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24 luglio 2014

..che si osservi con attenzione il volto e lo sguardo di questo ragazzo....questo e' uno degli Israeliani "carnefici e criminali che cercano di distruggere senza pietà' i seguaci di Hamas".......purtroppo e' morto

SIETE PROPRIO COSÌ SICURI CHE ISRAELE SIA POPOLATO DI DELINQUENTI ED ASSASSINI.......E NON PROVATE IL MINIMO DISAGIO ANCHE SOLO NEL PENSARE UNA COSA DEL GENERE...?
RIPOSI IN PACE E LONTANO DA QUESTO MONDO IGNOBILE CHE CONSIDERA EROI..GLI ASSASSINI ED I TERRORISTI E CARNEFICI LE VITTIME CHE PROVANO A DIFENDERSI.

Fallen IDF officer Capt. Dmitri Levitas, 26, of Jerusalem - yet another oleh-hero. He arrived as an immigrant to Israel from Tashkent, Uzbekistan, as a young child. Captain Levitas was laid to rest hours ago in Jerusalem’s Mount Herzl military cemetery. May his memory be for a blessing.

Fallen IDF officer Capt. Dmitri Levitas, 26, of Jerusalem - yet another oleh-hero. He arrived as an immigrant to Israel from Tashkent, Uzbekistan, as a young child. 
Captain Levitas was laid to rest hours ago in Jerusalem’s Mount Herzl military cemetery. May his memory be for a blessing.




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23 luglio 2014

Scritto in un momento di tregua tra un combattimento all'altro a Gaza, da uno dei comandanti di riserva israeliani e tradotto da me, per voi cari amici di lingua Italiana

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"Shalom a tutti i miei amici e anche a coloro che non mi conoscono. Vi chiedo di condividere questo post su Facebook, What'sApp o qualsiasi altro mezzo possibile. Condividetelo solamente, niente "LIKE" perfavore.
Dato che sono un comandante in campo, mi chiedete spesso "cosa possiamo fare per aiutare i nostri soldati che si trovano in questo momento sul campo di combattimento?"
Tutti voi sapete che "Zahal" e' un esercito grande che ci "avvolge" in tutti i modi possibili .
L'aiuto più grande che tutti voi possiate dare in questo momento cosi' particolare è quello di abbracciare, in un forte abbraccio pieno d' amore, le famiglie delle vittime e i feriti che abitano nella vostra zona.
Senza tante "cerimonie" - e non e' assolutamente importante da quale "tribu' d'Israele" proveniate - preparate perfavore ai feriti un piccolo pacco con cose buone dentro, inseriteci una bella lettera scritta da voi o un disegnino fatto da vostro figlio e andate a trovarli all' Ospedale.
Non esitate ad entrare nelle case delle famiglie che hanno perso i propri figli o mariti, dite a loro senza vergogna: "Siamo...........e veniamo da ........ siamo qui per stare insieme a voi a rafforzarvi.... .
Credetemi, questi gesti, secondo me, hanno un significato molto piu' alto e potente di quanto ognuno di voi possa credere!
Termino queste righe con un breve episodio che ho vissuto oggi.

Questa mattina abbiamo evacuato dal campo di battaglia un soldato ferito allo stomaco da una pallottola.
Mentre lo stavamo urgentemente trasportando con una barella sulle nostre spalle, la sua testa si e' accostata alla mia, mentre le dita della sua mano destra ci segnalavano che tutto era "OK".
Il ferito mi guarda e mi chiede: "Chi sei?" - Io gli dico il mio nome, il grado e il nome della Divisione a cui appartengo.....
Lui mi sorride e mi chiede: "Fratello mio, staro' bene?"
E io gli rispondo: "Non ti preoccupare, starai piu' che bene!"
E lui continua a chiedermi:" Mi prometti di venirmi a trovare all'Ospedale?" E io rispondo: "Ma ti pare che io non vengo a trovarti!!!!"
Dopodiche', poco prima di farlo entrare nell' elicottero lui mi dice: "Fratello mio io sono uno specialista in artiglieria, devo assolutamente fare ritorno quanto prima nel mio reparto, devo aiutare i miei amici nella battagliai!"
L'ho baciato in testa e posato la barella all'interno dell'elicottero.
Incredibili i nostri soldati!

Uri Schachter,
Dal confine della striscia di Gaza




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23 luglio 2014

ISRAELIANI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI! Un paese costretto a uccidere per non essere ucciso. Le ragioni dell’inimicizia e del terrorismo sono le stesse a Gaza e a Mosul. Anche i cristiani dovrebbero unirsi, invece di fare sofismi di tipo umanitario.

Israeliani di tutto il mondo, unitevi! Avete un mondo da guadagnare e nient’altro che le vostre catene da perdere. Chiunque conosca e a qualunque titolo la storia degli ebrei, quella del sionismo e quella di Israele non deve avere dubbi su quale parte prendere nella guerra di Gaza. E quando infuriano le armi c’è un solo problema per le persone rette: da che parte stare. Chi si tira fuori parteggia senza dirlo, affetta un sentimento che è privo di vere basi etiche, insomma se la cava con poco e con poco si lava la coscienza. Se si guardi a Mosul e alla fuga funesta che una banda di predoni impone a una comunità perseguitata di “miscredenti”, anche i cristiani di tutto il mondo, intesi non come credo cultuale ma come nazione occidentale, dovrebbero unirsi. E contro gli stessi identici nemici.

E’ vero che la sproporzione delle forze colpisce, intimidisce, favorisce la favola umanitaria. Israele è grande in confronto alla Striscia di Gaza, pur essendo un paese piccolo. E’ più ricco, più popoloso, più attrezzato militarmente e tecnologicamente. Paga e ha pagato un prezzo alto al terrorismo, ma in confronto alle vittime di guerra palestinesi i suoi morti civili o in divisa, si contano sulle dita di due mani, per adesso. Se solo si abbia voglia di riflettere onestamente sulla realtà, però, tutto cambia. A parte gli accordi di Camp David, che hanno restituito agibilità politica e diplomatica al confronto statale di Israele con Egitto e Giordania, per tutto il resto Israele è un fazzoletto di terra accerchiato dall’inimicizia armata e dal terrorismo deliberato contro i civili, il vero collante di tutti i suoi vicini: inimicizia per la terra contesa, ma anche per il culto, che l’islam sunnita e sciita del nostro tempo non prevede possa sussistere in piena legittimazione fuori dai confini dell’islam stesso, e questo su basi profonde, che si rintracciano anche nel libro nella profezia coranica intoccabile, e anche per l’estraneità razziale (sono ebrei, una non entità, discendenti di scimmie e maiali).

