a galla. I membri di queste cellule hanno attaccato caserme e commissariati per prendere le armi. E’ successo a Bengasi e a Al-Baida, dove si è sparato. Vi sono stati morti da una parte e dall’altra. Hanno preso le armi, terrorizzando la gente di Bengasi che oggi non può uscir di casa e ha paura».

Da dove vengono queste cellule di Al Qaeda?
«I leader vengono dall’Iraq, dall’Afghanistan o anche dall’Algeria. E dal carcere di Guantanamo sono stati rilasciati alcuni prigionieri».

Come possono convincere i giovani di Bengasi a seguirli?
«I giovani non conoscevano Al Qaeda. Ma i membri delle cellule forniscono loro pastiglie allucinogene, vengono ogni giorno a parlare con loro fornendo anche denaro. Oggi i giovani hanno preso gusto a quelle pastiglie e pensano che i mitra siano una sorta di fuoco d’artificio».

Pensa che tutto questo sia pianificato?
«Sì, molto. Purtroppo, gli eventi sono stati presentati all’estero in modo molto diverso. E’ stato detto che si sparava su manifestanti tranquilli… ma la gente di Al Qaeda non organizza manifestazioni! Non ci sono state manifestazioni in Libia! E nessuno ha sparato sui manifestanti! Ciò non ha niente a che vedere con quanto è successo in Tunisia o in Egitto! Qui, gli unici manifestanti sono quelli che sostengono la Jamahiriya».

Quando ha visto cadere, in poche settimane, i regimi di Tunisia e Egitto, non si è preoccupato?
«No, perché? La nostra situazione è molto diversa. Qui il potere è in mano al popolo. Io non ho potere, al contrario di Ben Ali o Mubarak. Sono solo un referente per il popolo. Oggi noi fronteggiamo Al Qaeda, siamo i soli a farlo, e nessuno vuole aiutarci».

Quali opzioni le si offrono?
«Le autorità militari mi dicono che è possibile accerchiare i gruppuscoli per lasciare che si dileguino e per portarli pian piano allo sfinimento. Questa è gente che sgozza le persone. Che ha tirato fuori i prigionieri dalle carceri, distribuendo loro le armi, perché andassero a saccheggiare le case, a violentare le donne, ad attaccare le famiglie. Gli abitanti di Bengasi hanno cominciato a telefonare per chiederci di bombardare quella gente».

Le inchieste delle organizzazioni umanitarie parlano di 6.000 morti. Contesta questa cifra?
(Risata). «Le porto un esempio. C’è un villaggio abitato da meno di mille persone, compreso il segretario del comitato popolare. E’ stato detto che lui era in fuga verso l’estero. Invece, era qui, con me, sotto la mia tenda! E’ stato detto che c’erano stati 3.000 morti in questo villaggio che ne conta 1.000, e resta un luogo tranquillo, dove la gente non guarda nemmeno la tv».

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha preso una risoluzione contro la Libia…
«Non è competente per gli affari interni di un Paese. Se vuole immischiarsi, che invii una commissione d’inchiesta. Io sono favorevole».

Dal 1969 lei ha conosciuto 8 presidenti americani. L’ultimo, Barack Obama, dice che lei deve «andarsene» e lasciare il Paese…
«Che io lasci cosa? Dove vuole che vada?».

La Cirenaica è una regione dove lei ha sempre avuto dei detrattori. Non c’è richiesta di una più grande autonomia, di federalismo?
«E’ una regione poco popolata, che rappresenta il 25% della popolazione. Nel piano attuale, le abbiamo accordato 22 miliardi di dollari di investimenti. E’ una regione della Libia un po’ viziata».

Cosa si aspetta oggi?
«Che Paesi come la Francia si mettano al più presto a capo della commissione d’inchiesta, che blocchino la risoluzione dell’Onu al Consiglio di sicurezza e che facciano interrompere gli interventi esterni nella regione di Bengasi».

Quali interventi?
«So che esistono contatti semi-ufficiali, dei britannici o di altri europei, con personaggi di Bengasi. Abbiamo bloccato un elicottero olandese atterrato in Libia senza autorizzazione».

I piloti sono vostri prigionieri?
«Sì, ed è normale».