A guardarla bene, la sproporzione si rovescia come un guanto. Ma sono in pochi a voler guardare nella tragedia di un popolo, quello israeliano, costretto a difendersi con le unghie e con i denti, costretto a uccidere per non essere ucciso, a infierire contro organizzazioni armate parastatuali che fanno del loro popolo uno scudo umanitario permanente allo scopo di vincere, a colpi di bambini e vecchi massacrati, la battaglia decisiva dell’opinione pubblica internazionale. Israele protegge i suoi con i missili, come ha giustamente detto Edward Luttwak, mentre Hamas protegge i missili con i suoi. E’ anche per questo che suonano vacue le perorazioni facili contro le barriere di difesa e contro i muri, quando vengono offerte in terra israeliana e palestinese. E’ anche per questo che sono ingiuste le accuse contro il governo del destro Netanyahu, come furono ingiuste le accuse al socialista Rabin durante la dura repressione della Prima Intifada. E’ anche per questo che risulta non solo fallimentare ma spietatamente ingiusta la riluttanza dell’Amministrazione americana a fare fronte alle proprie responsabilità nel governo dell’ordine mondiale, la tendenza a idealizzare una retorica politica senza conseguenze a favore di telecamere (comprese le gaffe di Kerry segretario di stato).

Noi qui in Europa, affetti da nanismo etico e da impotenza politica, bravi solo a tutelare il valore commerciale delle materie prime di cui abbiamo bisogno per la nostra vita e il loro costo, facciamo un titolo al giorno in cui non si parla di vittime di guerra, ragionando sulle ragioni della guerra e sulle condizioni della pace, ma di strage, di massacro dei civili, di ecatombe dei bambini. E’ comodo. E ci danno manforte tutti quegli israeliani, in particolare i testimoni di un mondo che non esiste, quello della reciproca fiducia e della generale benevolenza e della disponibilità universale alla pace, i quali si sottraggono al compito naturale di un cittadino: proteggere la propria comunità, aiutare chi lo fa in prima linea, capire che ci sono momenti in cui si discute e momenti in cui cessa ogni discussione.

Non ci sono dall’altra parte testimoni capaci di sollevare l’indignazione pubblica. I resoconti dicono, anche quelli di organi di stampa ostili al governo israeliano del momento, che nella Striscia non si può criticare la pretesa di Hamas di essere insieme il puntello di un governo che tratta e la base logistica di un esercito di terroristi che ambisce a mettere sotto minaccia la popolazione civile della comunità vicina, perché tuttora non ne riconosce la legittimità e la vita. La voce della buona coscienza e delle anime belle non si sente al di là della barriera difensiva, al di là del santo muro che protegge le vite degli ebrei e degli altri che vivono entro i confini della democrazia israeliana. In Europa, a parte le dichiarazioni solenni e definizioni di Hamas come gruppo terroristico, non esistono boicottaggi della sua classe dirigente criminale, magari raccordati con una inesistente opinione pubblica. C’è solo l’infinita e comprensibile compassione per le popolazioni del formicaio colpite dalle durezze di guerra, ma senza mai specificare di chi siano le responsabilità strategiche della guerra. Comodo, molto comodo.

di Giuliano Ferrara




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22 luglio 2014

Adesso la scusa sono Israele e gli Ebrei, ma a breve non si sa....e non è sicuramente un problema solo di Parigi e della Francia..

 Migliaia di immigrati islamici di prima, seconda e terza generazione (ah, lo Ius Soli) accompagnati da qualche utile idiota




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22 luglio 2014

Poi dicono che muoiono i bambini! Io i miei figli nn li faccio scarrozzare in mezzo a gente armata sotto i bombardamenti..li metto al sicuro dentro i bunker!!!!!!!!!!!!!




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22 luglio 2014

Quando pensi ai "bambini di Gaza" invece di rivolgerti ad Israele, pensa anche un po' alle responsabilità dei "genitori di Gaza", quelli che hanno dato e continuano a dare un calcio ad ogni opportunità

  1. In questi giorni in cui mi trovo coinvolto in un’insolita attività di reporter, molti mi scrivono chiedendomi di mostrare pietà anche per “i bambini di Gaza” e pongono l’accento sulla necessità di riconoscere come questa guerra sia una most...ruosità in cui entrambe le parti hanno responsabilità e in cui le vittime devono essere messo sullo stesso piano. Ogni bambino a cui viene torto un capello nel mondo è un insulto nei confronti della vita, non c’è dubbio. Figuriamoci quando dovessero addirittura perdere la vita. L’innocenza violata è una cosa capace di sconvolgermi come niente altro, per questo è certamente vero che provo pietà per ogni singolo bambino palestinese. Se potessi - e non scherzo - me li andrei a prendere uno per uno, se questo servisse a risparmiargli lutti e dolore.

  2. Detto questo, non faccio l’errore di mettere sullo stesso piano certe responsabilità. La responsabilità di proteggere, educare ed istruire i figli di Gaza non può ahimè ricadere sugli israeliani, già impegnati nell’esercizio della potestà dei propri figli. Le possibilità che hanno “i bambini di Gaza” dipendono in larga parte dalle opzioni che gli offrono i loro genitori. Sono “i genitori di Gaza” ad essere direttamente responsabili di aver votato, appoggiato e protetto i terroristi di Hamas e essere conniventi - se non addirittura aver scelto direttamente - l'opzione "terrore" a quella della pace. I "genitori d'Israele” una scelta la fecero già nel 2006, quando a forza furono strappati dagli insediamenti dove abitavano, sacrificati dal governo di Sharon “per il bene della pace”. Leggetevi i racconti di quel drammatico ritiro dalla Striscia di Gaza. I genitori israeliani che abitavano quelle zone fecero un enorme sacrificio per la pace e per i loro figli. Chi ricorda oggi i nomi di Bedolah, Bnei Atzmon (Atzmona), Dugit, Elei Sinai, Gadid, Gan Or, Ganei Tal, Katif, Kfar Darom, Kfar Yam, Kerem Atzmona, Morag, Neveh Dekalim, Netzarim, Netzer Hazani, Nisanit, Pe'at Sade, Rafiah Yam? Sono i nomi dei 21 insediamenti di ebrei nell’area di Gaza, che non ci sono più.


    Quando questa gente che aveva letteralmente strappato la terra al deserto con le mani - dovette abbandonare quei luoghi, ci fu un anziano che rischiò di rimanere indietro mentre l’ultimo convoglio partiva. Voleva verificare la temperatura dell’acqua fino all’ultimo minuto, riempì i serbatoi, perché si preoccupava che i nuovi ospiti arabi potessero trovare anche un solo fiore appassito. Lasciò i luoghi in cui era cresciuto con le lacrime e il cuore gonfio di dolore e di speranza. E si lasciò alle spalle quelle serre, un regalo destinato ai palestinesi, un gesto importante - simbolicamente - per favorire la pace. Quelle serre 10 minuti dopo che gli ebrei se ne andarono furono devastate, distrutte, ci orinarono dentro e le trasformarono in arsenali delle armi. Quando pensi ai "bambini di Gaza" invece di rivolgerti ad Israele, pensa anche un po' alle responsabilità dei "genitori di Gaza", quelli che hanno dato e continuano a dare un calcio ad ogni opportunità, quelli che convivono con il terrore, quelli che non hanno la forza di lottare contro una dirigenza corrotta, quelli che - simbolicamente - alla vita di un fiore, ogni giorno ne preferiscono la morte.
     
    Alex zarfati
Foto: In questi giorni in cui mi trovo coinvolto in un’insolita attività di reporter, molti mi scrivono chiedendomi di mostrare pietà anche per “i bambini di Gaza” e pongono l’accento sulla necessità di riconoscere come questa guerra sia una mostruosità in cui entrambe le parti hanno responsabilità e in cui le vittime devono essere messo sullo stesso piano. Ogni bambino a cui viene torto un capello nel mondo è un insulto nei confronti della vita, non c’è dubbio. Figuriamoci quando dovessero addirittura perdere la vita. L’innocenza violata è una cosa capace di sconvolgermi come niente altro, per questo è certamente vero che provo pietà per ogni singolo bambino palestinese. Se potessi - e non scherzo - me li andrei a prendere uno per uno, se questo servisse a risparmiargli lutti e dolore.Detto questo, non faccio l’errore di mettere sullo stesso piano certe responsabilità.  La responsabilità di  proteggere, educare ed istruire i figli di Gaza non può ahimè ricadere sugli israeliani, già impegnati nell’esercizio della potestà dei propri figli. Le possibilità che hanno “i bambini di Gaza”  dipendono in larga parte dalle opzioni che gli offrono i loro genitori. Sono “i genitori di Gaza” ad essere direttamente responsabili di aver votato, appoggiato e protetto i terroristi di Hamas e essere conniventi - se non addirittura aver scelto direttamente -  l'opzione "terrore" a quella della pace. I "genitori d'Israele” una scelta la fecero già nel 2006, quando a forza furono strappati dagli insediamenti dove abitavano, sacrificati dal governo di Sharon “per il bene della pace”. Leggetevi i racconti di quel drammatico ritiro dalla Striscia di Gaza. I genitori israeliani che abitavano quelle zone fecero un enorme sacrificio per la pace e per i loro figli. Chi ricorda oggi i nomi di  Bedolah, Bnei Atzmon (Atzmona), Dugit, Elei Sinai, Gadid, Gan Or, Ganei Tal, Katif, Kfar Darom, Kfar Yam, Kerem Atzmona, Morag, Neveh Dekalim, Netzarim, Netzer Hazani, Nisanit, Pe'at Sade, Rafiah Yam? Sono i nomi dei 21 insediamenti di ebrei nell’area di Gaza, che non ci sono più.Quando questa gente che aveva letteralmente strappato la terra al deserto con le mani - dovette abbandonare quei luoghi, ci fu un anziano che rischiò di rimanere indietro mentre l’ultimo convoglio partiva. Voleva verificare la temperatura dell’acqua fino all’ultimo minuto, riempì i serbatoi, perché si preoccupava che i nuovi ospiti arabi potessero trovare anche un solo fiore appassito. Lasciò i luoghi in cui era cresciuto con le lacrime e il cuore gonfio di dolore e di speranza. E si lasciò alle spalle quelle serre, un regalo destinato ai palestinesi, un gesto importante - simbolicamente - per favorire la pace.  Quelle serre 10 minuti dopo che gli ebrei se ne andarono furono devastate, distrutte, ci orinarono dentro e le trasformarono in arsenali delle armi. Quando pensi ai "bambini di Gaza" invece di rivolgerti ad Israele, pensa anche un po' alle responsabilità dei "genitori di Gaza", quelli che hanno dato e continuano a dare un calcio ad ogni opportunità, quelli che convivono con il terrore, quelli che non hanno la forza di lottare contro una dirigenza corrotta, quelli che - simbolicamente - alla vita di un fiore, ogni giorno ne preferiscono la morte.




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21 luglio 2014

Le altre armi di Hamas: dagli-asini bomba ai finti vecchi


Non solo razzi. Il braccio armato di Hamas si ispira ai talebani e attacca Israele con animali-kamikaze, finti anziani sofferenti e automezzi esplisivi privi di autista

Uno dei razzi di Hamas (Ansa)
Gaza Asini e cani bomba, finti vecchi e finti malati. Sono alcune delle armi letali usate dai miliziani di Hamas nel conflitto con Israele. Venerdì a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, i militari israeliani - ad esempio - alla vista di un asino che si avvicinava, hanno aguzzato la vista, hanno visto un ordigno e gli hanno sparato addosso. L'asino è esploso ma loro sono rimasti illesi. Già nel 1995 un kamikaze che cavalcava un asino nei pressi di Khan Yunes (a sud di Gaza) si fece esplodere nelle vicinanze di una pattuglia israeliana, che tuttavia rimase illesa. Da allora altri asini e anche cani sarebbero stati utilizzati per attaccare l'esercito.

L'episodio più clamoroso avvenne nel 2009 al valico di Karni fra Gaza ed Israele: le truppe israeliane furono sorprese da diversi cavalli lanciati al galoppo, su ciascuno dei quali era stato applicato esplosivo. Si disse allora che quello era stato un primo attentato "in stile al-Qaeda". Altri trovano una certa somiglianza fra gli attentati condotti dai professionisti palestinesi della lotta armata e i talebani afghani. Anch'essi, all'occorrenza, hanno fatto ricorso a cani e ad asini-bomba.