A sentir lei, tutto va bene».
«Il regime qui in Libia va bene. E’ stabile. Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione, a Bin Laden, a gruppuscoli armati. Migliaia di persone invaderanno l’Europa dalla Libia. Bin Laden verrà ad installarsi nel Nord Africa e lascerà il mullah Omar in Afghanistan e in Pakistan. Avrete Bin Laden alle porte».

Lei agita lo spettro della minaccia islamica…
«Ma è la realtà! In Tunisia e in Egitto c’è il vuoto politico. Gli estremisti islamici già possono passare di lì. Ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo. La Sesta Flotta americana sarà attaccata, si compiranno atti di pirateria qui, a 50 chilometri dalle vostre frontiere. Si tornerà ai tempi di Barbarossa, dei pirati, degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi. Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al Nord Africa. Non lo consentirò!».

Lei sembra pensare che il tempo giochi in suo favore…
«Sì, perché il popolo è frastornato per quel che accade. Ma voglio farle capire che la situazione è grave per tutto l’Occidente e tutto il Mediterraneo. Come possono, i dirigenti europei, non capirlo? Il rischio che il terrorismo si estenda su scala planetaria è evidente».

Alle democrazie non piacciono i regimi che sparano sulla propria popolazione…
«Non ho mai sparato sulla mia gente! E voi non credete che da anni il regime algerino combatte l’estremismo islamico facendo uso della forza! Non credete che gli israeliani bombardano Gaza e fanno vittime fra i civili a causa dei gruppi armati che si trovano lì? Non sapete che in Afghanistan o in Iraq l’esercito americano provoca regolarmente vittime fra i civili? Qui in Libia non abbiamo sparato su nessuno. Sfido la comunità internazionale a dimostrare il contrario».

Gli americani minacciano di bloccare i suoi beni bancari…
«Quali beni? Sfido chiunque a dimostrare che io possegga un solo dinaro! Questo blocco dei beni è un atto di pirateria, fra l’altro imposto sul denaro dello Stato libico. Vogliono rubare denaro allo Stato libico e mentono dicendo che si tratta di denaro della Guida! Anche in questo caso, che ci sia un’inchiesta, affinché sia dimostrato a chi appartengono quei soldi. Quanto a me, sono tranquillo. Posseggo solo questa tenda».




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 16/2/2015 alle 17:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 febbraio 2015

Iraq: vivere da cristiani sotto l’ISIS

rifugiati_iraqUn gruppo di cristiani, vissuti per mesi sotto il regime dello Stato Islamico, sono stati espulsi. Picchiati e derubati di tutto, sono stati soccorsi anche da musulmani, prima di essere cacciati dal Califfato e giungere in terra curda. La storia coraggiosa di chi rifiuta di convertirsi all’Islam.

Circolano poche informazioni, alcune delle quali false, sulla condizione dei cristiani rimasti intrappolati nei territori iracheni dominati dall’ISIS (o IS). Se volete avere certezza su queste informazioni, contattateci. Vi portiamo la testimonianza da noi verificata di un gruppo di 10 anziani cristiani che hanno vissuto per mesi sotto il regime dello Stato Islamico, per poi essere privati di tutto ed espulsi.

Dopo l’espulsione, gli 8 anziani e 2 anziane hanno viaggiato per 2 giorni fino a giungere a Kirkuk, un’area sotto il controllo dei Peshmerga curdi. “Quando eravamo a Qaraqosh, i membri dell’IS ci picchiavano ogni giorno con le loro armi o a mani nude“, racconta uno degli anziani. Il 24 ottobre 2014 erano stati cacciati dalla casa di riposo in cui abitavano a Qaraqosh e deportati a Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq, ancora in mano dei fondamentalisti dell’ISIS. “Un giorno, uno di loro è venuto nel luogo (a Mosul) dove ci avevano messi con altri cristiani e ha iniziato a chiamare i nostri nomi dicendoci: ‘Forza, in piedi, tu verrai contattato presto!’ Pensammo che ci avrebbero ucciso. Più tardi abbiamo chiesto loro se ci avrebbero lasciati andare e uno di loro ci ha risposto: ‘Non senza un riscatto!’“, continua a raccontare uno dei sopravvissuti. Le vite di decine di cristiani intrappolati in territorio dominato dall’IS sono appese a un riscatto da pagare, che spesso non si tratta ovviamente di milioni di euro, ma di qualche migliaio: in alcuni casi parenti e amici, fuggiti in tempo nella zona a dominazione curda, racimolano quello che hanno e pagano, nella speranza di rivedere i loro cari.