I 'finti vecchi'
Venerdì sempre a Rafah i militari israeliani sono passati accanto a un palestinese che sembrava malato, che sembrava tenersi in piedi a stento. Ma al loro transito questi si è raddrizzato e ha lanciato contro di loro una bomba a mano. Poco prima, nel nord della striscia di Gaza, una motocicletta si era lanciata ad alta velocità contro una pattuglia israeliana. All'ultimo istante i soldati hanno fiutato il pericolo e hanno sparato sul conducente, che è esploso. In questi giorni Hamas ha sorpreso ripetutamente le difese di Israele: quando uomini-rana sono sbarcati dal mare a Zikim, un kibbutz nel Sud del Paese; quando in cielo sono apparsi i primi droni palestinesi, gli Ababil, che sono teoricamente in grado di montare cariche esplosive e di schiantarsi su obiettivi prefissati; e quando miliziani di Hamas sono sbucati dalle viscere della terra, indossando divise israeliane, dopo essere entrati nel Neghev occidentale mediante un tunnel
- See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/le-armi-di-hamas-dagli-asini-bomba-ai-finti-vecchi-gaza-israele-012ce62e-cc0f-45a8-bdd7-b111d8d1dbc5.html#sthash.Xrar8BXZ.dpuf




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20 luglio 2014

LE STRONZATE DEI "BUONI"



Tizio passeggia tranquillamente per la strada. Ad un tratto tre uomini lo aggrediscono; sono armati, mirano ad ucciderlo. Tizio però è a sua volta armato ed è un formidabile combattente. Manda uno dei tre aggressori al cimitero e gli altri due all'ospedale. Quanto a lui, se la cava con poche ferite superficiali. Domandina semplice semplice: di CHI E' in questo caso la responsabilità dello scontro? Di Tizio o dei tre che hanno avuto la peggio? Un bambino è in grado di dare la risposta giusta, senza neppure pensarci su.
Dove i bambini trovano subito la risposta giusta i “filosofi” e gli “intellettuali” di sinistra annaspano nel buio. Tutto il can can mediatico sui “crimini” degli israeliani ai danni dei palestinesi si basa sulla seguente premessa: “i morti palestinesi sono molto più numerosi di quelli israeliani, QUINDI sono gli israeliani gli aggressori”. Fantastico! Con questo “ragionamento” (si fa per dire) visto che nel secondo conflitto mondiale la Germania nazista ha avuto più vittime che la Gran Bretagna sarebbe stata la “perfida Albione” la responsabile del conflitto. “Filosofi” (si fa sempre per dire) come Gianni Vattimo sposano in pieno questa tesi. Per loro i missili di Hammas sarebbero armi "giocattolo" a cui gli Israeliani, cattivissimi, contrapporrebbero armi vere. Ma, perché allora i poveri palestinesi di Hammas continuano ad usarle, queste armi “giocattolo”? Che senso ha aggredire qualcuno con “armi giocattolo”, sapendo che lui risponde con armi vere? Vattimo potrebbe cercare la risposta a un tale, semplicissimo, quesito nelle pagine di Gadamer o Heiddeger... 

E' vero, gli israeliani fanno DI TUTTO per ridurre al minimo le proprie perdite. Da anni vivono con l'orecchio teso per scappare nei rifugi non appena i missili “giocattolo” di Hammas si avvicinano. Hanno un sistema anti missile molto sofisticato (strano, deve neutralizzare dei “giocattoli”), insomma, vogliono VIVERE, non morire per offrire al mondo immagini di corpi straziati su cui fare propaganda. 
E' QUESTO invece ciò a cui mira Hammas. I terroristi di Hammas sanno benissimo che sul piano militare non hanno possibilità alcuna di vittoria, così cercano sul piano propagandistico ciò che non possono ottenere sul campo di battaglia. 
I terroristi assassini di Hammas piazzano le loro rampe nelle vicinanze di scuole ed ospedali, comunque in zone densamente popolate da civili. Gli israeliani avvisano la popolazione civile palestinese quando stanno per sferrare un attacco, i terroristi di Hammas ordinano ai civili di restare nelle loro case. Questo dovrebbe dirla lunga su chi sono i veri criminali.
Ma tutto questo non basta agli occidentali “buoni”. “Gaza è TUTTA molto popolosa”, affermano, “gli israeliani non dovrebbero condurre azioni militari contro Gaza, altrimenti qualche civile muore, inevitabilmente”. Favoloso modo di “ragionare”. Hammas può bombardare, da Gaza, tel Aviv, molto popolosa, ma Israele non può rispondere. Gli occidentali “buoni” hanno scoperto il segreto del successo militare: basta lanciare missili da zone popolose ed il gioco è fatto... 
Se i governanti israeliani fossero come quelli di Hammas in Israele non suonerebbe la sirena che invita i civili a correre nei rifugi anti missile (giocattolo). Lascerebbero che qualche giocattolo centrasse un asilo, così potrebbero offrire al mondo le immagini di corpi di bambini israeliani dilaniati dalle schegge. Allora qualche occidentale “buono” verserebbe qualche lacrimuccia ed accenderebbe un lumino. Ma gli israeliani se ne fregano delle lacrimuccie e dei lumini. Sanno che per molti miserabili val la pena di essere solidale con gli ebrei solo quando questi sono MORTI. Quindi continuano a darsi da fare per ridurre al minimo i loro morti, e COMBATTONO. Alla faccia delle stronzate di di tutti i “buoni” di questo mondo.




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20 luglio 2014

Ecco come si inizia a costruire la disinformazione e l'odio. Le immagini più cruente che vengono pubblicate dai media come provenienti da Gaza sono state scattate invece in Siria

  1. BASTA A TUTTE QUESTE BUGIE!

    Condividi sulla tua bacheca l'ennesimo FAKE e smascheriamo insieme la propaganda di Hamas




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19 luglio 2014

Non sapevo che a Gaza ci fossero Agenti Cileni!!!!!!??




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17 luglio 2014

Perché Hamas vuole la guerra?

 

di Daniel Pipes
L'Opinione delle Libertà
17 luglio 2014

http://it.danielpipes.org/14606/hamas-vuole-guerra

Pezzo in lingua originale inglese: Why Does Hamas Want War?
Traduzioni di Angelita La Spada

Di' che ti piace questo elemento prima di tutti i tuoi amici.

In uno studio magistrale, dal titolo Le cause delle guerra, Geoffrey Blainey osserva che i politici iniziano le guerre quando sono ottimisti sulle prospettive di vincere, altrimenti eviterebbero di combattere.

E allora perché Hamas ha provocato una guerra con Israele? Di punto in bianco, l'11 giugno è iniziato il lancio di razzi, che ha mandato in frantumi una quiete in vigore dal novembre 2012. Il mistero di questa esplosione di violenza ha spinto David Horowitz, direttore del Times of Israel, a rilevare che i combattimenti in corso "non sono minimamente giustificati". E perché la leadership israeliana ha risposto in modo irrisorio, cercando di evitare il combattimento? È così, anche se entrambe le parti sanno che le forze israeliane sono di gran lunga superiori a Hamas in ogni settore – raccolta di informazioni, comando e controllo, tecnologia, potenza di fuoco, dominio dello spazio aereo.

Le Forze di difesa israeliane hanno il controllo totale dello spazio aereo.

Come si spiega questa inversione di ruoli? Gli islamisti sono così fanatici al punto che non gliene importa nulla di perdere? I sionisti hanno troppa paura di morire nei combattimenti?

In realtà, i leader di Hamas sono abbastanza razionali. Periodicamente (è successo nel 2006, 2008, 2012), essi decidono di fare guerra a Israele ben sapendo di essere battuti sul campo di battaglia, ma ottimisti di vincere a livello politico. I leader israeliani, al contrario, ritengono di poter vincere a livello militare ma temono una sconfitta politica – critiche da parte della stampa, risoluzioni delle Nazioni Unite, e così via.

Concentrarsi sulla politica rappresenta un cambiamento storico; nei primi venticinque anni di vita di Israele abbiamo assistito a ripetute sfide alla sua esistenza (soprattutto nel 1948-1949, 1967 e nel 1973) e non si sapeva come quelle guerre sarebbero andate a finire. Ricordo il primo giorno della guerra dei Sei giorni del 1967, quando gli egiziani proclamavano splendidi trionfi, mentre il totale silenzio della stampa israeliana faceva pensare a una catastrofe. È stato uno shock apprendere che Israele aveva ottenuto la più grande vittoria negli annali della guerra. Il punto è che le sorti della guerra furono decise in modo imprevedibile sul campo di battaglia.

Nel 1967, il mondo non sapeva che le forze israeliane avevano distrutto a terra la forza aerea egiziana.

Non è più così: le sorti delle guerre arabo-israeliane degli ultimi quarant'anni sono state prevedibili; tutti sapevano che le forze israeliane avrebbero prevalso. È stato come giocare a guardie e ladri piuttosto che combattere una guerra. Paradossalmente, questa asimmetria sposta l'attenzione dalla vittoria e dalla sconfitta alle questioni etiche e politiche. I nemici di Israele lo provocano per uccidere civili, la cui morte arreca loro molteplici vantaggi.

I quattro conflitti scoppiati dal 2006 hanno rinverdito la reputazione offuscata di Hamas di "movimento di resistenza", hanno costruito la solidarietà sul fronte interno, hanno fomentato il disaccordo fra arabi ed ebrei in Israele, hanno spronato i palestinesi e altri musulmani a diventare degli attentatori suicidi, hanno imbarazzato i leader arabi non-islamisti, hanno garantito nuove risoluzioni da parte delle Nazioni Unite a discapito di Israele, hanno indotto gli europei a imporre delle sanzioni più severe contro Israele, hanno aperto i rubinetti della critica corrosiva contro lo Stato ebraico da parte della sinistra internazionale e sono riusciti a ottenere un aiuto supplementare dalla Repubblica islamica dell'Iran.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è mai così felice come quando condanna Israele.

Il Santo Graal della guerra politica è riscuotere la simpatia della sinistra globale presentandosi come perdenti e vittime. (Va sottolineato che, da un punto di vista storico, questo è molto strano: tradizionalmente i combattenti hanno sempre cercato di spaventare il nemico mostrandosi come terribili e inarrestabili.)

Le strategia di questa nuova guerra annovera una serie di espedienti come invocare l'appoggio di personaggi famosi, fare appello alle coscienze e l'utilizzo di semplici ma efficaci vignette politiche (i sostenitori di Israele tendono a eccellere in questo, ora come in passato). I palestinesi sono ancora più creativi, sviluppando due tecniche fraudolente: la "disinformazione attraverso le foto" e la cosiddetta "Pallywood" [secondo Wikipedia è un termine composto da "Palestinese" e "Hollywood, un neologismo utilizzato per indicare "la manipolazione dei media, la loro distorsione e la completa truffa da parte dei palestinesi col fine di vincere la guerra mediatica e della propaganda contro Israele", N.d.T.] utilizzata nei video. In passato, gli israeliani assecondavano la necessità di ciò che chiamano hasbara, ossia veicolare i messaggi [o fare propaganda], ma negli ultimi anni si sono maggiormente concentrati su questo.

Nelle guerre civili in Siria e in Iraq, sono di estrema importanza le sommità delle colline, le città e le strade strategiche, mentre la moralità, la proporzionalità e la giustizia dominano le guerre arabo-israeliane. Come scrissi nel 2006 durante lo scontro diretto tra Israele e Hamas, "la solidarietà, la moralità, la lealtà e la comprensione sono l'acciaio, la gomma, il carburante e le armi dei nostri tempi". O nel 2012: "Gli op-ed hanno sostituito le pallottole, i social media hanno rimpiazzato i carri armati". Più in generale, questo fa parte del profondo cambiamento della guerra moderna quando le forze occidentali e non-occidentali combattono, come ad esempio nelle guerre condotte dagli Stati Uniti in Afghanistan e in Iraq. Come diceva lo stratega prussiano Carl von Clausewitz, l'opinione pubblica è il nuovo centro di gravità.

Detto questo, come procede Hamas? Non bene. Le perdite subite sul campo di battaglia dall'8 luglio sembrano più ingenti del previsto e Israele non ha ancora fatto incetta di condanne internazionali. Anche i media arabi sono relativamente tranquilli. Se va avanti così, Hamas potrebbe arguire che lanciare razzi sulle case israeliane non è una buona idea. Anzi, per essere dissuasa dall'intento di lanciare un nuovo attacco nel giro di qualche anno, Hamas ha bisogno di subire una sconfitta molto pesante sul terreno politico e su quello militare.




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16 luglio 2014

IL SUO SACRIFICIO PERO' PER QUESTA PSEUDO SCIENZA CHIAMATA SPERIMENTAZIONE ANIMALE E' DEL TUTTO INUTILE RICORDIAMOCI CHE LA VIVISEZIONE E' IL CRIMINE DEL SECOLO E DEVE ESSERE FERMATO IN OGNI LUOGO IN OGNI DOVE....