Questi poveri anziani in fuga hanno perso tutto, derubati dai miliziani dell’IS anche dei pochi spiccioli in loro possesso. “A Mosul abbiamo cercato di sopravvivere, riuscendoci grazie all’assistenza di qualche famiglia musulmana che ci portava cibo e altri generi di prima necessità. Ma ad un certo punto quelli del Califfato ci hanno detto che potevamo rimanere solo se ci fossimo convertiti all’Islam. Ho rifiutato. Gli ho detto di cacciarmi via“, ha confessato uno del gruppo, sapendo che quel rifiuto poteva costargli la vita. Una delle 2 donne ha confermato che li pressavano affinché recitassero la Shahada (confessione orale di conversione all’Islam), ma: “Noi non volevamo diventare musulmani, volevamo solo andarcene“, spiega esitante la povera donna.

Porte Aperte Italia

http://www.notizievangeliche.com/iraq-vivere-da-cristiani-sotto-lisis/




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 14/2/2015 alle 19:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 febbraio 2015

Gemellini rossi salvati da avvelenamento cercano famiglia

 

 

 

Contattare solo con sms il 3471083205 o scrivere mail a
mano-geo@libero.it

 

Due fratellini in cerca di casa.. sono un po' timorosi..ma si fanno prendere e accarezzare..nn soffiano e nn graffiano ...restano un po' rigidi ..ma con il tempo le coccole di sicuro li scioglieranno!

 
 
Roma: due micini
di 6 mesi,gemellini rossi, hanno perso la loro mamma avvelenata da persone che
non sopportavano che la famigliola vivesse nel condominio. Per salvare almeno loro
due, adesso sono stati prelevati da quel condominio e portati in stallo, ma
poveri tesori sono ancora spaventati.Sono però buoni,non soffiano e non
graffiano hanno solo bisogno di un ambiente sicuro e tranquillo e del tempo che
sarà loro necessario.Sono abituati a stare con gli altri gatti e come secondo
gatto sarebbe una soluzione ideale per loro. Si affidano solo in appartamento
con balcone sicuro ( no piano terra o primo piano) e dopo conoscenza diretta
dell’adottante da parte di una volontaria.Si richiede obbligo di
sterilizzazione entro gli 8 mesi.Modulo di adozione finale e disponibilità ad
avere notizie dei mici dopo l’adozione.Adottabili in tutto il centro-nord
staffetta permettendo.




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 13/2/2015 alle 13:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 febbraio 2015

GUSEN: Sono state finalmente scoperte 40.000 nuove vittime del nazismo sepolte insieme ai segreti delle bombe nucleari di Hitler?

Il mattatoio austriaco di Mauthausen-Gusen fu tra gli ultimi Campi di concentramento nazisti ad essere liberato. Così, quando le truppe alleate vi giunsero, nel maggio 1945, erano almeno preparate all'impatto con le figure scheletriche e la puzza micidiale.

Ma ci si rese conto che i conti non tornavano del tutto.
I registri SS dimostravano che fino a pochi giorni dalla Liberazione il Campo conteneva 90.000 prigionieri, mentre lì si trovarono effettivamente solo 40.000 anime.
Alcune migliaia erano stati fatti marciare per due ore lungo il Danubio e poi fucilati. Circa 10.000 ebrei erano stati evacuati. Ma dove erano finiti le migliaia che mancavano?

Per
 70 anni il mistero è rimasto irrisolto, ma ora una spiegazione terribile potrebbe essere in procinto di uscire dalle viscere della terra sottostante la sonnolenta cittadina di St Georgen an der Gusen.
Gli esperti ritengono che, sotto la leziosa perfezione delle sue caratteristiche abitazioni, vi siano gallerie che celano i corpi di quelle vittime scomparse.

E c'è di più! Si ritiene che esse siano state massacrate per proteggere un altro sinistro segreto - che i nazisti stessero realizzando armi atomiche in laboratori sotterranei clandestini.
"Ci potrebbero essere fino a 40.000 persone laggiù, uccisi in quella che potrebbe essere descritta come una enorme camera a gas.
"Potremmo essere sul punto di scoprire una vasta fossa comune", afferma Andreas Sulzer, il ricercatore austriaco che guida il progetto.