HA UN NASO 10 DITA 5 X MANO DUE OCCHI UNA BOCCA E DUE ORECCHIE MORFOLOGICAMENTE E' MOLTO SIMILE A NOI ANZI DICIAMO CHE SIAMO SUOI DISCENDENTI PROVA DOLORE E' SENSIBILE AL CALORE ED AL FREDDO HA GLI STESSI DIRITTI DI VIVERE COME NOI IL SUO SACRIFICIO PERO' PER QUESTA PSEUDO SCIENZA CHIAMATA SPERIMENTAZIONE ANIMALE E' DEL TUTTO INUTILE RICORDIAMOCI CHE LA VIVISEZIONE E' IL CRIMINE DEL SECOLO E DEVE ESSERE FERMATO IN OGNI LUOGO IN OGNI DOVE....





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16 luglio 2014

ECCO COSA SUCCEDE NEGLI ASILI NIDO D'ISRAELE QUANDO SUONA LA SIRENA CHE ANNUNCIA L'ARRIVO DI UN MISSILE, SPARATO DA HAMAS




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16 luglio 2014

Foto di vittime siriane strumentalizzate vergognosamente per palestinesi




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15 luglio 2014

Lettera aperta da Tel Aviv


  1. 12 luglio 2014 alle ore 15.28

    Salve, il mio nome e Giulia e abito a Tel Aviv. Ci abito adesso, perche io non sono nata qui. Io sono di Rimini, la bella Rimini, in Romagna.

    E semplicemete capitato che sia venuta a vivere in questo paese, non l'avrei mai detto. Io mi sono solo innamorata di un timido ragazzo incontrato per caso sui banchi di scuola all'universita, un e...breo e un israeliano.

    Sono ormai due anni che mi sono trasferita e sento di dover condividere in questo delicato momento il mio bollettino. Io qui non ci sono nata, e non sono nemmeno ebrea. Ho guardato un po stupita , come spettatrice, questo mondo in cui mi trovo. E ho imparato. Ho imparato che gli isreliani sono un popolo forte. Piu forte di quello che avrei potuto immaginare. E allora voglio spiegare un po il perche.

    Tra una telefonata e un facetime a casa, nell'ultima settimana, mi sono ritrovata a dover correre alla disperata ricerca di un rifugio per me ed il mio piccolo bimbo di 3 mesi, stretto stretto fra le mie braccia. E in questo momento e proprio da qui che sto scrivendo, dal bunker di cemento che hanno costruito dentro il mio appartamentino.

    Mi ero svegliata non da molto (si sa, con un bambino cosi piccolo le notti sono ancora lunghe). Ero sul terrazzo, sulla mia sedia a dondolo rossa comprata in uno dei nostri afosi venerdi di luglio, in un piccolo mercatino arabo. Il mio bimbo mi stava regalando uno dei suoi primi sorrisi del mattino, quando improvvisamenre sento una sirena.

    Non riesco a descrivere cosa siglifichi ascoltarla. Fra pochi ISTANTI un missile cadra qui vicino.

    I primi attimi sono sempre gli stessi. Non penso sia piu di qualche secondo, ma inizialmente il mio cuore si ferma. Perde un battito. E mi chiedo se me lo stia immaginando, ancora. Perche da quando hanno cominciato a sparare i missili anche qui, io tutti i rumori li ascolto!

    Alcune volte al giorno, se lavo i piatti mi fermo e spengo l'acqua, e ascolto. Ascolto se quel rumore e l'inizio di una sirena oppure un altro treno che passa vicino a casa mia. Perche io non sono mica nata qui. Mi ci devo abitauare. E questa volta e davvero.

    E allora mi alzo subito dalla mia sedia a dondolo e trascino il mio cane, chiamo mio marito e la mia mamma, che mi e venuta a trovare per pochi giorni, per vedere il suo primo nipotino, e chiudo dietro di me la pesante porta del bunker.

    Appena mi siedo, sento il mio cuore battere dentro le mie orecchie e un "boom" rimbomba nella stanza. Poi un altro. E un altro ancora. E la porta, che nella fretta non avevo chiuso a chiave. si apre improvvisamente. Noi non parliamo, per qualche secondo. Non sappiamo cosa sia successo, non lo possiamo sapere. E aspettiamo, in silenzio. Forse e finita per ora. Usciamo.

    Che strana sensazione. Ho paura, ancora il cuore batte forte e il mio bimbo mi stringe il braccio, rannicchiato come un piccolo ranocchio. Eppure mi sento fortunata. Fortunata! Io ho fatto tutto questo forse in 45 secondi. La sirena mi da un margine di al massimo 1 minuto e mezzo. A non piu di 40 km da qui io forse non sopravviverei. Perche loro hanno 15 secondi. 15 SECONDI. Se avessi avuto un altro bimbo e una casa a 2 piani, non sarei nemmeno riuscita ad andare a prendere l'altro bambino per metterli al sicuro entrambi. E loro sono bombardati qusi senza tregua dal 2005, esattamente da quando l'esercito israeliano ha lasciato Gaza nella speranza di favorire un dialogo di pace.

    Pero voglio dirvi qualcosa di chi sono io. Io sono una dottoressa. Ho studiato nella Bologna, La Rossa. E sono una ragazza normale, una piccola Romagnola. Sono cresciuta mangiando di gusto la piadina col prosciutto e andando alla spiaggia nelle affollate estati riminese. Sono anche cresciuta e stata educata in un ambente piuttosto di sinistra. Anche la mia mamma e una dottoressa, e la mia vita e stata sempre piuttosto tranquilla!

    Quando mio marito, medico anche lui, mi ha chiesto dopo essersi laureato di trasferirmi a Tel Aviv, almeno per la nostra specializzazione, perche proprio gli mancava tanto casa sua, io quasi immediatamente e spontaneamente ho detto "si!".Nessun rimpianto.E da quando sono venuta a vivere qui ho incontrato tante persone cosi diverse da me, e ho conosciuto. E ho imparato. E non e stato sempre facile. Ho imparato che gli israeliani sono difficili. Che sono cocciuti. Che sono orgogliosi.

    Ma ho anche imparato che gli israeliani sono persone buone. Che hanno un grande grande cuore. Che gli israeliani sono come una enorme, unica famiglia. Che sono solo 6 milioni. E che sono sognatori. E sanno combattere come nessun altro per i loro sogni.

    Ma non mi si deve credere sulla parola. Voi non mi conoscete. Si deve venire. Tu, che controlli sdegnato gli aggiornamenti sul conflitto arabo-palestinese sul tuo giornale online. Tu che parli come se avessi la verita in mano, di quanto "gli israeliani potrebbero fare la pace con Hamas se solo veramente volessero". Tu che pubblichi su Facebook foto di cui non capisici minimanete il significato, VIENI QUA. Parla per la prima volta nella tua vita con un ebreo. E con un israeliano. Vieni a conoscerci. Prendi un biglietto, appena sara di nuovo un po piu calmo, prima che Hamas decida di bombardarci ancora, e invece di andare in vacanza altrove, prenditi qualche giorno per stupirti. Non hai idea di quello che vedrai. Della civilta meravigliosa e delle persone che incontrerai.