E' noto che è stata scavata dai deportati dei Campi di concentramento nazisti una rete di 75 acri di gallerie, per nascondere fabbriche di munizioni e di aerei da guerra.
Circa 320.000 deportati vi sono morti a causa delle brutali condizioni di lavoro.
Ma Sulzer è convinto che esista un settore di 12 miglia ancora da scoprire, che sarebbe potuto essere utilizzato per la progettazione della bomba atomica.
Il team di storici e scienziati ha scavato nella zona per più di tre anni e nel mese di dicembre hanno trovato un ingresso nascosto.
Per ora, lo scavo è stato temporaneamente sospeso in attesa di nuove autorizzazioni.
"Fino a quando non arriviamo là non sapremo nulla di certo, ma credo che potremmo trovare migliaia di corpi, e le prove della lavorazione delle armi nucleari.”
"Penso che i nazisti fossero a buon punto e stessero progettando di attaccare per prime Londra e New York", dice Sulzer.
"
Quello che sappiamo è che non esistono quasi testimoni. La ragione può essere: perché quei testimoni sono ancora lì. "

Anche se la ricerca nucleare nazista cominciò prima dello scoppio della guerra, nel 1939, molti storici ritengono che Hitler non fosse affatto vicino al suo obiettivo di creare una bomba atomica come quelle che l'America avrebbe sganciato sul Giappone per porre fine alla guerra nel Pacifico, nel 1946.
Sulzer dice che ci sono prove che un team di scienziati nucleari stava lavorando a Gusen sotto la guida del generale delle SS Hans Kammler, l'uomo incaricato dei programmi missilistici nazisti, tra cui il razzo V-2.
"I gerarchi SS aspiravano a creare una combinazione di missili e armi di distruzione di massa", dice lo storico Rainer Karlsch. "Volevano dotare il missile A4, o razzi più avanzati, di gas velenosi, materiale radioattivo o testate nucleari."
Gli storici sono venuti a conoscenza della possibilità che esistessero tunnel segreti, dai diari di un fisico tedesco, Viktor Schauberger.
"Egli è stato incaricato, dalle SS, di condurre progetti segreti di ricerca a St Georgen", spiega Sulzer. "Nelle sue lettere parla di scissione dell'atomo. Parla inoltre di atomo-smashing. "
Squadre aeree e reparti speciali hanno trovato prove dell'esistenza di strutture sotterranee nell'area esaminata.
"Si potevano vedere pozzi di ventilazione sulla collina vicina, strutture innaturali nelle colline. Sulla base di ciò abbiamo iniziato il nostro scavo ", spiega Sulzer.
Quando è stata trovata l'entrata segreta, era evidente che i nazisti ne avevano sigillato l'ingresso con enormi lastre di granito quando avevano abbandonato il sito, nel 1945.
Un elmetto SS è stato trovato sul luogo durante gli scavi.
Un ufficiale delle SS interrogato dagli americani aveva parlato di un laboratorio chimico operante in profondità.
I nazisti hanno trasferito a Gusen esperti di ricerca atomica da altri Campi di concentramento, compreso Auschwitz.
"Hanno scelto chimici, radiotecnici, fisici e operai specializzati", spiega Sulzer.
"Abbiamo intervistato sopravvissuti di Auschwitz che sono venuti a Gusen e ci hanno detto che sul treno hanno parlato ad altri detenuti e compreso che erano esperti altamente qualificati.
“Documenti dei detenuti e “libri della morte" confermano che a Gusen c'era un'alta percentuale di chimici, elettro-tecnici, fisici, metalmeccanici.”
"C'è stato un tasso di mortalità incredibile per i metalmeccanici che non sopravvivevano più quattro settimane."
Sulzer ritiene causa probabile di tale mortalità l'esposizione a sostanze chimiche presenti nelle gallerie.
La ricerca mostra anche un aumento dei livelli di radiazioni intorno al sito.
"Ci sono segnali molto chiari che probabilmente qualcosa di strano stava succedendo laggiù", dice Sulzer.
I timori che lo scavo scoprirà una fossa comune sono avvalorati da documenti e interrogatori, tra cui quello del comandante SS di Gusen, Franz Ziereis, catturato mentre cercava di scappare e interrogato sul suo letto di morte.
"Ha rivelato che aveva l'ordine di uccidere i detenuti, in particolare le persone che hanno lavorato in questo complesso e che era a conoscenza del progetto segreto.
"Gli è stato ordinato di raggrupparli nei tunnel e di farli saltare in aria con una sostanza chimica", spiega Sulzer "Ma egli ha affermato di non aver eseguito l'ordine."
Le cifre non corrispondenti indicano diversamente - 90.000 detenuti registrati, solo 40.000 vivi quando il Campo fu liberato.

Anche tenendo conto delle fucilazioni conosciute e del bilancio quotidiano delle camere a gas, Martha Gammer, che guida l'equipe di commemorazione di Gusen, crede che ci potrebbero essere 25.000 corpi ancora giacenti sottoterra.
"Penso che potrebbero essere stati uccisi perché sapevano troppo. E in quale altro modo si può uccidere migliaia di persone in pochi giorni? Le SS hanno avuto appena quattro o cinque giorni per ucciderle, prima di fuggire ", dice.

Un rapporto austriaco dal 1960 sembra anche dimostrare che nel complesso dei tunnel hanno avuto luogo esplosioni.
Sulzer non sa se si esplorerà ancora, ma il compito dei tecnici, al momento, era semplicemente di valutare l'area per un eventuale impiego come deposito di scorie nucleari.
"Forse sapevano che era già terreno contaminato", suggerisce.
Dettagli agghiaccianti su come potrebbero essere avvenute le uccisioni di massa sono emersi dalle interviste con i sopravvissuti del Campo.
Sulzer dice: "L'anno scorso ho parlato con un sopravvissuto polacco e mi ha detto che il comandante ordinava a determinati gruppi di prigionieri delle esercitazioni che consistevano nel correre nelle gallerie simulando la minaccia di incursioni aeree.
" Questo è avvenuto quattro o cinque volte, ma i prigionieri delle sezioni che producevano aerei e razzi non vi partecipavano. Solo i fisici, i chimici, le persone che lavorano sul progetto segreto “.

Lui pensa che sia possibile che, durante l'ultimo allarme, in decine di migliaia siano corsi verso la morte.

Fino a quando Sulzer e la sua squadra non riprenderanno i lavori di scavo possiamo solo immaginare quanto vicino Hitler sia stato a costruire armi atomiche e il destino di chi fu costretto a lavorare su di esse.

Ma egli è determinato a scoprire la verità.

"Lo dobbiamo alle vittime", dice.




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 11/2/2015 alle 17:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 febbraio 2015

Tre soldati francesi, tre facili bersagli

 

di Daniel Pipes
Israel Hayom

Pezzo in lingua originale inglese: 3 French Soldiers, 3 Sitting Ducks
Traduzioni di Angelita La Spada

È arrivata la notizia che un altro immigrato islamista del Mali, di nome Coulibaly, ha attaccato un'altra istituzione ebraica in Francia. Il primo, Amedy Coulibaly, ha ucciso quattro ebrei in un supermercato kosher a Parigi il 9 gennaio scorso; questo secondo omonimo ha ferito ieri tre soldati mentre erano di guardia davanti a un centro della comunità ebraica, a Nizza.

Il 20 gennaio, due soldati erano all'esterno del museo ebraico di Bruxelles, dove un islamista uccise quattro persone nel maggio 2014.

La polizia dice che Moussa Coulibaly, di circa 30 anni, che ha alle spalle precedenti per furti e violenze e che sembrerebbe non collegato ad Amedy, ha tirato fuori da una borsa un coltello lungo circa venti centimetri, ferendo un soldato al mento, un altro alla guancia e un terzo al braccio.

Casualmente, mi trovavo Nizza circa quattro ore prima dell'attacco e qualche giorno prima ero passato davanti a quel centro ebraico, durante una tappa di un giro che ho fatto nei quartieri a maggioranza musulmana di dieci città di Francia e Belgio. In questi viaggi ho ripetutamente incontrato soldati armati fino ai denti col compito di proteggere le istituzioni ebraiche e questo mi ha indotto a trarre diverse conclusioni scettiche in merito alla loro presenza:

  • Essi sono soldati, e non poliziotti, e pertanto non sono addestrati a questo tipo di violenza urbana.
  • Tendono a lasciarsi distrarre dai loro smartphone o dalle belle ragazze che passano.
  • Tengono i mitra ben stretti, il che li rende vulnerabili a eventuali attacchi da parte di chi gli può sparare a bordo di un'autovettura.
  • Come confermato dall'attacco di oggi, la protezione visibile, in realtà, provoca gli islamisti e gli altri antisemiti.
  • Questi militari sono preposti solo temporaneamente alla protezione delle istituzioni ebraiche in seguito all'attacco al supermercato kosher di Parigi e tra non molto saranno rimossi.
  • Essi proteggono solo le istituzioni e non le persone che le frequentano e che sono più vulnerabili che mai.