    Prima di concludere, dal momento che voglio andare a far compagnia a mio marito, che in quanto pediatra e tornato da un turno di 26 ore dove ha dovuto prendersi cura di bambini (sapete, anche noi abbiamo dei bimbi che amiamo) terrorizzati dagli allarmi. voglio scrivere questa ultima cosa.

    Io sono una specializzanda in Cardiochirurgia (chiedete pure quante donne sono chirurghe o addirittura cardiochirurghe in Italia) e nel mio ospedale almeno la meta della mia giornata lavorativa la passo in sala a operare bambini malati di patologie cardiache e provenienti da tanti Paesi in tutto il mondo. Questo e il risultato dell'enorme sforzo di una associazione israeliana , "save a child's heart" ,il cui scopo e di identificare bambini con patologie al cuore e che non potrebbero sopravvivere senza una complessa operazione che i medici dei loro paesi non sanno eseguire.

    E allora grazie a donazioni di persone da tutto il mondo e di tantissimi israeliani, si riesce a portarli da noi, spesso con la loro mamma, dove vengono operati e curati.

    Il mio primario dr Sasson ne opera almeno 2 al giorno. Non si prende vacanze. Ritorna in ospedale a tutte le ore della notte. E solo perche lo sappiate, io questo non lo dico quasi mai, lo sapete da dove vengono la maggioranza dei bambini? Da Gaza. Io e con me tanti israeliani diamo i nostri risparmi per salvare il cuore e la vita di un bambino di Gaza. Quella stessa Gaza che adesso mi fa stare chiusa con il MIO bambino dentro questo bunker e minaccia di abbattere l'aereo che mia mamma potrebbe prendere nei prossimi giorni. E allora da qui dentro io voglio dire che nonostante i loro missili e le loro minacce, il mio cuore e pieno di forza, e che io posso solo essere orgogliosa di essere una cittadina di questo meraviglioso paese che e Israele.




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14 luglio 2014

Dieci domande a Hamas

????? ???

 

Dieci domandine facili facili di cui non riesco a trovare le risposte.

1) Quanto avete investito in educazione, sanita’, occupazione, infrastrutture negli ultimi anni? E quanto nella costruzione di razzi e gallerie soterranee?

2) Di quanto è cresciuto il PIL nella striscia di Gaza rispetto ai vostri fratelli risiedenti in Cisgiordania?

3) Perchè continuate a ricevere gli aiuti umanitari che transitano attraverso i valichi dei vostri giurati nemici israeliani?

4) Perchè continuate ad utilizzare la corrente elettrica erogata dagli odiati israeliani?

5) Perchè gli egiziani hanno di fatto chiuso il valico di Rafiah riducendovi a mendicare gli aiuti umanitari?

6) Per quale motivo l’Egitto ha completamente chiuso tutta la rete di gallerie soterranee fra Gaza e l’Egitto mettendo così in ginocchio la vostra fiorente industria di contrabbando?

7) Perchè l’Egitto non si batte al vostro fianco liberandovi così dal giogo dell’occupazione sionista_

8) Perchè i vostri stessi fratelli palestinesi di Ramallah, Hevron, Nablus, Gerico e via andare non si uniscono alla vostra giusta lotta?

9) La religione musulmana permette l’uso indiscriminato di donne e bambini come scudi umani per votarli al sacrificio? Se si in nome di quale morale?

10) E soprattutto, se fate del martirio il vostro credo, la vostra fede, dove siete adesso quando avete un’ottima occasione per immolarvi in nome dell’Islam e raggiungere così le 72 vergini che vi aspettano in paradiso?

Scusate la mia profonda ignoranza se vi pongo dei quesiti così semplici, sono certo che riceverò le vostre risposte. Chiare e semplici.

https://laltraisraele.wordpress.com/2014/07/13/dieci-domande-a-hamas/




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13 luglio 2014

Le Forze di Difesa Israeliane (Tzahal) avvertono in vari, successivi modi i residenti civili di Gaza di evacuare, o comunque di tenersi lontani da Hamas:

Mentre l'esercito israeliano si preoccupa per i civili di Gaza e lancia volantini nella loro lingua per metterli in guardi per avvisarli di stare lontani dalle zone dove sono nascosti i terroristi di Hamas.
Invece Hamas fà tutto l'opposto per fare in 
modo che i civili facciano da scudo umano per loro.
Qui sotto è riportata la traduzione del portavoce del primo ministro

Hamas chiede che la popolazione di Gaza, ancora una volta questa sera non rispondere agli avvertimenti israeliani che li chiedono di stare lontano da siti di Hamas al fine di usarli come scudi umani. 

Così Hamas assume ogni responsabilità per danni a civili palestinesi durante le operazioni militari




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12 luglio 2014

Bambini israeliani siedono e pregano insieme, in un rifugio stradale nella cittadina di Nizan

Netanyahu: Noi usiamo i missili per difendere i nostri civili, loro usano i loro civili per difendere i loro missili. Sta tutta qua la differenza