Il 30 gennaio, due soldati erano di sorveglianza vicino alla Grande Sinagoga di Marsiglia.

In breve, i soldati sono facili bersagli il cui dispiegamento serve ben poco a proteggere la comunità ebraica o a risolvere il problema più ampio della violenza islamista. Ma ciò offre un altro esempio di "teatrino della sicurezza" emotivamente appagante che dà temporaneamente a tutti la sensazione costruttiva di fare qualcosa.

Invece, al Kabbalah Centre di Montpellier, in Francia, l'1 febbraio non c'era alcuna protezione visibile.

Una vera soluzione richiederà delle misure più drastiche e a più lungo termine che riguardino l'identità nazionale, le politiche sull'immigrazione, gli sforzi per l'integrazione e un'efficace attività di sorveglianza.




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 10/2/2015 alle 18:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 febbraio 2015

RE ABDULLAH SI METTE LA DIVISA: “COLPIREMO L’ISIS SENZA SOSTA

Seduto per otto ore assieme ai suoi generali nella sala operativa del comando delle forze armate, re Abdullah ha varato il pugno di ferro contro lo Stato Islamico (Isis) e si è trasformato nel sovrano di una nazione in guerra.
 

RE ABDULLAH E RANIA DI GIORDANIARE ABDULLAH E RANIA DI GIORDANIA

Trenta F-16 dell’aviazione reale, decollati dalla base re Hussein di Mafraq, hanno bersagliato Raqqa in Siria, capitale del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi, meno di 24 ore dopo il raid notturno su sette posti di comando di Isis a Mosul, nel Nord dell’Iraq. Raqqa e Mosul sono i pilastri territoriali del Califfato: re Abdullah li ha investiti di fuoco.
 

RE ABDULLAH DI GIORDANIARE ABDULLAH DI GIORDANIA

Il re ha fatto volare i jet al ritorno su Ayy-AlKarek - il villaggio del pilota Muath Kasasbeh arso vivo dai jihadisti - e poi ha chiamato il padre, Safi-Youssef, ripetendo la frase «la nazione intera è in te».

 

Sono le azioni che descrivono la trasformazione del re: salito al trono per una decisione a sorpresa del padre Hussein, incarnazione dell’Occidente, a suo agio a Washington, Davos e Londra, nonché convinto sostenitore di pace regionale ed economia globalizzata, da tre giorni è diventato il leader determinato di una nazione beduina in cerca di vendetta dopo l’onta subita.
 

La vendetta
Basta accendere la tv giordana al mattino per scoprire cosa ha in mente: immagini di guerra, con aerei, tank e obici che bersagliano posizioni avversarie sullo sfondo di inni patriottici che terminato solo quando il fedelissimo portavoce Mohammed al-Momani promette che «la risposta contro Isis sarà forte e decisiva, saranno puniti». Chi ha incontrato il re dopo il ritorno da Washington lo descrive «teso, determinato, aspro, duro».

 

ABDULLAH RE DI GIORDANIAABDULLAH RE DI GIORDANIA

D’altra parte lui stesso ha descritto il proprio stato d’animo ad un gruppo di deputati americani evocando il film «Unforgiven» di Clint Eastwood ovvero un Western incentrato sul personaggio del sindaco Bill Munny che difende una cittadina del Wyoming dai banditi applicando la più spietata versione dell’«occhio per occhio». «Se qualche figlio di puttana mi spara addosso - dice Munny-Eastwood nel film - non ammazzo soltanto lui, gli ammazzo anche la moglie, tutti gli amici e poi gli brucio la casa».

 

esecuzione dle pilota giordanoESECUZIONE DLE PILOTA GIORDANO

Per l’ex generale Mamoun Abu Nuwar, stratega militare giordano sensibile agli umori di corte, la svolta bellica porterà il re a «usare più i raid aerei» ed anche a «possibili operazioni di truppe speciali» contro «obiettivi selezionati». Ovvero per eliminare i leader del Califfato. D’altra parte l’intelligence giordana si vanta di aver contribuito nel 2006 ad eliminare Abu Musab Al-Zarqawi, leader di Al Qaeda in Iraq, in risposta agli attacchi kamikaze che aveva ordinato l’anno precedente contro gli hotel Amman. In una recente conversazione con il Raiss egiziano Abdel Fattah al-Sisi, Abdullah ha illustrato la «strategia su tre fronti» che ha in mente per distruggere Isis. 
 

PARENTI DEL PILOTA GIORDANO RAPITO PROTESTANO AD AMMANPARENTI DEL PILOTA GIORDANO RAPITO PROTESTANO AD AMMAN

La strategia
Primo: più attività militari in Iraq e Siria. Secondo: più sicurezza interna per scongiurare attentati. Terzo: una «risposta ideologica» ai jihadisti con un «grande evento del pensiero musulmano» all’ateneo di Al-Azhar del Cairo, roccaforte della fede sunnita, per innescare una «rivoluzione religiosa». Anche se Abu Nuwar precisa che «non sono maturi ancora i tempi dell’intervento di terra», Abdullah veste i panni hascemiti del legittimo discendente di Maometto e vuole chiudere la partita col Califfo impostore. Per salvare il proprio regno e rigenerare l’Islam.

 

isis abbatte un aereo siriano e prende ostaggio il pilota giordano 5ISIS ABBATTE UN AEREO SIRIANO E PRENDE OSTAGGIO IL PILOTA GIORDANO 5

D’altra parte le notizie che provengono dallo Stato Islamico descrivono un’escalation di orribili violenze destinate a rafforzare la coesione internazionale anti-Isis. Il rapporto Onu di «Save the Children», basato su testimonianze dirette, parla di bambini «crocefissi, decapitati, venduti come schiavi e sepolti vivi» sulla base di editti del «Principe dei Credenti» intenzionato a eliminare le minoranze «infedeli» - cristiani, curdi, yazidi ed altri - distruggendone i figli con ogni mezzo. Incluse la trasformazione dei bambini in bambini soldato e kamikaze.




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 7/2/2015 alle 21:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 febbraio 2015

Per una volta concordo con il direttore de La Stampa

 

Non permettiamo all’Isis di colonizzare le nostre teste


Caro direttore,  

sono sinceramente inorridita di fronte alle immagini delle esecuzioni dei, ormai numerosi, prigionieri dell’Isis. Il Male Assoluto entra dirompente nelle nostre vite! Desidero esporle un mio pensiero: se da queste immagini terribili i militanti del Califfato traggono la loro forza, perché non pensare di combatterli (oltre che con le armi) «spegnendo la loro visibilità»? Mi creda non chiedo di fare come gli struzzi e di nascondere la testa sotto la sabbia, ma di circoscrivere i filmati, lasciando le notizie scritte alla popolazione. Non so se mi risponderà, né se sono riuscita ad essere chiara senza essere tacciata da «pavida qualunquista», ma mi farebbe piacere avere una sua opinione in merito.  

Patrizia Bertolo  

 

L’altra sera abbiamo deciso di non mettere il video dell’Isis sul nostro sito e di non pubblicare le foto della gabbia in fiamme, ma di proporre invece in prima pagina l’immagine del pilota giordano ancora in vita in vacanza a Istanbul. Non siamo struzzi ma abbiamo pensato che la propaganda dell’Isis, l’intento di seminare il panico e l’orrore non meritassero la nostra complicità.  

Non lo abbiamo fatto però per tenere all’oscuro i nostri lettori (chi volesse vedere l’intero video lo trova facilmente in rete, così come quelli con le decapitazioni o gli omosessuali lanciati dai tetti dei palazzi, video che io personalmente non ho mai guardato) ma per rispetto.  

Per rispetto dei morti ma anche di noi stessi, che dobbiamo sapere e dobbiamo indignarci ma non possiamo essere costretti a fare i guardoni di quello spettacolo dell’orrore che i terroristi islamici confezionano con cura hollywoodiana. 

L’Isis va combattuto e estirpato, ma per riuscirci dobbiamo metterlo prima di tutto fuori dalle nostre teste, non permettergli di colonizzarle e di dare un’estetica all’orrore.  

Mario Calabresi  




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 6/2/2015 alle 21:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


4 febbraio 2015

Kacem El Ghazzali Questa è l'immagine che tutti dovremmo condividere ricordando il pilota giordano tenente Moaz al-Kasasbeh...non condividiamo l'immagine crudele che i terroristi vogliono che sia diffusa!!!