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12 luglio 2014

Perché io sono Israele

Sono Israele ( Autore sconosciuto )
Io sono Israele - Sono nato millenni prima di essere rinominato Palestina dai conquistatori romani , prima che Maometto emettesse il suo primo respiro , e prima che l'ONU decidesse di dividermi a metà e girasse le mie terre orientali creando la Giordania . Il mio popolo , gli ebrei , mantennero qui comunità per 3000 anni , cioè fino a quando gli arabi decisero di massacrarli senza ragione alcuna nel 1920 e nel 1929 . Centinaia di civili furono uccisi , la maggior parte dei quali erano donne e bambini. Nel frattempo , gli stati dei loro fratelli massacrarono o esiliarono 1.000.000 di ebrei dalle loro terre - cancellando la loro storia plurimilleraria.
Io sono Israele - . Sono stato attaccato quattro volte da eserciti arabi da quando dichiarai l'indipendenza nel 1948.Sin da allora invitai gli arabi che vivevano sulla mia terra che erano invitati a rimanere , ma gli fu detto dagli stati limitrofi di lasciare temporaneamente le loro case mentre gli ebrei venivano "gettati in mare" . Offrii un messaggio di pace dal giorno in cui nacqui , ma i miei nemici risposero solo con i proiettili . Io sono un sopravvissuto - ho vinto ogni guerra . Rendendosi conto che non potevano sconfiggermi con le armi , i miei nemici si sono rivolti ad una propaganda menzognera ...
Io sono Israele - più e più volte , il mio nome è stato infangato Anche se ciascuna di queste bugie è poi stata smentita , i miei nemici continuano a rivendicare che sto commettendo un genocidio .Dare opportunità educative ai palestinesi e' forse"genocidio" ? Il 20 % degli studenti dell'Università di Haifa sono arabi. Se io sono un aggressore che ha esiliato tutti gli arabi nel 1948 , perché il 20 % dei miei cittadini sono arabi con pieni diritti ? Sono forse apparsi magicamente dal nulla ? Mi ritirai dall'intero Sinai e dalla striscia di Gaza , sradicando la mia gente dalle loro case , solo per la speranza di pace !!!
Io sono Israele - In combattimento , io rischio la vita dei miei figli adolescenti al fine di minimizzare le perdite civili palestinesi . Faccio ogni tentativo di colpire solo i combattenti , mettendo per questo spesso i miei soldati in pericolo . In tempo di guerra , faccio cadere volantini sulle areeche debbono essere attaccare , avvertendo i civili di evacuare . Qualsiasi altro esercito nella storia dell'umanità ha fatto questo per il suo nemico? Ho aspettato 8 anni per fermare Hamas dal suo lancio di razzi quotidiani sui miei asili e i miei ospedali. Io sono paziente , ma la mia pazienza non è infinita ...
Io sono Israele - ho creato Intel . Microsoft NT e tecnologia cellulare , la medicina per malattie devastanti , e ho il maggior numero al mondo in pubblicazioni scientifiche pro capite . Mando missioni umanitarie nei paesi in via di sviluppo , compresi i paesi musulmani. Ho assorbito centinaia di rifugiati musulmani che hanno affrontato il genocidio in Darfur - i rifugiati che nessun Stato musulmano prenderebbe ...
Io sono Israele - Io sono uno dei paesi più piccoli al mondo , e probabilmente il più testardo , mi rifiuto di rinunciare alla speranza di pace . I miei amici mi sostengono non a causa di una lobby, ma perché vedono la verità - io sono il cuore del Medio Oriente , e la speranza per il suo futuro . Il mio profeta disse , "Nessuna nazione alzerà più la spada contro un altro popolo ", e cercherò , e tentero' fino a quando queste parole non si avvereranno...
Perché io sono Israele




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10 luglio 2014

scandalo della ricerca medica

 da BMJ, British Medical Journal, 30.05.2014

Air France

LE “PROVE DI EVIDENZA” SONO SUFFICIENTI NELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE PER FARNE IL PILASTRO DELLA RICERCA BIOMEDICA ?
Sono passati più di 20 anni da quando Doug Altman ha scritto il suo bruciante editoriale nel BMJ sullo "scandalo della ricerca medica". Eppure,all'inizio di quest'anno, l’ex direttore del BMJ Richard Smith ha riassunto i motivi per cui lo stesso editoriale potrebbe essere pubblicato ancor oggi con pochi cambiamenti (http://bit.ly/1rHnWbL), facendo riferimento alla recente serie di Lancet sugli scarti nella ricerca medica e all'articolo di John Ioannidis su “PLOS Medicine” intitolato "Perché i risultati delle ricerche più pubblicate sono falsi".
La letteratura medica rimane afflitta da pregiudizi accademici e commerciali causati da sovrainterpretazione di studi piccoli, mal progettati e mal realizzati, molti dei quali riportati erroneamente o selettivamente, o non riportati affatto. Il risultato è una somma di dati che esagera sistematicamente i benefici e minimizza i danni dei trattamenti.
Ma, come non bastasse, un problema ancora più fondamentale mette in dubbio la validità del metodo: la scarsa qualità della ricerca su animali su cui si basano gran parte degli studi.
Dieci anni fa, nel BMJ, Pandora Pound e colleghi chiesero: "Dove sono le prove che le ricerche su animali beneficino gli esseri umani?" (doi:10.1136/bmj.328.7438.514). Le loro conclusioni non erano incoraggianti. La maggior parte delle ricerche fatte su animali per testare potenziali trattamenti per l’uomo erano da buttare, dissero, perchè mal condotte e non valutate attraverso revisioni sistematiche.
Da allora, come Pound e Bracken spiegano questa settimana (doi:10.1136/bmj.g3387), il numero di revisioni sistematiche di studi su animali è aumentato notevolmente, ma con il solo risultato di evidenziare la scarsa qualità di molte delle ricerche precliniche su animali. Le stesse minacce alla validità interna ed esterna che incombono sulla ricerca clinica si trovano in abbondanza negli studi su animali: mancanza di randomizzazione, blinding, allocation concealment; analisi selettiva; e pregiudizi nella segnalazione o la pubblicazione. Come risultato, dice Ioannidis (2012),k “è quasi impossibile fare affidamento sulla maggior parte dei dati animali per prevedere se un intervento avrà un rapporto rischi-benefici clinici favorevole in soggetti umani."
Un tale spreco non è etico, né nella ricerca su animali, né in quella umana. La ricerca preclinica mal effettuata può portare a sperimentazioni cliniche costose ma infruttuose, esponendo i pazienti a farmaci dannosi. E naturalmente c'è l'inutile sofferenza degli animali coinvolti nella ricerca che non reca beneficio ad alcuno.
Ma condurre e riportare meglio la ricerca su animali potrebbe davvero migliorare il successo dell’estrapolazione dall’animale all’uomo? Non molto, a quanto pare. Anche se la ricerca fosse condotta in maniera impeccabile, sostengono gli autori, la nostra capacità di prevedere le risposte umane partendo da modelli animali sarà limitata da differenze interspecifiche nelle vie molecolari e metaboliche.
Sarebbe dunque meglio che i fondi per la ricerca, piuttosto che alla ricerca di base, fossero indirizzati alla ricerca clinica, dove vi è un ritorno più chiaro degli investimenti, in termini di effetti sulla cura del paziente. Gli autori concludono: "Se la ricerca condotta sugli animali continua a non essere in grado di prevedere gli effetti negli esseri umani, il continuo consenso pubblico e il finanziamento alla ricerca preclinica su animali sembrano fuori luogo".
Fonte: Comitato Scientifico Equivita
http://blogs.bmj.com/bmj/2014/01/31/richard-smith-medical-research-still-a-scandal/




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