Donato Di Segni

This is the picture we should all share about the assassinated Jordanian pilot, Lieutenant Moaz al-Kasasbeh ... Don't share what the terrorists want you to share!!!




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 4/2/2015 alle 17:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 febbraio 2015

ENNESIMO ORRORE FIRMATO ISIS. BENDATO, LEGATO A UNA SEDIA DI PLASTICA, TRASCINATO SUL TETTO DI UN PALAZZO E BUTTATO GIÙ DAL SETTIMO PIANO PERCHÉ OMOSESSUALE. E SICCOME LA CADUTA NON LO HA UCCISO, UNA VOLTA A TERRA, LA FOLLA LO HA LAPIDATO

IL MESE SCORSO UNA SIMILE ESECUZIONE ERA TOCCATA AD ALTRI TRE UOMINI, LANCIATI GIÙ DA UN EDIFICIO. ALTRI DUE SONO STATI CROCIFISSI IN PIAZZA

nuova vittima dell'isisNUOVA VITTIMA DELL'ISIS

da www.dailymail.co.u

 

Bendato, legato a una sedia di plastica, portato in cima a un tetto e buttato giù dal settimo piano perché gay. Siccome la caduta non lo ha ucciso, una volta a terra, lo hanno lapidato. Sono le nuove immagini che emergono da Tal Abyad, a Raqqa, ennesimo orrore firmato ISIS. La vittima aveva una cinquantina di anni ed è stata punita per un presunto “rapporto omosessuale”, secondo l’Osservatorio dei diritti umani con base a Londra.

 

lapidazione a raqqaLAPIDAZIONE A RAQQA

Nelle foto, postate su “Live Leak”, gli aguzzini sull’edificio sono almeno due, vestiti di nero e armati. Prima di buttare giù l’uomo dal punto più alto della città, leggono “la sentenza”. L’uomo atterra ma non muore. La folla che lo attende all’ingresso del palazzo, mette fine alla sua vita a colpi di pietre.

la vittima muore per la lapidazioneLA VITTIMA MUORE PER LA LAPIDAZIONE

 

Il mese scorso una simile esecuzione era toccata ad altri tre uomini, lanciati giù da un edificio. Altri due sono stati crocifissi in piazza. E’ il codice penale dello Stato Islamico e il popolo è vivamente invitato a partecipare. Tutte le forme di blasfemia, incluso spionaggio, apostasia e sodomia, sono punite con la morte, anche se il condannato si pente dei propri peccati. L’assassinio è punito con la crocifissione, il furto con la legge del taglione. Ottanta frustate per che beve alcol o è colpevole di calunnia, lapidazione per chi commette adulterio. 

la vittima buttata giu dal punto piu alto della cittaLA VITTIMA BUTTATA GIU DAL PUNTO PIU ALTO DELLA CITTAISIS Goes Medieval on Gays 5.cachedISIS GOES MEDIEVAL ON GAYS 5.CACHEDla vittima non muore e viene lapidataLA VITTIMA NON MUORE E VIENE LAPIDATA




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 4/2/2015 alle 12:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     gennaio   <<  1 | 2  >>  
 

 rubriche

Diario
La cucina ebraica
Filmati e humour
Documenti
Israele
Archivio
Ebraismo
Viale dei giusti e degli eroi
Made in Israel
Il meglio in libreria
Kibbutz

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

Komunistelli
il reazionario
animaliediritti
Facebook
yahoo gruppi
informazione
israele
ucei
hurricane
CERCO CASA
Esperimento
Antikom
societapertalivorno
iljester
lehaim
milleeunadonna
lideale
bendetto
focusonisrael
asianews
viva israele
giuliafresca
stefanorissetto
ilberrettoasonagli
pensieroliberale
jewishnewssite
ControCorrente
Fort
Centro Pannunzio
bosco100acri
essere liberi
Fiamma
Maralai
Nomi in Ebraico
Barbara
Raccoon
Salon-Voltaire
Frine
Serafico
Enzo Cumpostu
Israele-Dossier.info
Dilwica
300705
Deborah Fait
Nuvole di parole
calendario laico
gabbianourlante
imitidicthulhu
Fosca
Geppy Nitto
Topgonzo

Blog letto 8227407 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom